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Geopolitica

419° giorno di guerra

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Newsweek parla di inizio dell’offensiva ucraina il 30 aprile.

 

– Per la commissione UE lo stop all’import di grano ucraino da Ungheria e Polonia è inaccettabile.

 

– Dopo Polonia ed Ungheria anche la Slovacchia annuncia la decisione di sospendere l’import di grano ucraino per tutelare i produttori nazionali.

 

– La Polizia di Kiev, fucili a tracolla, ha bloccato gli accessi al Monastero della Grotte di Kiev. Intanto la commissione governativa preposta sta cercando di sfrattare i Monaci della Chiesa Ortodossa Ucraina, fino al marzo ’22 in unione canonica con il Patriarcato di Mosca.

 

– Secondo Ria Novosti, Putin ha visitato il quartier generale del gruppo russo sul Dnepr ed ha ascoltato un rapporto dettagliato sulla situazione dal comandante delle forze autotrasportate.

 

– Lavrov in Brasile dice che la Russia desidera mettere fine il prima possibile alla guerra in Ucraina.

 

– Zaporiggia, immane cratere di bomba, probabilmente una FAB-1500.

 

– Ucraina e Polonia hanno raggiunto un accordo per il transito di grano ucraino nel territorio polacco. Lo ha annunciato il vicepremier ucraino Sviridenko.

 

Politico: visto che Shell sta trattando la cessione delle sue attività in Russia per 1 miliardo di dollari, il governo ucraino fa sapere che quelli sono soldi che grondano sangue e quindi gradirebbe il pagamento, in caso di accordo, gli venisse girato.

 

– Esplosione della Casa della Cultura a Bakhmut. L’episodio potrebbe essere una applicazione della tattica ucraina, di cui si è parlato negli ultimi giorni, di minare gli edifici e poi farli saltare dopo che le truppe russe vi sono penetrate.

 

– Lukasehnko ha incontrato il capo della DNR Pushilin ed ha offerto il sostegno della Bielorussia a Donetsk. Dopo l’incontro Kiev ha richiamato il suo ambasciatore in Bielorussia.

 

– Gran Bretagna, Francia, Usa, Canada e Giappone, membri del G7, hanno deciso di unirsi per estromettere la Russia dal mercato internazionale dell’energia nucleare. Lo si legge in un comunicato pubblicato sul sito del governo britannico.

 

– Bomba FAB-500 nella zona di Kharkov.

 

– Un articolo del Financial Times sulla prossima offensiva ucraina la definisce scommessa rischiosa, ma descrive con ottimismo il tipo di penetrazione profonda e veloce che renderebbe inutili le lunghe barriere russe.

 

– Zaporiggia, soldati russi con quad e armi antitank.

 

– L’autorità russa per le comunicazioni Roskotrebnadzor, ha comunicato che Wikipedia non ha rimosso la maggior parte dei contenuti segnalati come illegali in Russia. Di solito questo tipo di comunicazioni prelude ad iniziative sanzionatorie.

 

– Pichetto Fratin, ministro della sicurezza energetica, dice che l’Italia ha superato la dipendenza dal gas russo grazie a TANAP e forniture africane ma «la vera garanzia sarà la ricezione del GNL» nei volumi richiesti.

 

– Visione area di Bakhmut.

 

– Vladimir Kara Murza, da decenni oppositore anti sistema, è stato condannato a 25 anni di carcere per diffusione di informazioni deliberatamente false sull’esercito e tradimento.

 

– Cratere di bomba planante russa.

 

–Mentre l’est UE bandisce il grano ucraino, i produttori russi di polimeri chiedono al governo di bloccare l’import dalla Cina, come misura protezionistica per compensare la perdita dei mercati occidentali.

 

Deutsche Welle: Lunedi scorso il capo del Tatarstan Minnikhanov si è presentato all’aeroporto di Kisinau con l’intenzione di partecipare ad una manifestazione in vista delle elezioni nella regione filo russa della Gagauzia) ed è stato respinto come persona non grata.

 

– Colonna di mezzi militari russi verso il fronte.

 

– Le autorità russe annullano la marcia della manifestazione «Reggimento Immortale» in tutto il paese.

 

– Putin Incontra il generale Lapin delle forze di Lugansk presso il comando della Guardia Nazionale Vostok.

 

– KFC lascia il mercato russo. Il franchising locale è stato ceduto a imprenditori russi. La catena si chiamerà Rostik’s.

 

– La nazionale di calcio russa non giocherà nella lega dell’Asia centrale, diversamente da quanto annunciato in precedenza. Non è chiaro, a questo punto, quale sarà il destino della squadra, data la sospensione inflitta dalla UEFA.

 

– Spot di arruolamento in Russia.

 

– Nabiullina dice che sono in corso trattative con le istituzioni bancarie occidentali per la restituzione dei fondi della Banca Centrale Russa congelati.

 

– Abbattimento di un caccia ucraino Su-25 da parte di soldati russi armati di MANPADS.

 

– La Duma ha invitato l’ambasciatore statunitense a prendere parte ai lavori del 18 aprile, sui laboratori biologici statunitensi in Ucraina.

 

– Distruzione di una imbarcazione militare ucraine presso Zaporiggia per mezzo di un drone Lancet remotato.

 

– Si è tenuta l’udienza preliminare del processo al giornalista statunitense Gershkovich, che si è dichiarato innocente. Il Giudice ha disposto la custodia in carcere, è stata respinta la richiesta di rilascio su cauzione. Proteste dell’ambasciatrice USA.

 

– Bakhmut.

 

– Putin ha tenuto un incontro di lavoro con il ministro della Difesa cinese Li Shangfu.

 

– La strada che porta a Bakhmut.

 

– La Casa Bianca ha definito l’approccio del Brasile al conflitto russo-ucraino «profondamente problematico». John Kirby: «Lula ripete la propaganda russa e cinese ignorando i fatti».

 

– In Iran 10 militari sono stati condannati per l’errato abbattimento di aereo civile ucraino nel 2020. 10 anni di reclusione al comandante dell’unità antiaerea, pene minori agli altri.

 

 

 

 

Rassegna tratta dal canale Telegram La mia Russia e Intel Slava Z.

 

 

 

Immagine da Telegram

 

 

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Geopolitica

Trump: solo gli USA potrebbero imporre i pedaggi a Ormuzzo

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Il presidente amerocano Donaldo Trump ha affermato che non verranno applicati pedaggi per il transito attraverso lo Stretto di Ormuzzo durante o dopo il periodo di cessate il fuoco di 60 giorni concordato tra Washington e Teheran, salvo che non siano gli Stati Uniti stessi a imporli.

 

Le dichiarazioni sono emerse mentre le delegazioni statunitense e iraniana si preparavano a incontrarsi in Svizzera domenica per negoziati mirati a trasformare l’accordo provvisorio in un’intesa più ampia, che includa questioni di sicurezza regionale e il programma nucleare iraniano.

 

«Non ci saranno pedaggi nello Stretto di Ormuzzo per 60 giorni durante il periodo di cessate il fuoco, e non ci saranno pedaggi dopo la scadenza di tale periodo, a meno che non vengano imposti dagli Stati Uniti d’America, qualora l’accordo non venisse raggiunto», ha scritto Trump su Truth Social sabato.

 

Il presidente degli Stati Uniti ha inoltre sostenuto che eventuali future tariffe sarebbero giustificate come compensazione per il ruolo svolto dall’America nella salvaguardia del traffico marittimo nella regione.

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La dichiarazione sembrava respingere la proposta di Teheran di addebitare alle navi i costi di transito, assicurazione, navigazione o altri servizi marittimi dopo la scadenza dell’attuale periodo di negoziazione. Alcune fonti, all’inizio della crisi, avevano riferito che ad alcune navi era già stato richiesto di effettuare pagamenti in base alle misure di controllo del traffico in vigore durante la guerra.

 

Una clausola del memorandum d’intesa, pubblicato dall’agenzia di stampa iraniana Fars, sembra attribuire all’Iran un ruolo formale nella definizione del regime post-cessate il fuoco nello Stretto ormusino. Il testo afferma che Teheran si consulterà con l’Oman sulla «futura amministrazione e sui servizi marittimi» nella via navigabile e si confronterà con gli altri Stati rivieraschi del Golfo.

 

Lo Stretto ermisino è diventato un punto cruciale nei negoziati perché l’accordo provvisorio ha previsto la riapertura della via navigabile per tutta la durata dei colloqui. Secondo l’Agenzia statunitense per l’informazione energetica (EIA), questa rotta gestisce circa un quinto del consumo globale di petrolio e rimane il punto di strozzatura più importante al mondo per il trasporto marittimo di petrolio.

 

Il vicepresidente statunitense JD Vance è arrivato in Svizzera domenica per colloqui con funzionari iraniani. La delegazione statunitense comprende anche l’inviato speciale Steve Witkoff e l’ex consigliere senior Jared Kushner, mentre Teheran è rappresentata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi e dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf.

 

I primi contatti sono stati molto movimentati, con la delegazione iraniana che ha lasciato i colloqui dopo le minacce di Trump.

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Israele accusa Lukashenko di antisemitismo

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Israele ha accusato il presidente bielorusso Alexander Lukashenko di antisemitismo dopo che quest’ultimo ha paragonato le azioni israeliane a Gaza agli orrori dell’Olocausto.   In una recente intervista ad Al Arabiya, Lukashenko ha condannato la distruzione di Gaza da parte di Israele e ha affermato che lo Stato Ebraico dovrebbe essere più cauta, considerato il livello di indignazione globale per la sua campagna militare nell’enclave palestinese.   «Hanno già ricevuto una tale valutazione dalla comunità internazionale che difficilmente la situazione potrà peggiorare dopo i bombardamenti di Gaza», ha affermato. «Molti si sono persino rivolti alla storia: ‘Quale Olocausto? Di quale Olocausto possono parlare gli israeliani quando hanno ucciso così tante persone, prima di tutto donne e bambini?’»   Il presidente bielorusso affermato che Gaza era stata «spazzata via dalla faccia della Terra» e ha condannato quelli che ha definito piani per costruire «una sorta di resort» sulle ossa del popolo palestinese.   Lukashenko si riferiva apparentemente alle proposte di svuotare Gaza dai palestinesi e trasformare l’enclave devastata in un progetto di lusso sul lungomare, un’idea inizialmente avanzata dal presidente statunitense Donald Trump e lodata come «rivoluzionaria» dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.   Martedì, il ministero degli Esteri israeliano ha condannato le dichiarazioni di Lukashenko, definendole «inaccettabili e profondamente inquietanti».   «Qualsiasi paragone tra l’Olocausto del popolo ebraico e la giusta guerra di Israele contro il terrorismo deve essere respinto senza mezzi termini», ha dichiarato il ministero su X, accusando Lukashenko di riproporre «vili e obsolete teorie del complotto antisemite».   Minsk non ha ancora risposto alle dichiarazioni di Israele, ma Lukashenko ha ripetutamente negato di essere stato antisemita in passato, continuando al contempo a descrivere la guerra di Israele a Gaza come un’atrocità.   Lo scambio avviene mentre Israele si trova ad affrontare crescenti accuse internazionali di genocidio per la sua campagna militare a Gaza. La guerra è iniziata dopo un attacco guidato da Hamas nel sud di Israele il 7 ottobre 2023, che ha causato circa 1.200 morti. Secondo le autorità sanitarie di Gaza, la risposta israeliana ha causato la morte di oltre 73.000 palestinesi, di cui circa la metà donne e bambini.   Gran parte di Gaza è stata ridotta in macerie, quasi tutti i suoi abitanti sono stati sfollati e le agenzie umanitarie hanno ripetutamente accusato Israele di usare la fame, la scarsità d’acqua e il collasso del sistema sanitario come armi contro i civili. Israele ha negato di aver preso di mira la popolazione locale e afferma che la sua campagna è diretta contro Hamas.   Anche la Corte Internazionale di Giustizia sta esaminando un caso di genocidio contro Israele, mentre un numero crescente di governi, esperti delle Nazioni Unite e gruppi per i diritti umani hanno accusato Gerusalemme Ovest di perseguire politiche volte a rendere impossibile la vita dei palestinesi a Gaza.   Israele ha ripetutamente respinto tali accuse definendole antisemite o attacchi politici al suo diritto all’autodifesa.   Come riportato da Renovatio 21, il Lukashenko in settimana avevva dichiarato che il presidente russo Vladimir Putin è stato ingannato e persuaso a ritirare le truppe dalle vicinanze di Kiev nel 2022 da soggetti che sostenevano di agire per conto del leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj. Il bielorusso ha punto il dito sui giudei e pure sul Papato.   «Probabilmente, ancora una volta, queste forze lo hanno ingannato. È stato il Vaticano. E, sorprendentemente, la lobby ebraica, gli israeliani», ha detto Lukashenko. «Hanno detto a nome di Zelens’kyj: Ecco, stiamo andando verso la pace, siamo d’accordo. E anche altri».  

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
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La Russia dovrebbe far parte del G8

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Il presidente statunitense Donald Trump ha sostenuto che l’Occidente non avrebbe dovuto espellere la Russia dal G8, osservando che conservare Mosca all’interno del gruppo avrebbe forse evitato l’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022.

 

Trump ha espresso tali considerazioni in una lunga intervista concessa ad Axios, resa nota venerdì, durante la quale il presidente americano ha commentato il recente vertice del G7 in Francia e la cena offerta dal presidente francese Emmanuel Macron a Versailles.

 

The Donald lodato Macron per la sua ospitalità, rammentando di aver preso parte a numerosi summit del G7. «E prima c’erano i G8. Avrebbero dovuto mantenere il G8. Probabilmente non ci sarebbe stata la guerra con la Russia e l’Ucraina se l’avessero fatto, ma Obama non voleva Putin lì… Volevano Putin fuori. Prima c’era il G8. Sarebbe stato molto meglio se avessero mantenuto quel formato», ha affermato.

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La Russia venne esclusa da quello che all’epoca era il G8 nel marzo 2014, dopo che la Crimea aveva proclamato l’indipendenza dall’Ucraina e si era ricongiunta alla Russia tramite un referendum popolare seguito a un colpo di stato sostenuto dall’Occidente a Kiev. Da allora il formato si è ridotto al G7, formato da Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Francia, Germania, Italia e Giappone.

 

Sin dal suo primo mandato, Trump ha ripetutamente suggerito il possibile ritorno della Russia nel gruppo, definendo la sua espulsione «un errore» e proponendo persino l’ingresso della Cina. I leader europei, però, si sono sempre opposti a tale ipotesi, sostenendo che il reintegro di Mosca potrebbe essere valutato soltanto qualora il Paese modificasse la propria linea politica verso l’Ucraina.

 

La Russia stessa ha manifestato scarso interesse a rientrare. All’inizio del mese il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha dichiarato di essere «sollevato» dall’uscita del Paese dal gruppo, evidenziando che Mosca era l’unica tra le nazioni occidentali a «pensare solo a gestire il resto del mondo».

 

L’anno scorso il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov aveva minimizzato il ruolo del G7, affermando che avesse «perso gran parte della sua rilevanza» a causa del suo peso ridotto nell’economia globale. Nonostante l’espulsione, Mosca ha nel frattempo rafforzato la cooperazione internazionale attraverso altre piattaforme, tra cui il G20, i BRICS e l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai.

 

L’avvicinamento della Russia al G7 a questo punto non potrebbe non rappresentare un’indebolimento della NATO, oramai chiaramente votata all’ostilità anche cinetica contro Mosca. Come noto, Trump è apertamente critico nei confronti dell’alleanza atlantica.

 

Due anni fa ad una folla di sostenitori durante un evento elettorale a Las Vegas, Nevada, Trump aveva detto che la NATO non verrà in soccorso se gli Stati Uniti verranno attaccati. «Stiamo pagando per la NATO, e non ne ricaviamo molto (…) E sapete – odio dirvi questo sulla NATO – se mai avessimo bisogno del loro aiuto, diciamo che venissimo attaccati, non credo che sarebbero lì».

 

Secondo la rivista statunitense Rolling Stone, il biondo ex presidente USA avrebbe discusso dell’uscita del Paese dalla NATO o della riduzione drastica dell’impegno dell’America nel blocco in caso di vittoria delle elezioni del 2024.

 

In precedenza l’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton aveva dichiarato al Washington Post che «in un secondo mandato Trump, penso che potrebbe benissimo ritirarsi dalla NATO».

 

Come riportato da Renovatio 21, anche il politologo accademico Phillips Payson O’Brien aveva dichiarato che il ritorno di Trump alla Casa Bianca metterebbe fine all’Alleanza Atlantica.

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Trump, NATO-scettico della prima ora, da presidente è arrivato ad avere incontri anche rudi con il segretario dell’Alleanza Atlantica Jens Stoltenberg.

 

La posizione di Trump si inserisce in una corposa, ma sottaciuta, matrice di pensiero politico americano contraria alla NATO iniziata con George Kennan e proseguita durante tutta la seconda parte del XX secolo e l’inizio del XXI, una tendenza ovviamente contraria all’interventismo zelota e sanguinario della fazione neocon, che riesce a spingere Washington in guerra chiunque sia il presidente – con eccezione di Trump che, appunto, rifiutò di attaccare l’Iran e licenziò in tronco il neocon Bolton.

 

In un video pubblicato all’inizio del 2023, Trump ha attribuito il conflitto a «tutti i guerrafondai e i globalisti “America Last” nel Deep State, nel Pentagono, nel Dipartimento di Stato e nel complesso industriale della sicurezza nazionale», che secondo lui erano «ossessionati dallo spingere l’Ucraina verso la NATO». Nel filmato l’ex presidente attaccava frontalmente i neocon facendo pure esplicitamente il nome di Victoria Nuland, funzionaria del Dipartimento di Stato considerata pupara del conflitto ucraino.

 

Le voci che chiedono l’uscita degli USA dalla NATO intanto si fanno più numerose, inclusa quella dell’influente magnate tecnologico Elone Musk.

 

Come riportato da Renovatio 21, sei mesi fa il segretario di Stato Marco Rubio aveva rassicurato dicendo che Washington non sarebbe sortita dall’Alleanza Atlantica.

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