Geopolitica
Israele occuperà a tempo indeterminato parti di Gaza, Libano e Siria: parla il ministro della Difesa Katz
Israele manterrà le sue truppe nelle aree occupate di Gaza, Libano e Siria a tempo indeterminato, ha dichiarato il ministro della Difesa Israel Katz, definendo tale politica necessaria per «difendere i confini».
Mercoledì, intervenendo a una cerimonia commemorativa per i soldati caduti nella guerra del Libano del 2006, Katz ha affermato che non ci sarà alcun ritiro israeliano dal Libano meridionale finché Hezbollah non sarà disarmato.
«La nostra politica per la difesa dei confini dello Stato di Israele… è chiara», ha affermato Katz, come riportato dal Jerusalem Post. «Le Forze di Difesa Israeliane non si ritireranno e rimarranno nelle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza per un periodo di tempo illimitato».
Katz ha inoltre rinnovato un precedente avvertimento all’Iran, affermando che sarebbe stato colpito con «tutta la forza» se avesse reagito all’intervento militare israeliano in Libano. L’avvertimento faceva eco alla recente promessa del premier Benjamino Netanyahu, secondo cui la ricerca da parte di Israele della «vittoria totale» sull’Iran e sui suoi alleati «non finirà mai».
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Teheran ha posto la fine delle operazioni militari israeliane in Libano come una delle condizioni chiave nei negoziati di pace in corso con gli Stati Uniti.
Le dichiarazioni di Katz sono giunte pochi giorni dopo la firma da parte del governo libanese di un accordo quadro con Israele, sostenuto dagli Stati Uniti, volto a porre fine a mesi di combattimenti lungo il confine. Hezbollah ha respinto l’accordo, sostenendo che avrebbe dato allo Stato degli ebrei mano libera per operare all’interno del Libano, mentre l’intesa ha anche scatenato proteste di massa a Beirut.
All’inizio di marzo, Israele ha intensificato la sua offensiva in Libano dopo che Hezbollah aveva lanciato razzi contro lo Stato ebraico durante la guerra tra Stati Uniti e Iran. Secondo il ministero della Salute libanese e le Nazioni Unite, gli attacchi israeliani hanno causato da allora quasi 4.300 morti e circa un milione di sfollati.
Negli ultimi mesi, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) si sono spinte più a fondo nel Libano meridionale, creando quella che i funzionari israeliani definiscono una zona cuscinetto di sicurezza. Secondo quanto riportato dai media, a giugno le forze israeliane controllavano circa 2.000 chilometri quadrati di territorio libanese, quasi un quinto del Paese.
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Immagine di IDF Spokesperson’s Unit via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Geopolitica
Trump minaccia di sequestrare i beni iraniani
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Geopolitica
La Casa Bianca: l’accordo nucleare tra Stati Uniti e Arabia Saudita dipende dal riconoscimento di Israele
Un patto nucleare storico tra Stati Uniti e Arabia Saudita potrà essere concluso soltanto a condizione che Riad aderisca agli Accordi di Abramo e avvii relazioni diplomatiche con Israele, ha reso noto giovedì la Casa Bianca. L’intesa contempla l’impiego di tecnologia e know-how americani per supportare il Regno nello sviluppo di un programma nucleare a uso civile.
Il chiarimento ha rappresentato un mutamento rilevante rispetto alla comunicazione di mercoledì, che non conteneva alcun riferimento pubblico a un eventuale nesso tra l’accordo e la normalizzazione dei rapporti tra Arabia Saudita e Israele. Riad ha reiterato a più riprese che non riconoscerà Israele in assenza di progressi verso la costituzione di uno Stato palestinese.
«Questo accordo è subordinato a questa condizione, per quanto riguarda il presidente, quindi continueremo a dialogare con le nostre controparti saudite per finalizzare l’accordo e, si spera, vederli aderire agli Accordi di Abramo molto presto», ha dichiarato ai giornalisti la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.
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Gli Accordi di Abramo consistono in una serie di intese mediate dagli Stati Uniti e avviate durante il primo mandato del presidente Donald Trump, con le quali sono state instaurate relazioni diplomatiche tra Israele e diversi Stati arabi. Attualmente tra i firmatari figurano Israele, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, il Marocco e il Sudan.
Secondo i termini dell’accordo, l’Arabia Saudita realizzerebbe reattori nucleari basati su tecnologia statunitense nell’ambito del proprio programma energetico civile. Tuttavia, stando a quanto riportato, l’intesa non impone a Riad l’adozione del Protocollo aggiuntivo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che autorizza ispezioni più approfondite finalizzate a individuare attività nucleari non dichiarate.
Tale omissione ha generato allarme tra gli esperti di non proliferazione e i legislatori di Washington, i quali mettono in guardia dal rischio che l’Arabia Saudita possa liberamente arricchire l’uranio, una capacità potenzialmente utilizzabile in futuro per la produzione di armi nucleari e in grado di innescare una corsa agli armamenti a livello regionale. Il principe ereditario Mohammed bin Salman aveva in passato dichiarato che l’Arabia Saudita avrebbe perseguito l’acquisizione di armi nucleari qualora l’Iran le avesse ottenute.
L’accordo, destinato a costituire il fondamento di un programma di energia nucleare multimiliardario che coinvolge imprese statunitensi, dovrà ancora essere sottoposto all’esame del Congresso prima di poter entrare in vigore.
Le possibilità che Riad entrasse negli Accordi di Abramo sembravano sfumate negli anni scorsi, quando il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, dinanzi alla catastrofe gazana, aveva dichiarato che non potrà esserci alcuna normalizzazione delle relazioni tra Regno Saudita e Stato Ebraico senza la creazione di uno Stato palestinese indipendente. I piani per l’accordo di pace erano quindi stati sospesi.
Mesi prima, all’altezza di un attacco di rappresaglia della Repubblica Islamica dell’Iran contro lo Stato Ebraico, si disse che alcuni droni iraniani diretti contro Israele furono abbattuti dai sauditi.
Come riportato da Renovatio 21, cinque anni fa si parlava di colloqui segreti tra il principe saudita Mohammed bin Salman e Netanyahu. Pochi mesi fa, dopo l’inizio della guerra di Gaza, l’Arabia Saudita ha dichiarato che ogni piano di accordo con Israele è sospeso.
Come riportato da Renovatio 21, secondo un sondaggio del 2024 il 96% dei sauditi si opponeva ai legami con Israele, mentre Hamas nel Regno cresceva in popolarità. L’indagine ha inoltre rilevato che l’87% dei sauditi riteneva che «Israele è così debole e diviso al suo interno che un giorno potrà essere sconfitto».
Al contempo, va ricordata la dichiarazione a Fox News del 2023 del principe Salmano per cui l’Arabia Saudita si doterà di armi atomiche se lo farà l’Iran.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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