Geopolitica
Putin: «il mondo ha bisogno di un modello di sviluppo fondamentalmente nuovo»
Il mondo ha bisogno di un nuovo modello di sviluppo che non si basi sui principi del neocolonialismo e che sia resiliente alle manipolazioni politiche, ha affermato il presidente russo Vladimiro Putin. Lo riporta la stampa russa.
Intervenendo venerdì alla sessione plenaria del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, Putin ha affermato che negli ultimi decenni il cosiddetto «miliardo d’oro» ha sottratto risorse ad altre nazioni a beneficio di una ristretta cerchia di élite. Ha citato l’esempio degli Stati Uniti, affermando che i «super redditi» del Paese non hanno mai effettivamente raggiunto i cittadini comuni o la classe media.
Il presidente russo ha insistito sul fatto che i cambiamenti nella sfera politica dovrebbero riflettersi sulla qualità della vita della popolazione, nell’istruzione, nella scienza e nelle infrastrutture. Ha auspicato un «modello di sviluppo fondamentalmente nuovo, che non si basi sulle regole del neocolonialismo», sottolineando che questo modello dovrebbe essere «libero da manipolazioni politiche» e «focalizzato sui bisogni dei cittadini».
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Putin ha aggiunto che i vecchi meccanismi dell’era della globalizzazione hanno fatto il loro tempo e non c’è nemmeno uno sforzo per modernizzarli. Invece, ora è necessario creare un nuovo modello, che tenga conto degli interessi nazionali di tutti gli Stati, ha affermato.
Il presidente russo ha affermato che l’economia globale sta già attraversando la più grande trasformazione degli ultimi decenni, con un cambiamento nell’equilibrio di potere e l’emergere dei BRICS come forza trainante.
Putin ha poi aggiunto che i BRICS rappresentano ormai il 40% dell’economia mondiale e che questa quota non potrà che crescere con l’ascesa del Sud del mondo.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Trump: l’Iran è una «piccola guerra» rispetto alla spesa USA per l’Ucraina
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Geopolitica
Trump pubblica video AI che mostrano l’isola di Kharg «ridotta in macerie»
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato filmati generati dall’intelligenza artificiale che mostrano un attacco missilistico contro l’isola iraniana di Kharg, importante centro petrolifero, nel contesto di una nuova escalation tra Washington e Teheran.
Le forze statunitensi e iraniane si sono scambiate attacchi per la prima volta dalla fine di luglio. Domenica, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato di aver preso di mira due rampe di lancio iraniane sull’isola di Larak, vicino al punto più stretto dello Stretto di Ormuzzo, che a suo dire si stavano preparando a lanciare razzi con mine marine nello stretto, che rappresenta circa il 20% del commercio mondiale di petrolio greggio.
Secondo Teheran, il bombardamento ha ucciso diversi soldati e civili iraniani.
🚨 ALERT: President Trump makes a post about Iran’s “Kharg Island being blown to smithereens!!!”
But the video is AI slop. So I have no idea what to do with this information.
But as of yet, I have no reason to believe Kharg is actually under fire. pic.twitter.com/bkPXx2omag
— Nick Sortor (@nicksortor) August 31, 2026
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L’Iran ha risposto lunedì mattina: il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (i pasdaran) ha dichiarato che i propri droni e missili avevano provocato «danni significativi» alle basi aeree statunitensi di King Hussein e Al-Azraq in Giordania.
Dopo gli attacchi, i prezzi del petrolio sono saliti nelle prime contrattazioni asiatiche, con i future WTI in rialzo del 2,47% a 85,46 dollari al barile e i future Brent in aumento del 2,71% a 90,49 dollari al barile.
Trump non ha emesso comunicati immediati sull’escalation sulla sua piattaforma Truth Social, limitandosi a pubblicare due brevi video generati dall’intelligenza artificiale che mostrano diversi missili che colpiscono impianti petroliferi su un’isola, generando immense esplosioni.
«L’isola di Kharg viene fatta saltare in aria e ridotta in frantumi!!!» recitava la didascalia di uno dei video.
Situata a circa 25 km dalla costa iraniana del Golfo Persico, l’isola di Kharg gestisce circa il 90% delle esportazioni di petrolio greggio del Paese, costituendo il principale sbocco per le entrate petrolifere. L’arcipelago corallino, spesso definito «isola proibita» a causa delle severe misure di sicurezza, ospita anche un importante deposito di petrolio.
Gli Stati Uniti hanno colpito ripetutamente obiettivi militari sull’isola di Kharg dopo l’inizio del conflitto alla fine di febbraio, ma si sono astenuti dal prendere di mira le infrastrutture energetiche. Trump ha inoltre valutato un’operazione terrestre per impadronirsi del centro petrolifero, sostenendo che avrebbe potuto essere condotta dalle forze statunitensi o da «altre persone». Tuttavia, tali piani non si sono mai concretizzati.
Teheran ha più volte avvertito che incendierà l’intera infrastruttura petrolifera e del gas degli alleati degli Stati Uniti negli Stati del Golfo qualora gli impianti energetici sull’isola di Kharg venissero colpiti o si tentasse di conquistarla.
In rete in molti si chiedono come il candidato presidente della pace, pure assicurata durante il suo primo mandato, sia divenuto quello che minaccia la «distruzione totale di una civiltà», con tanto di videini IA.
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Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
I servizi israeliani evacuano il figlio di Netanyahu da Miami: «grave minaccia»
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