Sanità
Non cercano il tasso di reinfezioni. Perché?
Leggendo i vari report sanitari che da due anni vengono aggiornati quotidianamente da tutti i Paesi Occidentali, balza all’occhio una lacuna enorme. Questi report infatti non raccolgono il numero di ricontagi.
Le autorità sanitarie catalogano i casi COVID sotto molti parametri (età, genere, regioni geografiche, etc.) e la raccolta dati è stata ulteriormente aggiornata introducendo nuovi parametri monitoriati: ad esempio, avrete fatto caso che da dicembre 2021 – per argomentare l’utilità della terza dose – i report inglesi e italiani hanno introdotto lo screening di parametri nuovi come il conteggio dei casi positivi distinti tra persone vaccinate da più di 120 giorni e meno di 120 giorni.
Possiamo immaginare che questa raccolta dati sia stata aggiornata semplicemente facendo una domanda ai pazienti (o cercando banalmente nella rispettiva cartella clinica): quando il paziente aveva fatto l’ultima dose di vaccino? Più o meno di 120 giorni dal momento in cui è stato trovato positivo?
Però, facendo un po’ di storia delle gestione pandemica, balza all’occhio una lacuna incredibile: nessuno ha mai cercato se e quanto tempo prima un paziente fosse giù risultato positivo. Cioè, nessuno ha mai cercato qual è la possibilità di ricontagiarsi dal COVID.
Questo è ciò che permetterebbe di capire la copertura immunitaria acquisita naturalmente da infezione COVID e confrontarla con quella acquisita tramite le vaccinazioni disponibili.
Provate a fare questa domanda al ministero della Salute: un soggetto non vaccinato che ha avuto l’infezione può reinfettarsi e quando? Tale soggetto mai vaccinato e infettato può poi reinfettarsi più facilmente rispetto a un soggetto vaccinato che ha comunque avuto l’infezione?
Non è possibile rispondere, perché incredibilmente nessuna autorità sanitaria sta ricercando questo banale (e doveroso) parametro, per cui vi sono solo supposizioni basate su qualche screening a posteriori, i cui numeri non sono però divulgati né accertabili.
Troviamo da mesi opinioni discordanti a riguardo, espresse da qualche virostar sui giornali, senza che vi siano alle spalle dati strutturati, nemmeno si trattasse del campionato di fantacalcio.
Eppure i dati da studiare già esisterebbero: esistendo la banca dati su cui si fonda il green pass, sarebbe sufficiente estrarre i dati in modo anonimo e verificare quanti e quali pazienti hanno avuto più casi di reinfezione. Sarebbe un lavoro di Big Data che richiederebbe qualche ora coi moderni database in uso dalle autorità sanitarie. Quindi, virtualmente dato già esiste, ma nessuno lo estrae dai database del sistema sanitario.
Ora, non serve scomodare Conan Doyle, per dedurre che se questi dati portassero acqua al mulino della vaccinazioni del Ministero della Salute, li avremmo già visti raccolti e pubblicati. Ma così non è.
Esattamente come abbiamo visto introdotto il parametro «vaccinato da più di 120 giorni» a dicembre 2021 per convincere le persone a farsi il booster. È altresì probabile che proprio tale parametro verrà tolto dai report qualora si scoprisse che anche la dose booster decade dopo 120 giorni.
Cosa che sembra ormai di dominio pubblico se ne parla pure il Corriere del 27 marzo:
«Quanto dura la protezione della terza dose di vaccino? Si tende a pensare che la durata sia di almeno quattro mesi, ma il tempo varia da individuo a individuo in quanto la risposta allo stimolo vaccinale è molto soggettiva».
Il fatto, dunque, che il tasso di reinfezioni non sia mai stato pubblicato – nonostante sarebbe già raccolto e potenzialmente processabile come spiegato sopra – lascia dedurre che il regime sanitario troverebbe in esso un argomento sfavorevole alle direttive dell’autorità.
Di quale argomenti si potrebbe trattare?
Le ipotesi si stringono a due:
1) potrebbe emergere che la percentuale di persone non vaccinate o vaccinate che contrae infezione sviluppa una protezione naturale molto duratura. E siccome le persone che hanno avuto il COVID sono stimate a circa il 30 % della popolazione totale, questo toglierebbe argomenti per obbligare ai richiami il 30% della popolazione. Dunque, se ci svelassero che un contagiato è altamente coperto da reinfezione per 12 mesi, avremmo un argomento scientifico facile per rifiutare la vaccinazione per i prossimi 12 mesi.
Più il governo ti rivela che un guarito è coperto, più si abbassa lo stato di emergenza sanitaria. Fino a diventare endemia, cioè un virus col quale si convive, come tanti.
Ecco che allora il governo sanitario non deve renderlo noto e deve far credere di essere sempre altamente esposti al pericolo di ricontagio.
2) oppure potrebbe emergere qualcosa di ancora più sfavorevole al regime sanitario vaccinista: si potrebbe scoprire che una persona mai vaccinata e contagiata sviluppa una difesa contro la reinfezione superiore a quella di un soggetto vaccinato e infettato.
Questo scenario scatenerebbe addirittura una richiesta di risarcimento danni da parte dei soggetti vaccinati, visto che la vaccinazione risulterebbe peggiorativa.
Un soggetto non a rischio – prendiamo un ragazzo – direbbe infatti «mi sarebbe allora convenuto fare il COVID piuttosto che sottopormi alle tue 3 dosi di vaccino».
L’idea può essere venuta a moltissimi, vista l’aneddotica circolata soprattutto durante l’ultima ondata, quella di inizio inverno: soggetti giovani guariti non contagiati, nonostante contatto pieno con i positivi; soggetti omologhi freschi di booster ammalati.
Questo dimostrerebbe che in certi soggetti l’immunità naturale acquisita è potente e duratura.
Esistono spiegazioni possibili a questa dinamica? Sì. E per certo alcune sono scientificamente basate.
A) I vaccini mRna «addestrano» il sistema immunitario a riconoscere la proteina spike del virus, che tuttavia rappresenta una parte specifica dello stesso. E siccome le vaccinazioni mRna ancora oggi in uso sono state progettate sulla spike della prima versione del COVID del 2020 (la variante Alfa), rimane plausibile che il sistema immunitario non riconosca allo stesso modo varianti che abbiano una proteina spike che si discosta di molto da quella Alfa.
La cosa invece non accade se il sistema immunitario ha imparato a riconoscere tutta la superficie del virus (e non solo la spike), cosa che tendenzilmente avviene a seguito di infezione naturale.
A questo punto – poiché non cercano questi dati come sopra spiegato – non è chiaro se un soggetto vaccinato che prenda il COVID riesca a sviluppare immunità su tutta la superficie del virus oppure se la vaccinaizone mRna gli precluda questa possibilità. Ciò sarebbe un fenomeno gravissimo di immunodeficienza acquisita, di cui ci sono alcune recenti prove in laboratorio, e di cui parleremo in un altro articolo dedicato.
B) Un team italiano ha svolto uno studio pubblicato da Lancet a dicembre 2021 che avevamo già esposto su Renovatio 21. La vaccinazione mRNA elimina gli anticorpi neutralizzanti dalle mucose orali. Queste sono la prima barriera di contrasto all’infezione.
A questo riguardo si osserva che tale fenomeno accertato potrebbe essere peggiorativo anche della salute di soggetti non vaccinati che hanno sviluppato immunità naturale a seguito di infezione: noi siamo portati a credere che con le altre ondate influenzali (con altri coronavirus) il tasso di ricontagio fosse più basso di quello che vediamo oggi.
Ma in quei contesti non c’era il 90% della popolazione che aveva perso anticorpi neutralizzanti a seguito di vaccinazione mRNA.
Pertanto potremmo aver un numero maggiore di soggetti non vaccinati che sembrano sviluppare immunità naturale meno duratura rispetto alle altre forme influenzali per il semplice fatto che il 90% di popolazione vaccinata li espone a continui ricontagi. Cosa che normalmente non avviene perché il «gregge» aiuta a limitare la circolazione del virus.
In altre parole – avendo vaccinato il 90 % della popolazione che rimane poi priva di anticorpi neutralizzanti nelle mucose orali – si verificherebbe quella che potremmo chiamare una anti-immunità di gregge.
Cosa che nelle normali epidemie influenzali non avveniva.
C) con una normale influenza l’immunità naturale dura pochi mesi perché il sistema immunitario viene stimolato contemporanemente in milioni di soggetti ed in tutti questi la copertura va scemando simultaneamente. Ma che cosa accade se la diffusione del contagio viene dilazionata attraverso misure di contenimento (lockdown, isolamenti, mascherine e tamponi)?
Accade che un soggetto si troverà mediamente esposto a continui contatti col virus che ne stimoleranno continuamente la risposta immunitaria.
Dunque, un ragazzo che fosse guarito dal COVID – frequentando in seguito la scuola che mantiene misure di contenimento – potrebbe avere una risposta immunitaria al massimo grado per molti mesi: appunto perché i suoi compagni di classe non si ammalano tutti contemporanemante a lui, ma pochi alla volta. Si tratta di fatto di continui booster naturali per un soggetto già guarito. Dopo un certo arco di tempo tutta la classe dovrebbe trovarsi ad essere iper protetta e la circolazione sarebbe soffocata, essendo composta da soggetti guariti e ampiamente «boosterati» tra di loro.
Questo però non sta avvenendo, nonostante il tasso dei contagi sia sempre molto alto. Dunque, non dipende dal fatto che le misure di contenimento funzionino troppo efficacemente, bensì dipende necessariamente dal fatto che qualcuno non riesce mai ad acquisire immunità naturale rispetto al virus: cioè continua a contagiarsi e a ricontagiare.
Quanti sono? Domandiamo, non è che sono in maggioranza i soggetti vaccinati a presentare questo inconveniente?
Non lo sappiamo, perché nessuno cerca questo parametro.
Ma dovremmo cercarlo, perché se fossero i soggetti vaccinati a presentare questo inconveniente, significherebbe che proprio la campagna vaccinale prolungherà la circolazione del COVID all’infinito.
In conclusione, senza che le autorità sanitarie si degnino di pubblicare i dati sui ricontagi, tutte le questioni sopra indicate rimarranno indeterminate. È questo che vogliono?
Lo stesso dicasi della questione legata alla «velocità di diffusione» delle nuove varianti. Quando sentiamo dire che le nuove varianti si sono diffuse perché sono più veloci a diffondersi, potremmo essere in presenza di una confusione logica tra effetto e causa.
Ad esempio, per ipotesi, il fatto che la variante Omicron si diffonda più velocemente della variante Delta potrebbe essere semplicemente l’effetto di un indebolimento collettivo del sistema immunitario causato dalla vaccinazione, e non la causa della minore performance del sistema immunitario rispetto alla variante. Cioè, significherebbe che, se nessuno si fosse vaccinato, la velocità di diffusione della variante Omicron sarebbe rimasta e percepita analoga a quella della Delta.
Esiste una prova di questa ipotesi?
Certamente esiste e l’abbiamo dimostrata su Renovatio 21 coi numeri dei report inglesi: dopo alcune settimane i vaccinati hanno un tasso di contagio che è il doppio rispetto ai non vaccinati.
Il che spiega come – visto dall’esterno – sembra che complessivamente la variante Omicron abbia una velocità di diffusine più elevata. In realtà non è la variante ad avere intrinscamente una maggiore velocità di diffusione, bensì la maggiore velocità di diffusione dipende dal fatto che essa trovi la strada spianata in una popolazione vaccinata al 90%.
Il sospetto è che nessun governo mai pubblicherà i dati sui ricontagi divisi per cluster (mai vaccinati, vaccinati doppia dose e vaccinati tripla dosi) perché questi argomenti diventerebbero autoevidenti. E i cittadini chiederebbero i danni o rigetterebbero ulteriori obblighi vaccinali.
A maggior ragione invece – se i dati sui ricontagi supportassero le campagne vaccinali – perché i governi non li hanno ancora pubblicati? Sarebbe così facile.
Gian Battista Airaghi
Sanità
Fauci istituisce un fondo per la difesa legale mentre si moltiplicano le indagini contro di lui
Gli avvocati del dottor Anthony Fauci hanno aperto un fondo per la difesa legale, mentre le difficoltà giudiziarie dell’ex responsabile della lotta al COVID-19 continuano ad aumentare. Lo riporta LifeSite.
Dopo due audizioni disastrose al Senato degli Stati Uniti e la pubblicazione del suo diario personale quest’estate, Fauci è stato citato in giudizio da tre procuratori generali statali repubblicani, che intendono verificare se abbia tratto un vantaggio personale dalle linee guida emanate durante la pandemia.
Sebbene il presidente Joe Biden abbia concesso al «zar» del COVID un’amnistia generale dal 2014 fino all’ultimo giorno della sua presidenza, quella misura lo tutela soltanto dai procedimenti penali federali e lo lascia esposto a eventuali azioni dei singoli Stati.
La grazia non coprirebbe nemmeno l’accusa di oltraggio al Congresso trasmessa dai senatori repubblicani al Dipartimento di Giustizia all’inizio del mese, dopo che l’ex direttore del NIAID aveva invocato il Quinto Emendamento più di 100 volte in un’udienza di luglio.
«Il Fondo per la Difesa Legale del Dottor Anthony S. Fauci è stato istituito per contribuire a coprire le spese legali e amministrative relative al Dottor Fauci», si legge sul sito del fondo. «I vostri contributi sostengono direttamente queste attività di difesa e garantiscono un supporto legale completo durante le indagini e i procedimenti in corso.»
«Il dottor Fauci sta affrontando un attacco legale senza precedenti per un funzionario pubblico in pensione e merita una solida difesa contro queste azioni infondate e pretestuose», ha dichiarato l’avvocato David Schertler a Reuters. «Il dottor Fauci non ha fatto nulla di male e siamo pronti a contrastare queste vergognose molestie nei confronti di un uomo onesto che ha dedicato la sua carriera a salvare vite umane».
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Al momento del pensionamento Fauci era il dipendente federale più pagato, con uno stipendio di quasi 500.000 dollari l’anno. Nel 2021 Fauci e la moglie avevano dichiarato un patrimonio netto di 12,6 milioni di dollari.
Il procuratore generale della Florida, James Uthmeier, aveva collaborato con West Virginia e Louisiana per indagare su «premi, opportunità professionali, incentivi finanziari, sovvenzioni e linee guida relative al COVID-19 che hanno avuto un impatto sulle imprese e sui consumatori della Florida».
Uthmeier ha detto che i diari di Fauci «descrivono in dettaglio importanti riconoscimenti» legati alla Florida, tra cui un premio di 900.000 dollari della Fondazione Dan David e una sovvenzione NIAID al programma di ricerca biomedica Scripps dell’Università della Florida.
Il procuratore generale della Florida ha inoltre indicato altri possibili modi in cui Fauci avrebbe potuto trarre un vantaggio personale dalla gestione del COVID, come «offerte di cattedre universitarie intitolate a lui e contratti editoriali, incarichi nei consigli di amministrazione, collaborazioni con fondazioni private e altre opportunità professionali e finanziarie concomitanti al suo ruolo federale e alle raccomandazioni pubbliche che hanno avuto un impatto sulla Florida».
La citazione della Florida impone a Fauci di consegnare entro il 31 agosto i documenti sui suoi «conflitti di interesse personale».
«I funzionari governativi godono di un certo livello di immunità nell’esercizio delle loro funzioni, ma se Fauci ha tratto profitto personale dalle “linee guida” che ha emesso, ciò potrebbe benissimo costituire una violazione della legge della Florida», ha detto Uthmeier. «Il diario di Fauci si concentrava più sull’autopromozione che sulle legittime preoccupazioni relative alla sicurezza dei vaccini a mRNA. Mentre Fauci si dava da fare per ottenere contratti editoriali, premi, fortuna e fama, i cittadini della Florida venivano ingannati e danneggiati dalle sue false dichiarazioni».
«Il recente rifiuto del dottor Fauci di rispondere alle domande del Congresso sul suo operato durante la pandemia è preoccupante», ha dichiarato il procuratore generale del West Virginia, John McCuskey. «Il popolo americano ha il diritto di sapere se lui o i suoi rappresentanti eletti sono stati ingannati o manipolati. Sia il mio ufficio che io sosteniamo gli sforzi del procuratore generale Uthmeier per far emergere la verità».
«L’opinione pubblica merita risposte a circa un milione di domande relative alla pandemia, alle sue origini e alle azioni intraprese dal governo in risposta», ha detto il procuratore generale della Louisiana, Liz Murrill. «Sappiamo già che Fauci ha mentito, ma non sappiamo ancora quanto. Ha mentito persino su una cosa basilare come tenere un diario. La verità verrà a galla.»
I versamenti al fondo per la difesa di Fauci non sono deducibili come donazioni di beneficenza e non sono rimborsabili.
Secondo l’agenzia Reuters, gli eventuali fondi residui destinati alla difesa legale di Fauci saranno devoluti in beneficenza.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Epidemie
Collaboratore di alto livello di Fauci si dichiara colpevole di accuse federali. Tradirà il suo capo?
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Morens si vantava di essere in grado di «far sparire le email»
Nel corso della sua testimonianza davanti alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti nel 2024, Fauci negò di avere avuto uno stretto rapporto di lavoro con Morens, suggerendo che Morens non gli forniva consulenza su «politiche dell’istituto o altre questioni sostanziali». Tuttavia, l’accordo di patteggiamento di Morens include una dichiarazione in cui ammette di essersi spesso consultato con un ricercatore esterno, Peter Daszak, Ph.D., all’epoca presidente dell’EcoHealth Alliance, per preparare briefing per Fauci che suggerivano che il COVID-19 avesse origini naturali. In un’email del 2021 resa pubblica dalla Camera e citata da The Hill, Morens scrisse a Daszak: «Posso inviare materiale a Tony [Fauci] tramite la sua Gmail privata, oppure consegnarglielo di persona al lavoro o a casa. È troppo intelligente per lasciare che i colleghi gli mandino cose che potrebbero causargli problemi». In un’altra email del 2021, Morens affermò di sapere come «far sparire le email dopo una richiesta FOIA», riferendosi alle richieste di accesso agli atti federali previste dal Freedom of Information Act. John Leake, vicepresidente della McCullough Foundation e autore di Mind Viruses: America’s Irrational Obsessions, ha scritto su Substack che la dichiarazione di colpevolezza di Morens per un singolo capo d’accusa di cospirazione è «simile alla condanna di Al Capone per evasione fiscale». Leake ha suggerito che la dichiarazione di colpevolezza avrà un impatto minimo sull’indagine sulle origini del COVID-19. «Sebbene Morens probabilmente sconterà una pena detentiva, la sua dichiarazione di colpevolezza e la sua condanna per questo particolare atto di frode mi sembrano un diversivo rispetto al problema principale», ha scritto Leake, riferendosi alla «creazione illegale e al successivo occultamento illegale di un’arma biologica in un laboratorio di biosicurezza cinese». Ma per altri analisti e commentatori, l’attenzione sta tornando a concentrarsi su Fauci in seguito alla dichiarazione di colpevolezza di Morens. Jeffrey Tucker, presidente e fondatore del Brownstone Institute, ha ipotizzato che Morens abbia probabilmente accettato di testimoniare contro altre persone in cambio del patteggiamento e, forse, di una pena più mite. «Ora è disposto a parlare in cambio di una pena più lieve. Sicuramente parlerà e sarà affascinante sapere tutto quello che sa», ha detto Tucker. Il biologo molecolare della Rutgers University, Richard Ebright, Ph.D., si è detto d’accordo. Ebright è stato un acceso critico della ricerca sul guadagno di funzione, che secondo i sostenitori della teoria della fuga dal laboratorio avrebbe probabilmente portato alla creazione in laboratorio del SARS-CoV-2 e alla sua successiva fuoriuscita dal laboratorio di Wuhan. Ha affermato che Morens «probabilmente» ha agito «su ordine del suo capo, Fauci». «La dichiarazione di colpevolezza di Morens è un primo passo importante per assicurare alla giustizia i funzionari statunitensi che hanno finanziato la sconsiderata ricerca sul guadagno di funzione a Wuhan, che ha causato il COVID-19» ha detto Ebright. «Sembra possibile, persino probabile, che Morens sia stato ‘ingannato’ dai procuratori e che la sua dichiarazione di colpevolezza sia il risultato di un patteggiamento in cui Morens ha accettato di testimoniare contro Fauci, Daszak… e altri». L’accordo di patteggiamento di Morens prevedeva un fascicolo sigillato, il che, secondo Ebright, indica che Morens ha accettato di testimoniare contro altri: un’opinione condivisa dal ricercatore e autore James Lyons-Weiler, Ph.D., che ha scritto su Substack: «Infine, poiché l’accordo di patteggiamento include un supplemento sigillato e una separata dichiarazione di fatto, la documentazione attualmente pubblica è incompleta. Tale lacuna è particolarmente rilevante per le speculazioni secondo cui Morens starebbe collaborando contro altri. Tale collaborazione è possibile in teoria, ma non può essere ragionevolmente dedotta dalla sola esistenza del documento sigillato». «… Avevamo previsto che a [Morens] sarebbe stato offerto un patteggiamento e che le accuse specifiche sarebbero state ritirate in cambio della sua testimonianza contro Fauci e altri.»Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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Altri collaboratori di Fauci faranno a gara per «denunciarsi a vicenda» in cambio di patteggiamenti?
La dichiarazione di colpevolezza di Morens rappresenta l’ultimo sviluppo nell’indagine congressuale in corso sulle origini del COVID-19. Nel 2024, quando testimoniò davanti al Congresso nell’ambito dell’indagine Morens negò di aver tentato di eludere la legge federale instradando le comunicazioni attraverso il suo account di posta elettronica personale. All’inizio di questo mese, Paul ha segnalato Fauci al Dipartimento di Giustizia per oltraggio al Congresso, per essersi rifiutato di rispondere alle domande durante l’udienza del mese scorso. Secondo il Washington Post, il Dipartimento di Giustizia sta esaminando la richiesta. È la terza volta che Paul segnala Fauci al Dipartimento di Giustizia per possibili accuse penali. La settimana scorsa, Fauci ha rifiutato la richiesta di comparire volontariamente davanti a un’altra commissione del Senato. Negli ultimi istanti del suo mandato, lo scorso anno, l’allora presidente Joe Biden concesse preventivamente la grazia a Fauci per tutti i suoi atti ufficiali risalenti al 2014, anno in cui il NIH approvò un finanziamento per la ricerca di Daszak sul coronavirus nei pipistrelli. Esperti legali avevano precedentemente dichiarato a The Defender che, sebbene la grazia protegga Fauci da procedimenti penali federali per i suoi atti ufficiali, non impedisce agli Stati di sporgere denuncia contro di lui. Inoltre, non lo protegge dalle accuse di oltraggio al Congresso o di falsa testimonianza in successive deposizioni. Nel 2024, il dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti ha sospeso tutti i finanziamenti a EcoHealth Alliance dopo aver constatato che l’organizzazione non aveva monitorato adeguatamente gli esperimenti sul coronavirus. Ad aprile, il NIH avrebbe revocato tutti i finanziamenti concessi al virologo Ralph Baric, Ph.D., che aveva collaborato con Fauci e i ricercatori del laboratorio di Wuhan prima e durante la pandemia di COVID-19. A giugno, l’FBI ha incriminato due ricercatori del NIH, tra cui Vincent Munster, Ph.D., legato a Fauci, con l’accusa di aver introdotto clandestinamente negli Stati Uniti, all’inizio di quest’anno, il virus del mosaico del mais (mpox) e altri agenti patogeni pericolosi. Documenti resi pubblici il mese scorso suggeriscono che nel 2021 l’FBI abbia fatto pressioni sugli agenti della dogana e della protezione delle frontiere statunitensi affinché non interrogassero Daszak al suo rientro negli Stati Uniti dalla Cina, dove si era recato nell’ambito di un’indagine dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulle origini del COVID-19. L’anno scorso, Daszak è diventato presidente di Nature.Health.Global, un’organizzazione no-profit che svolge ricerche sulla salute pubblica e sulla prevenzione delle pandemie. Morens lavora per questa organizzazione. Ebright ha suggerito che «ora è iniziata la corsa ai topi» per gli ex stretti collaboratori e alleati di Fauci, che si «denunciano a vicenda». «Morens, Daszak, Keusch e gli altri probabilmente stanno già facendo a gara per essere i primi a collaborare e quindi ad accaparrarsi i migliori accordi di patteggiamento». Michael Nevradakis Ph.D. © 19 agosto 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD. Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Sanità
Il procuratore generale della Florida annuncia un’indagine su Fauci
Il procuratore generale repubblicano della Florida, James Uthmeier, ha annunciato mercoledì che il suo ufficio avvierà una propria indagine sull’ex responsabile della Casa Bianca per l’emergenza coronavirus, il dottor Anthony Fauci, per stabilire se sia possibile formulare accuse a livello statale per le azioni per le quali ha ricevuto la grazia federale.
Fauci era stato convocato davanti alla Commissione per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi del Senato, dove si era avvalso del Quinto Emendamento (che tutela il diritto a non rilasciare testimonianze autoincriminanti) per oltre 100 volte in risposta a una serie di domande sul suo ruolo nella risposta federale al COVID, sulle discrepanze tra le sue dichiarazioni pubbliche e le sue effettive conoscenze private, e sulle origini del virus.
Poco prima di lasciare l’incarico nel gennaio 2025, l’ex presidente Joe Biden ha concesso la grazia a Fauci per qualsiasi cosa avesse potuto fare tra il gennaio 2014 e la fine della sua presidenza, lasciando i repubblicani a livello nazionale divisi su cosa, eventualmente, si possa e si debba ancora fare per ritenerlo responsabile. Tuttavia, il potere di grazia presidenziale si applica solo ai reati federali, il che rende Fauci potenzialmente vulnerabile a ipotetiche accuse a livello statale.
«La mancanza di sincerità di Fauci nei confronti del Congresso è incredibile», ha annunciato Uthmeier. «Il mio ufficio avvierà un’indagine sul dottor Fauci. È ora di scoprire la verità su quanto accaduto durante la pandemia di COVID».
«Se ha mentito e ciò ha causato danni fisici ed economici a innumerevoli americani, miliardi di dollari dei contribuenti in “spese mediche” e una perdita di apprendimento per la prossima generazione, allora ci deve essere giustizia», ha continuato, aggiungendo che il suo ufficio collaborerà con il senatore Rand Paul «per scoprire la verità».
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Tuttavia, non sarà semplice dimostrare che le azioni di Fauci per conto del governo federale (che lo hanno visto principalmente a Washington, DC, e a Bethesda, nel Maryland) rientrino nella giurisdizione della Florida. Il governatore floridiano, Ron DeSantis, salito alla ribalta nazionale per la sua opposizione ai lockdown, ha cercato di ridimensionare le aspettative mercoledì durante il programma radiofonico The Clay Travis & Buck Sexton Show.
«Vorrei solo dire alla gente di non illudersi che si assisterà a un’assunzione di responsabilità di rilievo», ha affermato. «Credo che ci fosse un’opportunità in tal senso. Non sono sicuro che questa opportunità sia ancora concreta. Spero di sbagliarmi. Non fraintendetemi».
Fauci, ex direttore del National Institute of Allergy & Infectious Diseases (NIAID), era un funzionario sanitario relativamente sconosciuto, ma è diventato un nome familiare durante l’epidemia di COVID del 2020, osannato dai media ma presto al centro di una serie di seri problemi di credibilità.
Nel febbraio 2020, Fauci affermò che negli Stati Uniti non c’era «assolutamente alcun motivo per indossare una mascherina»; a luglio, sosteneva che gli americani indossassero non solo mascherine, ma anche occhiali protettivi e visiere (mentre prove schiaccianti hanno dimostrato che le mascherine contro il COVID erano inefficaci).
I critici hanno inoltre rimproverato a Fauci di aver suggerito di abolire la stretta di mano, mentre i rapporti sessuali con sconosciuti rimangono accettabili se «si è disposti a correre un rischio», e di aver sostenuto l’obbligo vaccinale contro il COVID pur non essendo disposto o in grado di fornire una «risposta definitiva» sul perché i vaccini siano necessari per coloro che hanno sviluppato l’immunità da una precedente infezione.
Nel gennaio 2024, ha ammesso sotto giuramento che la diffusa regola del «distanziamento sociale» di un metro e ottanta «probabilmente non si basava su alcun dato» ed «è semplicemente comparsa dal nulla».
Tuttavia probabilmente il punto più controverso nella carriera di Fauci è stata l’approvazione dei finanziamenti federali per esplorare la ricerca sul Gain of Function («guadagno di funzione»), che prevede il rafforzamento intenzionale dei virus per studiarne gli effetti, in diversi siti, tra cui il controverso Istituto di Virologia di Wuhan (WIV) in Cina, da dove le prove indicano che il COVID-19 potrebbe essere originariamente fuoriuscito. Alcune email trapelate hanno rivelato che Fauci e altri importanti ricercatori erano a conoscenza della possibilità di una fuga dal laboratorio già nel febbraio 2020, ma hanno tentato di screditarla temendo che riconoscere pubblicamente la teoria avrebbe compromesso «la scienza e l’armonia internazionale».
Paul ha sostenuto che il dipartimento di Giustizia dovrebbe perseguire Fauci per aver mentito al Congresso su questa e altre questioni relative al COVID, nonostante la grazia concessa da Biden. Paul afferma che il tentativo dovrebbe essere comunque fatto, in modo che i tribunali possano decidere se confermare o meno la grazia alla luce dei dubbi sulle capacità mentali e decisionali di Biden nei suoi ultimi giorni di mandato.
Interrogato sulla questione mercoledì, il presidente Donald Trump ha dichiarato: «È stato graziato da Biden e lo rispetto. So quanto sia potente». Nonostante abbia spesso criticato la presidenza di Biden, definita come condotta con «l’auto-pen» (un sistema per automatizzare le firme presidenziali), Trump ha riconosciuto che «servono molte prove» per poter annullare una grazia presidenziale.
Si tratta, in tutta apparenza, dell’ennesimo tradimento che il popolo dei sostenitori, americani e non, subisce da Trump.
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