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L’UE ha rubato le elezioni rumene del 2024: rapporto della Camera degli Stati Uniti

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Secondo un rapporto della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, la Commissione europea avrebbe sfruttato accuse non verificate di interferenza russa per invalidare i risultati del primo turno delle elezioni presidenziali rumene del 2024.

 

La Corte Costituzionale rumena ha annullato il primo turno delle elezioni dopo che i servizi segreti avevano sostenuto che il vantaggio del candidato anti-establishment Călin Georgescu derivasse da ingerenze straniere. Il documento della Commissione Giustizia della Camera, presentato martedì, ha definito questo intervento «la misura di censura più aggressiva» adottata dall’esecutivo dell’UE negli ultimi anni.

 

Il rapporto cita documenti interni di TikTok forniti alla Commissione europea, i quali smentivano l’esistenza di una campagna pro-Georgescu orchestrata dalla Russia sulla piattaforma. TikTok ha dichiarato di non aver riscontrato alcuna prova a sostegno di tale accusa, elemento che ha pesato in modo decisivo sulla decisione della corte rumena.

 

«Alla fine di dicembre 2024, inchieste giornalistiche basate su dati forniti dall’autorità fiscale rumena hanno rivelato che la presunta campagna di interferenza russa era in realtà finanziata da un altro partito politico rumeno», si legge nel rapporto. «Tuttavia, i risultati elettorali non sono mai stati ripristinati e, nel maggio 2025, il candidato sostenuto dall’establishment ha vinto la presidenza della Romania nelle elezioni riorganizzate».

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Lo scorso febbraio il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance aveva fatto riferimento al caso durante il suo intervento alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, accusando l’UE e il Regno Unito di un arretramento democratico e avvertendo che gli Stati Uniti potrebbero rivedere i propri impegni verso gli alleati tradizionali a causa di valori sempre più divergenti.

 

Il nuovo rapporto statunitense, dal tono fortemente critico, sostiene che la Commissione Europea stia portando avanti da un decennio uno «sforzo globale» per esercitare pressioni sulle piattaforme di social media al fine di limitare la libertà di espressione, sotto la bandiera della lotta contro «l’incitamento all’odio» e la «disinformazione».

 

Secondo il documento, tale campagna avrebbe raggiunto «un livello di controllo sufficiente sulla libertà di espressione online a livello mondiale da consentire la repressione sistematica di narrazioni percepite come minaccia al potere della Commissione europea», incidendo direttamente anche sui diritti costituzionalmente protetti dei cittadini americani.

 

Come riportato da Renovatio 21, Georgescu a inizio anno aveva chiesto la revisione dell’annullamento del voto coinvolgendo USA e Israele.

 

L’ex candidato presidenziale ritiene che la NATO ha bisogno della Romania, Paese limitrofo dell’instabile Ucraina, per lanciare la Terza Guerra Mondiale.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Georgescu in passato ha definito il presidente ucraino Zelens’kyj un «semi-dittatore» e dichiarato in un podcast americano che la NATO usa la Romania come «porta della guerra».

 

La repressione poliziesca contro Georgescu ha segnato le ultime elezioni, nonostante il deciso sostegno della popolazione scesa in piazza.

 

Georgescu aveva dichiarato che «l’Europa è oramai una dittatura». La UE aveva rifiutato di commentare la messa al bando di Georgescu alle elezioni presidenziali.

 

 

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La Spagna annuncia una massiccia repressione dei social media

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Il Regno di Spagna introdurrà il divieto di utilizzo dei social media per i minori di 16 anni e renderà i vertici delle aziende tecnologiche personalmente responsabili penalmente per i «contenuti d’odio» pubblicati sulle loro piattaforme, ha annunciato martedì il premier Pedro Sanchez.   Parlando al World Government Summit di Dubai, il Sanchez ha illustrato cinque misure che il suo governo intende adottare per regolamentare i social network, con impatti potenzialmente molto significativi sulla libertà di espressione.   «In primo luogo, modificheremo la normativa spagnola per attribuire ai dirigenti delle piattaforme una responsabilità legale diretta per le numerose violazioni che si verificano sui loro siti», ha dichiarato. Ha precisato che i manager che non provvederanno a rimuovere «contenuti criminali o che incitano all’odio» rischieranno procedimenti penali.   Attualmente la maggior parte degli ordinamenti considera le piattaforme social come semplici «intermediari» e non come «editori», con la conseguenza che la responsabilità ricade sugli utenti che pubblicano i contenuti. La proposta spagnola supera i limiti del Digital Services Act dell’UE, che prevede sanzioni solo per le piattaforme che non rimuovono la «disinformazione» dopo formale notifica.   Sánchez non ha fornito una definizione precisa di «contenuto d’odio», così come il DSA non definisce in modo chiaro il concetto di «disinformazione».

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Il premier ha inoltre annunciato che il governo renderà reato la «manipolazione algoritmica e l’amplificazione di contenuti illegali», avvierà studi e monitoraggi su «come le piattaforme digitali alimentano divisioni e amplificano l’odio», introdurrà il divieto assoluto di accesso ai social per gli under 16 e aprirà indagini penali per presunti reati commessi attraverso Grok, TikTok e Instagram.   Nel corso del discorso il Sanchezzo ha attaccato direttamente Elon Musk, proprietario di X, accusandolo di aver diffuso «disinformazione» riguardo alla sua decisione di concedere l’amnistia a circa mezzo milione di immigrati irregolari la scorsa settimana. Domenica Musk aveva accusato l’eurodeputata spagnola Irene Montero di «promuovere il genocidio» dopo le sue dichiarazioni sul voler «sostituire la destra» con i migranti.   Il premier spagnuolo ha concluso affermando che altri cinque Paesi europei – da lui definiti una «coalizione di volenterosi digitali» – adotteranno presto normative analoghe.   Come riportato da Renovatio 21, la Francia ha già approvato la scorsa settimana una legge ancora più restrittiva, che vieta l’uso dei social ai minori di 15 anni, mentre la Grecia sarebbe «molto vicina» a un annuncio simile.   Come riportato da Renovatio 21, anche l’Australia ha varato un divieto per i social ai minori, con la grottesca esclusione, sembra, di Bluesky, la piattaforma goscista dove brulicano le più folli idee.

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Meta Facebook citata in giudizio per accuse di sfruttamento sessuale di minori

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Meta, la società madre di Facebook, è stata trascinata in tribunale in una causa storica in cui si accusa il colosso tecnologico statunitense di aver esposto consapevolmente i minori a gravi pericoli sulle sue piattaforme social, tra cui abusi sessuali.

 

Il processo è iniziato lunedì nello stato del New Mexico, dove il procuratore generale Raul Torrez ha sostenuto nella sua denuncia che i servizi di Meta – Facebook, Instagram e WhatsApp – creano ambienti altamente rischiosi per i bambini, esponendoli a sfruttamento sessuale, adescamento online, sextortion e, in molti casi, a violenze reali e tratta di esseri umani.

 

La causa si basa su un’indagine sotto copertura condotta nel 2023 dallo stesso Torrez, all’epoca procuratore, e dal suo ufficio, da cui è emerso che Meta non riesce a impedire efficacemente il traffico di minori sulle sue piattaforme. Gli avvocati statali chiedono che l’azienda sia ritenuta responsabile per l’implementazione di algoritmi ritenuti dannosi o in grado di generare dipendenza nei feed destinati ai minori.

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Meta respinge fermamente le accuse, affermando di aver introdotto numerose e robuste misure di protezione per tutelare gli utenti più giovani. La società aveva chiesto l’archiviazione del procedimento, invocando la protezione offerta dalle norme sulla libertà di espressione e sull’immunità delle piattaforme online, ma un giudice ha deciso che la causa può proseguire.

 

Come riportato da Renovatio 21, si tratta della seconda azione legale di rilievo contro Meta nel 2026 per presunti danni arrecati ai minori. Un altro processo di grande risonanza è in corso a Los Angeles, dove famiglie e istituti scolastici hanno intentato causa contro i principali giganti dei social media – Meta, TikTok e YouTube – nel primo caso di responsabilità da prodotto: le piattaforme sarebbero state progettate consapevolmente per indurre dipendenza nei bambini e compromettere la loro salute mentale.

 

A livello internazionale Meta affronta pressioni normative sempre più intense. In Russia è stata classificata come «organizzazione estremista» nel 2022, mentre nell’Unione Europea è alle prese con numerose procedure, tra cui una sanzione antitrust da 797 milioni di euro (circa 940 milioni di dollari) e distinti procedimenti relativi a copyright, protezione dei dati e regole sulla pubblicità.

 

Le crescenti preoccupazioni per la sicurezza dei minori online stanno alimentando un’ondata di azioni legali. Negli Stati Uniti Meta è oggetto di molteplici cause che la accusano di aver privilegiato l’engagement a scapito della sicurezza degli utenti e di aver implementato funzionalità addictive.

 

Diversi paesi stanno adottando misure restrittive: l’Australia ha vietato l’accesso ai social media per gli under 16, la Danimarca sta preparando un divieto per i minori di 15 anni, mentre Francia e Spagna stanno lavorando a leggi analoghe per imporre limiti di età.

 

Come riportato da Renovatio 21, negli anni si sono accumulate varie accuse e rivelazioni su Facebook, tra cui accuse di uso della piattaforma da parte del traffico sessuale, fatte sui giornali ma anche nelle audizioni della Camera USA.

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Due anni fa durante un’audizione al Senato americano era stato denunciato da senatori e testimoni come i social media ignorano le reti pedofile che operano sulle loro piattaforme.

 

Secondo il Wall Street Journal, che già in passato aveva trattato l’argomento, Meta avrebbe un problema con i suoi algoritmi che consentono ai molestatori di bambini sulle sue piattaforme. La cosa stupefacente è il fatto che ai pedofili potrebbe essere stato concesso di connettersi sui social, mentre agli utenti conservatori no,

 

Le accuse sono finite in una storia udienza a Washington di Mark Zuckerberg, che è stato indotto dal senatore USA Josh Holloway a chiedere scusa di persona alle famiglie di bambini danneggiati dal social. Lo Stato del Nuovo Messico ha fatto causa a Meta allo Zuckerberg per aver facilitato il traffico sessuale minorile.

 

L’ultima tornata di documenti del tribunale aveva mostrato anche che Meta avrebbe insabbiato le ricerche sulla salute mentale degli utenti Facebook.

 

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Immagine di Esther Vargas via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 2.0

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Google pagherà 68 milioni di dollari per lo «spionaggio» dell’assistente vocale

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Il colosso tecnologico statunitense Google ha raggiunto un accordo preliminare per versare 68 milioni di dollari al fine di risolvere una causa legale in cui il suo assistente vocale è accusato di aver spiato gli utenti di smartphone. Lo riporta l’agenzia Reuters, citando documenti giudiziari.   Secondo stime preliminari riportate da The Verge, gli acquirenti di dispositivi potrebbero ricevere un risarcimento compreso tra 18 e 56 dollari. Chi ha utilizzato Google Assistant o ha vissuto in una casa con un dispositivo che avrebbe registrato conversazioni potrebbe ottenere da 2 a 10 dollari.   Gli utenti sostengono che Google, controllata da Alphabet, abbia registrato illegalmente conversazioni private attraverso Google Assistant per poi sfruttarle nella creazione di pubblicità mirate. L’intesa preliminare di class action è stata depositata venerdì presso il tribunale federale di San Jose, in California, come visionato da Reuters, e attende l’approvazione della giudice distrettuale statunitense Beth Labson Freeman.

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L’assistente vocale è programmato per attivarsi in risposta alle «parole chiave» come «Ehi Google» o «Okay Google», analogamente a Siri di Apple e Alexa di Amazon. I querelanti contestano il fatto che l’assistente abbia riconosciuto erroneamente il linguaggio normale come comandi vocali – fenomeno noto come «false accepts» – portando alla ricezione di annunci pubblicitari non richiesti.   L’accordo riguarderebbe gli utenti che hanno acquistato dispositivi Google o hanno subito «false accettazioni» a partire dal 18 maggio 2016.   Il caso mette in luce la tensione costante tra le nuove tecnologie e la tutela della privacy. Nel novembre 2025 Google è stata nuovamente citata in giudizio per aver intercettato, tramite l’assistente di Intelligenza Artificiale Gemini, comunicazioni private su Gmail, chat e piattaforme di videoconferenza. A settembre aveva accettato un accordo da 425,7 milioni di dollari in un’altra class action per presunte violazioni della privacy.   Come riportato da Renovatio 21, nel dicembre 2024 Apple ha patteggiato per 95 milioni di dollari in relazione alle accuse secondo cui il suo assistente Siri avrebbe registrato conversazioni private senza consenso.   Amazon, invece, ha affrontato una class action nazionale per presunte violazioni della privacy legate al suo assistente vocale Alexa: un giudice federale ha autorizzato gli utenti a presentare reclami sostenendo che i dispositivi abbiano registrato e conservato conversazioni private senza esplicito consenso, in violazione delle leggi sulla tutela dei consumatori.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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