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I sionisti fanno licenziare la cattolica Miss California inclusa nella Commissione per la libertà religiosa USA
Nell’ultima fase di uno scontro in corso tra conservatori pro-Israele e anti-Israele, il presidente della Commissione per la Libertà Religiosa della Casa Bianca ha annunciato di aver espulso una membro cattolica dopo che quest’ultima aveva utilizzato un’udienza per contestare l’equiparazione tra opposizione al sionismo o a Israele e antisemitismo. Tuttavia, la persona interessata – l’ex Miss California Carrie Prejean Boller – sostiene che il presidente della commissione e vicegovernatore del Texas Dan Patrick non abbia l’autorità per rimuoverla e ha dichiarato di «aspettare con interesse la riunione del mese prossimo».
Carrie Prejean Boller ha sostenuto che criticare il sionismo o lo Stato di Israele non equivale necessariamente a odiare gli ebrei.
Lunedì la commissione ha tenuto un’udienza intitolata «Le implicazioni dell’antisemitismo sulla libertà religiosa». Le tensioni sono esplose quando Boller ha cominciato a interrogare i testimoni, concentrando gran parte delle sue domande sulle definizioni di antisemitismo fornite e contestando in particolare l’idea che opporsi all’ideologia politica del sionismo – che promuove la creazione e il mantenimento di uno Stato-nazione ebraico – sia intrinsecamente antisemita. Va notato che il sionismo è osteggiato anche da alcuni ebrei, inclusi alcuni residenti in Israele.
Catholic activist @CarriePrejean1 confronts Shabbos Kestenbaum with a direct question demanding condemnation of what happened in Gaza after Israel was mentioned 17 times, before Texas Lt. Gov. Dan Patrick steps in to stop her—a bold and courageous moment that reflects her… pic.twitter.com/SDaGvEufrf
— ADI ALARDAH (@alardah91) February 10, 2026
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«Sono cattolica e i cattolici non abbracciano il sionismo», ha detto Boller al presidente della Yeshiva University, Ari Berman. «Giusto perché tu lo sappia. Quindi, secondo te, tutti i cattolici sono antisemiti?». Berman ha replicato: «Se qualcuno dice di essere antisionista, sta affermando di avere un doppio standard, di essere ipocrita e di assumere posizioni antisemite».
Rivolgendosi a Yitzchok Frankel, uno studente di giurisprudenza che ha fatto causa all’Università della California, Boller ha citato il rabbino neoeboraceno Yaakov Shapiro, secondo il quale «l’ideologia sionista afferma falsamente che Israele è lo Stato-nazione degli ebrei ovunque, e che ogni ebreo è legato ad esso. Questa impostazione è antisemita nel suo nucleo… [impone] una colpa collettiva per azioni che non abbiamo scelto né controllato». Lo scambio con Frankel si è concluso con la sua affermazione che l’antisionismo equivale ad antisemitismo.
Interpellando Shabbos Kestenbaum, un attivista che nel 2024 aveva intentato causa ad Harvard per mancata protezione degli studenti dall’antisemitismo, la Prejjean Boller ha chiesto: «Dato che abbiamo menzionato Israele ben 17 volte, sei disposto a condannare ciò che Israele ha fatto a Gaza?». Lo scambio acceso ha spinto Patrick a intervenire.
Ne è derivata una forte reazione: numerose voci pro-Israele sui social media hanno condannato l’interrogatorio di Boller, chiedendone le dimissioni o l’espulsione. Alcuni hanno messo in dubbio il suo diritto a fare affermazioni generali su ciò che i cattolici pensano del sionismo e di Israele. In mezzo alla polemica, Boller ha pubblicato una lettera aperta a Kestenbaum, respingendo l’accusa di aver deviato i lavori su Israele e sottolineando che il tema era già emerso ampiamente nel dibattito.
“I’m a Catholic, and Catholics do not embrace Zionism, just so you know. So are all Catholics anti-Semites according to you?”
Incredible exchange today between Carrie Prejean Boller and a group of Jewish Zionists at the White House’s Religious Liberty Commission.
Texas Lt. Gov.… pic.twitter.com/kf4sYclPL8
— Chris Menahan 🇺🇸 (@infolibnews) February 9, 2026
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«Quasi ogni testimone ha inquadrato l’antisemitismo attraverso la lente di Israele e del sionismo… Costringere le persone ad affermare il sionismo come condizione per partecipare non è solo sbagliato, ma è direttamente contrario alla libertà religiosa, specialmente in un organismo creato per proteggere la coscienza. Come cattolica, ho sia il diritto costituzionale sia la libertà religiosa e di coscienza, concessa da Dio, di non sostenere un’ideologia politica o un governo che sta perpetrando uccisioni di massa di civili e carestie».
Mercoledì, il presidente Patrick ha annunciato su social media la rimozione di Boller.
«Nessun membro della commissione ha il diritto di dirottare un’udienza per i propri interessi personali e politici su qualsiasi questione. Questo è chiaramente, senza ombra di dubbio, ciò che è accaduto lunedì nella nostra udienza sull’antisemitismo in America. Questa è stata la mia decisione».
Boller ha replicato immediatamente, sostenendo che il Patrick non ha l’autorità per espellerla e che in realtà erano stati i sionisti a «dirottare» i lavori.
«Come suggerisce il nome, questa è la Commissione per la Libertà Religiosa del Presidente Trump, non la vostra. Non mi avete nominato membro della Commissione e non avete l’autorità di rimuovermi da essa. Si tratta di un grave superamento del vostro ruolo e mi porta a credere che stiate agendo in linea con un quadro politico sionista che ha dirottato l’udienza, piuttosto che in difesa della libertà religiosa… Mi rifiuto di inginocchiarmi davanti a Israele. Non sono schiava di una nazione straniera, ma di Cristo nostro Re… La supremazia sionista non ha posto in una commissione americana per la Libertà Religiosa».
Carrie Prejean Boller possiede un solido background conservatore. È diventata nota a livello nazionale nel 2009, durante il concorso di Miss USA, quando rispose al giudice del concorso di bellezza Perez Hilton (un blogger omosessuale il cui vero nome Mario Armando Lavandeira Jr.) – che le chiedeva se ogni Stato dovesse legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso – affermando che «il matrimonio dovrebbe essere tra un uomo e una donna». Secondo moltissimi, la risposta basata sulla legge naturale le costò la corona di Miss USA. In seguito ha raccontato l’episodio nel suo libro, in cui descrive la controversia e il fenomeno delle donne conservatrici sistematicamente attaccate e demonizzate dai media progressisti.
La Commissione per la Libertà Religiosa della Casa Bianca è stata istituita dal presidente Trump il 1° maggio 2025 con il mandato di «formulare raccomandazioni per garantire la libertà religiosa negli Stati Uniti e individuare opportunità per promuovere la causa della libertà religiosa in tutto il mondo». Il vicepresidente della commissione è il dottor Ben Carson, mentre tra i membri figurano figure di spicco come Franklin Graham, il conduttore televisivo «Dr. Phil» McGraw e la predicatrice Paula White, nota per le sue esuberanti performance durante una manifestazione di preghiera a sostegno di Trump nel 2020, divenute virali sui social.
Il dibattito sulla definizione di antisemitismo e sul rapporto tra antisionismo e antisemitismo si inserisce in un contesto di crescenti divisioni interne al Partito Repubblicano e più in generale nella società americana riguardo al grado di sostegno che gli Stati Uniti dovrebbero riservare a Israele. I repubblicani più anziani tendono a considerare l’appoggio incondizionato a Israele come un pilastro essenziale dei valori conservatori. Al contrario, tra i repubblicani under 50 si sta diffondendo sempre di più la convinzione che tale sostegno comporti costi elevati e complessi – economici, politici, morali e strategici – e che esso possa confliggere con l’avvertimento di George Washington contro gli «attaccamenti appassionati» verso «nazioni particolari».
L’attivismo conservatore è costato molto alla Prejean in tutta la sua carriera. A giugno 2009, viene destituita dal titolo di Miss California per presunte violazioni contrattuali (mancate apparizioni, foto semi-nude emerse online). La Prejean sostiene sia per le sue opinioni contrarie al matrimonio omosessuale; la disputa finisce in causa, risolta nel novembre 2009.
Nel 2010, come ogni regina di bellezza americana che si rispetti, sposa un quarterback del Football americano NFL e figlia due volte. Emerge durante il COVID per le sue azioni contro le mascherine, come dare cinque dollari a chi incontrava al supermercato per togliere la pezza dal volto. Si fa notare inoltre per la campagna di boicottaggio contro il marchio di alta moda Balenciaga dopo lo scandalo delle presunte allusioni pedofile delle campagne pubblicitarie.
La giornalista Megyn Kelly l’ha intervistata varie volte per la sua opposizione alle drag queen story hour imposte nelle scuole dei figli e sul boicottaggio attivo nei confronti di Balenciaga.
La sua conversione al cattolicesimo, anche toccante, è stata raccontata nel programma della leader pro-life Lila Rose.
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Da notare come la Rose ora condanna le azioni di Carrie in Commissione. La Rose in precedenza aveva anche condannato la podcasterra Candace Owens (con cui peraltro la Prejean Boller si è dichiarata allineata) quando divenne virale il suo messaggio «Christ is King», «Cristo è Re».
La Prejean durante l’audizione in commissione indossava una spilletta con le bandiere americana e palestinese. Dinanzi alle parole della Carrie sul fatto che i cattolici non sono sionisti, il presidente della Commissione Patrick ha letto immediatamente un testo preparato (qualcosa, con evidenza, sapeva in anticipo) in cui garantiva che lo Stato Ebraico e il Vaticano hanno relazioni diplomatiche dal 1983. (E prima, come mai non c’erano rapporti?)
È molto indicativo che una claque sionista abbia fatto «boooo» quando si è proclamata cattolica: come se un odio ebraico per la Chiesa di Roma fosse finalmente slatentizzato. Lo scrittore cattolico americano E. Michael Jones ha letto la situazione secondo la teoria del «Triple melting pot», secondo cui le identità etniche, in USA come nella vecchia Yugoslavia, finiscono per diventare identità religiose: in America le tre identità sono quindi cattolica, protestante, ebraica.
Con la sparizione del protestantesimo, dice Jones, quello che accade è giocoforza uno scontro tra cattolici ed ebrei – come pienamente visibile nella vicenda della Prejean Boller in Commissione.
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Dirigente transessuale del New York Times accusata di maltrattamenti di minori prima di essere uccisa
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I tempi di consegna del petrolio saudita in Asia potrebbero raddoppiare
Diversi media organi di stampa ripreso i dati più recenti dell’Associazione degli Armatori Giapponesi, secondo cui la chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso, alle navi saudite potrebbe allungare di oltre 2,5 volte i tempi di consegna del petrolio saudita in Asia. Lo slittamento segue il controllo da parte degli Houthi dell’intera costa del Mar Rosso.
Yahya Saree, portavoce militare degli Houthi, ha dichiarato venerdì in un comunicato che «la navigazione marittima è sicura per tutte le compagnie, ad eccezione delle navi saudite», come riferito da NPR il 12 settembre.
Prima del blocco, la rotta tradizionale attraverso lo Stretto di Ormuzzo richiedeva circa 40 giorni andata e ritorno. L’alternativa del Mar Rosso — il greggio saudita viene portato via terra fino alla costa e poi imbarcato su petroliera attraverso Bab el-Mandeb — richiede circa 40-50 giorni andata e ritorno. L’unica via rimasta passa dal Canale di Suez e circumnaviga il Capo di Buona Speranza, all’estremità meridionale dell’Africa: il viaggio andata e ritorno richiederebbe almeno 100 giorni. Inoltre le petroliere più grandi sono troppo ingombranti per transitare dal Canale di Suez.
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Allungare un viaggio andata e ritorno da 40 a 100 giorni non solo ritarda le consegne, ma riduce drasticamente il numero di viaggi annuali di una petroliera da circa nove a meno di quattro, raddoppiando di fatto il numero di navi necessarie per spostare lo stesso volume di greggio. La deviazione di rotta si traduce così in uno shock sui prezzi: la capacità delle petroliere non può crescere in tempi brevi, quindi quando i giorni di navigazione salgono di colpo salgono anche le tariffe di trasporto, e quei costi finiscono nel prezzo finale del greggio anziché nel prezzo di riferimento. I margini di raffinazione assorbono il primo colpo e l’onere aggiuntivo si scarica poi sull’intero mercato.
Viaggi più lunghi costringono inoltre gli acquirenti a tenere scorte più consistenti: una raffineria che lavora su un ciclo di 100 giorni deve impegnarsi ad acquistare con oltre tre mesi di anticipo, invece di poter aggiustare gli ordini in poche settimane, come riporta Business Upturn.
Prima dell’attuale conflitto tra Stati Uniti e Iran, il Giappone dipendeva per il 95% del proprio fabbisogno di greggio da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, secondo Reuters del 4 marzo 2026; ora quella dipendenza si è spostata in larga misura verso Stati Uniti e Messico.
Prima del conflitto, circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare, il 19% del GNL e fino al 30% dei fertilizzanti azotati scambiati a livello internazionale passavano dallo Stretto ormusino. Un aumento di 2,5 volte dei tempi di transito per queste risorse essenziali avrebbe evidentemente effetti gravi e dirompenti sulle catene di approvvigionamento globali.
Come riportato da Renovatio 21, la Corea del Sud, un altro Paese estrmo-orientale gravemente danneggiato nelle forniture di idrocarburi dalla chiusura dello Stretto ermesino, sta pensando di partecipare all’azione militare statunitense, ricevendo in risposta un duro ammonimento dalla Repubblica Islamica dell’Iran, che come noto è in grandi rapporti con la Corea del Nord.
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Immagine di Reading Tom via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Profanazione in una cappella di Bari
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