Politica
Quasi la metà degli americani vuole che Benjamin Netanyahu venga arrestato
Secondo un recente sondaggio, circa il 49% degli americani ritiene che gli Stati Uniti dovrebbero arrestare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per crimini di guerra. Dopo tre anni di guerra in Medio Oriente, il sostegno di cui Israele godeva un tempo negli Stati Uniti è crollato.
Alla domanda se gli Stati Uniti dovrebbero dare esecuzione al mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale (CPI) nei confronti di Netanyahu, il 49% degli intervistati in un sondaggio Economist/YouGov pubblicato martedì ha risposto «sì», mentre il 27% ha risposto «no» e il 23% si è dichiarato incerto.
La Corte Penale Internazionale (CPI) ha emesso il mandato di arresto nel 2024, accusandolo di aver utilizzato «la fame come metodo di guerra», di crimini contro l’umanità e di aver diretto intenzionalmente attacchi contro la popolazione civile di Gaza. Tuttavia, la CPI non dispone di alcun mezzo per far rispettare il mandato, poiché né Israele né gli Stati Uniti ne riconoscono l’autorità.
Il sondaggio, condotto su un campione di 1.500 adulti americani, ha rilevato che il 47% ritiene Netanyahu «colpevole di crimini di guerra a Gaza», mentre il 24% non è d’accordo e il 29% è indeciso.
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In quasi tre anni dall’inizio dei bombardamenti israeliani su Gaza, in risposta a un attacco a sorpresa dei militanti di Hamas, il conflitto si è trasformato in uno scontro su più fronti. Israele ha colpito Iraq, Libano, Siria e Yemen, ed è attualmente impegnato in una grave guerra regionale con l’Iran. Il conflitto ha eroso la reputazione di Israele negli Stati Uniti: un sondaggio Gallup di febbraio ha rilevato che, per la prima volta nella storia, un numero maggiore di americani simpatizza con i palestinesi rispetto agli israeliani.
Negli Stati Uniti, il sostegno a Israele è tradizionalmente più forte tra i repubblicani e gli anziani boomer consumatori di TV. Tuttavia, secondo un sondaggio di martedì, il 43% degli over 65 ora è favorevole all’arresto di Netanyahu. Il sostegno all’arresto del primo ministro israeliano è più basso tra i repubblicani che si definiscono «MAGA» (Make America Great Again), attestandosi al 21%.
Il leader israeliano è arrivato a Washington questa settimana per incontrare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e partecipare al funerale del senatore Lindsey Graham, un convinto sostenitore di Israele. Prima dell’arrivo di Netanyahu, il sindaco di New York Zohran Mamdani aveva dichiarato che avrebbe valutato la possibilità legale di arrestare il primo ministro israeliano quando si sarebbe recato in città per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre.
In seguito, Mamdani ha riconosciuto di non avere alcuna autorità legale per dare esecuzione al mandato della CPI e ha invitato l’amministrazione Trump a farlo al suo posto.
«Credo che il primo ministro Netanyahu debba stare all’Aia», ha detto Mamdani, riferendosi alla città olandese dove ha sede la Corte penale internazionale. «È un criminale di guerra incriminato dalla Corte penale internazionale, e vedrete che questa è un’opinione condivisa da molti, proprio per via di ciò che le sue azioni hanno provocato negli ultimi anni».
Parlando a Fox News domenica, Netanyahu ha liquidato il caso della CPI contro di lui come «falso» e ha accusato Mamdani di «incitare all’odio» contro gli ebrei. «Andrò a New York», ha detto al conduttore di Fox Sean Hannity. «Dirò la verità di fronte a questo funzionario eletto che diffonde odio e che sta mettendo un gruppo di newyorkesi contro gli altri. Li sta aizzando contro gli ebrei di New York».
Come riportato da Renovatio 21, in settimana la CPI ha registrato la defezione di un Paese firmatario del Trattato di Roma nel 2006, il Ciad.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Politica
Trump vuole che il presidente della FIFA Infantino guidi l’ONU
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Gender
Hunter Biden: una «mafia cripto-omosessuale» controlla Washington: ricordando il «pagegate»
Il figlio dell’ex presidente Joe Biden sostiene che una «mafia gay nascosta», composta principalmente da repubblicani, gestisce il governo federale.
La conversazione tra Hunter Biden e Jennifer Welch, conduttrice del podcast I’ve Had It, è diventata sempre più bizzarra nel corso dell’intervista di un’ora. Hunter è, per qualche ragione, in grande spolvero mediatico, in ispecie fra i contenuti del lato politico opposto al suo: dapprima è apparso sul fluviale, e seguitissimo, podcast dell’ex soldato delle forze speciali Navy Seals Sean Ryan, molto frequentato dalla destra americana. Poi si è mostrato nel podcasto di Candace Owens, dando vita ad una conversazioni a tratti convincente e persino struggente. A breve si attende il rilascio di una discussione con il giovanissimo leader indiscusso della destra groyper (cioè, su internet apertamente americanista, razzista ed antisemita – quantomento a parole) Nick Fuentes.
Su sollecitazione della intervistatrice, dopo una breve discussione sul suo famigerato PC portatile, Biden jr. ha indicato i tre «PC portatili MAGA» che vorrebbe esaminare.
«Credo che il problema più grande in America, a Washington, DC, con il governo federale non sia l’oligarchia», ha detto Biden. «È la ‘”closetocracy” [traducibile come “il potere dei cripto-omosessuali”, ndr], come la chiamo io».
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«Parlo sul serio. Posso fare una lista», ha detto Biden. «Non so se queste affermazioni siano vere, ma cominciamo con [il senatore repubblicano] Josh Hawley». L’intervistatrice ha quindi mostrato una foto di Hawley che attraversava un campo da football con il kicker dei Kansas City Chiefs, Harrison Butker, e ha commentato: «Sembra la foto di un fidanzamento gay». «Questi due non pensano alle donne», ha aggiunto la Welch. Butker è un devoto cattolico, marito e padre, nonché oppositore delle restrizioni COVID. I goscisti USA lo hanno a lungo preso di mira perché è un convinto sostenitore della vita e della famiglia e perché partecipa regolarmente alla messa tradizionale in latino.
Hunter ha poi citato il senatore Ted Cruz, suggerendo che emana vibrazioni «perverse». «Potrebbe essere gay. Potrebbe non esserlo», ha detto Biden, «e potrebbe anche coinvolgere gli animali» ha aggiunto oscuramente.
L’ex figlio del presidente ha poi criticato il presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Mike Johnson, per aver utilizzato app che impediscono la visione di materiale pornografico sui dispositivi elettronici della sua famiglia.
La sua ospite ha detto che il soprannome che usa per lo Speaker è «Piccolo Mosè Mike Grindr Johnson». Come noto ai lettori di Renovatio 21, Grindr è l’app per gli incontri gay in grado di incastrare tantissime figure politiche e religiose, come successo in Italia e crediamo pure in Vaticano. Curiosamente, l’app, che Trump chiese ai cinesi che l’avevano comprata di essere restituita agli USA (e i cinesi, magari forti di qualche hard disco riempito, assentirono), ha tenuto una festa alla Casa Bianca proprio di recente.
Biden jr. ha affermato di aver trascorso gran parte della sua vita a contatto con i politici di Washington. «Tutti sanno che a Washington, DC, esiste questa mafia gay nascosta, in gran parte repubblicana, e tutti conoscono ognuno di loro che è gay», ha detto Biden.
«Lo so per certo e non sto scherzando», ha aggiunto. «Lo sanno tutti a Washington. Tutti sanno chi sono. Tutti», ha ribadito più volte, aggiungendo: «Per quanto riguarda Lindsey Graham, tutti sanno che Lindsey Graham era gay».
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Il senatore Graham, probabilmente il massimo falco per le guerre USA all’estero, era stato a lungo chiacchierato per supposte tendenze celate all’opinione pubblica.
In molti hanno speculato sulla lealtà assoluta che Graham aveva, più che verso i suoi elettori nella Carolina del Sud, di cui parlava poco, verso Kiev e Tel Aviv, ipotizzando che alla base vi sia un qualche ricatto di natura sessuale.
Nel 2020 un attore pornografico omosessuale, Sean Harding, accusò un senatore di iniziali LG di aver impiegato «ogni prostituto di mia conoscenza». Come riporta il Washington Post, «l’hashtag #LadyGraham è esploso sui social (…) l’hashtag, insieme alla forma abbreviata “Lady G”, si riferisce presumibilmente al soprannome di Graham tra i lavoratori del sesso maschile».
La conduttrice TV Chelsea Handler si è quindi riferita al senatore come ad un omosessuale non dichiarato. Graham è considerato dal mondo omosessualista di aver passato legislazioni «omofobiche». Il Graham non si è mai sposato ma di recente aveva detto, non si sa con quanta ironia, che poteva anche accadere
Insinuazioni sul legame della presunta omosessualità celata e la sete di sangue sono stati fatti ripetutamente dal giornalista Tucker Carlson, che lo accusava pure di disprezzare neanche tanto segretamente Trump, pur essendone alfiere zelota.
La questione gli era stata rinfacciata personalmente da un giornalista che aveva cercato di intercettarlo a Washington: «Senatore, perché non ammette semplicemente di essere gay così non la ricattano più)».
“Hey Lindsey, why don’t you just admit that you’re gay, and then people won’t blackmail you anymore?”
– Patrick Howley @HowleyReporter to Lindsey Graham pic.twitter.com/sVs8nqd0xs— Molly Ploofkins (@Mollyploofkins) January 29, 2026
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In una bizzarrissima scena di qualche mese fa, il senatore, nel mezzo di una crisi politica nazionale ed internazionale, fu ripreso nel parco di divertimenti floridiano Disney World, con in mano una bacchetta magica. La cosa fece sghignazzare moltissimi, perché nel gergo americano «fairy» («fata») è un termine semidispregiativo, forse un po’ desueto, per definire gli omosessuali.
L’intervistatrice goscista ha persino tirato in ballo il nome del giudice conservatore della Corte Suprema Samuel Alito, insinuando che la forza trainante del «nazionalismo cristiano» sia il desiderio degli uomini MAGA di «cancellare la propria omosessualità» – il tropo più classico e superficiale della propaganda LGBT, quella di accusare tutti di «omosessualità repressa».
La conduttrice Welch ha citato Steve Schmidt, ex collaboratore di George W. Bush, il quale ha affermato che «il 90% degli uomini repubblicani che lavoravano alla Casa Bianca quando lui era gay». Qualche ragione, tuttavia, qui vi potrebbe essere, specie se, come Renovatio 21, si ha la memoria che arriva fino a rimembrare il cosiddetto «pagegate».
Il pagegate fu lo scandalo, esploso nel 2006, che coinvolse il repubblicano Mark Foley, deputato della Florida. Emerse che aveva inviato e-mail e messaggi a sfondo sessuale a giovani page («paggi», assistenti adolescenti del Congresso a Washington), resi pubblici da Washington Post. Foley si dimise il 29 settembre, dichiarandosi alcolista e poi ammettendo di essere gay. Emerse che almeno dal 2005 i leader repubblicani della Camera (tra cui il Speaker Dennis Hastert) erano a conoscenza di comportamenti inappropriati, ma avevano gestito la questione in modo opaco, limitandosi a un monito interno.
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L’affaire del pagegate colpì duramente i repubblicani, già in difficoltà, e contribuì alla loro sconfitta alle elezioni midterm di novembre, con la perdita della maggioranza alla Camera. La vicenda travolse la leadership del Grand Old Party: il presidente della Camera Dennis Hastert dichiarò pubblicamente di assumersi la responsabilità, mentre la commissione etica della Camera approvò dozzine di citazioni per testimoni e documenti. Alcuni funzionari erano stati informati della condotta di Foley anni prima ma non intervennero.
L’inchiesta interna della Camera e le indagini dell’FBI non portarono a accuse penali, ma la ferita politica fu enorme: i democratici usarono lo scandalo per accusare i repubblicani di ipocrisia e di aver privilegiato la protezione del partito rispetto alla tutela dei giovani. Il caso contribuì in modo significativo alla sconfitta del GOP, che perse la maggioranza alla Camera dopo 12 anni.
Secondo voci, il giro dei repubblicani pedofili poteva godere un tempo di assoluta copertura, addirittura si narra che l’istituto psichiatrico dell’Ospedale di Washington possedesse una unità specifica per trattare i casi dei minorenni e delle minorenni abusati e sconvolti. Un po’ come una certa clinica che, in una città dell’Alta Italia, secondo la leggenda metropolitana seguirebbe subitaneamente ogni «problema» (tipo: overdose) di certi rampolli, anche se certe cronache sembrano indicare che non sempre tale misterico ente sia chiamato per tempo.
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Immagine screenshot da Twitter
Politica
Trump si inserisce nella cerimonia di premiazione dei Mondiali. Poi subisce pre lui la maleducazione degli argentini
🚨🇺🇸 WATCH: The moment Gianni Infantino moves President Trump out of the way as Spain lift the World Cup trophy pic.twitter.com/I5Ha0mUwfV
— Politics Global (@PolitlcsGlobal) July 19, 2026
🟥 As expected… Trump refused to get out of the frame when Spain did the traditional World Cup Trophy lift.
FIFA President Gianni Infantino had to literally run over and attempt to physically drag him away, so that the Spanish Champions could have their special moment. What… pic.twitter.com/nbG0NH4I2D — Fun Tom 🇨🇦 💂 (@funtomvids) July 19, 2026
I am in tears. After President Trump PERSONALLY gives the World Cup Trophy to Spain, the Captain and team want Trump to Celebrate with them 🙏
Liberals do NOT want you to see this ❤️ pic.twitter.com/5MENeQPEzM — MAGA Voice (@MAGAVoice) July 19, 2026
Spain players doing the Trump Dance as he presents the FIFA World Cup trophy.
The world loves our president. We are blessed. pic.twitter.com/00trz6Q9fY — Robert Burns (@RobertBurns82) July 19, 2026
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VIDEO | Two Argentine players, Lisandro Martínez and Cristian Romero, refused to shake hands with US President Donald Trump during the silver medal ceremony after Argentina’s 1-0 defeat to Spain in the World Cup final.
Martínez avoided shaking hands with both Trump and FIFA… pic.twitter.com/yrv1cDg0o4 — The Cradle (@TheCradleMedia) July 20, 2026
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Come riportato da Renovatio 21, a Buenos Aires vi sono stati scontri tra tifosi e forze dell’ordine: nemmeno i supporter riescono, come adulti, ad accettare la sconfitta. In un Paese serio le proteste della popolazione dovrebbero essere contro il comportamento indegno dei suoi giocatori.Messi barely acknowledged Trump. pic.twitter.com/mQi6KFv1S8
— Don Van Natta Jr. (@DVNJr) July 19, 2026
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