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Il papa nega che il discorso sui «tiranni» fosse rivolto a Trump
Papa Leone ha cercato di minimizzare il suo scontro pubblico con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, respingendo le affermazioni secondo cui avrebbe cercato di sfidare il presidente con le sue critiche alla guerra in Iran e i suoi appelli alla pace.
Parlando con i giornalisti sabato a bordo di un volo per l’Angola, il pontefice di origine statunitense ha insistito sul fatto che le sue osservazioni non intendevano essere polemiche, criticando al contempo i media per aver amplificato la controversia con commenti e speculazioni eccessivi.
«C’è stata una certa narrazione che non è stata accurata in tutti i suoi aspetti… gran parte di ciò che è stato scritto… è stato più un commento sul commento, un tentativo di interpretare ciò che è stato detto», ha affermato il Papa. Ha sottolineato che le sue osservazioni in Camerun all’inizio di questa settimana, in cui ha criticato i leader che spendono miliardi in guerre e ha descritto il mondo come «devastato da una manciata di tiranni», non erano rivolte a Trump.
«Eppure, a quanto pare, la cosa è stata interpretata come se stessi cercando di dibattere con il presidente, cosa che non mi interessa affatto», ha affermato.
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In passato il Papa ha criticato le politiche di Trump, tra cui le deportazioni di massa e la sua descrizione dell’Europa come «in decadenza», sebbene la guerra in Medio Oriente abbia acuito le tensioni tra i due Paesi. Ha esortato tutte le parti a «fermare la spirale di violenza» e ha definito «inaccettabile» la minaccia di Trump di distruggere la civiltà iraniana.
Prevost aveva aggiunto che Dio «non ascolta le preghiere di coloro che fanno la guerra», dopo che il Segretario alla Guerra statunitense Pete Hegseth aveva esortato gli americani a pregare «nel nome di Gesù Cristo».
Trump ha descritto il papa come «debole sul fronte criminale e pessimo in politica estera», aggiungendo di non volere «un papa che critichi il Presidente degli Stati Uniti».
Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, che in passato aveva criticato il Papa, ha accolto con favore le ultime dichiarazioni di Leone.
«Sono grato a papa Leone per averlo detto», ha scritto Vance su X domenica. «Mentre la narrazione mediatica alimenta costantemente i conflitti – e sì, ci sono stati e ci saranno disaccordi reali – la realtà è spesso molto più complessa».
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Immagine screenshot da YouTube
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Un esorcista racconta: l’anticristo si presenterà come la soluzione ai problemi dell’umanità
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Le riforme liturgiche post-Vaticano II hanno trasformato le messe in una «parodia»: parla il cardinale Rouco Varela
Il cardinale Antonio María Rouco Varela, arcivescovo emerito di Madrid, ha dichiarato questa settimana in un’intervista che i dilaganti abusi liturgici successivi al Concilio Vaticano II hanno trasformato il Santo Sacrificio della Messa in una «parodia». Lo riporta LifeSite.
Nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano spagnuolo El Debate e pubblicata il 21 luglio, in cui discuteva della sacra liturgia e del suo recente appello per il ripristino del Summorum Pontificum, il prelato ottantanovenne ha sottolineato come l’attuazione delle «riforme liturgiche» del Concilio abbia portato a diffusi abusi.
Il cardinale Rouco Varela ha inoltre evidenziato che la «parodia» ha raggiunto un «livello così profondo» da ledere «la verità stessa del sacramento, la coscienza dei fedeli e persino la sensibilità estetica dell’umanità».
«Con il Concilio Vaticano II è stata attuata una riforma liturgica che, in molti e diffusi casi, si è trasformata in una parodia della liturgia», ha dichiarato al giornale.
«E, naturalmente, quando la parodia raggiunge un livello così profondo da intaccare la verità stessa del sacramento, la coscienza dei fedeli e persino la sensibilità estetica dell’umanità – di fronte all’indisciplina quasi anarchica della liturgia in molti casi e in molte parti della Chiesa durante gli anni Settanta – ha indotto gruppi di fedeli a tornare ancora una volta alla tradizione che precedeva la riforma del Concilio Vaticano II», ha aggiunto.
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Il porporato iberico ha espresso la convinzione che gli abusi liturgici seminino divisione tra i fedeli, e che alcuni reagiscano passando all’«altro estremo» ed «esagerando» la soluzione al problema, forse riferendosi alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) e ai sedevacantisti.
Il prelato ha poi ricordato diversi esempi di abusi della Messa e della Santa Eucaristia avvenuti negli anni Settanta dopo le riforme post-conciliari, sottolineando come tali abusi abbiano ridotto il Santo Sacrificio della Messa a un «gioco tra amici».
«Si assisteva a ogni sorta di comportamento, e, quel che era peggio, nelle case di formazione – per religiosi e religiose, nei seminari… Celebrare l’Eucaristia in salotto a un tavolino basso», ha detto Rouco Varela. «Seduti o accovacciati, prendendo il vino dal frigorifero, pane di chissà cosa, e poi ognuno diceva quello che gli veniva in mente… Quasi l’unica cosa che poteva essere ricondotta a una verità teologica erano le parole della consacrazione».
«In altre parole, siamo passati dalla celebrazione dell’Eucaristia istituita dal Signore – il sacramento della sua presenza sacrificale e sacrificata sulla croce che nutre le nostre anime; la sua carne e il suo sangue; la presenza del Divino in mezzo alla nostra vita e alla nostra storia – a una sorta di gioco tra amici, niente di più. C’è un abisso tra le due cose», ha aggiunto.
Non è chiaro come il cardinale, comprendendo l’estrema gravità della situazione con il sacrilegio eretto a rito, possa definire «estreme» le posizioni di coloro che non vi si sottomettono.
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Immagine di Barcex via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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Roma condanna canonicamente, ma rimane in silenzio dottrinalmente
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