Senza categoria
Pezeshkian rivela: un attacco israelo-americano ha ucciso la moglie del principale consigliere di politica estera
Un tentativo di assassinio contro Kamal Kharazi, capo del Consiglio strategico iraniano per la politica estera, ha causato la morte della moglie, in quanto l’uomo è stato preso di mira da un attacco aereo congiunto tra Stati Uniti e Israele, come confermato dal presidente iraniano.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha confermato l’attacco del 1° aprile contro X: «Proprio mentre mi rivolgevo al popolo americano, il capo del nostro Consiglio strategico per la politica estera è stato preso di mira in un attentato», ha scritto su X.
درست همزمان با گفتگوی من با مردم آمریکا، رئیس شورای راهبردی سیاست خارجی کشور هدف ترور قرار میگیرد و به شهادت مظلومانه همسرش منجر میشود. افکار عمومی بینالمللی قضاوت کند؛ کدام طرف اهل گفتگو و مذاکره است و کدام طرف تروریست؟! https://t.co/9wvBcYiH1d
— Masoud Pezeshkian (@drpezeshkian) April 3, 2026
Iscriviti al canale Telegram ![]()
L’attacco ha ucciso la moglie di Kharazi, ha aggiunto. Kharazi aveva ricoperto la carica di ministro degli Esteri iraniano dal 1997 al 2005 e rimane una figura chiave nel processo decisionale strategico di Teheran.
«Lasciamo che sia il mondo a giudicare: quale parte si impegna nel dialogo e nel negoziato e quale nel terrorismo?», ha aggiunto Pezeshkian.
Israele e USA sono impegnati nell’eliminazione di alte figure della Repubblica Islamica. Dopo aver ucciso la Guida Suprema della Rivoluzioen Islamica aiatollà Khamenei, negli scorsi giorni hanno assassinato anche quello che era ritenuto uno degli uomini più potenti dell’Iran, Ali Larijani.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Khamenei.ir via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Senza categoria
Gli attivisti della flottiglia di Gaza accusano Israele di stupro e tortura
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Nucleare
I vescovi delle città dell’atomica: «non si lasci crollare Trattato di non proliferazione»
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Appello congiunto dei presuli di Nagasaki e Hiroshima insieme a quelli di Santa Fé e Seattle lanciano un appello sul futuro del documento, definito «logoro» e a rischio fallimento. In questi giorni all’Onu la Conferenza di revisione mentre il mondo sembra andare in direzione opposta. Denunciano il mancato impegno dei Paesi nel disarmo. E citano le parole Leone XIV: «Deterrenza si basa sull’irrazionalità dei rapporti tra nazioni».
È un appello addolorato, turbato, quasi rassegnato, quello espresso in una dichiarazione congiunta dai vescovi di Seattle, Santa Fe, Nagasaki e Hiroshima – le città testimoni della disumanità delle armi atomiche. Le prime due per gli effetti degli esperimenti a Los Alamos e per lo stoccaggio del maggior numero di armi negli Stati Uniti; le seconde, in Giappone, uniche al mondo bombardate. L’occasione è l’11esima Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), all’ONU a New York dal 27 aprile al 22 maggio. Il documento in vigore dal 1970 è ormai «logoro», ammoniscono. Mentre la questione nucleare è attualissima, sul tavolo dei trattati, con il perdurare del conflitto tra Stati Uniti e Iran.
I vescovi sottolineano che il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) – pietra angolare per impedire la diffusione di armi atomiche, nata all’indomani dell’agosto 1945 – è addirittura «a rischio crollo». L’impegno dei pastori cattolici statunitensi e giapponesi per il disarmo nucleare è concretizzato formalmente nella «Partnership for a World without Nuclear Weapons», stretta nel 2023. I firmatari sono gli arcivescovi Paul D. Etienne di Seattle, Peter Michiaki Nakamura di Nagasaki, Joseph Mitsuaki Takami di Nagasaki (emerito), John C. Wester di Santa Fe, e il vescovo Alexis Mitsuru Shirahama di Hiroshima. Sulle orme di papa Francesco e papa Leone XIV affermano: «il semplice possesso di armi nucleari è immorale». Ribadirlo non è scontato come sembra.
Infatti, la crisi del TNP è dovuta «principalmente al continuo rifiuto degli Stati dotati di armi nucleari di avviare negoziati seri che portino al disarmo nucleare, come si erano impegnati a fare molto tempo fa nell’articolo VI del TNP», affermano. Nonostante il Trattato attualmente conti 191 Paesi e territori tra i firmatari, la «deterrenza» è diventata una «giustificazione sintetica», che distoglie l’attenzione dal detenere «armi immorali e genocidarie».
«Perché la Russia e gli Stati Uniti hanno sempre rifiutato la deterrenza minima di poche centinaia di testate nucleari per mantenere migliaia di testate per la guerra nucleare? Perché tutte e nove le potenze nucleari stanno ora spendendo somme enormi in cosiddetti programmi di “modernizzazione” per mantenere le armi nucleari per sempre?». Sono domande che i vescovi pongono, che rimangono sospese, che interrogano le coscienze. I presuli ricordano che Leone XIV invoca «un mondo fondato sul diritto, sulla giustizia e sulla pace». «È nostro dovere, conferitoci da Dio, perseguire questo obiettivo», dicono unanimi i vescovi firmatari.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Poi, dipingono il pessimo stato di salute del Trattato di non proliferazione nucleare: «le potenze nucleari non hanno rispettato la loro parte di questo accordo legale». Pur riconoscendo che il TNP è stato «indispensabile per limitare la proliferazione» a tre Paesi non firmatari India, Pakistan e Israele e alla Corea del Nord, ritiratasi nel 2004. Vi è pessimismo nel guardare alla conferenza in corso a New York – organizzata ogni cinque anni.
«Le ultime due Conferenze di revisione del TNP hanno fallito completamente nel delineare qualsiasi passo concreto verso il disarmo nucleare. Non vediamo come questa possa avere successo laddove le altre hanno fallito», affermano. Le minacce «si stanno intensificando», e brutalmente la «forza» è diventata «ragione». «La brutale pratica secondo cui la forza dà diritto sta prevalendo, i trattati sul controllo degli armamenti sono scomparsi e stiamo tornando indietro con enormi programmi di modernizzazione destinati a mantenere per sempre le armi nucleari».
In questo allarmante quadro, i vescovi augurano alla conferenza di invertire questa china. «Speriamo ardentemente e preghiamo affinché si giunga a un esito positivo che porti realmente al disarmo nucleare. Tuttavia, se il passato è un prologo, tale esito è improbabile», dicono. Così, ricordano che quest’anno ci sarà una seconda possibilità per contribuire veramente al disarmo: la Conferenza di revisione del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), in vigore dal 2021. «Il Vaticano è stato il primo Stato-nazione a firmare e ratificare il TPNW. Saremo presenti per contribuire a testimoniarne l’ulteriore attuazione», dicono insieme.
Fatti storici che costituiscono la «verità» chiesta da papa Leone XIV negli ultimi giorni a chi lo critica sulla posizione del Vaticano sul nucleare iraniano. «L’idea del potere deterrente della forza militare, in particolare della deterrenza nucleare, si basa sull’irrazionalità dei rapporti tra le nazioni, costruiti non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio con la forza». Scriveva così Prevost nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2026. I vescovi di Seattle, Santa Fe, Nagasaki e Hiroshima ripetono queste parole. «Riteniamo che qui il Santo Padre vada dritto al cuore della questione», commentano unanimi. «Che possiate tutti contribuire a condurre questo mondo sofferente verso la terra promessa di un mondo libero dalle armi nucleari».
Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne.
Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di r Maarten Heerlien via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Senza categoria
Altri 175 miliziani ISIS uccisi in un’operazione congiunta Nigeria-USA
On May 18, #AFRICOM, conducted counter terrorism efforts in coordination with Nigeria against an ISIS fighter camp in NE Nigeria. No U.S. or Nigerian forces were harmed. Full press release: https://t.co/uDJBlRaQAU#AFRICOM #Nigeria #CounterTerrorism pic.twitter.com/pQ1kKksbP7
— U.S. Africa Command (AFRICOM) (@USAfricaCommand) May 19, 2026
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Pensiero2 settimane faPalantir e monopolio dell’AI: la democrazia è l’Ancien Régime
-



Immigrazione1 settimana faIl pattern della strage di Modena: jihad, psicosi, anarco-tirannia
-



Spirito2 settimane faFSSPX, dichiarazione di Fede cattolica rivolta a papa Leone XIV
-



Sorveglianza2 settimane faRe Carlo annuncia che il governo britannico introdurrà l’identità digitale
-



Pensiero5 giorni faMons. Viganò contro la chiesa archistar per la nuova Milano sincretista. Chi la costruisce? E cosa dirà Ambrogio?
-



Arte1 settimana faLeone saluta la folla mentre in Piazza San Pietro risuona l’inno omosessualista degli ABBA. E se piace anche a Putin?
-



Salute1 settimana faI malori della 20ª settimana 2020
-



Armi biologiche2 settimane faQuesto hantavirus è un’arma biologica?














