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Epidemie

«Niente fiducia alle autorità pubbliche e sanitarie senza informazioni sufficienti»: lettera di un vescovo francese ai suoi fedeli

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Renovatio 21 pubblica la lettera sull’epidemia COVID scritta da Monsignor Marc Aillet ai fedeli delle diocesi di Bayonne, Lescar e Oloron in Francia.

 

 

 

 

Cari fratelli e sorelle,

 

L’attuale problema posto dal contagio globale del virus COVID-19 non può lasciare la Chiesa indifferente di fronte alla malattia e al disagio morale delle popolazioni.

 

 

Una situazione complessa e un profondo disagio.

Come vescovo, cioè come pastore chiamato a prendersi cura del gregge affidatomi dal Signore, condivido la preoccupazione di un numero crescente di persone inermi di fronte all’attuale panico sanitario.

 

Le soluzioni suggerite dal Governo per contenere l’epidemia, con mezzi mediatici e legislativi forti, se partono dalla lodevole intenzione di garantire la sicurezza pubblica, generano in molti uno stato di disagio psicologico e morale.

 

Se la vaccinazione viene presentata dal potere politico e dalle autorità sanitarie come l’unico modo per fermare l’epidemia, i vincoli posti per decreto o in discussione in Parlamento – vaccinazione obbligatoria per determinate professioni, pass sanitario per determinati luoghi o attività di vita – sollevano interrogativi tra un numero significativo di persone che temono per la protezione delle proprie libertà.

 

L’obbligo del lasciapassare sanitario non arriverà senza mettere in discussione molti, compresi gli eletti da tutte le parti, riguardo il regime di discriminazione, sospetto o controllo reciproco che verrà così posto in essere

Mentre molti cittadini sono stati convinti dagli incentivi statali e su consiglio di tanti medici di buona fede, altri ricorrono al vaccino, costretti e obbligati, per non perdere il lavoro, per non mettere in pericolo le proprie famiglie. o per godersi la libertà di andare al ristorante, al cinema o in viaggio…

 

L’obbligo del lasciapassare sanitario non arriverà senza mettere in discussione molti, compresi gli eletti da tutte le parti, riguardo il regime di discriminazione, sospetto o controllo reciproco che verrà così posto in essere. Lo testimoniano le vivaci discussioni in seno all’Assemblea nazionale. Un esponente della maggioranza, contrario al lasciapassare sanitario, ha addirittura denunciato davanti alla commissione di legge il rischio di «frazionare la società».

La pressione quotidiana del discorso mediatico, che funziona come un invito alla vaccinazione, le approssimazioni e le contraddizioni del discorso pubblico, hanno portato molti nostri concittadini al dubbio, allo scetticismo, anche a disagi e reazioni che non lasciano preoccupare.

 

 

Sarebbe dannoso per la pace e la coesione sociale instaurare una situazione di «discriminazione» tra vaccinati e non vaccinati, anche incitando alcuni a far sentire gli altri in colpa, ad emarginarli ea condannarli alla virtuale morte sociale. Da una parte o dall’altra succede che giochiamo sulla molla della paura e che cadiamo nell’irrazionale.

 

Non passa giorno in cui non provi questo profondo disagio, questo clima di tensione e persino di risentimento che colpisce tante persone che incontro.

 

Non vi nascondo nemmeno la mia preoccupazione rilevando i semi di divisione in famiglie, comunità, gruppi dove la questione della vaccinazione sta gradualmente diventando un argomento tabù, tanto appare una domanda fastidiosa.

 

 

L’informazione al servizio della libertà di coscienza

Capirete che non sta a me dettare il suo comportamento a nessuno, né prendere posizione, dogmaticamente, a favore o contro il vaccino. Ma è mio dovere di pastore invitarvi alla serenità, con il massimo rispetto per tutti, qualunque sia la vostra opzione, rifiutandovi di stigmatizzare chi fa altre scelte.

 

È missione della Chiesa prendere quota e invitare a un dibattito pacifico, anzi: illuminare le coscienze per promuovere il «consenso libero e informato» richiesto dalla Legge. Riprendendo la nota trilogia del pensiero sociale della Chiesa – vedere, giudicare, agire – è stato per me, con l’aiuto dei membri dell’Accademia diocesana per la vita – procedere a un lungo lavoro di ricerca, scegliendo di utilizzare solo informazioni referenziate, dai servizi ufficiali dello Stato francese, di altri Stati o di istituzioni internazionali.

 

Sarebbe dannoso per la pace e la coesione sociale instaurare una situazione di «discriminazione» tra vaccinati e non vaccinati, anche incitando alcuni a far sentire gli altri in colpa, ad emarginarli ea condannarli alla virtuale morte sociale

Anche se non mancano eminenti scienziati, medici e altri operatori sanitari e avvocati per allertare, in maniera pacata e costruttiva, le autorità pubbliche e le popolazioni sui mezzi alternativi al vaccino e al pass sanitario contenere l’epidemia e raggiungere l’immunità collettiva, senza violare le libertà pubbliche.

 

Non c’è dubbio da parte mia negare che la sicurezza sanitaria è un elemento fondamentale del Bene Comune che lo Stato deve prendere di petto, ma nessuno può essere costretto ad agire contro la propria coscienza. Perché qui è in gioco proprio la libertà di coscienza, è necessario anche che la coscienza sia illuminata e informata.

 

Tuttavia, l’indagine condotta dall’Accademia Diocesana per la Vita mi ha permesso di scoprire una ricchezza di informazioni sull’epidemia globale, che colpisce le popolazioni da quasi due anni, e sui mezzi consigliati per debellarla, che non sempre vengono portate all’attenzione dei pubblico dai principali media.

 

Ci sono atti o scelte che sono sempre sbagliati e che nessuna legge può giustificare.

 

C’è più semplicemente un discernimento per operare sulla proporzione dei mezzi messi in atto per raggiungere il fine, per quanto lodevole, che ci siamo prefissati.

 

 

La postura dell’interrogatorio

Mi accontenterò di assumere qui l’atteggiamento di «interrogatorio», che il Presidente della Repubblica, nel discorso ai Bernardin del 9 aprile 2018, aveva affermato di aspettarsi dalla Chiesa. Le domande che mi pongo, forse impertinenti, sono quelle che sento regolarmente intorno a me.

 

Ci viene detto che la vaccinazione è l’unico modo , nella situazione attuale, per fermare l’epidemia e raggiungere l’immunità collettiva. Ma che dire dei trattamenti che esistono e che sono efficaci o altri mezzi di prevenzione consigliati per rafforzare le nostre difese immunitarie naturali?

 

È stato dimostrato che l’idrossiclorochina, vietata per decreto in Francia, è stata autorizzata in altri paesi europei

 

E l’ivermectina, che sembra essere efficace?

 

E la libertà dei medici di prescrivere cure per il COVID-19?

Non vi nascondo nemmeno la mia preoccupazione rilevando i semi di divisione in famiglie, comunità, gruppi dove la questione della vaccinazione sta gradualmente diventando un argomento tabù, tanto appare una domanda fastidiosa.

 

La parola «vaccino» risuona nell’inconscio collettivo come un progresso innegabile che ha portato grandi benefici all’umanità. Pensiamo al vaccino contro il Tetano, per il quale non abbiamo ancora trovato una cura per evitare una morte inevitabile. L’epidemia di COVID-19 è dello stesso ordine, il rischio di morire è paragonabile?

 

Il tasso di mortalità è particolarmente preoccupante?

 

Il numero delle contaminazioni aumenta esponenzialmente il numero dei decessi?

 

I vaccini proteggono dalle «varianti»?

 

I vaccini attualmente sul mercato in Francia sono effettivamente vaccini o «terapie geniche» innovative?

 

Perché l’Agenzia europea per i medicinali, seguita dall’Agenzia nazionale per la sicurezza dei medicinali in Francia, ha concesso solo un’autorizzazione all’immissione in commercio (MA) «condizionata» e perché le aziende farmaceutiche sono state esentate dal risarcimento per i loro effetti negativi?

 

Se la fase sperimentale 3 per Pfizer non sarà completata, ad esempio, fino all’ottobre 2023, significa che c’è preoccupazione per la sicurezza del farmaco nel medio o lungo termine?

 

Sono stati registrati effetti indesiderati, anche fatali, dall’uso di questi «vaccini» e i medici curanti sono stati invitati ad informare i propri pazienti di questi rischi?

 

Perché non invochiamo il «principio di precauzione» così presente nel discorso pubblico quando si parla di tutela dell’ambiente?

 

Ci sono atti o scelte che sono sempre sbagliati e che nessuna legge può giustificare.

L’ultima domanda riguarda l’uso accertato, almeno per il vaccino AstraZeneca, poiché non esiste un foglietto informativo sulla composizione degli altri tre vaccini – a dir poco strano – di cellule ottenute da feti abortiti.

 

La Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato, il 20 dicembre 2020, una «Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini». La questione non è nuova poiché altri vaccini in circolazione dagli anni Sessanta (contro la rosolia, la varicella, l’epatite A e l’herpes zoster), hanno già suggerito alla Chiesa di pronunciarsi in passato.

 

L’ultimo documento citato dalla Nota 2020 è l’Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede, Dignitas personae, dell’8 dicembre 2008. Se la Chiesa ha ovviamente un giudizio negativo sull’uso di cellule di feti abortiti nella sperimentazione e produzione di vaccini, che dire della cooperazione per danneggiare gli utilizzatori di questi vaccini? È una questione etica che non può essere evitata.

 

Infine, il lasciapassare sanitario viene spesso presentato in maniera altruistica, in quanto necessario per evitare che persone non vaccinate contagiano altre persone, ad esempio i clienti dei ristoranti o le persone più vulnerabili che incontriamo? Ma se sono vaccinati, cosa rischiano?

 

Inoltre, il vaccino anti-COVID protegge dalla contaminazione e dalla trasmissione del virus?

 

La parola pubblica non è chiara: in una memoria al Consiglio di Stato del 28 marzo 2021, il ministro della Salute afferma, con argomentazioni alla chiave, che c’è sempre un rischio per le persone vaccinate, ma il presidente del Consiglio in il suo discorso del 21 luglio su LFI, afferma inequivocabilmente che si è protetti. A chi credere?

 

E se il vaccino non protegge, perché i vaccinati dovrebbero essere più ammessi in certi luoghi rispetto ai non vaccinati? Abbiamo valutato i vincoli che la tessera sanitaria imporrà ai cittadini nella vita quotidiana? Non rappresenta in definitiva un obbligo di vaccino mascherato?

 

Come conciliare i testi giuridici, a partire dal Codice di Norimberga, che vietano qualsiasi obbligo di vaccinazione?

 

Se l’8 aprile 2021, una sentenza della CEDU (Corte europea dei diritti dell’uomo) ha autorizzato la vaccinazione obbligatoria a determinate condizioni, una risoluzione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, votata il 27 gennaio 2021, da tutti i paesi di la Comunità, Francia compresa, chiede «di assicurare che i cittadini siano informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno è sottoposto a pressioni politiche, sociali o di altro tipo per essere vaccinato, se non lo desidera personalmente» (7.3. 1) e «assicurare che nessuno venga discriminato per non essere stato vaccinato, a causa di potenziali rischi per la salute o per non volersi vaccinare» (7. 3.2). Cosa pensarne?

 

Ci viene detto che la vaccinazione è l’unico modo , nella situazione attuale, per fermare l’epidemia e raggiungere l’immunità collettiva. Ma che dire dei trattamenti che esistono e che sono efficaci o altri mezzi di prevenzione consigliati per rafforzare le nostre difese immunitarie naturali?

Queste sono le domande che sento e che volentieri faccio mie.

 

Chi desidera consultare la Nota informativa dell’Accademia Diocesana per la Vita può richiederla al seguente indirizzo di posta elettronica: academiepourlavie@diocese64.org

 

Come ogni cittadino, non possiamo decidere su queste questioni senza riflettere, poiché non possiamo accordare la nostra fiducia autorità pubbliche e sanitarie senza informazioni sufficienti e senza discernimento. Le scelte presentate come così decisive per la sicurezza pubblica possono essere fatte solo in coscienza.

 

Invitandovi a non cedere alla divisione tra noi, ad evitare ogni giudizio reciproco e a cercare sempre la verità nella carità, prego il Signore che ci illumini sui giusti atteggiamenti, in vista del Bene Comune e della difesa delle nostre libertà fondamentali che ne costituiscono la base.

 

Preghiamo per le autorità pubbliche, perché prendano decisioni buone e giuste, e chiediamo al Signore, per intercessione della Vergine Maria, di porre fine a questa epidemia.

 

 

+ Marc Aillet

Vescovo di Bayonne, Lescar et Oloron

 

23 luglio 2021

 

 

 

 

Immagine di Una Voce67 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

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Epidemie

L’FBI di Biden ha bloccato l’interrogatorio di Daszak nella ricerca sulle origini del COVID-19

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L’FBI sotto l’amministrazione Biden è intervenuta per impedire che il presidente di EcoHealth Alliance, Peter Daszak, venisse interrogato sulle origini del COVID-19 e sui suoi 15 anni di attività presso il laboratorio cinese da cui probabilmente è fuoriuscito il virus, secondo documenti resi pubblici dal senatore Rand Paul.

 

Il Paul, presidente della Commissione del Senato per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi, ha reso noto che i documenti descrivono in dettaglio come il National Targeting Center della US Customs and Border Protection (CBP) avesse identificato Daszak come «persona di estremo interesse» e intendesse interrogarlo nel febbraio 2021 sulle sue «attività in Cina, i suoi contatti presso il WIV [Istituto di Virologia di Wuhan, ndr] e se avesse raccolto o trasportato campioni biologici», vista la sua partecipazione alla controversa ricerca «gain-of-function», che prevede il potenziamento intenzionale dei virus per studiarne i potenziali effetti.

 

Tuttavia, tre giorni prima dell’arrivo previsto di Daszak all’aeroporto internazionale John F. Kennedy per il suo rientro negli Stati Uniti, «il CBP ha ricevuto una richiesta dall’ufficio dell’FBI di Nuova York: non fermare il soggetto», si legge nel comunicato. «L’ispezione non ha mai avuto luogo».

 

Il Daszak, che negli ultimi tempi ha annunciato anche di avere origini ucraine, è una figura fondamentale nella storia, ancora non scritta, della pandemia. Secondo il libro di Andrew Huff, ex vicepresidente Adell’organizzazione del Daszak, EcoHealth Alliance avrebbe avuto, legami con la CIA.

 

«Queste discussioni hanno portato a pubblicazioni che indicano che il dottor Peter Daszak, presidente di EcoHealth Alliance, stava lavorando con la CIA e che l’agente biologico comunemente noto come COVID-19 (SARS-CoV-2) era in fase di sviluppo presso EcoHealth Alliance da allora 2012 e altre prove suggeriscono che la SARS-CoV-2 sia iniziata prima del 2012» si legge nel libro di Huff The Truth about Wuhan.

 

Dopo che il SARS-CoV-2 è scoppiato nella stessa città in cui Daszak stava finanziando manipolazioni il coronavirus da pipistrello, la (un tempo) prestigiosissima rivista scientifica The Lancet aveva pubblicato un documento firmato dallo stesso Daszak con oltre due dozzine di scienziati, in cui insisteva che il virus avrebbe potuto provenire solo da un evento di spillover naturale, probabilmente da un mercato di animali vivi e che gli scienziati «stanno uniti per condannare fermamente le teorie del complotto che suggeriscono che il COVID-19 non ha un’origine naturale».

 

Solo più tardi Lancet avrebbe notato gli evidentissimi conflitti di interessi di Daszak, che fu grottescamente immesso poi – su pressione anche cinese, si disse – nel gruppo di ispettori che a pandemia dilagante fece una visita-farsa al laboratorio virologico wuhaniano.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’organizzazione del Daszak EcoHealth Alliance aveva ricevuto ancora incredibilmente tre milioni di dollari dal ministero della Difesa dell’amministrazione Biden pure dopo la pandemia.

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«Questa non è tutta la storia. È solo l’inizio», ha anticipato il senatore Paul su X.

 


Le origini del COVID rappresentano uno dei numerosi scandali ancora ufficialmente irrisolti che persistono a cinque anni dalla pandemia. Pubblicamente, la teoria secondo cui il COVID sarebbe sfuggito dal laboratorio di Wuhano, anziché essersi evoluto in natura, è stata ampiamente derisa e respinta sin da quando il senatore statunitense Tom Cotton l’ha avanzata nel febbraio 2020, e per mesi qualsiasi accenno a tale ipotesi è stato condannato come disinformazione. Solo a metà del 2021, ben dopo che i Democratici avevano riconquistato la Casa Bianca, i principali media hanno iniziato a considerarla una possibilità.

 

Come riportato da Renovatio 21, la svolta fu probabilmente quando nel 2021 uscì un articolo sul Bulletin of Atomic Scientists del noto e rispettato divulgatore scientifico Nicholas Wade.

 

Nel 2024, la Sottocommissione speciale sulla pandemia di coronavirus del Comitato di supervisione e responsabilità della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha pubblicato la sua tanto attesa analisi post-evento sul COVID-19 e sulla risposta del governo.

 

Lo studio ha concluso che il COVID è molto probabilmente «emerso a seguito di un incidente di laboratorio o legato alla ricerca», che il governo federale ha sostenuto la ricerca «gain-of-function» presso il WIV senza adeguata trasparenza o supervisione e che l’ex consigliere della Casa Bianca per il COVID e direttore del National Institute of Allergy & Infectious Diseases (NIAID), il dottor Anthony Fauci, «ha giocato con la semantica della definizione di ricerca “gain-of-function”» per negarla, oltre ad aver promosso la creazione del controverso paper «Proximal Origins» nel tentativo di screditare la teoria della fuga di laboratorio, rilevando inoltre che i funzionari del NIAID hanno attivamente cercato di eludere le richieste di accesso agli atti FOIA (Freedom of Information Act) relative alla questione, ad esempio scrivendo intenzionalmente in modo errato vari nomi e termini per renderli più difficili da trovare nelle ricerche per parole chiave.

 

Due anni fa alcuni scienziati chiesero alla rivista che pubblicò «Proximal Origins», cioè Nature Medicine, di ritrattare l’articolo. A maggio 2025 era emerso che l’amministrazione Trump indaga sull’editore del documento sulle origini del COVID per corruzione, citando l’influenza di Fauci.

 

Come riportato da Renovatio 21, sulle responsabilità di Fauci nel finanziamento del gain-of-function a Wuhano disse di non aver alcun dubbio l’ex direttore del CDC Robert Redfield. Nel corso dello scorso anno è emerso che Fauci aveva detto ai colleghi di cancellare le prime comunicazioni relative al COVID; a ciò si aggiunge la notizia per cui un assistente di Fauci avrebbe distrutto e-mail sensibili ed utilizzato un account privato per nascondere ilegami con il laboratorio wuhaniano. Secondo documenti emersi nelle inchieste, il Fauci sapeva dell’origine laboratoriale del virus e sapeva pure che i vaccini mRNA non avrebbero funzionato.

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Il senatore Paul ha sostenuto che il Dipartimento di Giustizia dovrebbe perseguire Fauci per aver mentito al Congresso su questa e altre questioni relative al COVID, sebbene il presidente Joe Biden abbia concesso a Fauci un’amnistia generale prima di lasciare l’incarico, rendendo altamente improbabile qualsiasi futura azione penale e ancor meno probabile che venga confermata.

 

Il Paul, che lavora da mesi e mesi a richieste di documenti di Intelligence su Fauci, il dottor Ralph Baric e il COVID, sostiene che il tentativo dovrebbe comunque essere fatto, in modo che i tribunali possano decidere se confermare o meno l’amnistia alla luce dei dubbi sulla capacità mentale e decisionale di Biden nei suoi ultimi giorni di mandato. Già un lustro fa, il senatore aveva dichiarato pubblicamente che «Fauci potrebbe essere il responsabile dell’intera pandemia».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’FBI era a conoscenza della possibile fuga da laboratorio già nel marzo 2020. Si discute oramai da anni anche del fatto che militari di tutto il mondo potrebbero aver contratto il coronavirus durante i Giochi sportivi militari di Wuhano nell’ottobre 2019, contribuendo quindi alla diffusione mondiale del COVID. L’Intelligence americana ancora nel 2021 aveva confermato che lavoratori del laboratorio di Wuhano erano già malati a novembre 2019.

 

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Alimentazione

Epidemia di diarrea negli USA, la lattuga sotto accusa

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Le autorità sanitarie statunitensi hanno identificato la lattuga iceberg tritata servita nella più grande catena di fast food di ispirazione messicana del Paese come la fonte di un’epidemia di ciclosporiasi, una malattia parassitaria che causa diarrea grave ed esplosiva.   Dall’inizio di maggio, a livello nazionale sono stati segnalati oltre 1.600 casi di ciclosporiasi confermati in laboratorio, con 94 persone ricoverate in ospedale. Non sono stati segnalati decessi, sebbene i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) abbiano avvertito che il numero effettivo di infezioni è probabilmente molto più elevato, poiché molti casi non vengono diagnosticati.   Venerdì scorso il CDC ha identificato la catena come Taco Bell e ha affermato che un’indagine di tracciabilità ha collegato i prodotti contaminati a un unico fornitore nel Messico centrale. L’ente epidemico ha esortato le persone a non consumare la lattuga iceberg tritata servita nei ristoranti Taco Bell in Indiana, Kentucky, Michigan, Ohio e West Virginia.   L’agenzia ha dichiarato che il fornitore coinvolto, Taylor Farms de Mexico, ha ritirato volontariamente tutta la lattuga iceberg dal mercato statunitense. Le autorità stanno continuando a indagare per accertare se i prodotti contaminati siano stati distribuiti ad altri ristoranti o rivenditori.

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La ciclosporiasi è causata dal parassita microscopico Cyclospora cayetanensis. La malattia si manifesta tipicamente con diarrea acquosa esplosiva, accompagnata da gonfiore, flatulenza, crampi addominali, nausea e vomito. Alcune persone presentano anche affaticamento e febbre, mentre altre non sviluppano alcun sintomo.   Secondo il CDC, l’infezione si contrae solitamente consumando cibo o acqua contaminati da feci, e i sintomi compaiono in genere circa una settimana dopo l’esposizione.   Sebbene la malattia possa essere curata con antibiotici, non viene rilevata dalla maggior parte degli esami di laboratorio di routine, il che rende difficile la diagnosi. Se non trattata, l’infezione può durare più di un mese, con episodi ricorrenti di diarrea come sintomo più caratteristico.   Il parassita è endemico nei Paesi tropicali e subtropicali. Non vi sono prove che sia in grado di trasmettersi da uomo a uomo.   Precedenti focolai di ciclosporiasi negli Stati Uniti sono stati collegati a coriandolo, lamponi, piselli, lattuga e basilico importati dal Messico.   La crescente popolarità del cibo messicano presso la popolazione americana, che con Trump ha di fatto espresso la volontà di tenere i messicani fuori dagli USA, rimane un mistero.   La catena Taco Bell gode di un successo straordinario  che supera l’andamento generale del settore dei ristoranti a servizio rapido (QSR). La catena domina capillarmente il mercato statunitense della cucina di ispirazione messicana, controllando oltre il 26% dei ristoranti di categoria organizzati in catene.   La sua rete commerciale sul suolo americano conta oltre 7.600 pricipali punti vendita distribuiti in tutti gli stati, con una concentrazione record in California che supera gli 880 ristoranti, seguita dal Texas con più di 650. Questa massiccia presenza fisica consente al marchio di servire oltre due miliardi di clienti ogni anno a livello globale, la stragrande maggioranza dei quali concentrata proprio nel mercato domestico.

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I dati finanziari più recenti evidenziano una crescita straordinariamente solida e costante: nel primo trimestre del 2026, Taco Bell ha registrato un aumento dell’8% delle vendite a parità di negozi negli Stati Uniti, segnando l’ottavo trimestre consecutivo di crescita comparabile positiva. Questo incremento segue i già eccellenti risultati dell’ultimo trimestre del 2025, che si era chiuso con un +7% nelle vendite domestiche a parità di posizioni.   A livello di vendite complessive di sistema, il marchio ha registrato un balzo del 10% nello stesso trimestre del 2026, accompagnato da un incremento del 3% nelle transazioni totali e da una crescita dei profitti operativi pari al 39%. L’applicazione mobile di Taco Bell ha superato i 17 milioni di visitatori unici mensili negli Stati Uniti, scalzando giganti storici della ristorazione veloce e posizionandosi come la seconda app di fast food più utilizzata nel Paese.   I fattori chiave di questo successo poggiano sulla capacità di attrarre fasce demografiche trasversali, intercettando sia i consumatori a basso reddito sia le famiglie e i giovani della Generazione Z tra i 18 e i 24 anni.   Ora tutti costoro rischiano di dover correre alla toilette e starvi per lungo tempo – se va bene. Non è dato capire cosa accadrà alla finanze di Taco Bell e del suo gruppo di controllo Yum Brands, tuttavia è difficile pensare che gli americani invertano il loro crescente amore verso il cibo dello spesso diprezzato Paese limitrofo.

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Epidemie

Ebola, gli Stati Uniti impediscono ai cittadini americani residenti nella Repubblica Democratica del Congo di rientrare in patria

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Gli Stati Uniti hanno vietato ai propri cittadini residenti nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) di imbarcarsi su voli commerciali per tornare in patria finché non avranno trascorso almeno 21 giorni in un altro Paese, a causa del peggioramento dell’epidemia di Ebola.

 

Le restrizioni, annunciate lunedì dall’amministrazione Trump, prevedono l’inserimento dei cittadini statunitensi attualmente nella Repubblica Democratica del Congo o che hanno recentemente lasciato il Paese in una lista di persone a cui è vietato l’imbarco, avvalendosi dei poteri federali in materia di trasporti, ha riferito Reuters, citando un funzionario della Casa Bianca.

 

Secondo quanto riferito dal funzionario, circa una ventina di americani si stavano preparando a volare negli Stati Uniti martedì, e il Dipartimento di Stato avrebbe fornito assistenza alle persone interessate durante il periodo di attesa.

 

Il provvedimento giunge nel contesto di una rapida diffusione dell’epidemia del ceppo Bundibugyo di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, dove, all’11 luglio, le autorità sanitarie hanno segnalato 1.926 casi confermati e 702 decessi.

 

Venerdì, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno annunciato che un cittadino americano che lavora per un’organizzazione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo è risultato positivo al virus Ebola. Un altro cittadino statunitense, contagiato mentre lavorava nel Paese centroafricano, è stato ricoverato all’Ospedale Universitario di Francoforte, in Germania, come ha comunicato lunedì il suo datore di lavoro, l’organizzazione cristiana evangelica Samaritan’s Purse. Anche Peter Stafford, chirurgo e leader del gruppo missionario cristiano Serge, che aveva contratto il virus all’inizio dell’epidemia, è stato trasferito in Germania per ricevere cure.

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L’Uganda ha segnalato 20 casi confermati e due decessi. Un caso legato a un viaggio nella Repubblica Democratica del Congo è stato inoltre rilevato in Francia e riguarda un medico rientrato alla fine del mese scorso da una missione umanitaria.

 

Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato che, sebbene l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continui a progredire più rapidamente della risposta all’emergenza, il rischio di una più ampia diffusione internazionale rimane basso.

 

Washington aveva già inasprito le regole di viaggio in risposta all’epidemia. A maggio, il CDC ha innalzato il livello di allerta per i viaggi in alcune zone della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda, mentre il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha disposto che i viaggiatori provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, dall’Uganda e dal Sud Sudan si sottoponessero a controlli più rigorosi negli aeroporti statunitensi designati.

 

Lunedì, il CDC ha annunciato di aver prorogato di altri 30 giorni la precedente sospensione dell’ingresso di alcuni cittadini non statunitensi che si erano trovati nella Repubblica Democratica del Congo, in Uganda o nel Sud Sudan nei 21 giorni precedenti.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Kenya ha già bloccato il progetto statunitense per la struttura di cura dell’Ebola. Dei 800 milioni di dollari che erano stati stanziati, una parte sarebbe destinata alla fornitura di materiali, medicinali e alla costruzione di una rete logistica regionale.

 

Secondo un Rapporto OMS, entro settembre vi sarebbe il rischio di oltre 8.000 casi di Ebola in Congo.

 

Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa la Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola in un medico rientrato di recente da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.

 

Nelle scorse settimane manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.

 

Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.

 

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