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Il Pentagono innalza il livello di allerta per lo spionaggio israeliano
La Defense Intelligence Agency (DIA) del Pentagono ha innalzato al massimo livello l’allerta per lo spionaggio israeliano, in un contesto di crescenti tensioni tra Iran e Libano. Lo riportano NBC News e New York Times.
Secondo la NBC, la valutazione, diffusa internamente nelle scorse settimane, comprende un documento di sette pagine e un grafico che classifica le capacità di Israele in materia di raccolta di informazioni, sia umane che tecniche, come «critiche».
Secondo il New York Times, tra i funzionari presi di mira figuravano Steve Witkoff, il principale negoziatore del presidente Donald Trump nei colloqui con l’Iran, Elbridge Colby, il più alto funzionario del Pentagono responsabile delle politiche internazionali recentemente al centro di polemiche per supposti dissidi col Vaticano, e uno dei suoi principali vice, Michael DiMino.
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Secondo quanto riportato da NBC e dal NYT, che citano alcune fonti, i funzionari del controspionaggio statunitense sono sempre più preoccupati per le attività di spionaggio israeliane dirette contro gli Stati Uniti, compresi i tentativi di ottenere informazioni sulle deliberazioni dell’amministrazione Trump riguardo a Iran e Libano. La valutazione cita anche diversi episodi specifici, sebbene le fonti si siano rifiutate di identificarli.
Secondo quanto si apprende, personale della difesa statunitense operante in Israele ha scoperto che sui propri smartphone personali erano stati installati clandestinamente software spia capaci di intercettare ogni forma di comunicazione. Il rapporto della DIA cita anche tentativi passati avvenuti tra il 2021 e il 2025, tra cui il posizionamento di microspie presso i quartier generali della DIA e il tentativo dello Shin Bet di installare un dispositivo d’ascolto su un veicolo del Secret Service americano.
L’aggressività con cui i servizi segreti israeliani hanno sorvegliato alti funzionari statunitensi dall’inizio del secondo mandato di Trump è stata «senza precedenti», ha dichiarato un alto funzionario, secondo quanto riportato dal quotidiano neoeboraceno.
Sebbene lo spionaggio tra alleati sia comune, il rapporto afferma che le recenti attività di Israele sono andate oltre quanto ci si aspetterebbe normalmente, portando a un innalzamento del livello di minaccia.
Il Pentagono si è rifiutato di commentare. Un funzionario della Casa Bianca ha dichiarato alla NBC che «l’intera storia è falsa», mentre un portavoce dell’ambasciata israeliana a Washington ha liquidato il rapporto come «politicamente motivato» e ha insistito sul fatto che le attività di intelligence israeliane «sono dirette contro i suoi nemici, non contro i suoi alleati».
Ciò avviene in un contesto di crescenti tensioni tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a proposito dell’Iran e delle operazioni militari israeliane in Libano.
Nonostante il fragile cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran raggiunto all’inizio di aprile e prorogato l’8 maggio, i negoziati su un accordo più ampio rimangono in una fase di stallo a causa del programma nucleare iraniano, con Israele che mette pubblicamente in discussione l’iniziativa diplomatica di Trump e Netanyahu che auspica una nuova azione militare.
Allo stesso tempo, Israele ha intensificato le operazioni in Libano, dove a marzo ha lanciato un’operazione militare contro il movimento Hezbollah, allineato con l’Iran. All’inizio di questa settimana, Trump ha confermato le indiscrezioni secondo cui avrebbe definito Netanyahu «fottutamente pazzo» durante un’accesa conversazione telefonica sulle azioni di Israele in Libano.
«Sì, l’ho fatto», ha detto Trump quando gli è stato chiesto dello scambio di battute durante il podcast «Pod Force One» del New York Post. «Ero un po’ infastidito dai suoi continui litigi con il Libano».
Precedenti indiscrezioni suggeriscono che Trump abbia accusato Netanyahu di compromettere i negoziati tra Stati Uniti e Iran continuando l’operazione in Libano.
Lunedì Trump ha dichiarato che sia il leader israeliano che Hezbollah avevano concordato una tregua, e mercoledì il Dipartimento di Stato americano ha annunciato che Israele e Libano avevano concordato di attuare un cessate il fuoco subordinato alla «cessazione completa» degli attacchi di Hezbollah e al ritiro dei combattenti dal settore del Litani meridionale.
Nonostante gli annunci, le ostilità sono continuate questa settimana, con attacchi israeliani nel Libano meridionale e orientale che giovedì hanno causato morti e feriti tra i civili, secondo le autorità sanitarie libanesi. L’Iran aveva precedentemente affermato che non avrebbe accettato un accordo definitivo con gli Stati Uniti a meno che l’accordo non includesse anche la questione del Libano, e aveva avvertito che avrebbe abbandonato i negoziati se gli attacchi israeliani fossero continuati.
La notizia, controintuitivamente, arriva proprio mentre il Congresso si prepara a lanciare una legge che fonda per quanto possibile dati di esercito e Intelligence americani con la controparte israeliana.
È arcinota la storia, invero catastrofica, dello spionaggio israeliano ai danni degli USA.
Nel 1985 si ebbe il caso Il caso Jonathan Pollard, l’analista dell’Intelligence della Marina statunitense, Jonathan Pollard arrestato per aver venduto a Israele migliaia di documenti top-secret. Pollard scontato 30 anni di prigione negli Stati Uniti prima di essere rilasciato e trasferirsi in Israele, dove è stato ricevuto come un eroe e da dove ancora oggi lancia farneticanti minacce contro gli USA. Secondo alcuni, i segreti rubati da Pollard furono venduti da Israele all’URSS per ottenere in cambio il permesso degli ebrei russi di fare alyah, cioè di immigrare nello Stato Giudaico.
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Vi è stato poi lo scandalo AIPAC (2004-2005): Lawrence Franklin, un funzionario civile del Dipartimento della Difesa USA per l’area dell’Iran, fu indagato dall’FBI per aver trasmesso informazioni riservate a membri dell’AIPAC (il principale gruppo di lobby filoisraeliano negli USA), i quali le avevano poi girate a diplomatici israeliani.
Nel 2019 si parlò dispositivi israeliani vicino alla Casa Bianca: sotto la prima presidenza Trump, le agenzie federali rilevarono la presenza di piccoli device di intercettazione cellulare (noti come StingRays) piazzati vicino alla Casa Bianca e in altri punti sensibili di Washington, la cui responsabilità venne attribuita ai servizi israeliani.
C’è un detto nel mondo dell’Intelligence USA: «There are friendly countries, there are no friendly Intelligence services»: ci sono Paesi amici, ma non ci sono servizi segreti amici. Ciò è particolarmente vero per Israele, la cui amicizia di superficie con gli USA è in evidente difficoltà, al punto che già si parla di un pivot dello Stato Ebraico verso l’India come grande Paese nucleare protettore.
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Immagine di Tyler Merbler via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Epstein legato a CIA e Mossad: JD Vance lamenta di essere al centro di una campagna di denigrazione israeliana
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— Curt Mills (@CurtMills) July 15, 2026
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Netanyahu ammette: la fusione dell’esercito USA con quello israeliano è realtà
Nel fine settimana, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è apparso sul canale di informazione statunitensxe Fox News, illustrando al pubblico il suo piano per consentire alle Forze di Difesa Israeliane (IDF) di accedere alle risorse militari statunitensi.
Presentando la mossa come un modo per gli Stati Uniti di smettere di spendere miliardi di dollari per finanziare l’esercito israeliano, Netanyahu ha definito il concetto una «partnership».
«Questa riduzione degli aiuti esteri dagli Stati Uniti a Israele sarà compensata dalla proposta di una sorta di fusione tra il nostro Pentagono e le vostre forze armate?», ha chiesto un conduttore di Fox News.
Il primo ministro ha risposto: «Sì, lo definirei un passaggio dagli aiuti a una partnership. Quindi, togliamo i fondi che vengono dati a Israele, che rappresentano una parte, ma l’altra parte consiste nel co-investire in parti uguali nelle nuove tecnologie necessarie per dare un vantaggio alle nostre forze armate e alle vostre. Ci sono progetti incredibili».
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«Quindi, investiamo insieme e ne raccogliamo i frutti in parti uguali. Si passa dagli aiuti alla partnership e credo che questo rappresenti ciò che Israele è», ha affermato. «Inoltre, condividiamo con l’America informazioni di intelligence incredibili per salvare vite americane».
«Credo che l’unione dei talenti dei nostri due Paesi rafforzerebbe la posizione competitiva dell’America sia sul mercato economico che sul campo di battaglia militare, in molti modi importanti», ha aggiunto Netanyahu.
Il leader israeliano ha scritto una lettera al deputato repubblicano Marlin Stutzman (Indiana) il mese scorso, ringraziandolo per aver appoggiato il suo piano di unificazione degli eserciti dei due Paesi.
La proposta principale di fusione tra l’esercito della superpotenza e quello dello Stato degli ebrei è nota come United States-Israel FUTURES Act, inserita all’interno della legge di bilancio della difesa americana per il 2027 (NDAA 2027).
Lo slancio legislativo è stato promosso dai senatori Ted Budd e Kirsten Gillibrand. L’iniziativa principale, chiamata United States-Israel Defense Technology Cooperation Initiative, è stata successivamente integrata nel National Defense Authorization Act per l’anno fiscale 2027 (NDAA 2027). Alla Camera dei Rappresentanti è identificata come Sezione 219 (in precedenza Sezione 224), mentre al Senato corrisponde alla Sezione 1217.
Netanyahu ha descritto questa transizione come il passaggio definitivo del rapporto bilaterale con gli USA «dagli aiuti economici alla partnership militare paritaria»: in pratica la fornitura di assistenza militare degli USA non sarà più discutibile, perché affondata nella legge dello Stato americano.
Se approvata definitivamente dal Congresso, la norma legherà l’apparato militare di Washington e le Forze di Difesa Israeliane (IDF) attraverso Sviluppo tecnologico congiunto (cioè reazione di programmi di ricerca e co-produzione di armamenti avanzati. La cooperazione si focalizzerà su settori d’avanguardia come Intelligenza Artificiale, sistemi autonomi, cyber-difesa, biotecnologie, etc.); data fusion (cioè integrazione dei flussi informativi e dei sensori di intelligence dei due Paesi per generare una mappa e un quadro operativo unico degli obiettivi bellici); integrazione industriale (cioè nserimento strutturale delle aziende e delle tecnologie israeliane all’interno della catena di approvvigionamento, acquisizione e ricerca del Pentagono).
La legge contiene inoltre clamorosi vincoli per la presidenza statunitense: la norma include clausole pensate per impedire al presidente degli Stati Uniti di limitare o interrompere unilateralmente lo scambio di informazioni d’Intelligence con Israele.
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Vi è qualche forma di opposizione a questa radicale trasformazione geostrategica. Al Senato, esponenti del Partito Democratico e organizzazioni come Human Rights Watch esprimono forti preoccupazioni. L’integrazione d’intelligence obbligatoria potrebbe spingere gli Stati Uniti ad assorbire dati ottenuti da Israele tramite programmi di sorveglianza di massa o potenziali violazioni dei diritti umani
Alcuni deputati conservatori (come Thomas Massie, appena buttato fuori dal Congresso con un’elezione locale dove le lobby ebraiche hanno speso 35 milioni per favorire il suo sconosciuto avversario alle primarie) e diverse organizzazioni ritengono che la norma costituisca una violazione della sovranità e dell’autonomia degli Stati Uniti, concedendo un’influenza straniera senza precedenti sulle reti del Pentagono.
Altri commentatori vedono nella legge il compiersi di quello che il politico cattolico Pat Buchanan, decenni fa, definiva come l’occupazione straniera di Washington, da considerarsi come completamente conquistata dagli interessi israeliani, divenuti intoccabili.
Altri commentatori, come Tucker Carlson e Candace Owens, parlano apertis verbis di un’assenza assoluta di sovranità negli USA, divenuti di fatto un Paese comandato da altri.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Gli USA temevano che Israele potesse ammazzare i negoziatori iraniani
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