Nucleare
I siti nucleari dell’Iran «non dovrebbero essere attaccati»: parla il capo dell’ente atomico ONU
Il direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), Rafael Grossi, ha messo in guardia Israele dal prendere di mira gli impianti nucleari iraniani, poiché ciò è proibito dal diritto internazionale e potrebbe avere conseguenze disastrose per l’intera regione.
Grossi ha rilasciato queste dichiarazioni durante una conferenza stampa a Teheran, dove si trova in visita di due giorni per colloqui sul programma nucleare iraniano.
«Tali attacchi potrebbero avere conseguenze radiologiche molto gravi. L’AIEA e i suoi Stati membri hanno precedentemente espresso una forte opposizione a tali azioni», ha detto Grossi in risposta a una domanda sulla minaccia di un attacco israeliano alle strutture nucleari dell’Iran.
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I funzionari israeliani avevano precedentemente indicato i siti nucleari dell’Iran come obiettivi per potenziali attacchi, ma finora sono stati pressati dagli Stati Uniti a non dare seguito alle minacce.
All’inizio di questa settimana, tuttavia, il neo-nominato ministro della difesa israeliano, Israel Katz, ha affermato che l’Iran è «più esposto che mai agli attacchi alle sue strutture nucleari» e che Israele ora ha la possibilità «di raggiungere il nostro obiettivo più importante: contrastare ed eliminare la minaccia esistenziale allo Stato di Israele». I suoi commenti hanno sollevato preoccupazioni sul fatto che Gerusalemme Ovest potrebbe presto attaccare i siti.
Nel corso della conferenza stampa, il Grossi ha osservato che le attuali tensioni regionali «dimostrano che lo spazio per i negoziati e la diplomazia» sul programma nucleare iraniano «si sta riducendo».
Il lavoro dell’Iran sull’arricchimento dell’uranio è stato a lungo visto dall’Occidente come uno sforzo segreto per sviluppare armi nucleari. Mentre l’accordo nucleare del 2015 tra l’Iran e le potenze mondiali ha posto dei limiti al programma in cambio di un significativo alleggerimento delle sanzioni per Teheran, è crollato dopo che gli Stati Uniti si sono ritirati dall’accordo nel 2018. Ciò ha portato l’Iran ad aumentare le sue capacità di arricchimento che, secondo Grossi, sono ora vicine alla soglia richiesta per la militarizzazione.
L’AIEA ha spinto per un maggiore monitoraggio e cooperazione nei siti nucleari iraniani. Grossi ha detto di essere determinato a fare della sua visita un «successo» in questo senso, date le «gravi circostanze nella regione».
L’Iran ha a lungo negato di avere ambizioni di creare un’arma nucleare, sottolineando ripetutamente che il suo programma di arricchimento è sempre stato pacifico e mirato esclusivamente all’uso civile.
Dopo un incontro con Grossi più tardi giovedì, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che il suo Paese è disposto a collaborare e negoziare con l’AIEA sul suo programma nucleare, ma non lo farebbe «sotto pressione e intimidazione».
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Le tensioni atomiche tra iraniani e israeliani erano sensibili ancora due anni fa quando il Grossi aveva visitato Israele.
Ancora nel 2022, Netanyahu rivendicava il diritto di attaccare le strutture nucleari dell’Irano. Lo scorso mese esperti militari americani hanno offerto un’analisi per cui Israele non avrebbe la capacità militare di distruggere il programma nucleare iraniano – un lavoro che dovrebbe fare, quindi, l’aviazione USA.
Come riportato da Renovatio 21, l’Iran aveva provocato lo Stato Ebraico, avvertendo di sapere dove sono nascoste le sue armi nucleari.
Un mese fa scosse sismiche in territorio persiano avevano fatto pensare a possibili esperimenti nucleari segreti da parte della Repubblica Islamica.
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Immagine di IAEA Imagebank via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0
Nucleare
Medvedev: siamo a pochi secondi dalla fine del mondo
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Nucleare
Il Parlamento lituano voterà sulla possibilità di autorizzare la presenza di armi nucleari sul territorio
Ieri il Seimas, il Parlamento lituano, ha aperto la sessione autunnale. Tra i punti all’ordine del giorno figurano l’abrogazione del divieto costituzionale di armi nucleari sul territorio lituano e l’approvazione di una Strategia di sicurezza nazionale aggiornata. Lo riporta LRT.
Il presidente del Parlamento, Juozas Olekas, ha detto che per «adottare questo specifico articolo della Costituzione» occorrerà allungare un po’ la sessione autunnale, eventualmente fino al 13 gennaio 2027. A suo avviso, per via di quel vincolo costituzionale la Lituania «spicca come un pugno in un occhio nel contesto della NATO».
Il Seimas dovrà votare l’emendamento costituzionale due volte, a tre mesi di distanza. Serve una maggioranza qualificata: 94 deputati su 141.
L’agenzia di Stato russa TASS scrive che il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, aveva già avvertito che la disponibilità degli Stati baltici, Lituania inclusa, a ospitare armi nucleari non renderebbe la regione più sicura. Al contrario, ha detto Peskov, una scelta del genere spingerebbe la Russia a prendere contromisure per tutelare la propria sicurezza.
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Come riportato da Renovatio 21, parlamentari lituani avevano avanzato un emendamento alla Costituzione per eliminare il divieto nazionale di ospitare armi nucleari due mesi fa.
Il presidente Gitanas Nauseda aveva sottolineato che la Lituania è ormai praticamente l’unico membro della NATO a mantenere un veto autoimposto sull’ospitare armi nucleari, citando la vicina Finlandia, anch’essa membro della NATO e dell’UE, che ha recentemente revocato il proprio divieto sulle armi nucleari, consentendone ora l’importazione, la produzione, lo stoccaggio e il dispiegamento sul proprio territorio.
«Sarebbe davvero un peccato se diventassimo l’anello debole o una zona grigia all’interno della NATO», aveva affermato il Nausėda.
Come riportato da Renovatio 21, quattro anni fa il vicesegretario del Consiglio di sicurezza russo Dmitrij Medvedev aveva detto che se Svezia e Finlandia avessero aderito alla NATO, la Russia non avrebbe più aderito allo status non nucleare della regione del Baltico. Le dichiarazioni furono poi ridimensionata dal portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov. Tuttavia un avvertimento era stato lanciato anche dal viceministro degli Esteri russo Alexander Grushko.
«È chiaro che il nostro confine con la Finlandia è lungo 1.300 km. Ciò significherà un cambiamento radicale nella situazione militare e politica ed è comprensibile che saremo costretti ad adottare misure di sicurezza e difesa che riterremo necessarie», aveva detto il Grushko all’agenzia TASS.
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Immagine di Saeima via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Nucleare
Gli USA potrebbero lanciare un attacco nucleare contro l’Iran in caso di stallo
Joe Kent, former National Security Advisor says Trump administration is close to using nuclear weapons on Iran.
He says the Trump administration doesn’t want to dedicate US troops to a ground invasion (similar to Japan during WWII) so nuclear weapons are their only remaining… pic.twitter.com/oihWdJdIeL — Shadow of Ezra (@ShadowofEzra) August 28, 2026
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