Animali
Furbi pennuti usano gli spuntoni anti-uccello per creare nidi fortificati
Un paziente in un ospedale in Belgio ha visto qualcosa di molto insolito guardando fuori dalla finestra: uno strano nido di uccelli che sembrava fatto con quelle punte metalliche progettate per tenerli lontani dagli edifici.
«Era semplicemente questa grossa palla di aculei metallici e disgustosi», ha detto a Scientific American Auke-Florian Hiemstra, naturalista e dottorando presso il Naturalis Biodiversity Center nei Paesi Bassi.
A quanto pare, un’astuta gazza eurasiatica aveva messo insieme circa 1.500 spuntoni per costruire un formidabile nido largo mezzo metro. Secondo l’articolo, il volatile avrebbe addirittura fissato alcuni di questi spuntoni sulla parte superiore per allontanare gli intrusi, una sorta di tetto difensivo che le gazze spesso costruiscono con rami spinosi.
«Sembra uno scherzo», aggiunse Hiemstra. «Penso che sia davvero divertente che ora abbiano iniziato a usare questi dissuasori anti-uccelli nello stesso modo in cui li intendevamo usare».
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Hiemstra e i suoi colleghi sono autori di un intero articolo scientifico, pubblicato all’inizio recentemente sulla rivista DEINSEA, riguardo questo insolito fenomeno dei pennuti furbi in grado di prendersi giuoco degli spuntoni (tecnicamente «dissuasori», ma qualcuno dice spuncioni) progettati per tenerli alla larga.
«L’uso di materiali artificiali, anche taglienti, per la costruzione del nido negli uccelli è ben noto» si legge nell’articolo. «La prima notizia di un nido di corvo fatto di filo spinato risale al 1933, e recenti notizie documentano l’uso di chiodi, viti e siringhe di tossicodipendenti nell’architettura aviaria».
Altre ricerche hanno dimostrato che gli uccelli incorporano plastica, vetro e persino mozziconi di sigaretta nei loro nidi.
«Le gazze possono usare le punte anti-uccelli non solo come normale materiale per il nido, ma il posizionamento specifico nella cupola, che sovrasta il nido, suggerisce un uso funzionale», hanno scritto i ricercatori.
In altre parole, gli uccelli utilizzano i nostri strumenti progettati per tenerli lontani da noi.
«Utilizzare il materiale pensato per spaventare gli uccelli, usarlo per creare effettivamente più uccelli: penso che sia la vendetta perfetta», ha raccontato Hiemstra a SciAm.
Per qualche ragione, l’articolista di Renovatio 21 che ha mandato il pezzo si è sentito di accompagnarlo con uno spezzone da Vieni avanti cretino, cioè la scena in cui Lino Banfi viene sottoposto ad un esame di ornitologia.
Riconosciamo che l’espressione «ornitologo pietoso», coniata dalla poesia del controverso scrittore triestino Umberto Saba (1883-1957), qui assume un significato nuovo.
Non apprezziamo Banfi, né a dire il vero lo studio degli uccelli, tuttavia il comitato di redazione ha deciso di accludere il video all’articolo pubblicato.
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Immagine di Joel Abroad via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic
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Tre minuti in compagnia di un asino possono salvare gli adolescenti dalla depressione. Nel senso dell’animale
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Animali
Lupi liberi tra le case, 15 pecorelle massacrate
Ennesima strage di bestiame da parte di lupi in Alta Italia. Ad essere colpito, questa volta, è il territorio vicentino.
La strage di ovini si è avuta in settimana in alta Valchiampo in poche ore. Una mattanza di 15 capi consumata poco prima dell’alba di ieri nelle frazioni di Campodalbero e Durlo di Crespadoro, riporta Il Giornale di Vicenza. Si parla di un gruppo di forse cinque belve. L’attacco all’alba agli allevamenti è avvenuto a ridosso delle abitazioni. Per gli animali chiusi nei recinti non vi è stato scampo.
Non solo: la predazione del gregge si è avuta, simbolicamente, in allevamento che sta a dieci metri dalla chiesa locale. Sbranate due pecore adulte e tre agnellini. Un altro agnellino non è stato più trovato. È rimasta una pecora adulta con un solo agnellino, non suo. «Probabilmente non sopravviverà neanche questo», conclude Bauce. Il danno qui si aggirerebbe sui 1.500 o 2.000 euro.
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A Durlo, frazione del comune di Crespadoro, il bilancio è molto più grave, con il massacro di pecore bergamasche e «churrasco» nere. Al Motto del Crà, a cento metri dalle case, i lupi hanno ucciso quattro pecore, di cui due gravide, un montone, tre capre di cui due femmine gravide, un maschio, e un capretto disperso. Una è ferita e dovrà essere abbattuta.
Si tratta del famigerato overkill, o surplus killing (nell’italiani scientifico «predazione eccedentaria», o «strage da surplus»), il fenomeno per cui i lupi uccidono un numero di prede nettamente superiore a quello di cui hanno bisogno per sfamarsi nell’immediato
Il lettore di Renovatio 21 conosce bene la realtà di questo avvicinamento delle belve alle case: esso fa parte del naturale procedere della Scala di Geist, lo strumento etologico ideato dall’etologo canadese Valerius Geist per misurare come i lupi perdono la paura dell’uomo e di conseguenze iniziano gli attacchi diretti, mortali e predatori, alle persone.
Riepologhiamone le sette fasi della Scala di Geist.
1) Scarsità di prede e discariche: le prede naturali diminuiscono o fuggono; i lupi iniziano a cercare cibo nei rifiuti di notte.
2)Avvicinamento notturno: i lupi si avvicinano alle case solo con il buio in cerca di cibo antropico.
3) Apparizioni diurne: i lupi compaiono anche di giorno e osservano le persone da lontano, riducendo la distanza di sicurezza.
4) Attacchi ai domestici: i lupi attaccano cani e animali da cortile vicini alle abitazioni.
5) Confidenza estrema: i lupi si spingono a guardare attraverso le finestre o inseguono ciclisti e persone in movimento.
6) Comportamento ingannevole: i lupi sembrano quasi domestici o indifferenti, ma stanno testando l’essere umano come preda.
7) Attacco attivo: si verificano aggressioni dirette e tentativi di predazione sull’uomo.
Ciò significa che, alla fine della scala di Geist, troviamo il lupo che, come nelle favole, mangia l’uomo.
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Ciò è la conseguenza non solo di scelte amministrative ed ecologiche dissennate e imbecilli che hanno portato il cittadino e la sua proprietà a divenire prede dell’anarco-tirannia animale, ma pure del clima antivenatorio e antiumano che respira la società, dove il lupo – pensato non come predatore avversario dell’uomo da tempi arcaici – diviene icona della natura bella e libera, nonché strumento ideale di generazione del senso di colpa verde: l’uomo colpevole va eliminato, il lupo innalzato.
Tanto meglio se il lupo elimina l’uomo, è un sacrificio totemico ai quali i benpensanti ecofascisti, che credono spesso di essere ateim sembrano aspirare con voluttà.
Cosa facevano, una volta, per difendere le proprie casi dai lupi? La risposta arriva dalla lingua siciliana, dove il fucile da caccia veniva chiamato, ma guarda un po’, lupara.
Ma si tratta di un residuo linguistico storico: chi uccide un lupo oggi in Italia senza una specifica autorizzazione commette un reato penale grave: il codice penale italiano (Art. 727-bis) punisce l’uccisione, la cattura o la detenzione di specie protette con l’arresto da uno a sei mesi o con l’ammenda fino a 4.000 euro, rischiando pure richieste di risarcimento danni per danno ambientale da parte dello Stato o delle associazioni ambientaliste costitute come parte civile.
Esiste ancora – per il momento – la legittima difesa (Art. 54 c.p.) per i lupi, certo: ma il difendere i beni materiali o il bestiame non autorizza il privato cittadino a sparare autonomamente. E quindi, conoscendo la Scala di Geist, e sapendo che l’attacco al bestiame vicino a casa prelude l’aggressione agli esseri umani, dobbiamo semplicemente aspettare che ci entrino in casa?
Parrebbe che lo Stato moderno dica così: il cittadino diviene non solo schiavo, ma preda. Al lettore va bene?
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Dieci leoni trovati avvelenati: mega-gattare in azione?
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