Geopolitica
L’Iran nega che i combattenti curdi abbiano attraversato il confine
Le autorità locali dell’Iran occidentale hanno fermamente negato le notizie secondo cui gruppi armati curdi avrebbero attraversato il confine dal Kurdistan iracheno, insistendo sul fatto che il confine è sotto il completo controllo. Nel frattempo, Teheran avrebbe effettuato «attacchi preventivi» contro le basi dell’opposizione nel nord dell’Iraq.
Le smentite seguono giorni di resoconti dei media statunitensi secondo cui Washington stava armando le forze curde come potenziali truppe di terra. Mercoledì un funzionario americano ha dichiarato a Fox News che «migliaia di combattenti curdi iracheni» avrebbero lanciato un assalto all’interno dell’Iran.
Mohammad Shafi’i, governatore della contea di Qasr-e Shirin, al confine tra Iran e Iraq, ha smentito le notizie di incursione, dichiarando giovedì ai media locali che «non sono state registrate segnalazioni di infiltrazioni o movimenti illegali di gruppi armati o criminali».
Ha definito le voci secondo cui «elementi anti-rivoluzionari» sarebbero entrati nella Repubblica islamica come «completamente false», e che non avrebbero «alcun altro scopo se non quello di creare preoccupazione tra la gente».
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I gruppi dissidenti curdi con sede nella regione semi-autonoma del Kurdistan iracheno hanno ammesso di essersi posizionati vicino al confine, ma insistono di non averlo ancora attraversato.
Hanna Hussein Yazdan Pana del Partito per la Libertà del Kurdistan (PAK) ha dichiarato alla BBC che sei gruppi di opposizione curdi stanno coordinando i piani, ma sono in attesa del sostegno degli Stati Uniti. «Non possiamo muoverci se l’aria sopra di noi non è pulita», ha affermato, aggiungendo che muoversi ora «sarebbe un suicidio».
Un alto dirigente del Partito Democratico del Kurdistan Iraniano (KDPI) ha dichiarato alla BBC di credere che i curdi «combatteranno presto in Iran», ma ha rifiutato di fornire una tempistica.
Giovedì, il ministero dell’Intelligence iraniano ha annunciato di aver condotto un’operazione militare «preventiva» contro «gruppi terroristici separatisti» che intendevano «abusare delle condizioni di guerra e infiltrarsi in Iran attraverso i confini occidentali con il supporto di Stati Uniti e Israele».
Il ministero non ha specificato quali gruppi fossero specificamente presi di mira o in quali regioni. Secondo i media statali, gli attacchi hanno distrutto basi e depositi di munizioni, infliggendo «gravi perdite».
La Casa Bianca ha negato le notizie del suo coinvolgimento. Il Segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha dichiarato che «nessuno dei nostri obiettivi si basa sul supporto o sull’armamento di una forza in particolare».
Nel frattempo, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha confermato che Trump aveva parlato con i leader curdi «riguardo alla nostra base nel nord dell’Iraq», ma ha negato che fosse stato concordato un piano specifico.
Come riportato da Renovatio 21, la CIA in questo momento starebbe lavorando alacramente per la preparazione e l’armamento dei curdi.
L’ex agente CIA John Kiriakou sostiene che la possibilità di un’invasione curda dell’Iran è del 100%.
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Immagine di Kurdishstruggle via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0
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Trump minaccia di sequestrare i beni iraniani
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Geopolitica
La Casa Bianca: l’accordo nucleare tra Stati Uniti e Arabia Saudita dipende dal riconoscimento di Israele
Un patto nucleare storico tra Stati Uniti e Arabia Saudita potrà essere concluso soltanto a condizione che Riad aderisca agli Accordi di Abramo e avvii relazioni diplomatiche con Israele, ha reso noto giovedì la Casa Bianca. L’intesa contempla l’impiego di tecnologia e know-how americani per supportare il Regno nello sviluppo di un programma nucleare a uso civile.
Il chiarimento ha rappresentato un mutamento rilevante rispetto alla comunicazione di mercoledì, che non conteneva alcun riferimento pubblico a un eventuale nesso tra l’accordo e la normalizzazione dei rapporti tra Arabia Saudita e Israele. Riad ha reiterato a più riprese che non riconoscerà Israele in assenza di progressi verso la costituzione di uno Stato palestinese.
«Questo accordo è subordinato a questa condizione, per quanto riguarda il presidente, quindi continueremo a dialogare con le nostre controparti saudite per finalizzare l’accordo e, si spera, vederli aderire agli Accordi di Abramo molto presto», ha dichiarato ai giornalisti la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.
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Gli Accordi di Abramo consistono in una serie di intese mediate dagli Stati Uniti e avviate durante il primo mandato del presidente Donald Trump, con le quali sono state instaurate relazioni diplomatiche tra Israele e diversi Stati arabi. Attualmente tra i firmatari figurano Israele, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, il Marocco e il Sudan.
Secondo i termini dell’accordo, l’Arabia Saudita realizzerebbe reattori nucleari basati su tecnologia statunitense nell’ambito del proprio programma energetico civile. Tuttavia, stando a quanto riportato, l’intesa non impone a Riad l’adozione del Protocollo aggiuntivo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che autorizza ispezioni più approfondite finalizzate a individuare attività nucleari non dichiarate.
Tale omissione ha generato allarme tra gli esperti di non proliferazione e i legislatori di Washington, i quali mettono in guardia dal rischio che l’Arabia Saudita possa liberamente arricchire l’uranio, una capacità potenzialmente utilizzabile in futuro per la produzione di armi nucleari e in grado di innescare una corsa agli armamenti a livello regionale. Il principe ereditario Mohammed bin Salman aveva in passato dichiarato che l’Arabia Saudita avrebbe perseguito l’acquisizione di armi nucleari qualora l’Iran le avesse ottenute.
L’accordo, destinato a costituire il fondamento di un programma di energia nucleare multimiliardario che coinvolge imprese statunitensi, dovrà ancora essere sottoposto all’esame del Congresso prima di poter entrare in vigore.
Le possibilità che Riad entrasse negli Accordi di Abramo sembravano sfumate negli anni scorsi, quando il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, dinanzi alla catastrofe gazana, aveva dichiarato che non potrà esserci alcuna normalizzazione delle relazioni tra Regno Saudita e Stato Ebraico senza la creazione di uno Stato palestinese indipendente. I piani per l’accordo di pace erano quindi stati sospesi.
Mesi prima, all’altezza di un attacco di rappresaglia della Repubblica Islamica dell’Iran contro lo Stato Ebraico, si disse che alcuni droni iraniani diretti contro Israele furono abbattuti dai sauditi.
Come riportato da Renovatio 21, cinque anni fa si parlava di colloqui segreti tra il principe saudita Mohammed bin Salman e Netanyahu. Pochi mesi fa, dopo l’inizio della guerra di Gaza, l’Arabia Saudita ha dichiarato che ogni piano di accordo con Israele è sospeso.
Come riportato da Renovatio 21, secondo un sondaggio del 2024 il 96% dei sauditi si opponeva ai legami con Israele, mentre Hamas nel Regno cresceva in popolarità. L’indagine ha inoltre rilevato che l’87% dei sauditi riteneva che «Israele è così debole e diviso al suo interno che un giorno potrà essere sconfitto».
Al contempo, va ricordata la dichiarazione a Fox News del 2023 del principe Salmano per cui l’Arabia Saudita si doterà di armi atomiche se lo farà l’Iran.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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