Spazio
Attività vulcanica su Marte?
Secondo un nuovo studio condotto da ricercatori russi, su Marte potrebbe esserci ancora attività vulcanica nel sottosuolo, nonostante l’assenza di eruzioni osservate. Le aree in cui continuano a fuoriuscire gas vulcanici dal sottosuolo potrebbero rappresentare luoghi promettenti per la ricerca di segni di vita.
Il Pianeta Rosso presenta numerose prove di antica attività vulcanica risalenti a oltre 3 miliardi di anni fa, quando iniziò a formarsi l’Olympus Mons, il più grande vulcano conosciuto nel sistema solare. I sismometri hanno anche rilevato lievi tremori noti come «terremoti marziani», ma l’anidride solforosa, un segno inequivocabile di attività vulcanica, non è mai stata rilevata nell’atmosfera marziana.
Un team internazionale di ricercatori ha collegato concentrazioni insolite di un altro gas vulcanico comune, il cloruro di idrogeno (HCl), rilevate da una sonda orbitante su Marte, a una possibile attività magmatica in profondità sotto la superficie. L’HCl può indicare la presenza di camere magmatiche attive, sebbene possa anche essere prodotto da reazioni chimiche nell’atmosfera.
Lo studio, pubblicato mercoledì scorso su Science Advances, esamina le ripetute rilevazioni di HCl concentrate vicino ad Alba Mons, un altro antico vulcano marziano. I ricercatori ipotizzano che il gas che fuoriesce dal magma sotterraneo possa rimanere intrappolato sotto il ghiaccio durante i mesi più freddi, per poi essere rilasciato con l’aumento delle temperature all’inizio dell’estate.
Il gas è stato rilevato dall’ExoMars Trace Gas Orbiter (TGO), una sonda spaziale sviluppata congiuntamente dall’Agenzia Spaziale Europea e dall’agenzia spaziale russa Roscosmos.
Il team di ricerca, guidato da Aleksandr Trokhimovsky dell’Istituto di Ricerca Spaziale dell’Accademia Russa delle Scienze e da Daniel Mege dell’Accademia Polacca delle Scienze, ha inoltre individuato nella zona delle fratture strette, apparentemente recenti, alcune di larghezza inferiore a un metro. Gli scienziati ritengono che queste fessure potrebbero costituire dei percorsi per la fuoriuscita di gas vulcanici nell’atmosfera.
I ricercatori ipotizzano che l’attività vulcanica fosse probabilmente più intensa in passato. Un maggiore calore sotterraneo, combinato con un’atmosfera più densa e una potenziale maggiore abbondanza di acqua liquida, potrebbe aver creato condizioni più favorevoli alla vita microbica su Marte.
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Immagine di Mathew.vargheese, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
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Spazio
Possibile pianeta nano scoperto oltre Plutone
Gli astronomi hanno scoperto un grande oggetto ghiacciato oltre Plutone che potrebbe essere classificato come pianeta nano, aggiungendo potenzialmente un nuovo membro al gruppo ufficialmente riconosciuto del sistema solare.
La scoperta è stata annunciata giovedì dall’Osservatorio Vera C. Rubin in Cile, finanziato dagli Stati Uniti, che ospita la più grande fotocamera digitale al mondo da 3,2 gigapixel, costruita appositamente per l’astronomia.
I ricercatori stimano che l’oggetto, provvisoriamente denominato 2026 ED138, abbia un diametro compreso tra 600 e 1.500 km e potrebbe essere uno dei più grandi candidati pianeti nani mai scoperti. Attualmente si trova a una distanza dal Sole circa 46 volte maggiore di quella della Terra. La distanza media di Plutone, per fare un confronto, è circa 40 volte quella della Terra.
L’oggetto probabilmente è sfuggito al rilevamento fino ad ora perché appariva sullo sfondo di una fitta costellazione di milioni di stelle vicino al piano della Via Lattea. Tuttavia le immagini ripetute di Rubin e il software di tracciamento hanno ora permesso agli scienziati di individuarne il movimento.
Se confermato, ED138 si unirebbe ai cinque pianeti nani riconosciuti dall’Unione Astronomica Internazionale, tra cui Eris, Haumea, Makemake, Cerere e Plutone, che era considerato il nono pianeta del sistema solare fino alla sua riclassificazione nel 2006. I pianeti nani orbitano attorno al Sole e hanno una gravità sufficiente a conferire loro una forma approssimativamente sferica, ma condividono la loro orbita con altri corpi celesti.
ED138 potrebbe essere abbastanza grande da soddisfare il requisito di rotondità, ma gli astronomi necessitano ancora di ulteriori ricerche e misurazioni più precise prima di poterne stabilire lo stato.
«La cosa principale che dobbiamo fare è stabilire le dimensioni fisiche di 2026 ED138», ha dichiarato a Reuters Matt Holman, astrofisico del Center for Astrophysics di Harvard e dello Smithsonian, che lo ha scoperto. Ha spiegato che le dimensioni di ED138 sono attualmente stimate in base alla luce solare che riflette. Tuttavia un piccolo oggetto brillante può apparire altrettanto luminoso di uno grande e scuro, ha aggiunto Holman.
Per restringere il campo delle dimensioni reali dell’oggetto, i ricercatori potrebbero utilizzare il telescopio ALMA del Cile, in grado di rilevare le radiazioni emesse dallo stesso ED138, contribuendo a ottenere una misurazione più accurata.
L’ultimo pianeta nano ufficialmente riconosciuto dall’Unione Astronomica Internazionale è stato Haumea nel 2008. Da allora sono emersi altri candidati, tra cui 2017 OF201, la cui scoperta è stata annunciata nel maggio 2025, ma nessuno è stato ancora formalmente aggiunto alla lista.
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Immagine di Lunar and Planetary Institute via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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