Bizzarria
Beirut, ragazza assalta la banca per prelevare dal conto di famiglia. Diviene eroina nazionale
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Sally Hafiz ha fatto irruzione in una filiale della Blom Bank con una pistola giocattolo e prelevato dal conto della famiglia 13 mila dei 20 mila euro depositati. Fingendosi incinta è riuscita a sfuggire alla polizia. Il denaro necessario per pagare le cure mediche alla sorella malata di tumore. Dal suo rifugio accusa: «Siamo il Paese delle mafie».
Mozzafiato! Non vi sono altre parole per descrivere l’avventura della 28enne Sally Hafiz, intraprendente attivista diventata musa ispiratrice di molti libanesi, dopo aver tenuto in ostaggio il 14 settembre scorso una filiale della Blom Bank (Banca del Libano e d’Oltremare).
Un assalto grazie al quale ha ritirato con la forza circa 13 mila dollari depositati sul conto della sorella, congelato – come quello di molti altri concittadini – da una misura arbitraria di controllo del capitale, imposta da un giorno all’altro, dagli istituti di credito libanesi nell’ottobre 2019. E ancora oggi in vigore seppur priva di appiglio legale.
«Siamo il Paese delle mafie. Se non si è lupi, altri lupi vi mangeranno» ha sottolineato alla Reuters, in una intervista rilasciata in una località accidentata della Békaa, dove si è nascosta dalla polizia. Lei, architetto e designer di interni, diventata suo malgrado eroina nazionale dopo il suo teatrale passaggio all’azione.
In alcune drammatiche immagini e rilanciate da tutte le televisioni locali, si vede Sally Hafiz in piedi su una delle scrivanie dell’istituto di credito che brandisce la pistola di plastica del nipote e dà istruzioni ai dipendenti della banca, affinché le consegnino mazzette di dollari.
Il raid di Sally Hafiz ha ricevuto il sostegno di una folla di persone che si è radunata all’esterno della Blom Bank, nel quartiere residenziale di Sodeco.
«Forse mi hanno considerato un’eroina – ha detto – perché sono stata la prima donna a compiere questo gesto, in una società profondamente patriarcale in cui la voce di una donna assai di rado viene ascoltata». La giovane ha quindi aggiunto che non ha mai avuto l’intenzione di nuocere o di far male ad alcuno ma, al tempo stesso, afferma di essere «esasperata dall’inerzia del governo».
«Tutti in combutta»
«Sono tutti in combutta fra loro, per derubarci e per lasciarci morire di fame, una morte lenta» ha poi aggiunto. In seguito ha voluto anche precisare che non ha agito se non dopo aver cercato, invano, di poter ricorrere al direttore e ai responsabili dell’istituto di credito per informazioni.
In risposta, la Blom Bank ha dichiarato in una nota che la succursale avrebbe collaborato e cercato di rispondere alla sua richiesta di fondi, ma di aver richiesto documenti giustificativi come è solita fare con tutti i clienti che avanzano esenzioni di natura umanitaria ai controlli informali. E illegali.
Due giorni dopo aver ricevuto risposte negative sui fondi, Sally Hafiz è tornata con una pistola giocattolo, ma in tutto simile a una vera, di proprietà del nipote, e con una piccola quantità di carburante mescolata con acqua. Si è cosparsa di questa sostanza e ha minacciato di darsi fuoco.
La donna, nota per il suo attivismo, insiste sul fatto che ha agito solo per ottenere i fondi necessari per il ricovero in ospedale di sua sorella maggiore, con un tumore al cervello che le ha causato perdita di mobilità e della parola.
Esasperata come migliaia di libanesi da una crisi finanziaria che dura ormai da tre anni, Sally Hafiz è stata una delle cinque persone che hanno preso d’assalto una banca in quel giorno. Una serie nera che ha spinto gli istituti di credito a chiudere i battenti per tutta la settimana in corso, con totale disprezzo dei fabbisogni e delle necessità dei correntisti e dei piccoli risparmiatori.
Per ovvie ragioni, il presidente della Federazione dei dipendenti delle banche, Georges Hage, ha condannato l’assalto. A suo dire, la rabbia popolare dovrebbe essere diretta non contro gli istituti di credito, ma contro lo Stato.
Ma chi è il maggiore responsabile di questa crisi? Una crisi che, come ha sottolineato la Banca mondiale, è stata «orchestrata dall’élite del Paese» e ha portato sinora al licenziamento di circa 6 mila dipendenti.
Sally Hafiz è riuscita a recuperare poco più di 13mila euro dei 20.500 euro che la famiglia aveva depositato. E ha avuto l’accortezza di farsi rilasciare una ricevuta, per non essere accusata di rapina.
Poi, sgattaiolando attraverso una finestra sul retro della filiale, ha raggiunto il suo appartamento per scoprire qualche ora più tardi che il suo edificio era stato circondato dalle forze di polizia. La donna ha quindi postato su Facebook di essere già in aeroporto, in viaggio per Istanbul. Quindi, avvolgendo il capo con un chador e imbottendo la pancia di vestiti, per simulare una gravidanza, è riuscita a fuggire facendosi beffe della sorveglianza della polizia.
«Sono scesa passando davanti a tutti loro. Mi hanno augurato buona fortuna per il parto. Era… come in un film!» ha poi aggiunto, precisando che si arrenderà non appena i giudici del Libano avranno messo fine allo sciopero, che ha rallentato i procedimenti giudiziari e lasciato i detenuti a languire in prigione.
Un complice, che l’ha aiutata nella fuga e che è stato poi arrestato, è stato quindi rilasciato dietro pagamento di una cauzione il 21 settembre scorso e accolto trionfalmente all’uscita da una caserma della polizia di Beirut dove era in custodia.
Egli ha affermato di essere pronto a correre di nuovo lo stesso rischio, per aiutare chiunque cerchi di recuperare «per motivi umanitari» i propri soldi bloccati. E diverse associazioni di correntisti hanno sostenuto l’azione della giovane attivista.
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Immagini da AsiaNews
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Uomo ricoverato in ospedale dopo essersi occluso l’uretra con la colla superadesiva
Un uomo di 41 anni sofferente di incontinenza da un mese ha deciso di intervenire autonomamente, epperò cagionandosi un’emergenza medica ben più grave. Lo riporta il tabloide neoeboraceno New York Post.
Arrivato dal medico nella totale incapacità di orinare, e quindi con dolori lancinanti, vi è stato lo shock: la causa era una soluzione che il paziente aveva tentato di attuare da solo, un raro, inedito, fai-da-te urologico: si è scoperto che l’uomo si era incollato l’uretra con la colla superadesiva nell’arco di due settimane per curare il mancato controllo della vescica.
Il caso clinico proverrebe dall’Iran – e non escludiamo con il NY Post, testata da sempre vicina al neoconismo, abbia dato risalto a tale cronaca enuretica per questioni geopolitiche – rivela i particolari insoliti di come un uomo sia finito sul tavolo operatorio e gli sia stato rimosso dal pene un «blocco solido a forma di asta di 10 cm».
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I medici che hanno curato l’uomo hanno osservato che è frequente trovare corpi estranei infilati nel pene: pinzette, fili, matite, ami da pesca, aghi, termometri, cera calda, solo per citarne alcuni. Renovatio 21 ammette di non capire come ciò sia anche solo immaginabile, e si stringe in una contorsione di dolore riflessivo a copertura delle parti sensibili, ma andiamo avanti.
Solitamente, racconta sempre il quotidiano di Nuova York, si tratta di una qualche forma di gratificazione sessuale, oppure di un comportamento disinibito o disturbato, conseguenza di un cambiamento mentale indotto da fattori psicologici o dall’assunzione di droghe. Può accadere, dicono, persino ai bambini curiosi. Di più non vogliam sapere.
Tuttavia, nel caso specifico l’uomo non aveva precedenti di disturbi psichiatrici, hanno affermato i medici. A quanto pare, voleva semplicemente curare la sua incontinenza. Secondo i dottori, si era iniettato della colla superadesiva nell’uretra nell’arco di due settimane. Si badi che inizialmente aveva dato sollievo.
Epperò, dopo quattro giorni ha iniziato a sentire un bruciore intenso durante la minzione e non riusciva più a produrre la stessa quantità di orina. Quando ha finalmente ricevuto assistenza medica, soffriva di ritenzione urinaria completa, ovvero non era in grado di mingere affatto. Si tratta di un’emergenza medica, poiché potrebbe causare danni irreversibili ai reni e gravi infezioni del sangue.
Arrivato nello studio del medico, il pene era eretto, scrive dettagliosamente il NY Post. È possibile che la soluzione supercolloidale abbia avuto un ruolo in questo: notiamo che saremmo, in questo caso, di fronte ad una scoperta innovativa quanto pericolosa, ricordando che il Viagra inizialmente era una sostanza testata per risolvere le calvizie (in testa), ma i primi sperimentatori umano raccontavano invece altri cose inaspettate che succedevan al loro corpo, a latitudini molto inferiori (dalla testa al…).
Tornando al penoso caso persiano, i dottori sarebbero riusciti a percepire la colla indurita all’interno del pene e hanno osservato «frammenti fragili» di colla all’apertura del glande.
I medici hanno tentato quindi una cistoscopia, una procedura in cui una luce e una telecamera vengono inserite nell’uretra e nella vescica per capire cosa stesse succedendo, ma il passaggio era completamente ostruito. Per accedere all’ostruzione, hanno praticato un’incisione sul glande e lavato l’uretra con soluzione fisiologica per 15 minuti.
Ciò ha permesso al blocco solido di colla cianoacrilica di staccarsi dalla parete uretrale, e il blocco di colla di 10 cm è stato estratto con una pinza.
L’organo è stato allora ricucito e, poco dopo l’intervento, le sue urine sono tornate fortunatamente alla normalità. Sei settimane dopo, il fantasioso inventore di soluzioni biomedico-genitali godeva di salute completa.
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Il giornale neoeboraceno aggiunge un prezioso «avviso di pubblica utilità sulla supercolla». «Nell’improbabile eventualità che vi venga chiesto cosa fare se della colla superadesiva indurita si è incastrata nel pene, ecco cosa dovete sapere».
«La colla cianoacrilica si trova spesso incastrata nelle cavità corporee come orecchie e naso e, in questi casi, si dissolve facilmente con solventi come l’acetone. Gli autori di questo studio di caso avvertono: non fatelo quando si tratta dell’uretra. Un solvente può danneggiare il rivestimento del canale uretrale e della vescica».
«In questo caso, la colla cianoacrilica era rimasta attaccata alla parete uretrale e, secondo gli autori, l’intervento chirurgico è stata la scelta migliore».
Conservate bene questo articolo. Non si sa mai.
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Nauru, il terzo Paese più piccolo del mondo, cambia nome
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Ex soldato israeliano e attivista cristiano vengono alle mani
Durante la puntata di lunedì del podcast «Digital Social Hour», Dennis Feitosa, ex candidato repubblicano al Congresso in California e recentemente sconfitto alle elezioni, è quasi venuto alle mani con un altro ospite, l’ex soldato delle Forze di Difesa Israeliane Yoseph Haddad. Lo riporta AlexLonesLive.
La discussione è degenerata in violenza dopo che lo Haddad, un cristiano ortodosso arabo-israeliano, avrebbe difeso i bombardamenti militari israeliani sulle scuole.
Un video girato dietro le quinte del podcast mostrava ilFeitosa che urlava contro lo Haddad, alzandosi in piedi e dicendo: «Stai zitto, mostro genocida! Sei un fottuto mostro genocida. Stai zitto, cazzo.»
For anyone interested in the debate between @YosephHaddad and the groyper loser Dennis Feitosa “Def Noodles”… from nearly the start of the debate, Dennis was cursing screaming, and threatening violence. In fact, Dennis became incredibly frustrated when Yoseph refused to engage… pic.twitter.com/s54FQ5nIw8
— Emily Schrader – אמילי שריידר امیلی شریدر (@emilykschrader) August 11, 2026
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Nel frattempo, anche lo Haddaddo urlava: «Sei un codardo assoluto e non sei capace di fare un bel niente!»
Mentre la tensione saliva, il Feitosa ha afferrato la mano che l’israeliano stava agitando e loHaddad lo tirò giù per la nuca prima che i due venissero separati.
A former IDF soldier went on a podcast smiling and bragging about ordering strikes on schools and civilian areas in Gaza.
The Christian host horrified, snapped and threw him out.
Israel’s image is becoming fucking toxic worldwide. pic.twitter.com/79GDgNQS0G
— Parody Jeff (@Parodyjeffx) August 11, 2026
Mentre le persone presenti in studio separavano i due uomini, Haddad minacciò Feitosa dicendogli che lo avrebbe preso a pugni in testa, a pugni in faccia e poi sarebbe andato a piangere dalla madre.
L’ex soldato delle Forze di Difesa Israeliane ha poi cercato di provocare un giovane presente in studio, spingendolo a uscire e a battersi.
In altri video si vede il caos che si riversava all’esterno, con lo Haddad che afferrava delle pietre da una fioriera nel parcheggio dello studio e Feitosa trattenuta da due guardie di sicurezza.
MORE FOOTAGE shows former IDF soldier Yoseph Haddad THROWING PUNCHES at American citizen Def Noodles! https://t.co/JzdvRhbTew pic.twitter.com/F2He5raSLy
— Saviour (@s2funcensored) August 11, 2026
Here’s what went down as soon as they threw him out, the cowards ambushed him. pic.twitter.com/dXo6BBC9p1
— 🇵🇸 Arabian (@Wise_Arabian) August 11, 2026
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Il Feitosa si è precipitato oltre la sicurezza e ha cercato di afferrare lo Haddad, ma è stato prontamente scaraventato a terra, dove il soldato in pensione si è unito alla colluttazione colpendolo con un pugno allo stomaco.
Haddad iniziò quindi a definire Feitosa un «neonazista», provocando la reazione del candidato al Congresso: «Io sarei un neonazista? Tu uccidi i bambini, fottuto perdente!».
Alcuni utenti di internet hanno accusato l’attivista israeliano di essersi nascosto dietro la sua scorta mentre si atteggiava a duro e si sottraeva a uno scontro leale col Feitosa, mentre altri hanno detto che il Feitosa fosse squilibrato e violento.
In seguito, lo Haddad ha pubblicato un video in cui lo si vede uscire da una stazione di polizia dopo aver sporto denuncia per aggressione.
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Immagine screenshot da Twitter
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