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Preoccupazioni sull’esito del sinodo

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Prima dello svolgimento dell’Assemblea sinodale regnava una diffusa preoccupazione riguardo ai risultati e alle riforme che essa avrebbe proposto e che il Papa avrebbe forse imposto. Senza contare la Fraternità San Pio X che denuncia gli errori del processo sinodale, sacerdoti e intellettuali di tutto il mondo hanno espresso una motivata disapprovazione.

 

Un sinodo che gira in tondo

The Catholic Thing del 13 luglio ha pubblicato il parere di padre Gerald E. Murray, canonista: «In un documento sulla missione della Chiesa, le parole peccato, inferno, redenzione e pentimento non compaiono. L’Instrumentm laboris (IL) – che è servito come base di lavoro per le sessioni sinodali – mira a trasferire il potere dalla gerarchia ai laici in nome dell’uguaglianza battesimale».

 

«Questa concezione del tutto errata del presunto ruolo dei battezzati nel governo della Chiesa rende la prossima assemblea sinodale un esercizio di riflessione non su come promuovere la missione della Chiesa di portare Cristo nel mondo, ma piuttosto su come strappare il potere sacro dai pastori della Chiesa».

 

«Si tratta di una rivoluzione mascherata da tentativo di raggiungere una maggiore fedeltà al Vangelo. Ma non è questo il caso».

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Lo stesso Catholic Thing del 13 luglio ha pubblicato il giudizio dell’accademico Stephen P. White: «Anche dopo tre anni, non abbiamo ancora una risposta semplice alla domanda: cos’è la sinodalità? E il minimo che possiamo dire è che è un grosso problema! Ci viene detto che la sinodalità è una “dimensione costitutiva della Chiesa”».

 

«Ci ​​viene detto che il senso della sinodalità si scopre nella pratica: bisogna praticare la sinodalità per sapere cos’è. Parte dell’obiettivo del sinodo sulla sinodalità è scoprire meglio cosa significa sinodalità. (Perdonatemi questa allusione politica superata, ma mi ricorda: “Dobbiamo approvare la legge per sapere cosa c’è dentro”)».

 

«Se tutto questo sembra circolare e autoreferenziale, anche a questo il Sinodo ha una risposta/non risposta: la circolarità è uno dei vantaggi della sinodalità. “La circolarità del processo sinodale”, ci dice l’IL, “riconosce e rafforza il radicamento della Chiesa nei diversi contesti, al servizio dei legami che li uniscono”. Non è davvero rassicurante. Né chiaro.[…]»

 

«Quindi ecco alcune delle domande a cui vorrei avere una risposta: cosa cambia, modifica, chiarisce, corregge o aggiunge la sinodalità alla formulazione nicena secondo cui la Chiesa è “una, santa, cattolica e apostolica”»?

«Dobbiamo comprendere che la sinodalità – questo “stile” essenziale che ci viene detto è espressione della natura della Chiesa – è stata finora assente nella Chiesa? Se sì, in che modo è essenziale per la Chiesa?»

 

«Se invece la sinodalità è sempre stata presente nella Chiesa – e se fa parte della natura stessa della Chiesa – allora deve essere così, ma perché è così difficile definirla o anche solo descriverla in termini coerenti?»

 

«E se la sinodalità è presente nella Chiesa oggi, se è sempre stata presente nella Chiesa, se è essenziale per la missione della Chiesa, come mai così pochi membri del Popolo di Dio hanno idea di cosa significhi quella parola?»

 

E Stephen P. White conclude che in realtà «la sinodalità esiste principalmente nel campo dell’astrazione e dell’astrazione autoreferenziale».

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Lo scopo del sinodo è il sinodo stesso

Nel Catholic World Report del 24 agosto, Russell Shaw, che è stato segretario degli affari pubblici della Conferenza episcopale americana, va nella stessa direzione: «Mentre si avvicina la seconda e ultima sessione del sinodo sulla sinodalità, mi viene in mente che ciò che Papa Francesco sembra avere in mente per il Sinodo, anche se in una forma diversa, è più o meno questo»:

 

«”Il processo è il prodotto” [parafrasando il principio del sociologo canadese Marshall Mc Luhan (1911-1980): “il media è il messaggio”, ndr]». E precisa: «Sebbene esista già un corpus sempre crescente di relazioni, riepiloghi e sintesi sinodali, la sessione di chiusura, dal 2 al 27 ottobre, ne aggiungerà molte altre».

 

«Qualche mese dopo, il Papa presenterà la sua sintesi, raccontandoci cosa pensa che il sinodo sulla sinodalità abbia realizzato. Mi aspetto che questa sia una versione dell’idea McLuhan che ho appena suggerito: la sinodalità stessa è il risultato del sinodo».

 

Russell Shaw vede nella conclusione dell’Instrumentum laboris un’illustrazione della sua tesi. Cita i nn. 109 e 110, due esempi del sabir sinodale: «Tutto in questo mondo è legato e segnato da un desiderio incessante per l’altro. Tutto è appello ad una relazione… che si realizzerà infine nella convivialità sociale delle differenze, pienamente realizzata nel banchetto escatologico preparato da Dio sul suo santo monte».

 

«Quando i membri della Chiesa si lasciano condurre dallo Spirito del Signore verso orizzonti che non avevano ancora intravisto, sperimentano una gioia incommensurabile. Nella sua bellezza, nella sua umiltà e nella sua semplicità, è la conversione permanente del modo di essere Chiesa che il processo sinodale ci invita a intraprendere».

 

E commenta: «Mio Dio! Chi ha scritto questo è senza dubbio un’anima buona che augura il bene della Chiesa. Ma questo mi lascia con un timore simile a quello di McLuhan: e se il processo che ha prodotto queste frasi si rivelasse essere il prodotto stesso?»

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Prima dello svolgimento dell’Assemblea sinodale regnava una diffusa preoccupazione riguardo ai risultati e alle riforme che essa avrebbe proposto e che il Papa avrebbe forse imposto. Senza contare la Fraternità San Pio X che denuncia gli errori del processo sinodale, sacerdoti e intellettuali di tutto il mondo hanno espresso una motivata disapprovazione.

 

L’impostura sinodale

Su Crisis Magazine del 29 agosto, il giornalista Eric Sammons non usa mezzi termini, dicendo senza girarci intorno «perché la sinodalità è una farsa». Scrive: «la sinodalità non è un processo in cui vengono ascoltate le preoccupazioni dei laici; è un processo attraverso il quale vengono ignorati».

 

«Il mese scorso, uno stagista dei social media che lavora per la Segreteria Generale del Sinodo ha pubblicato un sondaggio su X (ex Twitter). Il sondaggio “sì” o “no” poneva la seguente domanda: “Credi che la sinodalità, come cammino di conversione e riforma, possa rafforzare la missione e la partecipazione di tutti i battezzati?”»

 

«Possiamo immaginare il processo di pensiero di questo giovane stagista. Lui (o lei) è circondato da persone ossessionate dal sinodo. Queste persone vivono e respirano da anni il sinodo sulla sinodalità, e probabilmente lo credono rivoluzionario nella vita della Chiesa».

 

Se questo sondaggio fosse stato effettuato negli uffici della Segreteria, sono sicuro che i voti «sì» sarebbero stati prossimi al 100% del totale. Sono sicuro che questo povero stagista si aspettava un entusiasmo simile dalla gente comune. Qual è stato il risultato quando lo abbiamo chiesto ai cattolici del mondo reale?

 

«Non così roseo! Su 7.001 voti, i “no” hanno rappresentato l’88% del totale. Molte risposte al sondaggio includevano osservazioni concise come ‘per favore predicate il Vangelo’ e ‘vogliamo solo la Messa latina tradizionale’. La risposta è stata così imbarazzante per il sinodo che ha cancellato il sondaggio».

 

Eric Sammons conclude logicamente: «L’ironia di questa risposta estremamente negativa è ovvia. La sinodalità, del resto, pretende di basarsi sull’idea che la Chiesa deve ascoltare le persone, rispondere alle loro speranze e ai loro desideri. Ci viene detto che la Chiesa non ha più bisogno di essere gestita dall’alto verso il basso. Potere al popolo!»

 

«Tuttavia, quando le persone parlavano, i leader sinodali le mettevano a tacere, perché quello che dicevano non era quello che volevano sentire. […] I leader della Chiesa promuovono la sinodalità come la cura per tutti i mali della Chiesa perché la sinodalità è una copertura».

 

«Ciò che sta realmente accadendo è che le fazioni progressiste della Chiesa non sono riuscite a realizzare ciò che vogliono. Cosa vogliono? Basta guardare ciò che ha fatto la Chiesa anglicana nell’ultimo secolo per trovare la risposta: accettazione ufficiale della contraccezione, sacerdoti sposati, donne prete, guardare al divorzio sotto una luce diversa, accettazione dell’omosessualità e altre richieste, legate soprattutto alla sessualità».

 

«I progressisti sono abbastanza intelligenti da sapere che non è sufficiente dichiarare dall’alto che questi insegnamenti sono invertiti; c’è troppo contenuto storico dietro gli insegnamenti tradizionali. Potrebbero anche aver visto come è crollata la Chiesa anglicana in questo modo. Questi progressisti hanno quindi bisogno di un falso processo per ottenere il sostegno dei laici e far credere loro che questa è la loro idea: la sinodalità!»

 

E aggiunge: «Anche questo movimento a favore della sinodalità non è del tutto nuovo. I capi della Chiesa ci hanno provato fin dalla fine del Concilio Vaticano II. I progressisti videro che il Concilio stesso non aveva dato loro tutto ciò che volevano, così crearono un processo formale per attuare “lo spirito del Vaticano II”».

 

«Così è nato il processo moderno dei sinodi, la sinodalità. […] I cattolici tra i banchi diffidano istintivamente del processo sinodale, perché sentono che è una copertura per iniettare veleni progressisti nel sangue della Chiesa. La sinodalità non è un processo in cui vengono ascoltate le preoccupazioni dei laici; è un processo attraverso il quale vengono ignorati».

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Prima dello svolgimento dell’Assemblea sinodale regnava una diffusa preoccupazione riguardo ai risultati e alle riforme che essa avrebbe proposto e che il Papa avrebbe forse imposto. Senza contare la Fraternità San Pio X che denuncia gli errori del processo sinodale, sacerdoti e intellettuali di tutto il mondo hanno espresso una motivata disapprovazione.

 

L’astuzia sinodale: screditare gli oppositori sui media

Il 6 settembre è intervenuto al sinodo, sul sito di lingua spagnola InfoVaticana, il cardinale Gerhard Müller, già prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Vi era stato invitato ì dal Papa, forse per «indicare ai cattolici ortodossi, bistrattati come conservatori o addirittura tradizionalisti, che la composizione dei partecipanti è equilibrata», come lui stesso ha detto, poco sicuro sul non recitare il ruolo di falsa simmetria.

 

Tuttavia non ha esitato a dichiarare: «contrariamente alla negazione protestante del sacramento dell’ordinazione (vescovo, sacerdote, diacono), la costituzione gerarchico-sacramentale della Chiesa esiste per diritto divino. Vescovi e sacerdoti non agiscono come agenti (delegati, mandatari) del popolo sacerdotale e regale di Dio, ma in nome di Dio per il popolo di Dio».

 

«Essi, infatti, sono ordinati dallo Spirito Santo a pascere il gregge di Dio, che egli ha acquistato con il sangue del proprio Figlio come nuovo popolo di Dio (cfr At 20,28). Per questo l’ufficio di vescovo e sacerdote è conferito con un sacramento distinto, affinché i servitori di Dio, così dotati di autorità spirituale, possano agire nel nome e nella missione di Cristo, Signore e Capo della sua Chiesa, nel loro insegnamento, nella funzione pastorale e sacerdotale (Vaticano II, Lumen gentium 28; Presbyterorum ordinis 2)».

 

Il cardinale Müller ha denunciato una manovra dei progressisti: «Il trucco consiste nell’opporsi alla posizione eterodossa, pastoralmente più accettabile, a quella ortodossa. La fede ortodossa non è messa in discussione».

 

«Ma i rappresentanti della fede cattolica vengono psicologizzati come farisei e ipocriti, letteralisti dal cuore freddo, tradizionalisti innamorati del passato o indianisti spiritualmente testardi [L’indianismo è un movimento nato in America Latina nel 1970-1980, che rifiuta le forme ereditate dalla colonizzazione, ndr]. A questo livello intellettuale è facile organizzare una stretta alleanza con i media critici nei confronti della Chiesa e degli ideologi del globalismo socialista e capitalista».

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Ha fatto poi riferimento alla situazione della Germania da cui proviene: «La Chiesa in Germania è in uno stato di rapido declino mentale e spirituale, soprattutto per quanto riguarda i suoi rappresentanti ufficiali e gli ambienti dei funzionari cattolici che vi si sono amalgamati».

 

«Tuttavia, ci sono ancora molti sacerdoti, religiosi e laici, nonché alcuni vescovi, che sono e vogliono rimanere cattolici senza riserve. Tuttavia, sono ostracizzati ed emarginati dai “sinodalisti”».

 

Per concludere, l’alto prelato – pur essendo ancora legato all’insegnamento del Vaticano II, inteso nel senso dell’«ermeneutica della continuità», invano promossa da Benedetto XVI – ha rivelato senza veli la sostanza del suo pensiero sulla sinodalità:

 

«La sinodalità è un termine astratto creato artificialmente e una parola di moda basata sul carattere concreto del sinodo, cioè dell’assemblea regionale o generale dei vescovi cattolici che esercitano la loro carica educativa e pastorale vicini al Papa, ma che paradossalmente mantiene la sua aura di negazione della la costituzione gerarchico-sacramentale».

 

«In un senso più ampio, il Sinodo può anche essere visto come un metodo di collaborazione ottimale tra tutti i membri e le classi della Chiesa, i quali devono essere un cuor solo e un’anima sola nel lodare Dio e nel servire il prossimo (At 2,43-47)».

 

«La sinodalità non è affatto un attributo nuovo della Chiesa, e nemmeno il nome in codice di un’altra Chiesa frutto della fantasia secolarizzata dei protagonisti di una religione universale unificata senza Dio, senza Cristo, senza dogmi e sacramenti della fede cattolica».

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Un precedente storico

Contro i fatti storici non esistono argomenti pretestuosi che reggano, questo è quanto pensa mons. Jan Hendriks, vescovo di Haarlem-Amsterdam (Paesi Bassi), che, sul Tagespost del 25 agosto, ricorda il disastro della Chiesa in Olanda dopo il Concilio Vaticano II, più di 50 anni fa. Dichiara: «Parlo della mia esperienza in Olanda. Ho frequentato personalmente il Consiglio Pastorale negli anni ’60».

 

«I credenti di questa regione avevano le stesse idee, quelle che ora avanzano sul Cammino sinodale in Germania. Posso solo sottolineare le conseguenze che queste idee hanno avuto su di noi: hanno causato molte divisioni e disordini – tra i credenti, con Roma e la Chiesa universale, e hanno portato ad una forte secolarizzazione. Le persone hanno voltato le spalle alla fede».

 

Alla domanda: «In Germania la gente pensa di dover stare al passo con i tempi per rimanere in contatto. Le realtà della vita delle persone oggi diventano una bussola per la Chiesa», risponde il presule: «Sì, proprio come allora gli olandesi pensavano che questa fosse la risposta alla secolarizzazione».

 

«La gente pensava che dovessero diventare più secolarizzati e rinunciare a certe cose nella loro fede, se volevano vivere nell’atmosfera del loro tempo e stare al passo con i tempi. Ma non era la risposta giusta. Al contrario. Ciò ha portato ad un’accelerazione del processo di secolarizzazione anche all’interno della Chiesa».

 

Queste sono le realtà concrete a cui gli ideologi del sinodo sulla sinodalità – preceduti dai modernisti chimicamente puri del Cammino sinodale tedesco – espongono la Chiesa. A buon intenditore, poche parole!

 

Articolo costituito da articoli previamenti apparso su FSSPX.news.

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Immagine di michael_swan via Flickr pubblicata su licenza CC BY-ND 2.0

 

 

 

 

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Papa Leone XIV condanna l’aborto e la maternità surrogata nel discorso ai diplomatici vaticani

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Papa Leone XIV ha denunciato l’aborto e la maternità surrogata, difendendo al contempo la famiglia in un discorso rivolto venerdì al corpo diplomatico. Lo riporta LifeSite.   In primo luogo ha evidenziato quelle che considera due sfide chiave per la famiglia oggi, vale a dire, «una preoccupante tendenza del sistema internazionale a trascurare e sottovalutare il suo ruolo sociale fondamentale, portando alla sua progressiva emarginazione istituzionale», e «la crescente e dolorosa realtà di famiglie fragili, distrutte e sofferenti», afflitte da problemi interni come la violenza domestica.   La vocazione «all’amore e alla vita si manifesta in modo significativo nell’unione esclusiva e indissolubile tra una donna e un uomo», ha affermato Papa Leone XIII a proposito del matrimonio, e «implica un imperativo etico fondamentale affinché le famiglie possano accogliere e prendersi cura pienamente della vita nascente». Non ha specificato cosa intendesse con «permettere» alle famiglie di accogliere la vita. Tuttavia, le coppie sposate hanno l’obbligo morale di rimanere sempre aperte alla vita astenendosi dalla contraccezione.

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Una vita del genere è un «dono inestimabile» e «sempre più una priorità, soprattutto in quei paesi che stanno vivendo un drastico calo dei tassi di natalità», ha continuato, senza fare riferimento diretto alla contraccezione come uno dei principali fattori che contribuiscono al calo dei tassi di natalità.   Ha poi condannato la maternità surrogata e l’aborto, definendo quest’ultimo una pratica che «stronca una vita in crescita e rifiuta di accogliere il dono della vita».   «Alla luce di questa profonda visione della vita come dono da custodire e della famiglia come sua custode responsabile, rifiutiamo categoricamente qualsiasi pratica che neghi o sfrutti l’origine della vita e il suo sviluppo», ha affermato Leo.  

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Il romano pontefice criticato il finanziamento pubblico dell’aborto, dicendo ai diplomatici che la Santa Sede «considera deplorevole che le risorse pubbliche siano destinate a sopprimere la vita, anziché essere investite per sostenere le madri e le famiglie».   «L’obiettivo primario deve rimanere la protezione di ogni nascituro e il sostegno effettivo e concreto di ogni donna affinché possa accogliere la vita», ha affermato Leo, suggerendo che una donna ha bisogno di «un sostegno concreto» per poter accogliere la vita.   Ha inoltre espresso «profonda preoccupazione» per il finanziamento dei viaggi transfrontalieri finalizzati all’aborto.   Il papa ha poi condannato la pratica della maternità surrogata, dichiarando che essa viola «la dignità sia del bambino, ridotto a «prodotto», sia della madre, sfruttandone il corpo e il processo generativo», e che in tal modo «distorce l’originaria vocazione relazionale della famiglia».  

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«Alla luce di queste sfide, ribadiamo con fermezza che la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento indispensabile di ogni altro diritto umano. Una società è sana e progredisce veramente solo quando salvaguarda la sacralità della vita umana e si impegna attivamente per promuoverla», ha proseguito Leone.   Il papa ha sottolineato che onorare il diritto alla vita significa anche rifiutare l’eutanasia e ha definito le pratiche di suicidio assistito «forme ingannevoli di compassione».   Sebbene Leone abbia condannato chiaramente e ripetutamente l’aborto, ha anche ripetutamente affermato che il sostegno alla pena di morte, che la Chiesa cattolica ha affermato essere ammissibile fino al pontificato di Francesco, nega la posizione pro-life degli oppositori dell’aborto.   Ciò contraddice l’insegnamento di lunga data della Chiesa espresso, ad esempio, da San Tommaso d’Aquino, il quale ha affermato che «se un uomo è pericoloso e contagioso per la comunità, a causa di qualche peccato, è lodevole e vantaggioso che venga ucciso per salvaguardare il bene comune». Allo stesso modo, Papa Pio XII difese nel 1955 l’autorità dello Stato di usare la pena di morte perché «il potere coercitivo della legittima autorità umana” si basa sulle “fonti della rivelazione e della dottrina tradizionale».   In un discorso del 2023 , l’allora cardinale Robert Prevost dichiarò:   «Un cattolico non può dichiararsi “a favore della vita” solo perché ha una posizione contro l’aborto e affermare allo stesso tempo di essere a favore della pena di morte. […] Chi difende il diritto alla vita dei più vulnerabili deve essere altrettanto visibile nel sostenere la qualità della vita dei più deboli tra noi: gli anziani, i bambini, gli affamati, i senzatetto e i migranti irregolari».   Ancora nel 2025, dopo essersi rifiutato di commentare il fatto che il cardinale Blase Cupich avesse espresso la sua intenzione di conferire un premio al senatore pro-aborto Dick Durbin, affermò di non conoscere molti dettagli del caso e aggiunse che bisogna guardare «al lavoro complessivo che un senatore ha svolto durante… 40 anni di servizio nel Senato degli Stati Uniti».   Il pontefice romano ha poi affermato che «chi dice che sono contro l’aborto ma dice che sono a favore della pena di morte non è veramente pro-life», affermando inoltre che «chi dice che sono contro l’aborto ma sono d’accordo con il trattamento disumano degli immigrati negli Stati Uniti, non so se questo sia pro-life».

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Il cardinale Zen condanna la sinodalità bergogliana e la «manipolazione» del processo sinodale nel concistoro

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Il cardinale Joseph Zen , vescovo emerito di Hong Kong, durante un intervento davanti al concistoro straordinario dei cardinali di questa settimana, ha criticato il Sinodo sul documento finale della sinodalità e sull’intero processo sinodale per aver aggirato la legittima autorità dei vescovi, consentendo varie interpretazioni e suggerendo che lo Spirito Santo possa fargli cambiare idea. Lo riporta LifeSite.

 

L’intervento del cardinale cinese 93enne, riportato per primo dal College of Cardinals Report, è stato pronunciato davanti a Papa Leone XIV e a 170 suoi confratelli cardinali e si è concentrato sulla nota di accompagnamento al documento finale del Sinodo triennale sulla sinodalità.

 

Il cardinale Zen ha utilizzato tutti i tre minuti a lui concessi per criticare il documento e l’intero processo sinodale definendoli una “manipolazione ferrea” che ha tolto autorità ai vescovi, scavalcandoli a favore dei laici e che ha avuto un esito predeterminato.

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Il porporato ha inoltre sottolineato la contraddizione di papa Francesco nel dichiarare che il documento è «magistero» ma anche «non strettamente normativo», consentendo diverse interpretazioni da parte dei vescovi, il che potrebbe portare a divisioni simili a quelle nella Chiesa anglicana e non riporterà gli anglicani o gli ortodossi alla comunione con Roma. Ha anche sostenuto che la continua invocazione dello Spirito Santo da parte dei prelati vaticani per il Sinodo rasenta la «blasfemia», poiché lo Spirito Santo non può ripudiare ciò che ha ispirato nella tradizione bimillenaria della Chiesa.

 

Di seguito l’intervento completo del cardinale Zen:

 

Sulla Nota di accompagnamento del Santo Padre Francesco

 

Il papa afferma che, con il Documento finale, restituisce alla Chiesa quanto sviluppato in questi anni (2021-2024) attraverso «l’ascolto» (del Popolo di Dio) e il «discernimento» (dell’Episcopato?).

 

Chiedo:

  • Il Papa ha saputo ascoltare tutto il Popolo di Dio?
  • I laici presenti rappresentano il Popolo di Dio?
  • I Vescovi eletti dall’Episcopato hanno saputo compiere un’opera di discernimento, che deve certamente consistere nella “disputa” e nel “giudizio”?
  • La ferrea manipolazione del processo è un insulto alla dignità dei Vescovi, e il continuo riferimento allo Spirito Santo è ridicolo e quasi blasfemo (ci si aspettano sorprese dallo Spirito Santo; quali sorprese? Che ripudi ciò che ha ispirato nella Tradizione bimillenaria della Chiesa?).

 

Il Papa, «scavalcando il Collegio episcopale, ascolta direttamente il Popolo di Dio», e definisce questo «il quadro interpretativo appropriato per comprendere il ministero gerarchico»?

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Il Papa afferma che il Documento è magistero , «impegna le Chiese a fare scelte coerenti con quanto in esso affermato». Ma afferma anche che «non è strettamente normativo… La sua applicazione avrà bisogno di diverse mediazioni»; «le Chiese sono chiamate a recepire, nei loro diversi contesti, le autorevoli proposte contenute nel documento»; «l’unità di insegnamento e di prassi è certamente necessaria nella Chiesa, ma ciò non preclude diversi modi di interpretare alcuni aspetti di tale insegnamento»; «ogni Paese o regione può cercare soluzioni più adatte alla propria cultura e più sensibili alla propria tradizione e alle proprie esigenze».

 

Chiedo:

  • Lo Spirito Santo garantisce che non sorgeranno interpretazioni contraddittorie (soprattutto date le numerose espressioni ambigue e tendenziose presenti nel documento)?
  • I risultati di questa «sperimentazione e verifica», ad esempio (dell’«attivazione creativa di nuove forme di ministerialità»), devono essere sottoposti al giudizio della Segreteria del Sinodo e della Curia Romana? Saranno queste più competenti dei Vescovi nel giudicare i diversi contesti delle loro Chiese?
  • Se i Vescovi si ritengono più competenti, le diverse interpretazioni e scelte non conducono forse la nostra Chiesa alla stessa divisione (frattura) che si riscontra nella

 

Prospettive sull’ecumenismo

  • Data la drammatica rottura della Comunione anglicana, ci uniremo all’arcivescovo di Canterbury (che rappresenta solo circa il 10% della comunità anglicana mondiale) o alla Global Anglican Future Conference (che ne rappresenta circa l’80%)?
  • E con gli ortodossi? I loro vescovi non accetteranno mai la sinodalità bergogliana; per loro, la sinodalità è «l’importanza del Sinodo dei vescovi». Papa Bergoglio ha sfruttato la parola Sinodo, ma ha fatto sparire il Sinodo dei vescovi, un’istituzione fondata da Paolo VI.

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Il cambio di rotta collegiale di Leone XIV

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Al termine del suo primo concistoro straordinario, Papa Leone XIV ha annunciato la convocazione di una nuova riunione del Sacro Collegio per il 27 e 28 giugno, esprimendo il desiderio di stabilire un calendario annuale per questi concistori. Questo radicale cambiamento di approccio segna un distacco dal pontificato precedente.   Si non nova, saltem nove: «Se manca l’argomento, sia almeno nuovo il modo», recita il proverbio romano. Questo si riflette in qualche modo nella riunione dei cardinali tenutasi a porte chiuse il 7 e 8 gennaio 2026 in Vaticano. Secondo Vatican News, papa Leone XIV desidera che i cardinali di tutto il mondo si incontrino nuovamente a Roma il prossimo giugno, e poi annualmente e per un periodo più lungo.   Sebbene la convocazione di un concistoro straordinario non sia una novità, la vera innovazione sta nel rendere queste riunioni un evento regolare. Finora, i concistori venivano convocati sporadicamente.   Stabilendo un calendario annuale, Leone XIV ha trasformato di fatto il Collegio Cardinalizio in un vero e proprio organo di governo permanente o, secondo alcuni analisti, in un «Senato» attivo, anche se, allo stato attuale delle conoscenze, il ruolo di queste riunioni appare limitato a una funzione consultiva.

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Per alcuni, questo sviluppo mirava a rompere il relativo isolamento dei vertici della gerarchia. Convocando regolarmente i cardinali, Leone XIV ha fatto sì che le realtà delle diocesi dei cinque continenti giungano direttamente al Palazzo Apostolico. Questo metodo consentirebbe un approccio più reattivo alle questioni locali, che spesso faticano a trovare una risposta rapida a Roma.   Un altro vantaggio risiede nel fatto che i cardinali si conoscono meglio in previsione di un futuro conclave: data l’internazionalizzazione del Collegio Cardinalizio e il crescente numero di elettori, i principi della Chiesa sono stati piuttosto unanimi durante l’ultimo conclave nell’affermare di conoscere molto poco, se non nulla, gli uni degli altri.   Si percepisce anche il desiderio del nuovo papa di rispondere alle critiche mosse prima del conclave, durante le congregazioni generali, allo stile del suo predecessore, Papa Francesco, che privilegiava le consultazioni individuali o in piccoli gruppi piuttosto che i concistori plenari. Molti cardinali lamentavano la mancanza di opportunità di dibattito collettivo.   Inoltre, lo stesso papa Leone XIV desiderava coltivare un’immagine diversa, quella di un pontefice collaborativo, che ascoltava più di quanto parlasse, prendendo appunti durante gli interventi degli altri cardinali e descrivendo questo concistoro come «un’anticipazione del nostro cammino futuro», rendendo omaggio di sfuggita ai cardinali anziani e a coloro che erano assenti: «La vostra testimonianza è preziosa. (…) Siamo con voi e vi siamo vicini», ha dichiarato.   Ma questo metodo può avere i suoi limiti: istituendo questi concistori annuali, Papa Leone XIV sta delineando un pontificato radicato nella collegialità manifestata durante il Concilio Vaticano II, con gli effetti perversi che ancora si possono lamentare in molte parti della Chiesa universale, come in Germania.   Non c’è il rischio che questa «parlamentarizzazione» della Chiesa rallenti il ​​processo decisionale e diluisca l’autorità del successore di Pietro? La domanda merita certamente di essere posta.   In ogni caso, questo cambiamento collegiale, se si rivelasse duraturo, potrebbe benissimo essere uno dei primi passi più significativi del nuovo pontificato.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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