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Politica

Trump parla al Congresso USA

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Per la prima volta da quando ha assunto l’incarico a gennaio, il presidente Donald Trump si rivolge a una sessione congiunta straordinaria delle due Camere del Congresso degli Stati Uniti.

 

In precedenza aveva detto che il suo discorso sarebbe stato «importante» e aveva promesso di «dire le cose come stanno».

 

Trump ha iniziato il suo discorso dichiarando: «l’America è tornata».

 

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Trump ha descritto le sue azioni esecutive nelle prime settimane della presidenza, inclusa la sua decisione di disimpegnarsi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Molte di queste stanno invertendo le politiche del suo predecessore, Joe Biden, che Trump sostiene siano state dannose per gli Stati Uniti.

 

Trump descrive il suo successo elettorale come un mandato decisivo per la sua agenda. Gli oppositori interrompono il suo discorso con dei fischi, ma i sostenitori hanno ricominciato a scandire «USA!». Il presidente della Camera Mike Johnson mette in guardia i presenti da qualsiasi interruzione.

 

 

Il presidente ha dichiarato che la sua amministrazione ha fatto rapidi progressi nel realizzare una nuova età dell’oro per gli Stati Uniti, come promesso durante la campagna elettorale. «Il sogno americano sta crescendo più grande e migliore che mai», ha affermato.

 

Trump ha mostrato mostra il suo ordine esecutivo per commemorare Jocelyn Nungaray, vittima di un altro recente omicidio di alto profilo che avrebbe coinvolto migranti illegali. Ha quindi sostenuto che le azioni della sua amministrazione hanno spinto gli attraversamenti illegali delle frontiere a un livello record, dimostrando che ciò poteva essere ottenuto senza grandi riforme legislative. «Stiamo ottenendo la grande liberazione dell’America», ha dichiarato il presidente.

 

Il leader della Casa Bianca ha attaccato apertamente le «politiche di frontiera aperta» di Biden e quello che ha descritto come un importante afflusso di criminali causato attraverso il confine con il Messico, sottolineando l’omicidio della giovane Laken Riley, perpetrato l’anno scorso da un immigrato venezuelano, come esempio della crisi al confine. I familiari delle vittime, è stato detto, erano tra il pubblico.

 

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Trump ha elogiato il lavoro del Department of Government Efficiency (DOGE) e del suo controverso capo, il miliardario Elon Musk, incaricato di ridurre lo spreco di denaro dei contribuenti, elencando esempi di progetti che ritiene non meritino finanziamenti americani, la maggior parte dei quali in nazioni straniere.

 

Nel discorso è stata annunciata la cattura di un leader terrorista ISIS presumibilmente responsabile dell’attentato di Abbey Gate avvenuto durante il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan nel 2021, in cui morirono 13 militari statunitensi.

 


Sono stati quindi sottolineati gli sforzi per rafforzare la presenza degli Stati Uniti nell’isola autonoma danese della Groenlandia, per poi passare alla questione del Canale di Panama, definito come un progetto infrastrutturale costruito dagli americani per gli americani. Il mega-fondo finanziario BlackRock ha recentemente annunciato i piani per acquistare infrastrutture portuali a Panama da una società cinese, il che è in linea con l’agenda di Trump. È stato quindi dichiarato che non ci sarà posto per l’«attivismo woke» nelle forze armate statunitensi. La sua amministrazione ha invertito una politica che consentiva il reclutamento di individui transgender nell’esercito.

 

Sul versante militare, è stata dichiarata la volontà di potenziare la cantieristica navale statunitense, con il presidente che ha affermato come ciò sia necessario per salvaguardare la sicurezza nazionale.

 

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Trump si è attribuito il merito di un progetto di intelligenza artificiale da 500 miliardi di dollari annunciato dalle principali aziende tecnologiche statunitensi nelle prime settimane della sua presidenza e di altri investimenti nel settore manifatturiero nazionale, sostenendo che la politica dell’amministrazione porterà grandi benefici agli agricoltori americani e all’industria siderurgica, che saranno protetti dalla concorrenza straniera.

 

Il sostegno al settore energetico, inclusa l’estrazione di petrolio, è una parte significativa del piano per ridurre l’inflazione, dice Trump. «Si chiama “drill, baby, drill“». Allo stesso tempo, è stato annunziato l’intervento per incrementare la produzione di minerali essenziali di terre rare sul suolo statunitense.

 


Il presidente ha difeso la sua decisione di imporre tariffe contro i principali partner commerciali, tra cui Canada, Messico e Cina, definendole un modo per riequilibrare il commercio e proteggere i produttori americani dalla concorrenza sleale. «Siamo stati derubati per decenni da quasi tutti i paesi del mondo e non lo permetteremo più», ha affermato il vertice degli Stati Uniti, esortando i democratici a votare a favore della sua proposta di riduzione delle tasse, sostenendo che, se non lo facessero, rischierebbero di perdere il sostegno degli elettori e i loro seggi al Congresso, e ripetendo la sua promessa di lunga data di «bonificare la palude» e combattere la burocrazia: «i giorni del governo di burocrati non eletti sono finiti».

 

 

 

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Trump ha elogiato lo smantellamento da parte della sua amministrazione della «tirannia» delle politiche di diversità, equità e inclusione (DEI) negli Stati Uniti, incluso il divieto di donne biologiche negli sport femminili: «il nostro paese non sarà più woke».

 

Le politiche anti-DEI fanno parte di una «rivoluzione del buon senso», ha spiegato, aggiungendo che le scuole che consentono agli uomini biologici di competere negli sport femminili non riceveranno finanziamenti federali.

 

 

Trump ha ribadito la sua intenzione di porre fine al conflitto in Ucraina, citando l’elevato numero di vittime da entrambe le parti e quella che ritiene una distribuzione iniqua dell’onere finanziario del sostegno a Kiev tra gli Stati Uniti e i loro alleati europei.

 

Il presidente ha letto un messaggio emesso dal leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj, in cui ha espresso il desiderio di raggiungere la pace e si è offerto di firmare un accordo sui minerali con gli Stati Uniti il ​​prima possibile. L’amministrazione Trump ha caratterizzato l’accordo proposto come un modo per recuperare i soldi spesi per il conflitto e far sì che gli Stati Uniti investano di più nel futuro ucraino.

 

Trump ha sottolineato i benefici del suo impegno diplomatico con la Russia, citando il recente rilascio dell’ex diplomatico statunitense Marc Fogel, che era trattenuto in una prigione russa per accuse di droga.

 

Corey Comparatore, l’uomo ucciso durante un comizio elettorale a Butler, in Pennsylvania, dove l’anno scorso un assassino ha attentato alla vita di Trump, è stato quindi commemorato nel discorso presidenziale.

 

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Trump ha invitato a celebrare lo spirito nazionale americano, celebrando gli Stati Uniti come un paese di pionieri e sopravvissuti che sfidano i pericoli, costruiscono la civiltà e sconfiggono gli avversari. «È il nostro turno di prendere in mano il destino dell’America», dice. «Questa sarà la nostra era più grande».

 

Il presidente degli USA è arrivato a promettere che gli Stati Uniti pianteranno una bandiera su Marte e ben oltre.

 

Ieri Trump ha imposto dazi sui prodotti canadesi e messicani e ha raddoppiato quelli applicati il ​​mese scorso sui prodotti provenienti dalla Cina.

 

Trump avrebbe intenzione di usare il suo discorso al Congresso per annunciare un accordo sui depositi minerari critici dell’Ucraina, che vede come parte dei suoi sforzi per mediare un cessate il fuoco tra Ucraina e Russia. La firma pianificata dell’accordo venerdì scorso è stata bruscamente annullata dopo un’accesa discussione tra Trump e il leader ucraino Vladimir Zelensky nello Studio Ovale.

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Pensiero

«Cattolico» e omofemminista, l’ultimo prodotto delle cucine del potere britannico

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Il cuoco britannico ha cucinato, come direbbero i g-giovani. Ossia, si è preparato con cura e pazienza e ha sfornato il piatto migliore, che dovrebbe spaccare.   Da qualche tempo lo chef aveva lasciato un po’ a desiderare. Dopo Boris Johnson, con tutta quella salsa che alla fine bruciava lo stomaco, Liz Truss era a tutti gli effetti un piatto sbagliato, un antipastino venduto avventatamente per una portata principale. Un po’ meglio era andata con Rishi Sunak, che nonostante il forte sapore di curry lasciava però quel retrogusto di Goldman Sachs non proprio piacevole, soprattutto in tempo di vacche magre e stoppose.   Con Keir Starmer l’arte culinaria, in un momento di grazia, aveva finalmente trovato l’equilibrio fra tutti gli ingredienti, un bilanciamento incredibilmente azzeccato. Il primo ministro pareva quasi finto, tanto era conforme al volere livellante di chi l’ha fatto assurgere al premierato.   Ambientalista, vegetariano, sposato con un’ebrea e padre di figli cresciuti nel giudaismo, amico dello Zelens’kyj, non si poteva desiderare di meglio. Per chi non si serviva a quel ristorante, invece, la sua figura suscitava fin dal primo impatto una strana inquietudine. Ricordava nello stesso momento Werner Von Braun, Clark Kent e il protagonista di Un giorno di ordinaria follia. Gente di un grigiore e di un ordine ostentati, dietro i quali si nasconde di tutto.   Starmer, s’intende, non serbava nel doppiofondo la geniale cruccaggine del primo, né i superpoteri kriptoniani del secondo, né la collera detonante del terzo. In compenso, si presentiva in lui un vuoto stellare, un imbuto verso l’abisso. A volte si era tentati di credere all’inesistenza materiale di Starmer, il suo concepimento a opera di un programma di AI particolarmente sofisticato, in grado di generare un ologramma capace di stringere mani, farsi toccare, e poi di svanire in un tremito di fotoni al pigiare di un pulsante o di un comando Ctrl+Alt.   Dal canto suo, il cuoco era più che soddisfatto della sua creatura, e ne aveva ben donde. 

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L’ex primo ministro britannico era uomo ligio di apparato, grigio topo, senza guizzi e senza doti, sprovvisto all’apparenza di un lato umano. In una parola, l’esemplare più riuscito dei governanti del XXI secolo. Questi passano come spettri sulla scena mondiale, e devono essere così. Non inventano, non graffiano; fanno quello che fanno tutti, allo stesso modo, senza entusiasmo e senza tormento. Polli da batteria, uguali e indistinguibili, sono esattamente come li si vuole. Portano avanti programmi già scritti, puliscono le vie ed estirpano alberi perché il treno dell’agenda corra liscio. Non si può chiedere loro di più. Non sono fatti per la tribuna, non pretendete il colpo di reni, ma sono utilissimi.   Purtroppo durano quel che durano, però non fanno storie: al momento opportuno vanno via. Tante grazie, e avanti il prossimo.   E così, come giunto alla data di scadenza stampigliata sul bordo, a una certa il diligente Starmer si è dovuto fare da parte. Il cuoco si è rimesso ai fornelli, e pescando un bel boccone che stava a sobbollire da un pezzo, stringendo un sughetto di qua e dando un colpo di fiamma di là, ha servito bello fumante un Andy Burnham.   Andy Burnham è un signore con tanti capelli, le orecchie a sventola e la montatura nera. In abiti informali arieggia un po’ la figura di un tennista over 50, ha del nerd e somiglia qua e là a Bill Gates. In sei volte su dieci viene ritratto con le labbra strette tirate in un sorriso, o meglio in una smorfia imbarazzata e perplessa, come quella di chi è poco convinto. Ciò fa tenerezza e, conveniamone, è una bella decorazione a bordo piatto.   Non che la presentazione in tavola sia andata proprio tutta liscia. Giunge voce che qualcuno fra i britannici ha fatto questione perché il Burnham infine non è stato eletto da nessuno. A noi italiani la cosa fa sorridere. Se loro hanno il re che regna e non governa, noi abbiamo avuto per legislature intere il partito che non vince mai ma governa sempre. E poi abbiamo avuto Monti, e Draghi, c’è mancato poco che ci calassero sul groppone un Cottarelli. Che cosa pretendono questi inglesi? Di esprimere con il voto la persona del premier? Beata ingenuità. Sarà per la democrazia come per il calcio: l’avranno inventato loro, ma non ne capiscono molto e non vincono nulla.   Del resto, perché la pietanza non dovrebbe andare bene? Leggiamo insieme la lista degli ingredienti.   Innanzitutto: una base di «working class», ma anche, come correttore di acidità, «Cambridge». Eh beh, scusate se è poco. È vero che Cambridge manca da Downing Street da una novantina d’anni, ma è sempre una garanzia, anche se vieni dal popolo. Ecco, magari farai un po’ di gavetta supplementare, dovrai inghiottire qualche bel boccone, quello sì. Ma alla fine, se si fa i bravi, le gratificazioni arrivano. Si riporta che il Burnham sia stato uno studente bravo benché di basso profilo. Non avevamo dubbi.    Poi ci sono degli esaltatori di sapidità, tipo «sottosegretario alla casa-governo Blair», «ministro alla salute-governo Brown»: tutta roba che insaporisce. Trapela qua e là qualche problema di cottura, forse una frollatura troppo protratta: «segretario ombra all’istruzione»; «segretario ombra alla salute».   Chissà quante volte il nostro avrà abbozzato e stretto le labbra, in attesa che qualcuno lo liberasse dal sottoscala.   Le avrà strette tantissimo quanto è stato trombato per ben due volte nella corsa alla guida del suo partito. Evidentemente gli avevano fatto credere di essere lì lì per essere servito in tavola, quando sono giunte pietanze più saporose, più profumate. Il cameriere, come nulla fosse, ha riportato indietro il piatto non toccato. Di questi smacchi la lista non fa cenno. Probabilmente stanno sotto la voce eccipienti.

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Ma poi ci sono due ingredienti che la fanno da padrone: «sindaco della Grande Manchester» e «King of North», Re del Nord. Questo nomignolo, tratto dal Trono di Spade, sembra in realtà di quelli che nel calcio si appioppano al brocco preso da fuori per pomparlo e convincere la tifoseria a rifare gli abbonamenti, perché quest’anno si punta allo scudetto. Il titolo di Re, raccontano, sarebbe per giunta stato concesso perché da sindaco, durante l’epidemia di  SARS-CoV2, sarebbe stato dalla parte dei lavoratori. In quanto laburista, dovrebbe essere un’ovvietà appena degna di nota, per la quale l’investitura regale appare eccessiva. Ma quando si considera che l’equivalente del partito laburista è il PD, e si rammentano le posizioni dei sindacati fra il 2020 e il 2022, si è costretti a tacere.   E comunque, anche se di poca sostanza, l’ingrediente sprigiona un buon aroma, ed è ciò che conta.   L’elenco non è finito, mancano le spezie: «femminista», «pro LGBTQIA+» e «cattolico».   Sembrerebbe a naso che l’aroma femminista venga annichilito e sovrastato da quello omosessualista, il quale ci perde a sua volta. Ma il cuoco sa quel che fa. Metterli nella lista cattura l’appetito di molti avventori, come le parole bio, o vegan, o gluten free. Che poi ci siano o non ci siano, si sentano o no, chìssene: l’importante è che si vedano.   L’ingrediente «cattolico» è poi quello che si dice il tocco dello chef. Che c’entra il cioccolato con il peperone? Come ci sta la liquirizia con il crudo? Eppure.   Ben più contrasto ci sarebbe fra l’essere femminista-omosessualista e l’essere cattolico, però diciamo la verità: questo non glielo rinfaccerà nessuno. L’aggettivo «cattolico» fa da tempo le veci del sostantivo e si elargisce a chiunque ne faccia richiesta.   Si può essere cattolici e vivere da concubini, tanto carucci, con il plauso di mammà; si può essere cattolici e credere in un’entità superiore, perché in fondo qualcosa ci deve pur essere, o no? Si può essere cattolici e non battezzare i figli, i quali sceglieranno loro da grandi; si può essere cattolici e pensare che l’Eucarestia sia un pezzo di pane, via, non vogliamo mica credere alle favole; si può essere cattolici e non sapere un accidente del Vangelo, il che non impedisce di parlarne sulla rubrica dei lettori di Repubblica.   Perché dunque non si può essere, ad un tempo, cattolici e Andy Burnham? Si può, si può: e fa brodo.

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Il piatto dunque è servito. Burnham ci ha messo parecchio, ma è finalmente in tavola. La pietanza ha tutti gli ingredienti giusti, sulla carta stanno tutti in fila come i fregi su una bella e lucida forchetta, dal manico ai rebbi: Cambridge, Tony Blair, Gordon Brown, Sindaco, Re del Nord, Femminismo, LGBTQIA+. Sulle punte, la parola Cattolicesimo brilla come un’estrema raffinatezza.   Che cosa può andare storto? Nulla, all’apparenza. Certo, rimane la questione del cognome.    Burnham, nell’antico idioma anglosassone avrebbe il georgico significato di «La casa presso il ruscello», ma nell’inglese odierno ha più a che fare con il bruciare un prosciutto.   L’immagine è quella del gammon, la coscia di prosciutto marinata e passata in forno per qualcosa come quattro ore. È un cibo rustico e sostanzioso molto amato nelle campagne britanniche, e spesso viene servito come piatto della domenica. Si capisce che carbonizzare il prosciutto dopo tutte quelle ore di attesa, quando ormai sono tutti seduti e aspettano di poter mangiare, non è proprio una bella cosa.   Il padrone di casa, alle prime avvisaglie di bruciato, non potrebbe che stringere le labbra, imbarazzato e perplesso.   Chi lo sa. Stiamo ad annusare.   Massimo Zanetti  

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Immagine di Number 10 via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 4.0
 
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Politica

Gli USA hanno una nuova zona autonoma: ecco la TAZ di Madison

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Attivisti di estrema sinistra con apparenti legami con i Democratic Socialists of America hanno recentemente istituito una propria «zona autonoma» a Madison, capitale del Wisconsin.

 

Le tendopoli sono diventate una presenza familiare nelle città di estrema sinistra, dove l’occupazione distruttiva e destabilizzante è apertamente incoraggiata dai funzionari governativi.

 

Il giornalista investigativo specializzato in antifa e trantifa Andy Ngo ha fatto notare che proteste simili si erano verificate a Minneapolis e Seattle, entrambe epicentri delle rivolte del movimento Black Lives Matter durante l’estate del 2020, ironicamente soprannominata «estate dell’amore».

 

La zona autonoma di Seattle istituita nel 2020, chiamata alternativamente CHAZ e CHOP, è diventata un rifugio per l’illegalità e, infine, per gli omicidi.

 

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Eric Bott, attivista conservatore del Wisconsin e vicepresidente regionale di Americans for Prosperity, ha affermato che i funzionari socialisti democratici a capo del governo municipale di Madison stavano «fornendo sostegno finanziario e protezione» all’attuale insurrezione.

 

Gli occupanti di estrema sinistra affermavano di manifestare in memoria di Corey Ruiz, un criminale seriale ucciso il 22 luglio dopo aver presumibilmente accoltellato un agente di polizia durante un alterco. La lunga fedina penale di Ruiz comprendeva otto precedenti condanne in un periodo di 17 anni per reati quali resistenza, ostruzione, minacce o lesioni a pubblici ufficiali.

 

A rafforzare ulteriormente la percezione che l’insurrezione fosse condotta con la benedizione e l’avallo delle autorità cittadine, contribuì una conferenza stampa tenutasi il giorno successivo alla morte di Ruiz, durante la quale un gruppo di attivisti, guidati dall’agente immobiliare locale Carlos LeMar Dixon, interruppe una conferenza stampa della polizia.

 

Dixon, che si ritiene stia conducendo una campagna elettorale basata sul voto per corrispondenza per la carica di governatore, ha precedentemente ammesso di aver rubato i cartelli elettorali dei candidati rivali.

 

L’emergere di «zone autonome» – che di fatto negano la sovranità dello Stato – è un tratto visibile nel contesto americano (con il caso di Seattle nel 2020) e, sia pure in versione islamica, anche in quello europeo, dove sono tollerate ovunque delle «no-go zone» musulmane, facendo pensare che si tratti di una cifra propria dell’anarco-tirannia che va caricandosi nei territori dello Stato moderno.

 

La filosofia della «zona autonoma» non è nuova. Il concetto di TAZ («zona temporaneamente autonoma») fu un’idea guida del cosiddetto mondo antagonista dei Centri Sociali negli anni Novanta anche in Italia, dove ebbe larga circolazione il libro T.A.Z. La Zona Autonoma Temporanea.

 

Il principale ideologo delle TAZ, i cui libri venivano diffusi nei circuiti di Centri Sociali e nei rave-techno («teknival»), è lo scrittore e poeta Hakim Bey, al secolo Peter Lamborn Wilson (1945-). La prima riga della pagina di Wikipedia inglese ricorda che Bey-Wilson «è una figura controversa nei circoli anarchici a causa della sua difesa della pedofilia».

 

Il teorico delle TAZ  pubblicò scritti sul bollettino della NAMBLA (North American Man/Boy Love Association, «Associazione nordamericana per l’amore Uomo/ragazo), «per aver sostenuto quest’ultima organizzazione, il cui obiettivo era di legalizzare la pedofilia e la pederastia, Bey è stato fortemente attaccato da numerosi altri anarchici», scrive l’enciclopedia online.

 

Anche altrove, in oscuri episodi recenti, è stata visibile la possibile correlazione tra attivismo politico violento di estrema sinistra e pedofilia.

 

Come riportato da Renovatio 21, cinque anni fa ad una manifestazione antipedofilia a Dublino, in Irlanda, vi fu l’irruzione degli Antifa che attaccarono la protesta.

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Politica

L’Alta Corte britannica si appresta a vietare l’esposizione delle bandiere nazionali

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Un consiglio comunale liberaldemocratico ha ottenuto un’ingiunzione dall’Alta Corte che di fatto vieta l’esposizione non autorizzata della croce di San Giorgio e della bandiera britannica sui lampioni e sulle strade pubbliche in un’intera contea inglese. Lo riporta Modernity News. Quella che era nata come una campagna dal basso per innalzare le bandiere nazionali è stata dichiarata una minaccia alla sicurezza della comunità, e ora la magistratura si sta mobilitando contro di essa.   Il Consiglio della contea dell’Oxfordshire, guidato dai Liberal Democratici, ha vinto la sua storica causa dopo mesi di azioni legali contro la campagna Raise the Colours, un’iniziativa iniziata nell’agosto 2025 che consiste nell’appendere la bandiera britannica e la croce di San Giorgio ai lampioni o nel dipingerle sulle rotatorie.   Il giudice Dexter Dias ha emesso un’ordinanza che vieta a persone non identificate di affiggere bandiere inglesi o britanniche alle infrastrutture stradali o di dipingere immagini di bandiere sulle strade. La violazione comporta il rischio di reclusione, multe illimitate o sequestro dei beni.

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Il leader del consiglio, Tim Bearder, ha accolto con favore l’esito, dichiarando: «Si tratta di una sentenza benvenuta. Siamo molto soddisfatti del risultato», aggiungendo: «Questo crea un precedente legale e, si spera, dissuaderà le persone non solo nell’Oxfordshire, ma in tutto il Paese, dal partecipare a questa attività criminale», descrivendo le persone coinvolte come «persone molto difficili, non patrioti».   Il consiglio comunale sostiene che le bandiere creassero rischi per la sicurezza stradale, violazione di proprietà privata e ostruzione. Ha speso circa 80.000 sterline per la loro rimozione e altre 40.000 sterline in spese legali, costi che ora intende recuperare. Secondo quanto riferito, il personale incaricato di rimuovere le bandiere ha dovuto affrontare ostilità, al punto che ad alcuni è stato ordinato di indossare mascherine e di controllare i propri veicoli per verificare la presenza di dispositivi di localizzazione, dopo che l’indirizzo di casa di un lavoratore era stato pubblicato.   Il giudice ha osservato che le squadre di manutenzione avevano «lavorato nella paura» e che le persone incaricate dal consiglio comunale erano state ostacolate «al punto che a volte avevano semplicemente rinunciato alla rimozione». Ha concluso che , in assenza di un’ingiunzione, vi erano «poche prospettive che la situazione si risolvesse».   Il nuovo provvedimento non vieta l’esposizione di bandiere su proprietà private e il consiglio insiste affinché vengano esposte sia la bandiera britannica che la croce di San Giorgio presso la sede del consiglio della contea. Si tratta della stessa autorità dell’Oxfordshire che in precedenza aveva emesso diffide formali, definendo l’installazione diffusa di bandiere nazionali un «atto di intimidazione e divisione».   Lo schema è ormai noto. I consigli comunali inglesi hanno ripetutamente trattato la bandiera nazionale come un problema da gestire piuttosto che come un simbolo da celebrare. Richieste di accesso agli atti hanno precedentemente rivelato che almeno 70.000 sterline sono state spese per rimuovere le bandiere britanniche e le croci di San Giorgio dai lampioni, con alcuni politici locali che that hanno apertamente definito la spesa «denaro ben speso» per contrastare la presunta agitazione di estrema destra.   Nell’Essex, al personale è stato offerto supporto emotivo qualora si sentisse «a disagio» alla sola vista della bandiera nazionale nelle proprie comunità.   Una strategia governativa di coesione sociale, trapelata in precedenza, si è spinta ancora oltre, descrivendo come «l’estrema destra abbia cercato di trasformare i simboli dell’orgoglio in strumenti di odio», inquadrando la stessa bandiera britannica come un potenziale strumento di esclusione e intimidazione.   «Il fenomeno ha un nome: vessillofobia, ovvero la paura irrazionale della bandiera» scrive Modernity News. In Gran Bretagna si è arrivati al punto in cui esporre la croce di San Giorgio è considerato un atto di aggressione, mentre altri simboli politici non subiscono una simile ostilità istituzionale.

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Come riportato da Renovatio 21, durante i recenti Mondiali di calcio, agli inglesi è stato sconsigliato di esporre bandiere, in quanto ciò avrebbe potuto intimidire i migranti e le persone non inglesi.   È difficile non notare la natura selettiva del disagio, puntualizza Modernity. Quando file di bandiere con l’arcobaleno LGBT fiancheggiavano le strade con una tale densità che persino un noto presentatore televisivo le definì «oppressive», la risposta istituzionale fu il silenzio o la difesa. I colori nazionali, al contrario, scatenano ingiunzioni, briefing sulla sicurezza e ordinanze dell’Alta Corte.   L’Alta Corte ha tracciato una linea di demarcazione: la bandiera inglese può essere esposta su proprietà private, ma la pubblica via è una zona neutrale dove i colori nazionali sono considerati un potenziale pericolo.   «Il precedente è stato creato. Altri comuni stanno osservando. Il messaggio per i cittadini comuni che desiderano semplicemente vedere la bandiera del proprio paese negli spazi pubblici è chiaro. Nella Gran Bretagna del 2026, questo desiderio è qualcosa che le autorità si sentono in dovere di controllare».  

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 Immagine di THOR via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic  
 
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