Politica
Dopo lo scandalo Zapatero, anche la moglie del primo ministro spagnolo Sanchez rischia un processo per corruzione
Begoña Gomez, moglie del primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, sarà processata da una giuria con l’accusa di corruzione. Lo riporta l’agenzia di stampa EFE, che cita una sentenza emessa dal giudice istruttore a seguito delle udienze preliminari tenutesi all’inizio di questa settimana.
Ad aprile la Gomez è stata formalmente accusata di appropriazione indebita, traffico di influenze, corruzione negli affari e malversazione di fondi.
Secondo quanto riferito, i pubblici ministeri chiedono una condanna a 24 anni di carcere per la direttrice universitaria di 55 anni, alla quale è stato anche ordinato di consegnare il passaporto e di comparire in tribunale due volte al mese in attesa del procedimento.
Anche la sua consigliera, Cristina Alvarez, accusata di reati simili, e l’imprenditore Juan Carlos Barrabes saranno processati.
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L’indagine sulla Gomez è stata avviata nel 2024 in seguito a una denuncia presentata dal gruppo anticorruzione Manos Limpias, il cui leader sarebbe legato all’estrema destra spagnola. L’organizzazione ha affermato che la Gomez avrebbe sfruttato la sua posizione di moglie del primo ministro per influenzare l’assegnazione di appalti governativi a un gruppo di aziende tecnologiche.
L’indagine si è poi ampliata in seguito ad ulteriori accuse secondo cui la Gomezza avrebbe utilizzato impropriamente fondi pubblici per assumere un consulente e avrebbe fatto un uso improprio di software mentre lavorava presso l’Università Complutense di Madrid, dove era co-direttrice di una cattedra accademica.
Il suo team legale ha negato qualsiasi illecito e ha sostenuto che il procedimento è politicamente motivato. Sanchez, leader del PSOE (il Partito Socialista Operaio Spagnolo, in pratica il PD di Madrid) non è stato implicato nel caso.
Tuttavia, dopo che l’inchiesta è diventata pubblica, ha sospeso gli impegni pubblici «per alcuni giorni» e ha dichiarato di stare valutando le dimissioni, denunciando quella che ha descritto come una campagna di molestie politiche e personali contro la sua famiglia. In seguito, il Sanchezzo ha annunciato che sarebbe rimasto in carica e avrebbe continuato a guidare il governo.
Anche l’ex primo ministro spagnolo José Zapatero, idolo delle sinistre italiane 20 anni fa (al punto che la comica di riferimento Sabina Guzzanti fece un film chiamato Viva Zapatero) è finito nel mirino di un’inchiesta per corruzione a maggio, relativa al presunto uso improprio di 53 milioni di euro di aiuti statali concessi alla compagnia aerea Plus Ultra nel 2021. All’inizio di questa settimana, un tribunale ha respinto la richiesta dei pubblici ministeri di imporre misure cautelari, tra cui la consegna del passaporto e il divieto di viaggio.
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Nella maxi-inchiesta giudiziaria (chiamata «caso Plus Ultra«) guidata dall’UDEF (Unità contro la criminalità economica e fiscale), che ipotizza una fitta rete internazionale di finanziamenti legata alla dittatura del Venezuela e a società collegate alla Cina. L’inchiesta evidenzia decine di bonifici provenienti da società vicine agli ambienti del Partito Comunista Cinese. Uomini d’affari indagati avrebbero fatto da cerniera per triangolare investimenti tra Pechino, il petrolio di Caracas e la rete economica di Zapatero. Due aziende a lui collegate avrebbero ottenuto appalti per ben 550 milioni di euro dopo essere passate in mani cinesi.
La polizia spagnuola ha rinvenuto un vero e proprio tesoro di altissimo valore. Durante una perquisizione nel suo ufficio a maggio, la Guardia Civil ha sequestrato una cassaforte contenente 103 pezzi di alta gioielleria e orologi di lusso (tra cui Omega e Longines). Tra i preziosi figurano collane, bracciali, anelli e orecchini in oro bianco con zaffiri, smeraldi e rubini provenienti da Zambia e Thailandia. Sebbene il portavoce di Zapatero avesse inizialmente sminuito parlando di «regali di famiglia dal valore di 30-50 mila euro», una perizia ufficiale ordinata dal giudice e depositata a metà giugno ha certificato che il valore reale supera 1,3 milioni di euro. Solo un girocollo con pietre zambiane vale da solo 278.000 euro. L’ex premier è ora indagato anche per frode fiscale e contrabbando, non avendoli dichiarati né avendo pagato i dazi d’importazione.
Come emerso dai rapporti dell’UDEF, le società cinesi pagavano Zapatero per la sua attività di intermediazione in Spagna e Sudamerica. Gli investigatori stanno persino valutando se questi interessi miliardari abbiano influenzato la postura politica del governo spagnolo di Pedro Sánchez (il quale ha difeso Zapatero), ad esempio nel chiedere la riduzione dei dazi europei sulle auto elettriche cinesi.
Il filone più pesante riguarda il saccheggio clandestino dell’oro delle miniere statali venezuelane controllate dalla vicepresidente Delcy Rodríguez. Gli appunti dei presunti testaferri di Zapatero menzionano la «comercialización de amarillo» (la commercializzazione dell’oro) e la gestione di una specifica miniera d’oro («Mina Colombia» nel massiccio dell’Orinoco). Secondo quanto riprotato, Zapatero avrebbe aiutato il regime di Maduro a aggirare le sanzioni occidentali, trasportando clandestinamente tonnellate d’oro verso la Cina e il Medio Oriente, venendo remunerato con quote e lingotti di quel medesimo oro.
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Immagine di Carlos Delgado via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Politica
Bolsonaro jr. condannato a quattro anni di carcere
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Politica
Londra verso una crisi di governo?
Il Partito Laburista britannico, attualmente al governo, rischia di trascinare se stesso e l’intero Paese in un «disastro», avvertono parlamentari e commentatori politici, mentre il Primo Ministro Keir Starmer continua a ignorare le crescenti richieste di dimissioni, provenienti anche dal suo stesso partito.
La crisi di leadership del Partito Laburista ha raggiunto il punto critico questa settimana con la vittoria dell’ex sindaco di Manchester, Andy Burnham, alle elezioni suppletive di Makerfield, ottenendo il 55% dei voti. Ora i parlamentari laburisti si attendono che Burnham lanci una sfida a Starmer entro poche settimane, se non giorni, e molti membri del partito considerano apertamente il primo ministro un’anatra zoppa, esprimendo apertamente la volontà di rimuoverlo.
Lord Charles Falconer, membro laburista della Camera dei Lord ed ex ministro della giustizia nel governo di Tony Blair, è intervenuto sulla vicenda sabato, sostenendo che Starmer non ha «assolutamente alcuna autorità».
«Il motivo per cui non ha autorità è che tutti danno per scontato che Andy Burnham stia per sfidare il leader e tutti danno per scontato che vincerà», ha dichiarato a BBC Radio 4, definendo la situazione attuale «completamente insostenibile per il Paese». Falconer ha inoltre invitato il primo ministro a non aggrapparsi al potere e a favorire una rapida transizione, avvertendo che qualsiasi ulteriore ritardo sarebbe «dannoso» per il Paese.
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Anche i parlamentari laburisti Zubir Ahmed e Peter Swallow hanno detto alla BBC di volere un nuovo primo ministro entro poche settimane. Secondo il Telegraph, ben 104 membri dello stesso partito di Starmer chiedono che egli fissi un calendario per le sue dimissioni.
Starmer e i suoi sostenitori all’interno del Partito Laburista sembrano invece indifferenti a queste pressioni. Un promemoria interno stilato dai fedelissimi del premier e ottenuto dal Guardian sosteneva che Burnham avrebbe perso consensi non appena si fosse candidato alla leadership e fosse stato sottoposto a un «vero esame». Anche Starmer stesso ha affermato venerdì che avrebbe contestato qualsiasi sfida alla sua leadership.
L’ex leader laburista Jeremy Corbyn ha dichiarato che il partito potrebbe aver completamente sbagliato approccio, concentrando la battaglia per la leadership sulle personalità anziché sulle politiche.
«L’impopolarità del governo deriva dalle minacce ai sussidi sociali, dalle continue politiche di austerità e da molte altre questioni, in particolare dai suoi attacchi piuttosto draconiani al diritto di riunione e alla libertà di parola», ha dichiarato a Sky News.
Le sue parole sono state riprese da Charles Moore, ex direttore del Daily Telegraph, dello Spectator e del Sunday Telegraph, ora membro della Camera dei Lord. In un articolo per il Telegraph, Moore ha sostenuto che il Partito Laburista potrebbe avviarsi verso un disastro con quello che ha definito il colpo di stato di Burnham, trascinando con sé l’intero Paese.
«Per gran parte di questo secolo, la maggior parte dei nostri politici al governo – laburisti e conservatori… non sono riusciti ad analizzare cosa non va. Se il Partito Laburista pensa che si possa rimediare semplicemente cambiando il leader con colpi di stato, questo fallimento continuerà», ha scritto.
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Immagine di Number 10 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Politica
Ben Gvir: «tutto il Libano deve bruciare»
על כל דמעה של אמא ישראלית, אלף אמהות לבנוניות צריכות לבכות. לבנון כולה צריכה לבעור! עם כל הכבוד לאמריקאים, ישראל חייבת להבהיר לעולם כולו שדם בנינו וביטחון אזרחנו איננו הפקר. לבנון כולה צריכה לבעור. חובתנו העליונה היא להגן על אזרחי ישראל ועל חיילי צה״ל, והמחויבות הזו קודמת לכל…
— איתמר בן גביר (@itamarbengvir) June 19, 2026
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;🇮🇱🇱🇧 Israeli Minister Ben-Gvir:
“We cannot stop destroying houses in southern Lebanon. We cannot stop, period. We cannot allow the population of southern Lebanon to return. … We must continue to control the territory even if Trump disagrees.” PSYCHO. Writer: Samuel… https://t.co/uilzuQcgTV — Mario Nawfal (@MarioNawfal) June 17, 2026
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