Animali
Delfini kamikaze nello stretto di Ormuzzo?
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha smentito le notizie secondo cui l’Iran starebbe impiegando delfini armati di mine nello Stretto di Hormuz. Interrogato sui delfini militari statunitensi, ha affermato di «non poter confermare né smentire» l’esistenza di una flotta di «delfini kamikaze» da parte degli Stati Uniti.
Le insolite dichiarazioni di Hegseth durante il briefing al Pentagono di martedì sono giunte in risposta all’articolo del Wall Street Journal del 30 aprile, in cui si citavano funzionari iraniani secondo i quali Teheran avrebbe potuto «utilizzare armi mai impiegate prima per attaccare navi da guerra statunitensi, dai sottomarini ai delfini che trasportano mine».
«Posso confermare che, in definitiva, non lo fanno», ha detto Hegseth a proposito del presunto programma militare iraniano di utilizzo dei delfini.
Il generale Dan Caine, presidente del Joint Chiefs of Staff, ha aggiunto di non essere a conoscenza di un eventuale utilizzo da parte dell’Iran di una strategia simile.
«Non ho mai sentito parlare di questa storia del delfino kamikaze. È come gli squali con i raggi laser, giusto?» ha detto Caine, riferendosi a una gag ricorrente della trilogia di Austin Powers.
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Sebbene l’idea che l’Iran utilizzi «delfini kamikaze» nel conflitto possa sembrare una parodia tratta da quei film, questi mammiferi marini estremamente Intelligenti sono stati addestrati per svariati usi militari fin dai tempi della Guerra Fredda.
Nel 2000, l’Iran acquistò da un addestratore russo di mammiferi marini esemplari addestrati dai sovietici. La BBC riferì che gli animali erano «addestrati a uccidere per la marina sovietica» e «potevano compiere attacchi kamikaze contro navi nemiche che trasportavano mine in grado di far esplodere una nave al contatto con lo scafo».
Dal 1959, la Marina degli Stati Uniti addestra delfini e leoni marini per la difesa subacquea.
Con sede a San Diego, il Programma per i mammiferi marini della Marina statunitense addestra i delfini tursiopi, allevati in cattività dal 1989, a individuare, localizzare e recuperare oggetti nei porti, nelle acque costiere e in mare aperto. I primi esperimenti hanno coinvolto oltre una dozzina di specie, tra cui squali, razze e tartarughe marine, prima che il programma si concentrasse sui delfini.
«Milioni di anni di evoluzione hanno conferito a questi animali abilità e capacità di rilevamento eccezionali, che non possono essere replicate da nessuna tecnologia di cui disponiamo oggi», ha affermato Drew Walter, vice assistente del segretario alla Difesa per gli affari nucleari, citando il loro udito e la loro vista straordinari.
Questi animali sono già stati impiegati in situazioni di combattimento.
Nel 2003, alcuni delfini furono inviati nel Golfo Persico come parte della forza d’invasione statunitense in Iraq. Quando l’Iran minacciò di bloccare lo Stretto di Ormuzzo nel 2012, in seguito all’inasprimento delle sanzioni americane, l’ammiraglio in pensione Tim Keating suggerì di farlo di nuovo. «Abbiamo i delfini», disse. «Sono straordinari nella loro capacità di individuare oggetti sottomarini».
La questione dei cetacei militarizzati è stale che per anni i norvegesi hanno considerato l’amichevole beluga che bighellonava i loro porti una possibile spia russa, al punto da chiamarlo Hvaldimir, una crasi della parola norvegese per balena (hval) e Vladimir, nel senso di Putino.
Ciò detto, ricordiamo che Renovatio 21 crede che i delfini siano creature malvagie e perverse, al pari dei loro parenti peggiori, le orche assassine.
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Le orche sadiche fanno esplodere i pesci luna per gioco: la stampa filo-cetacei in cortocircuito
A pure nature moment: orcas hunting a large sunfish (mola mola). pic.twitter.com/Erpx5DX6xW
— Curio 𝑿 (@curious_X_) July 21, 2026
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Gattino invalido riceve carrozzella fatta di righelli ed auto giocattolo
Un rifugio per animali ha costruito una sedia a rotelle su misura per un minuscolo gattino utilizzando macchinine giocattolo e righelli di legno, dopo che i normali ausili per la mobilità si erano rivelati troppo ingombranti.
Il gattino, che si chiama Gelato, sta ora facendo progressi nella riabilitazione nel centro veterinario di Cincinnati. La creatura pelosa sembra apprezzare l’ingegno dei suoi caregiver umani.
Le immagini circolanti in rete hanno intenerito moltissimi. La visione di un gattino piccolo del resto non può produrre altri risultati emotivi – a meno che non si ha a che fare con veri psicopatici, i quali notoriamente se intraprendono la carriera di assassini seriali lo fanno dopo aver ucciso gattini ed altri animali in quantità.
Qui siamo nello spettro umano-animale opposto: l’uomo aiuta il micio che sarebbe, in natura, destinato a perire.
A U.S. animal shelter built a custom wheelchair for a tiny kitten using toy cars and wooden rulers after standard mobility aids proved too large. The kitten is now making progress in rehabilitation. #Cats #Animals #GoodNews #WorldNews pic.twitter.com/98wvfgQcYj
— Cyrus (@Cyrus_In_The_X) August 4, 2026
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Anche se non è noto ai più, esistono per i felini, come pure per i canidi, delle carrozzelle note come «carrellini ortopedici». Tali dispositivi sono progettati appositamente per restituire la mobilità e l’indipendenza ai gatti che soffrono di paralisi, disabilità, traumi o problemi legati alla vecchiaia. Sono in genere realizzati principalmente con telai in alluminio ultraleggero per evitare che il gatto si affatichi durante il movimento.
Negli apparecchi professionali, il felide disabile viene assicurato tramite cinghie e tessuti traspiranti e imbottiti che non danneggiano la pelle e sostengono il corpo in modo confortevole. Molti modelli in commercio sono regolabili in altezza, larghezza e lunghezza, ma esistono anche aziende specializzate (ve ne sono anche in Italia) che li producono su misura. La struttura è studiata appositamente per lasciare lo spazio necessario affinché il gatto possa fare – in teoria – i suoi bisogni fisiologici senza sporcarsi.
Vi sono due generi di carrozzella gattesca: quella a carrellino posteriore (a 2 ruote) costituisce il tipo più comune: essa solleva le zampe posteriori (che rimangono protette o leggermente sollevate da terra) e permette al gatto di muoversi spingendosi autonomamente con le sole zampe anteriori.
This person built a wheelchair for his cat, which couldn’t walk pic.twitter.com/mnLkMg5DeC
— Cats That Make You Go Awww (@CuteAdorableCat) August 6, 2026
Paralyzed cat gets a wheelchair. Faith in humanity restored. pic.twitter.com/KSqHl9rSGc
— Kaptan Hindustan™ (@KaptanHindustan) May 7, 2018
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Havvi poi la variante a carrellino Totale (a 4 ruote), che sostiene l’intero peso del corpo del quadrupede. Essa viene utilizzata nei casi più gravi, quando il gattaccio ha una debolezza generalizzata o problemi neurologici che colpiscono tutti e quattro gli arti.
Paralyzed cat gets second chance at life thanks to specially designed wheelchair
Via: Tumbelina#cats #cat #catlover #catlovers #meow pic.twitter.com/E7ChIqAfc7
— Cats Footprint (@catsfootprint) June 1, 2021
Mentre stavamo per pubblicare l’articolo, ci è giunta notizia che Gelato ha già ricevuto un upgrade del suo dispositivo sanitario: eccolo dunque con un possente sistema di camminata che qualcuno gli avrebbe prodotto con l’immancabile stampante 3D.
NEW WHEELS! ❤️Gelato, a kitten who went viral for his homemade wheelchair, now has a new way to get around. https://t.co/3WqjdH0Zw0 pic.twitter.com/modpr8q1WH
— WLWT (@WLWT) August 3, 2026
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Immagine screenshot da Twitter
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Scoppia la polemica sui panda: «sono finti»
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