Stragi
Strage confessionale in Pakistan: almeno 38 sciiti morti in un attacco ad un convoglio
Almeno 38 persone, per la maggior parte musulmani sciiti, sono state uccise giovedì nel Pakistan nordoccidentale in un’imboscata tesa da uomini armati contro convogli di veicoli che erano sotto la protezione delle forze di sicurezza. Lo riporta il New York Times.
L’attacco è stato uno dei più mortali in mesi di violenza settaria nella regione di Kurram, uno splendido distretto montuoso al confine con l’Afghanistan.
Il Pakistan è a stragrande maggioranza musulmano sunnita, ma la popolazione di Kurram, che conta 800.000 abitanti, è composta per circa la metà da musulmani sciiti, il che contribuisce ad alimentare un calderone di tensioni tribali.
Pakistan में शिया-सुन्नी की लड़ाई में लगा लाशों का ढेर…#pakistan #Parachinaar #Parachinar #TerrorAttack @maryamnawazkhan pic.twitter.com/QuHl2EUOOR
— HARSHIT JOSHI (@HARSHIT24153643) November 22, 2024
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I conflitti, spesso radicati in dispute sulla terra, spesso degenerano in scontri confessionali mortali. La violenza evidenzia la lotta persistente del governo per mantenere il controllo nella regione.
Javedullah Mehsud, un alto funzionario del governo distrettuale, e Hidayat Pasdar, un giornalista di Kurram, hanno affermato che l’ultimo attacco ha coinvolto imboscate separate a due convogli che attraversavano villaggi a maggioranza sunnita.
I veicoli viaggiavano in direzioni opposte sulla strada principale che collega Parachinar, una cittadina a maggioranza sciita nel Kurram, a Peshawar, il capoluogo di provincia a 217 chilometri di distanza.
I video non verificati circolanti in rete che mettiamo qui di seguito potrebbero turbare la sensibilità di alcuni: potete optare per scorrere in basso l’articolo senza guardarli.
Tragic violence erupted in #Parachinar as more than 100 #Shia passenger vans in a convoy were brutally attacked by Deobandi Muslims residents of Bagan, Charlhail, and Manduri in lower #Kurram. The assault resulted in over 50 fatalities, including infant and women, with numerous… pic.twitter.com/Yc6eYxgJZi
— Faraz Pervaiz (@FarazPervaiz3) November 21, 2024
Parachinar, the Gaza of Pakistan. 58 Shia Muslims were killed by extremist anti Shia terrorists! 💔 Pakistani establishment, media, citizens should stop talking about Gaza if they can’t raise their voice for Parachinarpic.twitter.com/ycUfF6BZMq
— ➹▼ (@PadarSeh) November 21, 2024
Sorry to bring this on your timeline, but this is what Shia Muslims in Pakistan are going through. There is a literal genocide going on in Parachinar city of Pakistan. https://t.co/39lOd51qax
— ➹▼ (@PadarSeh) November 21, 2024
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La strada, un’arteria vitale per il distretto, è stata riaperta solo di recente, dopo essere rimasta chiusa per tre settimane a causa di un’imboscata avvenuta il 12 ottobre, in cui sono morte almeno 16 persone. Durante la chiusura, gli abitanti di Parachinar sono rimasti tagliati fuori dai beni di prima necessità, tra cui cibo e carburante, provocando una crescente crisi umanitaria.
All’inizio di questo mese, migliaia di persone di Parachinar hanno organizzato una marcia pacifica di 10 miglia chiedendo la riapertura della strada e garanzie di sicurezza. Le autorità hanno risposto ripristinando temporaneamente l’accesso e promettendo convogli protetti dal governo tre volte a settimana.
Nessun gruppo ha immediatamente rivendicato la responsabilità dell’attacco, ma vari gruppi militanti, tra cui Tehreek-e-Taliban Pakistan, o TTP , hanno in passato preso di mira i musulmani sciiti nel distretto.
L’anno passato i talebani del Pakistan avevano attaccato le forze di sicurezza provocando vari morti.
Negli scorsi mesi numerosi attentati con decine e decine di vittime si sono consumati in Pakistan, ma si sospetta la mano dell’ISIS.
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Le autorità pakistane avevano inizialmente sospettato il TTP, che sarebbe responsabile di due attentati mortali nella capitale provinciale di Peshawar all’inizio di quest’anno. Un’esplosione a gennaio dello scorso anno ha ucciso 74 persone all’interno di una moschea. Un altro attentato a febbraio 2023 ha preso di mira anche una moschea e ha provocato la morte di oltre 100 agenti di polizia.
Il TTP era anche dietro l’attentato del 2014 che ha ucciso 147 persone, per lo più scolari, in una scuola di Peshawar. Come riportato da Renovatio 21, nove mesi prima i talebani pakistani hanno attaccato le forze di sicurezza di Islamabad causando sei morti.
Un attacco terroristico si è registrato contro una base militare dell’esercito pakistano in una zona montuosa del Sud-Ovest del Paese a luglio 2023-
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Immagine screenshot da Twitter
Stragi
Sparatorie massive consecutive in Sudafrica: 27 morti
🇿🇦🔸A tragic incident occurred on Saturday southwest of Johannesburg, South Africa. A group of attackers armed with assault rifles and handguns opened fire on patrons at a bar, killing 17 people; the assailants managed to flee the scene, and a search for them is underway. pic.twitter.com/PLGF7LIdM7
— Argonaut (@FapeFop90614) September 27, 2026
#BREAKING: 27 PEOPLE KILLED, 15 INJURED IN MASS SHOOTING AT BAR NEAR JOHANNESBURG, SOUTH AFRICA pic.twitter.com/BVhWspxeLX
— JUST IN | World (@justinbroadcast) September 27, 2026
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Droga
Ritrovati 1.600 denti da latte in una fossa comune di un narcocartello messicano
Un gruppo di volontari in Messico sostiene di aver rinvenuto 1.600 denti da latte tra i resti umani in una fossa comune legata a un cartello della droga.
Il collettivo Buscando Cuerpos en Todo México («Alla ricerca di cadaveri in tutto il Messico») nel 2021 ha indagato su un sito vicino a Zacapu, nello Stato di Michoacan, associato al cartello di Sinaloa.
Lì ha trovato resti, tra cui un dente di bambino. Da allora ha continuato a setacciare l’area in cerca di resti umani. Questa settimana ha dichiarato di aver individuato ben 1.600 denti da latte.
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La deputata del Michoacan Margarita Lopez, che ha contribuito a fondare il gruppo, sostiene che i denti appartengano probabilmente a bambini vittime di tratta, eventualmente sfruttati sessualmente o per gli organi.
L’ufficio del procuratore generale dello Stato ha finora rifiutato di verificare le affermazioni.
«Dal 2021 ad oggi, non è pervenuta alcuna denuncia, segnalazione alle autorità o richiesta di intervento forense in relazione a questi eventi», ha dichiarato l’ufficio.
La Lopez ha replicato con tono accesa so Facebook: «Vogliono minimizzare l’incidente, ma l’operazione per recuperare i 1.600 denti da latte ha coinvolto agenti della Procura generale dello Stato di Michoacán, che agivano in virtù di un mandato ufficiale per garantire la sicurezza del perimetro, e tutto è documentato nell’indagine preliminare», ha scritto.
La deputata aggiunto che un procuratore federale e personale forense erano presenti durante il recupero dei resti, chiedendo l’intervento del Comitato Internazionale della Croce Rossa per contribuire alle indagini.
«Da quando è scoppiato il caso dei “1.600 dentini”, il governo messicano è rimasto in silenzio o ha negato la scoperta», ha affermato la Lopez.
Le fosse comuni sono il simbolo più duro della violenza legata al narcotraffico in Messico.
Un rapporto governativo di marzo 2026 conta 132.534 persone scomparse, mentre la Comisión Nacional de Búsqueda parla di circa 135.000 casi. Il 97% di chi risulta nel registro è scomparso dopo il 2006, cioè dall’inizio della guerra ai cartelli lanciata dal governo Calderón. Prima dei Mondiali il governo Sheinbaum ha rivisto i dati, portando i casi attivi a circa 43.000, una scelta criticata da parenti e ONG perché minimizzerebbe il problema. Il ritmo dei desaparecidos messicani resta alto: nel 2025 risultavano scomparse 34.554 persone, e tra ottobre 2024 e metà settembre 2026 i casi registrati sono 62.378, di cui 20.072 non ancora rintracciati e 3.457 ritrovati morti.
Tra il 2007 e il 2023 le autorità hanno trovato quasi 5.700 fosse comuni clandestine. La maggior parte è stata scoperta dai collettivi di familiari (le madres buscadoras, le madri e i parenti che scavano in proprio). Un collettivo di Sonora da solo ha ritrovato 1.230 corpi in fosse clandestine dal 2019. Chi cerca è a rischio: ad aprile 2025 due madri cercatrici sono state uccise in Jalisco.
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Proprio lo Stato di Jalisco ha oltre 16.000 scomparsi ancora nel registro, il dato più alto del Paese. Secondo un collettivo locale, intorno a uno stadio dei Mondiali sarebbero stati trovati 456 sacchi con resti umani. Un’analisi del Mexico Peace Index rileva inoltre che un terzo dei corpi recuperati dalle fosse clandestine dal 2006 proviene da Jalisco.
Un’inchiesta giornalistica ha rilevato oltre 72.000 resti classificati come non identificati dal 2006 al 2023, per lo più sepolti in fosse municipali. Un’altra fonte parla di 38.891 corpi non identificati, di cui 27.271 sepolti in fosse comuni, a fronte di oltre 275.000 omicidi registrati dal 2006.
Il governo ha annunciato un calo degli omicidi del 30% nel 2025, ma alcuni analisti sospettano che parte delle vittime sia finita in categorie diverse, come sparizioni o corpi nascosti nelle fosse. L’impunità è molto diffusa: secondo Human Rights Watch, solo il 17% degli omicidi volontari tra il 2010 e il 2022 ha portato a mandati d’arresto o procedimenti. L’ONU ha dichiarato che ci sono «prove fondate» che le sparizioni forzate siano diffuse o sistematiche, e quindi crimini contro l’umanità.
Molte fosse non sono depositi di singole «stragi» con un numero preciso di vittime: sono luoghi dove i corpi si sono accumulati nel tempo.
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Immagine da Twitter
Stragi
Sudafrica, catena di morti fa pensare all’opera di un serial killer
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