Vaccini
La «scienza vaccinale» del CDC – decenni di inganni
Renovatio 21 pubblica la traduzione di questo articolo su gentile concessione di Children’s Health Defense
Il conflitto di interessi danneggia la salute dei bambini
[Nota: Questo articolo è il settimo di una serie adattata dall’e-book del Children’s Health Defense Conflicts of Interest Undermine Children’s Health. Il primo e-book The Sickest Generation: The Facts Behind the Children’s Health Crisis and Why It Needs to End, descrive come la salute dei bambini abbia iniziato a peggiorare in maniera drammatica a partire dalla fine degli anni Ottanta, in seguito ai cambiamenti nel piano vaccinale.]
Il Center for Disease Control and Prevention (CDC) [ Il centro per la prevenzione e il controllo delle malattie, il più importante organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d’America, NdR] e i partner governativi e privati hanno falsificato la scienza intorno ai vaccini per decenni, lasciando una ben documentata scia di coperture e inganni. Alcuni degli episodi più noti comprendono riunioni segrete, tentativi di tenere dati pubblici fuori dalla portata degli scienziati indipendenti, distruzione e manipolazione di informazioni e altri reati, incluso quello di appropriazione indebita.
Il CDCe i partner governativi e privati hanno falsificato la scienza intorno ai vaccini per decenni, lasciando una ben documentata scia di coperture e inganni.
La falsificazione dei dati sul Thimerosal
Nel giugno 2000 il CDC convocò una commissione scientifica al Simpsonwood Retreat Center vicino ad Atlanta. All’incontro (che doveva essere segreto) oltre 50 esperti – rappresentanti del CDC, della Food and Drug Administration (FDA), delle agenzie di sanità pubblica statali e internazionali e produttori di vaccini – si incontrarono per discutere quelli che hanno definito «argomenti teoretici» sui rischi dei vaccini contenenti thimerosal.
L’oratore principale a Simpsonwood, Thomas (Tom) Verstraeten, era un medico-biostatistico occupato presso l’Epidemic Intelligence Service del CDC. Verstraeten aveva condotto analisi per valutare l’impatto dei vaccini contenenti thimerosal sullo sviluppo di disordini neurologici nei bambini.
I primi risultati – mai resi noti né pubblicati, ma ottenuti tramite l’associazione per la sensibilizzazione sull’autismo SafeMinds dietro richiesta, in base a quanto stabilisce il Freedom Information Act – hanno mostrato effetti impressionanti e statisticamente rilevanti «che supportano una relazione causale tra l’esposizione al mercurio contenuto nei vaccini e l’insorgenza di disordini neurologici nei bambini (in particolare autismo)».
I primi risultati hanno mostrato effetti impressionanti e statisticamente rilevanti «che supportano una relazione causale tra l’esposizione al mercurio contenuto nei vaccini e l’insorgenza di disordini neurologici nei bambini (in particolare autismo)».
Queste prime analisi, che SafeMinds ha chiamato «Generazione Zero», mostrano un rischio elevato (da 2 a 11 volte maggiore) nel gruppo trattato con la concentrazione più elevata confrontato con quello trattato con una concentrazione pari a zero, e gli effetti maggiori sono emersi «per l’esposizione ad alti livelli di mercurio nei primi momenti dell’esposizione».
Tra il febbraio 2000 e novembre 2003, Verstraeten e i colleghi del CDC condussero altri quattro cicli di esami in cui – ad ogni ciclo o «generazione» – veniva ridotto o eliminato l’elevato e statisticamente rilevante rischio riscontrato nei dati della Generazione Zero. Secondo SafeMinds questo riflette una «deliberata» scelta metodologica che porta le scoperte «verso l’irrilevanza».
La presentazione di Verstraeten a Simpsonwood, incentrata sui dati della Generazione Zero, mostrò quanto si trovasse tra due fuochi. Da un lato, Verstraeten aveva descritto segnali di sicurezza che non «possono essere cancellati» – mostrando che i danni neurologici causati dall’esposizione al thimerosal nell’infanzia sono legati al dosaggio – ma aveva anche accennato alla pressione a cui era sottoposto per «ritrattare tutto» e «farlo sparire». A Simpsonwood, Verstraeten affermò: (p. 153)
«Posso guardare questi dati, rigirarli ed esaminarli ancora, aggiungere uno strato, e arrivare a dire che il rischio è elevato. Potrei anche dire che è molto basso, a seconda di come mi vengono presentati. Puoi farlo sparire da qui, ma tornerà fuori più avanti. Il nocciolo della questione è che ci sono certe cose che non scompaiono. Se le elimini da una parte, spunteranno fuori da un’altra. Quindi, in sostanza, il segno non sparisce».
Altri partecipanti al raduno di Simpsonwood avvertirono che bisogna «essere molto, molto attenti che sia tutto in regola prima di elaborare una politica su questo». Alla fine della riunione, tutti eccetto uno erano d’accordo nel valutare l’associazione fra thimerosal e disordini neurologici come «lieve».
Nel 2001 il CDC esternalizzò la gestione e la coordinazione del VSD a una compagnia privata – America’s Health Insurance Plan (AHIP) – conferendole anche la responsabilità di mantenere la «direzione strategica» dei progetti del VSD
In una e-mail dopo l’incontro a Simpsonwood, nel luglio 2000, indirizzata al ricercatore di Harvard Philippe Grandjean – uno dei massimi esperti di neuro-tossicologia e degli effetti del mercurio – Verstraeten si scusò per averlo trascinato in una «spinosa discussione» su thimerosal e neurosviluppo. Verstraeten scrisse: «Non voglio diventare un paladino delle lobby anti-vaccini e far sembrare che creda che il thimerosal è o era pericoloso, ma penso che dovremmo ricorrere alla vera argomentazione scientifica e non lasciare che i nostri standard siano dettati dal desiderio di scartare una teoria che non ci piace».
Verstraeten (allora dipendente di GlaxoSmithKline) pubblicò i dati sul thimerosal su Pediatrics nel 2003. Nell’articolo erano contenute le ultime generazioni di analisi – con criteri di esclusione, esposizioni e modelli statistici rielaborati.
Comunque, Verstraeten contestava l’affermazione secondo cui lui o il CDC avessero «edulcorato» i risultati originali. In una lettera all’editore di Pediatrics del 2004, definì i risultati «neutrali», asserendo che «il nocciolo della questione è lo stesso: un’associazione tra il thimerosal e i disturbi neurologici non può essere confermata né smentita, perciò sono necessari altri studi» [enfasi aggiunta].
Nel frattempo, altri ricercatori del CDC – diretti da Julie Gerberding (divenuta in seguito una delle principali manager di Merk) – si sono affrettati a pubblicare una manciata di studi epidemiologici, poco approfonditi, per rafforzare il consenso di Simpsonwood.
Scritti da scienziati pagati dalle industrie, gli studi esaminavano un solo disturbo neurologico (l’autismo) e sembravano scagionare completamente il thimerosal. La maggior parte degli studi aveva intenzionalmente esaminato dati provenienti da paesi fuori dagli Stati Uniti, sottoposti a un’esposizione minore al thimerosal (la popolazione svedese, quella olandese in generale, quella nei reparti psichiatrici olandesi e quella del Regno Unito). Questo ha reso più facile nascondere una potenziale associazione tra il thimerosal e l’insorgenza di disturbi neurologici. Nonostante le numerose critiche e gli studi manipolati, il CDC continua a tirarli in ballo come prove della possibile sicurezza del thimerosal.
Il Deputato Dave Weldon: «Il trattamento che quei ricercatori hanno ricevuto dal CDC … è stato terribile e imbarazzante. Sarei curioso di sapere se al Dr. Verstraeten [allora alla GSK] … abbia affrontato la stessa procedura … per accedere al VSD».
L’esternalizzazione del Vaccine Safety Datalink
I dati di Verstraeten, che includono quelli di oltre 100.000 bambini nati tra il 1992 e il 1997, provengono dal Vaccine Safety Datalink (VSD). Il VSD, finanziato dai contribuenti, è una raccolta di informazioni mediche e vaccinali raccolte dalle grandi aziende sanitarie (HMO), istituito nel 1990 per studiare la sicurezza dei vaccini presenti sul mercato. I ricercatori del CDC e le HMO pubblicavano regolarmente studi in favore dei vaccini usando i dati del VSD, confrontando un vaccino con l’altro per assicurare il risultato di «rischio non significativo» nel gruppo esaminato.
Nel 2001, un anno dopo che Verstraeten aveva condiviso i risultati sul thimerosal a Simpsonwood, il CDC esternalizzò la gestione e la coordinazione del VSD a una compagnia privata – America’s Health Insurance Plan (AHIP) – conferendole anche la responsabilità di mantenere la «direzione strategica» dei progetti del VSD. Anche se il CDC afferma di voler«soddisfare» le richieste dei ricercatori indipendenti per l’utilizzo dei dati del VSD, in pratica il controllo privato della AHIP ha reso i dati irraggiungibili a chiunque sia estraneo al CDC e al HMO. Nel 2005, l’Institute of Medicine (IOM) pubblicò in un rapporto intitolato Vaccine Safety Research, Data Access, and Public Trust, in cui descriveva «la limitata possibilità di ricercatori esterni indipendenti di condurre studi a conferma delle ipotesi note o nuovo studi … dopo il 1 gennaio 2001. [enfasi aggiunta], compresi studi «che i membri del settore pubblico ritengono prioritari». (Capitolo 5)
Nel 2002, due ricercatori indipendenti tentarono di accedere ai dati del VSD e persistettero fino a riuscirci – ma solo dopo aver superato numerosi ostacoli che possono spiegarsi solo come un’intenzionale ostruzione da parte del CDC. Tra questi, l’invio di una proposta di 200 pagine e il superamento dei lunghissimi processi di approvazione del CDC; inoltre, è stato necessario presentare proposte separate e superare altri processi per ogni HMO, a volte con una spesa elevata [spesso la proposta viene accettata ma rifiutata in un secondo momento], il rifiuto del CDC al riesame dei dati dagli studi basati sui dati di CDC e VSD (mentre il CDC afferma che i dati originali non esistono più o che sono «danneggiati») e il pagamento di migliaia di dollari come tariffa di utilizzo per accedere ai dati in una stanza senza finestre e con le guardie armate a sorvegliarla.
Thompson consegnò al Deputato Posey oltre mille pagine di documenti che mostravano le diffuse frodi nel settore vaccini del CDC
Il Deputato Dave Weldon scrisse a Gerberding: «Il trattamento che quei ricercatori hanno ricevuto dal CDC … è stato terribile e imbarazzante. Sarei curioso di sapere se al Dr. Verstraeten [allora alla GSK] … abbia affrontato la stessa procedura … per accedere al VSD».
La distruzione dei dati su autismo-MPR
Agli inizi del 2000, il Dr. William Thompson, scienziato che studiava la sicurezza dei vaccini presso il CDC, fu scelto dal CDC per condurre uno studio volto a rompere il controverso legame causale tra vaccino morbillo-parotite-rosolia (MPR) e autismo.
Inaspettatamente, i dati non collaborarono, anzi, mostravano un aumento del 250% dei casi di autismo nei giovani afro-americani che avevano ricevuto il vaccino prima dei tre anni (rispetto ai ragazzi afro-americani vaccinati dopo i tre anni). Comunque, quando Thompson e colleghi pubblicarono lo studio sul vaccini MPR nel 2004, l’articolo non riportava queste scoperte, nonostante meritassero «ulteriore e immediata verifica». L’analisi del CDC mostrò anche l’aumento del rischio di autismo nei bambini vaccinati con il vaccino MPR che si stavano sviluppando normalmente e che non avevano problemi medici, ma l’articolo pubblicato «citò il fatto … in maniera superficiale».
Nel 2014, Thompson cercò la protezione degli informatori federali e riportò al Deputato Wiliam Posey l’omissione di dati cruciali sull’autismo nella pubblicazione del 2004. Thompson sostenne di essersi rivolto alle personalità più influenti del CDC, tra cui il Capo Dipartimento e autore Frank DeStefano, che ordinò a Thompson e ai colleghi di buttare i dati in un gigantesco bidone della spazzatura per distruggere ogni prova della correlazione tra MPR e autismo.
Thompson consegnò al Deputato Posey oltre mille pagine di documenti che mostravano le diffuse frodi nel settore vaccini del CDC. Espresse anche la volontà di comparire, dietro ordinanza del giudice, davanti alla Commissione di Sorveglianza e Riforme Governative (OGR). Il Direttore della Commissione OGR, l’ex Deputato Jason Chaffetz, si oppose fino alla fine del mandato nel 2017. (Secondo un rapporto del Guardian, le industrie farmaceutiche sono stati i principali donatori della sua campagna elettorale.)
Chiudere un occhio
A conferma dell’atmosfera da guardie e ladri che si respirava al CDC, un altro episodio tristemente noto risale alla metà degli anni 2000 ma è tutt’ora irrisolto. La pagina dei «latitanti più ricercati» del sito del Department of Health and Human Services (HHS) Ufficio dell’Ispettore Generale (OIG), mostrava che uno scienziato danese, tale Dr. Poul Thorsen, «aveva messo in atto un piano per sottrarre sovvenzioni» [ottenute dal CDC] tra il 2004 e il 2010.
L’accusa descriveva come Thorsen avesse trasferito 1 milione di dollari di fondi del CDC al suo conto corrente personale tramite ricevute false e «errata allocazione» di altri fondi. Thorsen si rifugiò in Danimarca per evitare il processo con 22 accuse di frode telematica e riciclaggio di denaro ed venne inserito sulla lista dei più ricercati dell’OIG già nel 2012. Anche se la sua residenza in Danimarca è nota, HHS e il Dipartimento di Giustizia statunitense non hanno fatto pressioni per l’estradizione, nonostante l’esortazione di Posey a considerare la vicenda come prioritaria.
Il CDC trattò Thorsen come uno dei suoi prima, durante e dopo le accuse di appropriazione indebita. Thorsen era infiltrato a tal punto che, anche come scienziato straniero, possedeva un indirizzo e-mail governativo del CDC e un conto corrente riconducibile al CDC. Sin da suo arrivo al CDC, l’agenzia scelse lo spietato Thorsen come partner ideale per montare e pubblicare studi epidemiologici falsati per mascherare le correlazioni tra MPR e autismo e tra thimerosal e autismo, tra cui alcune analisi apparse sul New England Journal of Medicine and Pediatrics nel 2002 e 2003.
In seguito, gli ufficiali del CDC «continuarono a includere [Thorsen] in discussioni quando era ormai chiaro che avesse falsificato documenti e sottratto denaro», anche organizzando incontri, collaborazioni e pubblicazioni con lui dopo le accuse. Il CDC non era nemmeno turbato dal fatto (scoperto da Children’s Health Defense nel 2017 ma noto al CDC sin dal 2009) che Thorsen e collaboratori non avessero le autorizzazioni etiche per gli studi sul vaccino MPR nel 2002 e altri studi successivi. Anziché ritirare gli studi non autorizzati, il CDC decise di insabbiare ogni attività illecita.
I dubbi sui progetti e sull’etica del CDC non si limitano alla divisione vaccini. Nel 2017, una dozzina di scienziati del CDC sporsero denuncia affermando che «le pratiche discutibili e poco etiche» erano diventate «la norma e non rare eccezioni» come risultato di una influenza di industria e politica
Non fidatevi
I dubbi sui progetti e sull’etica del CDC non si limitano alla divisione vaccini. Nel 2017, una dozzina di scienziati del CDC sporsero denuncia affermando che «le pratiche discutibili e poco etiche» erano diventate «la norma e non rare eccezioni» come risultato di una influenza di industria e politica. I quattro casi descritti sopra mostrano che la cultura della disonestà e le violazioni etiche che caratterizzano l’impresa dei vaccini statunitense sono strettamente intrecciate.
Considerata l’aggressiva determinazione del CDC di «vaccinare tutti i bambini», la lunga storia di criminalità vaccinale dovrebbe allarmare tutti gli americani.
© 25 giugno 2019, Children’s Health Defense, Inc. Questo lavoro è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD
Vaccini
L’ONU rinnova l’appello per i vaccini in 100 giorni
https://childrenshealthdefense.org/defender/globalists-really-want-it-un-renews-push-for-vaccines-in-100-days/
Le Nazioni Unite affermano che, durante una pandemia globale, il mondo deve aiutare i paesi a basso reddito ad accedere ai vaccini con la stessa rapidità dei paesi più ricchi. Tuttavia, Brian Hooker, responsabile scientifico di Children’s Health Defense, ha dichiarato che dare priorità alla velocità rispetto alla sicurezza non lascia tempo sufficiente per valutare l’efficacia o i potenziali rischi dei vaccini. Hooker ha definito la «Missione dei 100 giorni» delle Nazioni Unite «un vero e proprio incubo annunciato».
Le Nazioni Unite stanno rilanciando l’iniziativa per costruire le infrastrutture necessarie a sviluppare un vaccino entro 100 giorni dalla prossima pandemia, uno sforzo sostenuto da Bill Gates e dalla Fondazione Gates.
In un documento programmatico pubblicato all’inizio di questo mese, l’Istituto per l’acqua, l’ambiente e la salute dell’Università delle Nazioni Unite ha affermato che l’obiettivo è guidato dall’equità: aiutare i paesi a basso reddito ad accedere ai vaccini con la stessa rapidità dei paesi più ricchi durante un’emergenza sanitaria globale.
Secondo il documento, i modelli suggeriscono che la somministrazione del vaccino contro il COVID-19 entro 100 giorni dal sequenziamento del virus avrebbe salvato circa 8 milioni di vite entro la fine del 2021 e avrebbe evitato costi sanitari e perdite di produttività fino a 14 trilioni di dollari.
In base a queste proiezioni, migliorare l’equità nell’accesso ai vaccini nelle future pandemie richiederà alla comunità sanitaria globale di dare priorità alla capacità produttiva regionale, unitamente a «quadri di preparazione resilienti e preesistenti».
Secondo il rapporto, uno di questi modelli è «The 100 Days Mission», un’iniziativa della Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI) che mira a «contenere potenzialmente le epidemie prima che sfuggano al controllo».
Un vero e proprio incubo annunciato
Secondo il documento delle Nazioni Unite, la Missione dei 100 giorni può contribuire a «un sistema globale in grado di rispondere rapidamente alle future emergenze sanitarie, indirizzando al contempo la protezione verso le popolazioni che ne hanno più bisogno».
Per Brian Hooker, Ph.D., responsabile scientifico di Children’s Health Defense (CHD), dare priorità alla velocità rispetto alla sicurezza non lascia tempo sufficiente per valutare l’efficacia o i potenziali rischi dei vaccini. Hooker ha definito il piano «un vero e proprio incubo annunciato».
«Nessun intervento non testato dovrebbe essere implementato entro 100 giorni da una “minaccia pandemica”… Anche se la piattaforma per la somministrazione di un vaccino fosse adeguatamente testata, non ci sarebbero indizi su come l’antigene del vaccino… reagirebbe a livello fisiologico, non ci sarebbe tempo per studi sugli animali e nessuna valutazione di eventuali sequele a lungo termine della vaccinazione».
«Questo non solo produrrebbe un vaccino inefficace, ma potrebbe anche causare danni ben maggiori rispetto all’infezione che ha ispirato l’intervento».
Jeffrey Tucker, presidente e fondatore del Brownstone Institute, ha dichiarato a The Defender che il piano delle Nazioni Unite elenca i lockdown come componente chiave per contenere una futura epidemia.
«Questo piano prevede 100 giorni di lockdown prima del rilascio del vaccino, ammesso che sia possibile. L’adesione a queste misure sarà molto bassa», ha affermato Tucker.
Secondo Tucker, non esiste alcuna prova che una pandemia sia stata fermata dai vaccini, perché questi «non riescono a stare al passo con le mutazioni». Ha affermato che le iniezioni «stimoleranno le mutazioni e, di conseguenza, renderanno obsoleta la formula del vaccino».
«Questo piano esiste solo sulla carta e non ha nulla a che vedere con la realtà. Se venisse messo in atto, potrebbe potenzialmente causare danni maggiori rispetto al precedente tentativo durante il COVID», ha affermato Tucker.
CEPI è collegato alla Fondazione Gates e al Forum economico mondiale.
La missione «100 Days Mission» del CEPI , lanciata nel 2021, è sostenuta dai governi del G7 e del G20, che rappresentano le maggiori economie mondiali, e dalla Fondazione Gates e dal Wellcome Trust , che hanno co-lanciato la missione.
Nel 2017, la Fondazione Gates ha lanciato CEPI insieme al Wellcome Trust, ai governi di Germania, India, Giappone e Norvegia e al Forum economico mondiale (WEF). CEPI è stato presentato ufficialmente in occasione del vertice WEF di quell’anno a Davos, in Svizzera, con il sostegno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Nel 2022, la Fondazione Gates e il Wellcome Trust hanno stanziato 300 milioni di dollari al CEPI per «combattere il COVID-19», sviluppare vaccini di «nuova generazione» contro il COVID-19 e «contrastare» la «minaccia di future pandemie».
I membri della Fondazione Gates siedono nel consiglio di amministrazione del CEPI e nel suo comitato consultivo scientifico.
A sua volta, Gavi, l’Alleanza per i Vaccini, fa parte del Gruppo di Coordinamento Congiunto del CEPI . La Fondazione Gates è il maggiore donatore privato di Gavi. Ha finanziato il lancio di Gavi e detiene un seggio permanente nel suo consiglio di amministrazione.
Lo scorso anno, la Fondazione Gates ha promesso 1,6 miliardi di dollari in cinque anni a GAVI. La Fondazione Gates e Gavi sono due dei maggiori donatori dell’OMS.
Il ricercatore James Roguski ha dichiarato a The Defender che il documento programmatico delle Nazioni Unite e la Missione dei 100 giorni sono pensati per generare enormi profitti per le grandi aziende farmaceutiche. L’OMS e altre agenzie sanitarie governative sono «da tempo asserviti» a quello che lui ha definito «il complesso industriale farmaceutico-ospedaliero-sanitario».
«Il loro inganno è quello di parlare di prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie, mentre il loro vero obiettivo è aumentare la produzione, la promozione, l’approvvigionamento e i profitti derivanti dai loro prodotti farmaceutici legati alla pandemia», ha affermato Roguski.
Il dottor David Bell, medico di sanità pubblica, consulente biotecnologico e ricercatore senior presso il Brownstone Institute, ha affermato che tale stratagemma consiste nel mascherare documenti come il documento programmatico e la Missione dei 100 giorni con un linguaggio che richiama l’«equità».
«Questo documento è tipico della letteratura che sta emergendo e che spinge per una deviazione neocoloniale delle risorse sanitarie globali, dalle cause delle malattie curabili ad alto impatto nelle popolazioni a basso reddito verso beni altamente redditizi prodotti dalle grandi aziende farmaceutiche», ha affermato Bell.
Bell ha affermato che il documento programmatico «ignora le prove contrarie e si basa pesantemente su modelli incoerenti». Ha aggiunto che l’affermazione secondo cui si sarebbero potute salvare 8 milioni di vite se un vaccino contro il COVID-19 fosse stato disponibile entro 100 giorni dal sequenziamento del virus è superiore al numero ufficiale di decessi per COVID-19 registrati dall’OMS.
Hooker ha affermato che, anziché affrettarsi a rilasciare vaccini potenzialmente rischiosi, in caso di una futura epidemia si dovrebbe utilizzare «una serie di farmaci già noti per la loro efficacia anti-infettiva o antivirale». Hooker ha spiegato che questi farmaci, la cui efficacia è stata dimostrata, sono progettati per «combattere l’infezione piuttosto che prevenirla».
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«I globalisti vogliono davvero» un accordo sulla pandemia
In un’intervista rilasciata a The Defender all’inizio di questo mese, Bell ha affermato che la spinta a puntare sui paesi a basso reddito con «beni vendibili per rare ma molto redditizie epidemie internazionali» implica anche gli sforzi per finalizzare l’ Accordo sulla pandemia dell’OMS e il relativo accesso agli agenti patogeni e la condivisione dei benefici (PABS).
Se aderissero al PABS, i Paesi condividerebbero campioni biologici e dati genetici in cambio di «eventuali vaccini, trattamenti e strumenti diagnostici derivanti da tali studi». L’Accordo sulla pandemia, approvato dall’Assemblea mondiale della sanità dell’OMS lo scorso anno, non può essere formalmente «aperto alla firma» finché non saranno conclusi i negoziati sul PABS.
Roguski ha affermato che diversi articoli dell’Accordo sulla pandemia riflettono queste priorità.
Le clausole invitano i paesi a incoraggiare i produttori di vaccini e di altri prodotti per la pandemia a ottenere l’approvazione normativa e l’approvazione dell’OMS per l’uso, a migliorare le procedure dell’OMS per la valutazione di questi prodotti e a monitorare le fonti di finanziamento e i fondi assegnati ai paesi per l’attuazione dell’Accordo sulla pandemia.
Kaveh Madani, Ph.D., uno dei coautori del documento, ha sottolineato queste priorità. Madani ha affermato che le nazioni «devono rafforzare le basi per l’equità attraverso meccanismi di cooperazione globale in grado di migliorare efficacemente il finanziamento, la produzione e la distribuzione».
All’inizio di questo mese, l’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una «Dichiarazione politica sulla prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie», chiedendo una maggiore cooperazione medica e scientifica a livello globale per affrontare la minaccia di future pandemie e per la finalizzazione dell’Accordo sulle pandemie.
La dichiarazione, giuridicamente non vincolante, è stata approvata con 153 voti favorevoli e 3 contrari. Gli Stati Uniti si sono opposti.
Bell ha citato il progetto REPPARE (Re-Evaluating the Pandemic Preparedness And REsponse agenda), una serie di 13 pubblicazioni che sostengono che l’urgenza e la portata dell’agenda internazionale per la preparazione alle pandemie non siano supportate da prove sufficientemente solide, trasparenti e indipendenti.
Il progetto REPPARE, di cui Bell è stato co-responsabile scientifico, ha inoltre evidenziato incertezze nelle previsioni sul rischio di future pandemie, modelli statistici basati su presupposti discutibili, una serie di prove prive di conferma indipendente e un’analisi costi-benefici insufficiente di iniziative come la «Missione dei 100 giorni».
Karl Jablonowski, Ph.D., ricercatore senior del CHD, ha citato il modello alla base del documento programmatico, che stimava che 8,3 milioni di vite avrebbero potuto essere salvate se i vaccini contro il COVID-19 fossero stati disponibili entro 100 giorni.
Jablonowski ha affermato che la cifra di 8,3 milioni è «basata su un articolo del 2024 pubblicato su Lancet Global Health, che a sua volta si basa su un articolo del 2022 pubblicato su Lancet Infectious Disease dagli stessi autori».
Questo modello è stato oggetto di critiche . Un articolo afferma che il modello non «tiene adeguatamente conto della complessità delle dimensioni biologiche, sociali e culturali della salute pubblica». Pertanto, il modello «non dovrebbe essere utilizzato per orientare le politiche di salute pubblica».
Bell ha affermato che gli autori del documento programmatico «potrebbero non comprendere appieno la scarsa qualità dei dati e dei modelli che citano».
Roguski ha dichiarato che i negoziati sul PABS riprenderanno il 2 novembre. Ha aggiunto che, se questi negoziati avranno successo, «allora tali questioni potranno essere formalmente incorporate in un accordo internazionale giuridicamente vincolante».
Scrivendo su Substack, la dottoressa Meryl Nass, fondatrice di Door to Freedom, ha suggerito che i principali attori globali continueranno a promuovere la Missione dei 100 giorni.
«I globalisti lo vogliono davvero», ha scritto Nass. «Sta arrivando».
Michael Nevradakis
Ph.D.
© 29 ottobre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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Vaccini
Vaccino COVID, Londra era a conoscenza del rischio fatale di coaguli, ma ha permesso la sperimentazione sui bambini
Il processo è proseguito nonostante le crescenti prove del rischio di coaguli di sangue
La sperimentazione clinica è stata avviata nel febbraio 2021, quando «le prove dimostravano già che i bambini sani correvano un rischio estremamente basso di malattia grave o morte a causa del COVID», ha riportato GB News. La sperimentazione si è concentrata sul profilo di sicurezza del vaccino, piuttosto che sulla sua efficacia nella prevenzione dell’infezione. La sperimentazione è proseguita tra crescenti segnalazioni di gravi eventi avversi legati al vaccino AstraZeneca nella popolazione generale. GB News ha riportato: «Quando gli esperti si sono riuniti il 21 maggio 2021, l’ente regolatore britannico per i farmaci aveva già ricevuto 332 segnalazioni della rara condizione di coagulazione del sangue collegata al vaccino AstraZeneca, tra cui 58 decessi». «Entro novembre 2022, dopo la conclusione del processo, il numero dei casi sospetti era salito a 445 e quello dei decessi a 81». Brian Hooker, Ph.D., responsabile scientifico di Children’s Health Defense (CHD), ha affermato che i dati sulla sicurezza nel mondo reale erano sufficienti per interrompere qualsiasi sperimentazione che coinvolgesse bambini. «Considerato l’altissimo tasso di eventi avversi riscontrati in queste sperimentazioni, il vaccino AstraZeneca non avrebbe mai dovuto essere somministrato a nessun bambino, punto e basta», ha affermato Hooker. «Se questi funzionari avessero davvero seguito le indicazioni scientifiche, il vaccino non sarebbe mai entrato nella fase di sperimentazione e non sarebbe nemmeno stato immesso sul mercato, soprattutto per i bambini». I risultati della sperimentazione clinica sono stati pubblicati lo scorso anno sulla rivista Vaccine, identificando cinque eventi avversi gravi e quattro eventi avversi di particolare interesse, sebbene i ricercatori abbiano concluso che nessuno di questi danni fosse collegato al vaccino. Alcuni degli autori dello studio avevano legami con AstraZeneca o Oxford. Karl Jablonowski, Ph.D., ricercatore senior del CHD, ha affermato che diversi articoli pubblicati entro la riunione di maggio 2021, tra cui uno sul New England Journal of Medicine, avevano già evidenziato il rischio di quella che lui ha definito una «catastrofe cardiovascolare» legata ai vaccini contro il COVID-19. Dati successivi hanno confermato questi primi segnali di sicurezza. I dati ottenuti tramite una richiesta di accesso agli atti mostrano che solo nel 2021 l’MHRA ha ricevuto 48.472 segnalazioni di eventi avversi che collegano il vaccino anti-COVID-19 di AstraZeneca a problemi cardiaci. Il Regno Unito e alcuni paesi europei avevano già iniziato a rivedere le precedenti raccomandazioni sul vaccino AstraZeneca in seguito a segnalazioni di potenziali e pericolosi coaguli di sangue. Nell’aprile del 2021, un mese prima che la Commissione sui medicinali per uso umano si riunisse per discutere del rischio di coagulazione del sangue associato al vaccino AstraZeneca, il Comitato congiunto britannico per la vaccinazione e l’immunizzazione ha consigliato alle persone di età inferiore ai 30 anni di optare per un vaccino diverso qualora non avessero ancora ricevuto la dose iniziale. La raccomandazione è stata estesa agli adulti sani di età inferiore ai 40 anni il 7 maggio 2021, due settimane prima della riunione della Commissione sui medicinali per uso umano. Alcuni Paesi europei hanno inoltre sospeso l’uso dei vaccini AstraZeneca per la popolazione generale o per specifici gruppi di popolazione durante questo periodo. Danimarca, Norvegia e Islanda hanno sospeso la sperimentazione del vaccino AstraZeneca nel marzo 2021, seguite poi da Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Svezia. Secondo quanto riportato da GB News, quando tutti i bambini partecipanti alla sperimentazione di AstraZeneca hanno ricevuto la seconda dose, molti di questi avvisi o sospensioni erano in vigore da «quasi quattro mesi».Sostieni Renovatio 21
Le discussioni «franche» sulla sicurezza dei vaccini si sono svolte solo a porte chiuse
Il dottor Bob Gill, medico di base del Servizio Sanitario Nazionale del Regno Unito, ha affermato che la decisione di non interrompere la sperimentazione di AstraZeneca sui bambini, nonostante i rischi noti dei vaccini, «dimostra la cattura del potere regolatorio» da parte di una «rete di potere» che coinvolge le grandi aziende farmaceutiche e il governo. «Assistiamo a questo fenomeno ripetutamente: gli enti regolatori, per qualsiasi motivo, non fanno ciò che sembrerebbe ovvio per tutelare la sicurezza dei pazienti», ha affermato Gill. Ha aggiunto che la stessa rete di potere incentiva un «sistema basato su obiettivi» che spinge i medici a vaccinare una certa percentuale dei loro pazienti. Secondo Gill, la censura nei media tradizionali e sulle piattaforme dei social media ha contribuito a questa situazione, poiché «le voci dissenzienti venivano diffamate o messe a tacere» se mettevano in discussione la sicurezza dei vaccini contro il COVID-19. Jablonowski ha affermato che i verbali della riunione del maggio 2021 mostrano che si sono svolte «discussioni franche» sulla sicurezza e sui potenziali rischi del vaccino AstraZeneca, ma solo a porte chiuse. «Al di fuori di quelle porte, non c’è stata alcuna discussione franca, in mezzo alla censura rigida», ha detto Jablonowski.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Il Regno Unito ha accelerato la campagna di vaccinazione contro il COVID, contro il parere degli esperti medici
Uno studio del 2022 pubblicato sulla rivista Drug Safety ha rilevato che, entro maggio 2022, erano stati segnalati 443 casi di trombocitopenia concomitante in seguito alla vaccinazione con AstraZeneca, inclusi 81 decessi. Nel Regno Unito sono state intentate oltre 80 cause legali per presunti danni causati dal vaccino AstraZeneca. Nel 2024, AstraZeneca ha ritirato dal mercato il suo vaccino contro il COVID-19 , ma ha affermato che il ritiro era dovuto al calo della domanda globale, non a problemi di sicurezza o a controversie legali nel Regno Unito. Alcuni messaggi privati di WhatsApp, condivisi con il Telegraph nel 2023, hanno rivelato che i politici e i funzionari della sanità pubblica del Regno Unito hanno preso decisioni politiche relative al COVID-19 basandosi su convenienze politiche piuttosto che su criteri scientifici, contraddicendo le loro dichiarazioni pubbliche. Questi documenti, noti come Lockdown Files, hanno dimostrato che i funzionari hanno scelto di accelerare la distribuzione dei vaccini contro il COVID-19, contro il parere di alcuni esperti medici. Michael Nevradakis Ph.D. © 27 ottobre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD. Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Politica
Caos per l’emendamento sul reintegro dei medici definiti «no-vax». Intervista al dottor Dario Giacomini
La Camera dei Deputati ha approvato il Ddl di riforma delle professioni sanitarie. Al suo interno c’è un emendamento che prevede l’archiviazione dei procedimenti disciplinari a carico dei sanitari che, durante il periodo COVID, contestarono le politiche sanitarie di allora. Sul provvedimento, sulle reazioni politiche e sui prossimi passi abbiamo sentito l’associazione ContiamoCi!, che si è battuta per migliorare il testo dell’emendamento ed è impegnata in una raccolta firme per modificare un altro articolo dello stesso Ddl.
ContiamoCi! è stata ringraziata dall’onorevole Buonguerrieri (FDI), prima firmataria: «oggi, grazie a un emendamento di Fratelli d’Italia a mia prima firma alla riforma delle professioni sanitarie, poniamo fine a un’ingiustizia che si protraeva da troppi anni. I medici e gli operatori sanitari radiati durante la pandemia di COVID, per la sola ‘colpa’ di curare i pazienti in scienza e coscienza rifiutando protocolli che si sono spesso rivelati scientificamente infondati, potranno tornare a esercitare il loro lavoro. Contestualmente, un mio ordine del giorno impegna il governo a reintegrare i professionisti sospesi prevedendo l’archiviazione, da parte degli Ordini o degli organi disciplinari competenti, dei procedimenti ancora aperti a loro carico. Ringrazio per il supporto tutte le associazioni che hanno partecipato alla redazione dei testi presentati, in particolare l’associazione ContiamoCi!, che si batte per la libertà di cura e di scelta».
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L’introduzione dell’emendamento ha suscitato polemiche di vastità imprevista. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, senza dire esattamente di cosa parlasse, ha dichiarato che va contrastato chi «avvelena le opinioni sui vaccini», definendo tali posizioni come «distruttive e sconcertanti».
Gli ha fatto eco Stefania Craxi, figlia dello statista morto esule in Tunisia, che ha promesso «modifiche al Senato» per la legge che reintegrerebbe i medici etichettati come «no-vax», ma che magari, semplicemente, consideravano contrario ai loro studi (e magari al giuramento di Ippocrate) il vaccinare con un siero sperimentale un immunodepresso, una donna incinta o un malato di cancro.
Abbiamo intervistato il dottor Dario Giacomini, presidente dell’associazione ContiamoCi!, fondatore del sindacato DI.CO.SI, medico già primario di radiologia.
Dottor Giacomini, cosa è successo ieri alla Camera?
Ieri pomeriggio è stato approvato il Ddl, e al suo interno c’era l’emendamento che aveva fatto tanto rumore già a luglio, a firma Buonguerrieri. In commissione era già stato approvato, ieri è stato portato in Aula e votato. Come ContiamoCi! ci eravamo spesi per migliorarne ulteriormente il testo, in modo che tutti i sanitari che sono, o sono stati, oggetto di provvedimenti disciplinari per aver contestato le politiche sanitarie del periodo COVID vedessero archiviate le loro posizioni.
In concreto, cosa significa?
Significa che se in quel periodo eri un sanitario, un medico o altro, e avevi contestato in scienza e coscienza terapie promosse con circolari del ministero della Salute ma che non ritenevi idonee all’iter diagnostico e terapeutico di quello specifico paziente, oppure avevi contestato l’obbligo vaccinale o il green pass, e per questo eri sotto procedimento disciplinare da parte dell’Ordine, quelle posizioni vengono archiviate. È un grandissimo successo e sta creando un gran putiferio, già da ieri sera e da stamattina.
Cosa ha detto il presidente della Repubblica?
Non è entrato direttamente nella questione, ma guarda caso proprio questa mattina, in occasione di un evento al Quirinale ha affermato, come riportato da Repubblica e dai telegiornali nazionali, che anche la vaccinazione è un presidio fondamentale e che ci sono canali di informazione che stanno inquinando la percezione di queste terapie nella popolazione. In sostanza ha detto che chi fa questo non rende un servizio alla scienza, ma compie un’operazione pericolosa.
Voi come rispondete?
Lo contestiamo, e oggi ho fatto un video proprio su questo. Non stiamo discutendo la validità di un farmaco o di una terapia in sé, ma l’applicazione pratica che ne è stata fatta in quegli anni. Sono state tolte ai cittadini la libertà di scelta, sancita dalla Costituzione che il presidente dovrebbe conoscere molto bene, e al medico la libertà di operare secondo scienza e coscienza e secondo il giuramento di Ippocrate. Erano violati dei capisaldi per noi sacri, e continuiamo a contestare anche queste affermazioni.
Come legge tutto questo?
La narrazione sul COVID, nonostante la commissione parlamentare d’inchiesta, deve restare monolitica e non può essere messa in discussione. Allora sorgono delle domande: si vuole davvero difendere la salute dei cittadini, o si vogliono difendere apparati e poteri che su quell’impalcatura hanno costruito la loro realtà e la loro storia?
C’è un legame con quanto accaduto in commissione COVID?
Sì, c’è una continuità con quello che è successo in commissione due giorni fa, quando è stato audito Speranza. È stata una lunga audizione, che mi sono ascoltato. Speranza ha aperto la sua relazione rivendicando che tutta la gestione COVID è stata, lo ha detto lui, una gestione politica di due governi, il Conte 2 e il Draghi, con maggioranze anche diverse. Per me questo fa tutta la differenza del mondo, perché è quello che dicevamo da sempre: non era una questione sanitaria, ma una scelta di indirizzo politico, a nostro parere di un totalitarismo sanitario. Sentirlo dall’ex ministro della Salute è una certificazione.
Con quali conseguenze?
Se erano scelte politiche, a fronte delle quali si è deciso di chiudere le scuole, fare i lockdown, danneggiare l’economia dei cittadini, imporre obblighi vaccinali, espellere dal lavoro prima i sanitari e poi altre professioni, espellere gli over 50, introdurre un lasciapassare basato sulla vaccinazione, allora cambia l’ambito. Chi ha subito quelle imposizioni è stato perseguitato politicamente – è divenuto un perseguitato politico. In quel caso non basta una commissione d’inchiesta parlamentare: forse serviranno altri tribunali, altre sedi. Se in una democrazia c’è una persecuzione politica, c’è qualcosa di diverso: siamo in uno Stato, se non dittatoriale, quantomeno totalitario.
Come si stanno muovendo le forze politiche?
Di sicuro c’è stata una levata di scudi di tutto il centrosinistra: da Calenda al PD, molti hanno subito stigmatizzato il centrodestra.
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Vi accusano di essere «no-vax» e di cercarne i voti.
Ribadiamo che questa etichetta ci va stretta e non è corretta. Qui non si parla di «sì-vax» o «no-vax», ma di libertà di scelta e di giuramento di Ippocrate, se restiamo nella cornice della professione medica. E se parliamo di cittadini, parliamo di persone che hanno voluto difendere l’articolo 32 della Costituzione, il diritto a decidere sul proprio corpo, voluto da Aldo Moro, un democristiano che non era né «sì-vax» né «no-vax». Le stesse parole di Speranza confermano che non eravamo perseguitati in nome della scienza, ma per un’ideologia di fondo. Cosa ci fosse dietro, si potrebbe fare molta dietrologia, ma la realtà dei fatti è questa.
E gli ordini dei medici?
Si sono subito allarmati, mostrandosi dispiaciuti e costernati per quanto sta avvenendo alla Camera. Ho letto anche una dichiarazione della senatrice Craxi, che avrebbe detto che al Senato si cercherà di affossare questo articolo. Si stanno muovendo perché, seppur piccolo, è un primo schiaffo a una narrazione: per la prima volta in un Parlamento italiano si ottiene un passo avanti, e a mio avviso molto più significativo della cancellazione delle multe agli over 50.
Perché è così importante?
Perché la campagna vaccinale e il DL 44 che ne è seguito servivano innanzitutto a piegare la volontà dei sanitari e dei medici e ad asservirli alle necessità dei governi allora in carica. Per convincere i cittadini a sottostare all’obbligo vaccinale e al green pass bisognava prima spezzare ogni resistenza della classe medica, perché i cittadini si fidavano ancora dei medici. Se molti medici si fossero mostrati scettici, l’operazione non sarebbe mai partita come volevano. Ancora oggi si cerca di mantenere quel perimetro e di impedire che si formi una crepa.
E adesso cosa succederà?
Lo vedremo nei prossimi giorni. Da quello che percepisco dai messaggi che ricevo, ci sono pressioni fortissime, come ce n’erano state perché la commissione d’inchiesta non si avviasse o per modificarne parametri e perimetri, perché certi argomenti non dovevano essere trattati. Figuriamoci ora che non si tratta più di audizioni e testimonianze, ma che si comincia a parlare di leggi dello Stato. È un salto di qualità importante e le risposte saranno altrettanto forti: ci sarà un bel braccio di ferro, e la differenza possiamo farla noi.
Cosa chiede ai cittadini?
Dalle pagine di Renovatio 21 sollecito tutti i cittadini sensibili a questi temi, che in un modo o nell’altro hanno subito i ricatti di quegli anni, a fare da cassa di risonanza. Al di là di ciò che raccontano i telegiornali e certi siti, il popolo italiano vuole superare quella fase e ristabilire la verità su quel periodo storico. Una forza parlamentare, per quanto rappresentativa di una parte della popolazione, può essere schiacciata dalla potenza mediatica della controparte: il centrosinistra, lo sappiamo, controlla i grandi gruppi editoriali italiani. La risposta deve partire dal basso.
Per quanto riguarda il sindacato DI.CO.SI., cosa avete in programma?
Nel nome dei diritti costituzionali continueremo a batterci perché ai lavoratori siano riconosciuti i danni subiti in quegli anni. I danni morali, psicologici, le pressioni, le persecuzioni non potranno mai essere ripagati. Però il riconoscimento degli emolumenti non percepiti e dei contributi previdenziali non versati è una battaglia che portiamo avanti, e speriamo che questa piccola crepa si allarghi fino a comprenderla.
State raccogliendo firme per modificare un altro articolo dello stesso Ddl.
Sì, quello che consente a sanitari stranieri di lavorare in Italia in deroga, con titoli di studio non equiparati a quelli italiani e senza un’adeguata conoscenza della lingua. Con la scusa, ancora una volta, di un’emergenza, in questo caso la carenza di personale, rischiamo di aprire le porte a moltissimi operatori di cui non conosciamo la preparazione né le competenze sanitarie e linguistiche. Si parla di migliaia di infermieri provenienti dall’India e, da notizie che arrivano, pare ci sia un giro importante di lauree infermieristiche vendute in quel Paese.
Rischiamo di ritrovarci con persone che formalmente hanno un titolo, ma le cui competenze non sono verificate, e le verificheremmo sulla pelle dei cittadini. Abbiamo chiesto che le competenze linguistiche siano accertate in modo puntuale, non solo per il dialogo normale ma anche per quello professionale, cioè sulla materia sanitaria.
Quindi l’emergenza COVID ha generato altri casi di questo tipo?
Sì, ancora una volta. L’assetto emergenziale creato con il COVID si ripete ora con i sanitari stranieri e si ripeterà in altri casi. È diventato un modus operandi: la democrazia delle emergenze. Ma in emergenza la democrazia non c’è più, perché bisogna decidere in fretta. Ai tempi dei Romani si sospendeva la democrazia, si nominava un console e ci si affidava completamente a lui, l’unico che poteva portarci fuori dalle secche. Oggi lo stiamo facendo sulla pelle e sulla salute dei cittadini italiani, e chissà quante altre emergenze si potranno sviluppare. Per questo siamo nelle piazze di tutta Italia, e anche online, a raccogliere firme per spingere governo e forze parlamentari a modificare questo articolo.
Nello stesso Ddl si parla anche di approccio «One Health».
Sì, si ribadisce l’importanza di quell’approccio: cambiano i ministri, ma il concetto resta. Speranza è in commissione d’inchiesta per essere audito e gli si punta il dito contro, ma intanto le manine nei ministeri continuano a portare avanti i concetti che lui ha introdotto. È l’apoteosi delle emergenze che diventano paradigma di gestione della cosa pubblica e della vita dei cittadini.
Quali rischi vede?
Quando si dice che la salute umana è strettamente collegata a quella ambientale e animale, significa che qualsiasi emergenza può essere proclamata in qualsiasi momento per la salvezza dell’ambiente. Allora ci puoi mettere tutto il green, le guerre, qualsiasi cosa: ogni abitudine umana può essere potenzialmente dannosa per l’ambiente, e in nome della nuova sacralità dell’ambiente, di questo ambientalismo ideologico, in realtà fortemente finanziato e gestito dal capitalismo globalista, potremmo ritrovarci in galera. Ed è gravissimo.
È un percorso nuovo?
No, ci sono gli antefatti: la modifica dell’articolo costituzionale sul paesaggio e sulla tutela dell’ambiente per le generazioni future. Ormai c’è un aspetto costituzionale in tutto questo, il che dimostra che la cosa è stata apparecchiata negli anni precedenti al COVID. Queste questioni sono solo il punto di arrivo di un percorso lungo.
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Immagine della Presidenza della Repubblica Italiana via Wikimedia; fonte Quirinale.it; immagine modificata
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