Eutanasia
Il consiglio medico irlandese si prepara all’eutanasia legale assistita
Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.
A marzo, una commissione del parlamento irlandese ha raccomandato che «il governo introduca una legislazione che consenta la morte assistita».
Se questo verrà approvato, i medici irlandesi saranno pronti ad attuarlo. Nell’ultima edizione della sua Guida all’etica e alla condotta professionale, il Consiglio medico ha cancellato la frase: «non devi prendere parte all’uccisione deliberata di un paziente».
Il professor Des O’Neill, consulente geriatra, ha espresso la sua rabbia per il processo presumibilmente imperfetto attraverso il quale è stato apportato il cambiamento di politica. In un editoriale sul Medical Independent, ha lamentato di aver dovuto ricorrere a una richiesta di libertà d’informazione per leggere il verbale della decisione presa dal Consiglio medico.
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«Il comitato sta dicendo che ciò che è legale è etico, cosa che è stata successivamente citata come la motivazione per abbandonare la restrizione etica di lunga data e ben motivata sull’eutanasia e sul suicidio assistito. Il fatto che questa posizione eticamente impoverita sia stata adottata la dice lunga sull’analfabetismo etico oppure su una strategia inarticolata volta a rimuovere un importante principio etico dalla guida».
Il professor O’Neill ha affermato che molti medici non erano a conoscenza del fatto che il Consiglio fosse a favore di una posizione «se è legale, è etica». Inoltre, anche nel mezzo di un intenso dibattito pubblico, questo è stato tenuto nascosto. «Il fatto che questo processo nascosto sia avvenuto mentre era in corso e prominente un dibattito pubblico e politico significativo sull’eutanasia e sul suicidio assistito è molto preoccupante», ha scritto.
Le conseguenze a lungo termine del cambiamento potrebbero danneggiare la professione medica, ha avvertito:
«L’incapacità di comunicare e impegnarsi in modo appropriato su una questione etica importante danneggerà in modo duraturo la credibilità e la posizione del Consiglio medico come punto focale per una riflessione etica ponderata e per il sostegno non solo delle generazioni presenti e future di medici, ma anche dei pazienti e del pubblico».
Michael Cook
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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Morte in Umbria
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Eutanasia
Le case di cura cristiane di Zurigo perdono il diritto di rifiutare il suicidio assistito
Il 27 settembre 2026 gli elettori del Canton Zurigo hanno approvato con il 68,1% dei voti (298.813 sì contro 139.933 no) modifiche alla legge sui pazienti e alla legge sanitaria. La partecipazione è stata del 47,6%. La nuova normativa impone a tutti gli ospedali, le cliniche di riabilitazione e le case di cura e di riposo del cantone di tollerare il suicidio assistito nei propri locali. Restano escluse le strutture psichiatriche e le carceri. L’entrata in vigore è prevista nella primavera 2027.
Fino ad oggi l’obbligo di tolleranza riguardava solo le case di cura gestite o commissionate dai comuni. Ospedali e strutture private potevano decidere autonomamente se consentire o rifiutare la pratica. Secondo i dati della direzione sanitaria cantonale, su circa 212 case di cura del cantone, 129 non sono pubbliche; di queste, 29 (prevalentemente di ispirazione cristiana) rifiutavano il suicidio assistito, per un totale di circa 2.000 residenti. Nella maggior parte delle altre strutture la pratica era già ammessa.
La normativa non obbliga il personale sanitario o assistenziale a partecipare direttamente al suicidio assistito: la procedura è eseguita da organizzazioni esterne specializzate (come Exit o Dignitas), previo rispetto delle condizioni di legge svizzere (come la capacità di discernimento della persona e volontà persistente).
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La proposta era il controprogetto del Consiglio cantonale a un’iniziativa popolare più ampia, successivamente ritirata. Contro il controprogetto è stato indetto un referendum da forze di centro-destra e conservatrici (tra cui SVP, EDU ed EVP). Il Consiglio di Stato (governo cantonale) si era espresso contro l’estensione dell’obbligo agli ospedali. Tra i sostenitori figuravano partiti di sinistra e centro-sinistra, le organizzazioni per il suicidio assistito e il consiglio della Chiesa riformata del Canton Zurigo, che ha visto nella misura un bilanciamento tra autodeterminazione e tutela delle persone vulnerabili.
I contrari, tra cui diverse strutture cristiane e il vescovo di Coira Joseph Maria Bonnemain, hanno sostenuto che l’obbligo viola la libertà religiosa e di coscienza delle istituzioni, nonché la libertà economica. Hanno sottolineato che i residenti e le famiglie scelgono consapevolmente strutture con una missione di cura orientata alla vita e che la presenza del suicidio assistito potrebbe creare disagio a personale e altri ospiti.
Markus Schaaf, direttore di una casa di cura e parlamentare dell’EVP, ha dichiarato che la decisione elimina la possibilità di scegliere tra strutture che ammettono e strutture che rifiutano la pratica. Il direttore della Haus St. Otmar (collegata alla parrocchia cattolica di St. Anton) ha ribadito che il suicidio assistito è incompatibile con la missione dell’istituto.
I favorevoli hanno invece messo al centro l’autodeterminazione: una casa di cura è la casa dell’ospite e non dovrebbe essere costretto a trasferirsi per poter accedere a un’opzione legale. Hanno sostenuto che il diritto della persona prevale sull’orientamento valoriale della struttura privata.
La direttrice sanitaria Natalie Rickli (SVP) ha commentato che per la maggior parte delle strutture non cambierà nulla e che chi sceglie una casa di cura cristiana probabilmente non ricorrerà comunque al suicidio assistito. Il risultato è stato letto da alcuni osservatori come un segnale più ampio sul rapporto tra autodeterminazione individuale e libertà delle istituzioni di ispirazione religiosa.
La vicenda offre un’idea del (giusto) destino che spetta a tutti coloro che confidano nell’obiezione di coscienza, grande, oscena foglia di fico della Cultura della Morte. Essendo essa già una stretta di amano con l’Inferno, è idiota pensare che questo poi non voglia inghiottirsi il braccio e tutto il resto.
Il totalitarismo della Necrocultura evolve verso la disintegrazione dell’obiezione di coscienza e va bene così: non va cercato l’adattamento al sistema diabolico, ma il suo abbattimento e riformulazione.
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Immagine generata artificialmente
Eutanasia
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