Geopolitica
Il presidente iraniano: Stati Uniti e Israele istigano gli assassini stranieri nascosti tra la folla
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha accusato domenica gli Stati Uniti e Israele di interferire nei disordini che stanno attraversando il Paese, in un’intervista trasmessa dalla televisione di Stato IRIB. Ha sostenuto che Washington e Gerusalemme stanno istigando «terroristi stranieri» infiltrati tra i manifestanti.
Verso la fine del mese scorso, nella Repubblica Islamica – già duramente colpita dalle sanzioni – sono esplosi violenti scontri mortali, scatenati dall’iperinflazione e dal peggioramento della crisi economica. Il governo sta cercando di rispondere alle legittime preoccupazioni della popolazione «in tutti i modi possibili», ha assicurato Pezeshkian.
Il «caos» attuale, secondo il presidente, è aggravato soprattutto da «rivoltosi e terroristi», piuttosto che da iraniani con reali e motivate rimostranze.
«Il nemico… sta addestrando terroristi sia all’interno che all’estero, introducendo terroristi nel Paese… Hanno dato fuoco a moschee, bazar e aziende», ha dichiarato Pezeshkian, attribuendo loro atti di violenza letale.
«Queste persone non appartengono a questo Paese. Se qualcuno è davvero iraniano e ha delle proteste da fare, che le faccia pure: noi ascolteremo le sue richieste, le prenderemo in considerazione e risolveremo i problemi».
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Pezeshkian ha poi puntato il dito contro Stati Uniti e Israele per aver aizzato i manifestanti, invitando gli iraniani a impedire che i giovani si mescolino con «rivoltosi e terroristi».
Gli scontri violenti tra dimostranti e forze dell’ordine hanno causato decine di morti tra le forze di sicurezza e tra i civili, come riportato domenica dall’emittente iraniana PressTV. In varie parti del Paese sono stati incendiati moschee, centri medici e altri edifici pubblici.
Un video diffuso domenica dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi mostra presunti rivoltosi che picchiano e danno alle fiamme agenti di polizia fino a ucciderli. Un altro filmato, ripreso da una telecamera di sicurezza e pubblicato da PressTV, ritrae una molotov lanciata all’interno di una moschea in cui stavano giocando dei bambini.
Mossad rent-a-rioters in Iran throw molotov cocktails at apartments and into a mosque filled with children
Supporters of these nihilistic regime change rampages are openly celebrating the violence pic.twitter.com/4SjgMeQFXe
— Max Blumenthal (@MaxBlumenthal) January 11, 2026
Come riportato da Renovatio 21, giovedì è stato imposto un blackout nazionale di internet in Iran, misura che risulta ancora in vigore al momento attuale.
Le proteste sono state apertamente incoraggiate da un account sui social media in lingua persiana legato al Mossad israeliano, che ha affermato di avere agenti infiltrati tra la folla.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha più volte espresso la propria disponibilità a intervenire direttamente. Sabato, su Truth Social, ha scritto: «Gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare!!!».
La scorsa estate, gli Stati Uniti si unirono a un attacco israeliano contro alcuni dei principali siti nucleari iraniani, accusando Teheran di perseguire lo sviluppo di un’arma nucleare. L’Iran ha sempre respinto tali accuse, ribadendo che il proprio programma nucleare ha finalità esclusivamente pacifiche.
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Immagine di Mehr News Agency via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Geopolitica
Lavrov: UE sta commettendo un «harakiri». E aggiunge: europei terrorizzati dai piani di Trump
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Geopolitica
Otto Paesi musulmani denunciano i piani israeliani di espellere i palestinesi da Gaza
I ministri degli Esteri di Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Indonesia, Pakistan, Turchia ed Egitto hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui condannano le proposte discusse la scorsa settimana dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir e dal ministro della Difesa Israel Katz per l’espulsione della popolazione palestinese da Gaza, mascherata da eufemismi come «emigrazione volontaria». Lo riporta EIRN.
La dichiarazione congiunta condanna tali proposte affermando: «Tali dichiarazioni e proposte incendiarie violano palesemente i principi del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario, e rappresentano una minaccia diretta ai diritti legittimi e inalienabili del popolo palestinese… I ministri ribadiscono il loro inequivocabile rifiuto e la loro condanna di qualsiasi tentativo o piano volto a sfollare il popolo palestinese, sia all’interno che all’esterno dei Territori Palestinesi Occupati, con qualsiasi pretesto o giustificazione. Mettono in guardia contro le gravi conseguenze derivanti dal trasformare gli appelli allo sfollamento forzato in politiche dichiarate o misure concrete volte a sradicare i palestinesi dalla loro terra».
Tali azioni costituiscono una sfida diretta agli sforzi internazionali volti al raggiungimento della pace, primo fra tutti il Piano globale del presidente Donald Trump per porre fine al conflitto di Gaza, che include il suo inequivocabile rifiuto degli sfollamenti forzati, e rischiano seriamente di compromettere le prospettive di stabilità nella regione.
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I ministri «ribadiscono che l’unica via per raggiungere una pace giusta e duratura risiede nell’attuazione della soluzione dei due Stati con la creazione di uno Stato palestinese indipendente, secondo i principi del 4 giugno 1967, con Gerusalemme Est come capitale, in conformità con le pertinenti risoluzioni del diritto internazionale».
«I ministri invitano inoltre la comunità internazionale, in particolare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ad assumersi le proprie responsabilità e a contrastare con fermezza qualsiasi tentativo di imporre una nuova realtà demografica o geografica nei Territori Palestinesi Occupati, garantendo il rispetto delle norme del diritto internazionale. Ribadiscono il loro pieno e continuo sostegno alla fermezza del popolo palestinese sulla propria terra e il loro rifiuto di ogni tentativo volto a cancellare la causa palestinese o a minare i legittimi diritti del popolo palestinese».
Il 3 agosto il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha presentato un piano per favorire l’emigrazione «volontaria» dei palestinesi da Gaza, secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano Ynet. La proposta punta a far uscire da Gaza 250.000 palestinesi nel primo anno e 1,86 milioni entro sette anni.
L’idea di sfollare con la forza milioni di palestinesi da Gaza è stata avanzata più volte da leader israeliani e statunitensi dall’inizio di quello che il testo definisce il genocidio dei palestinesi nell’ottobre 2023.
Una proposta del ministero dell’Intelligence israeliano che chiedeva la pulizia etnica di Gaza è trapelata pochi giorni dopo l’operazione di Hamas contro la moschea di Al-Aqsa del 7 ottobre 2023, scrive The Cradle. Il piano prevedeva di scatenare su Gaza una violenza tale che lo spostamento forzato dei palestinesi verso campi nella penisola del Sinai, in Egitto, o in Paesi ancora più lontani apparisse come un’iniziativa umanitaria destinata a salvare vite palestinesi.
Da allora, secondo il ministero della Salute di Gaza, Israele ha ucciso oltre 73.000 palestinesi, in gran parte donne e bambini. Stime indipendenti, che tentano di quantificare anche le morti indirette legate alla guerra, arrivano a centinaia di migliaia.
Almeno 800.000 palestinesi sono senzatetto e vivono in campi di tende precari lungo la costa della Striscia, dopo che bombardamenti e demolizioni israeliane hanno distrutto le loro case.
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Ben Gvir e altri coloni ebrei in Israele hanno sostenuto tali piani come parte dell’obiettivo più ampio di annettere Gaza e insediare colonie ebraiche nell’enclave devastata. Come riportato da Renovatio 21, a febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno pubblicoche celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.
Nel febbraio 2025 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump propose di svuotare Gaza dai palestinesi nell’ambito dei suoi progetti per ricostruire la Striscia e trasformarla nella «Riviera del Medio Oriente». In alcune fasi anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha promosso piani analoghi.
Secondo Ben Gvir, Turchia, Etiopia, Congo e diversi Paesi arabi figurano tra le possibili destinazioni dello sfollamento forzato dei palestinesi. Al momento, tuttavia, nessun Paese ha accettato di accogliere come rifugiati i palestinesi cacciati da Gaza.
La proposta prevede un investimento iniziale israeliano di 3,3 miliardi di dollari per avviare il programma, più un finanziamento israeliano di pari importo fino a 16 miliardi di dollari, subordinato alla partecipazione internazionale e ad accordi con i Paesi che accoglieranno i palestinesi.
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Immagine di Jaber Jehad Badwan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Geopolitica
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