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Pakistan, per la prima volta il governo di Lahore promuove festeggiamenti per il Natale

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Il governo del Punjab ha promosso il Christmas Interfaith Harmony Rally. Migliaia i partecipanti, con la capitale addobbata a festa. La gioia della comunità cristiana per il segnale di riconoscimento e dignità pubblica e contrasto alle discriminazioni. Passo dell’amministrazione di Maryam Nawaz verso l’inclusione dei cristiani nella società pakistana.

 

Per la prima volta nella storia, il governo di Lahore ha promosso una grande manifestazione interreligiosa natalizia. Domenica migliaia di persone hanno percorso il Christmas Interfaith Harmony Rally: 7 km dalla Cattedrale del Sacro Cuore alla rotatoria Liberty. Molti centri commerciali sono decorati con alberi di Natale. Liberty Market e Canal Road con festeggiamenti natalizi: luci, decorazioni e atmosfera festosa. Una tendenza positiva e incoraggiante. Considerate le manipolazioni cui va incontro questa festività, che invece diffonde amore, umiltà, pace, compassione e riconciliazione, nonostante il piccolo numero di cristiani.

 

La comunità cristiana è al settimo cielo per questo evento. Lahore sta acquisendo bellezza come molte città del mondo, che nel periodo natalizio sono particolarmente addobbate. Vedere Lahore risplendere dello stesso spirito è profondamente emozionante e atteso da tempo. Queste bellissime manifestazioni pubbliche sono più che semplici decorazioni: momenti di riconoscimento, appartenenza e celebrazione condivisa. Esattamente ciò che è mancato ai cristiani pakistani per lungo tempo: la dignità di essere visibili negli spazi pubblici durante i loro momenti di festività più cari. I cristiani sono grati al primo ministro Maryam Nawaz.

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Parlando con AsiaNews, Aftab Alexander Mughal, direttore di Minority Concern UK, ha definito il Christmas Interfaith Harmony Rally «un passo positivo», che può avere un «impatto duraturo» sulla società pakistana. «In un momento in cui l’intolleranza e il fanatismo religioso sono in aumento nella provincia del Punjab, iniziative di questo tipo sono urgentemente necessarie per promuovere un messaggio di fratellanza e di uguale cittadinanza per tutti i pakistani», ha aggiunto. Le attività legate al Natale organizzate dai cristiani e dal governo contribuiscono ad affrontare il timore di persecuzioni e discriminazioni che i cristiani spesso affrontano. «Sebbene con questo raduno il governo mirasse a contrastare la propaganda negativa sul Pakistan, l’evento ha anche dato ai cristiani una presenza pubblica positiva, che può contribuire ad avvicinare cristiani e musulmani. I cristiani sono stati lieti che il Natale sia stato celebrato ufficialmente».

 

In un’intervista ad AsiaNews, padre Lazar Aslam OP, cappuccino che presta servizio nel Punjab, ha dichiarato: «Sto assistendo a un cambiamento trasformativo all’interno di una società spesso caratterizzata dalla sua complessità. Le iniziative lanciate dal governo del Punjab per il Natale 2025 sono significative sia per la loro portata che per le loro intenzioni». È incoraggiante vedere uno sforzo per superare la «retorica», verso azioni pratiche e visibili che favoriscano l’inclusione.

 

L’attuale amministrazione, guidata da Maryam Nawaz, ha introdotto diverse «novità» per la provincia. Una vera e propria svolta nelle relazioni tra Stato e comunità. Anzitutto, una stagione di festeggiamenti: per la prima volta, il governo ha organizzato un calendario ufficiale di eventi della durata di 12 giorni. Oltre al Christmas Interfaith Harmony Rally a Lahore, anche l’Interfaith Cycling Heritage Ride; hanno portato lo spirito delle festività negli spazi pubblici.

 

Poi, un considerevole sforzo per gli addobbi e la messa in sicurezza. Le amministrazioni distrettuali sono state incaricate di garantire che le chiese e i quartieri cristiani non solo fossero dotati di maggiore protezione, ma anche decorati e dotati di servizi municipali potenziati, trattando la festa come una priorità provinciale.

 

Inoltre, con un gesto significativo di inclusione, il governo del Punjab ha dichiarato il 26 dicembre giorno festivo specifico per la comunità cristiana, consentendo di prolungare i festeggiamenti con famigliari e amici. E ha intrapreso un cammino verso l’armonia interreligiosa: la partecipazione attiva dei leader musulmani, sikh e indù a queste celebrazioni natalizie invia un messaggio potente al mondo. Definendo le comunità minoritarie come «la corona del suo capo», il primo ministro sta spostando la narrativa dalla semplice «tolleranza», alla «piena appartenenza» dei cristiani alla storia del Pakistan.

 

Sebbene il Punjab sia spesso definito il «cuore del Pakistan», la comunità cristiana ne è da tempo linfa vitale, apportando contributi significativi all’istruzione, alla sanità e alla difesa della nazione. Vedere lo Stato riconoscere pubblicamente questo ruolo è un passo fondamentale per guarire vecchie ferite e costruire un futuro più inclusivo per tutte le persone.

 

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Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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Mons. Viganò: papato asservito alla religione del globalismo. Leone fa del Vangelo un motto massonico.

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X il viaggio di papa Leone XIV in Francia, soffermandosi sulle parole del pontefice riguardo alla Rivoluzione francese.   «A Parigi, all’Eliseo, Leone XIV ha lodato l’Illuminismo come “conquista”, ha detto che i «diritti dell’uomo» — «in particolare la libertà religiosa» — sono “insiti nella natura della persona”, e ha presentato Liberté, Égalité, Fraternité non come motto della Rivoluzione, ma come “esigenze etiche universali” che trovano nel Vangelo “una fonte inesauribile di ispirazione”. Ha poi innalzato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 a «pietra miliare» del progresso morale».   «È l’esatto contrario del Magistero fino a Pio XII» spiega monsignore, che elenca quanto ciò contraddica la dottrina cattolica.   «Gregorio XVI, in Mirari Vos, chiama «delirio» la pretesa di garantire a ciascuno la libertà di coscienza».   «Pio IX, in Quanta Cura e nel Sillabo, condanna l’errore secondo il quale ciascuno sia libero di abbracciare la religione che giudica vera; che non convenga più avere la Religione Cattolica come unica religione dello Stato; che sia lodevole aprire a ogni culto l’esercizio pubblico; che quella libertà civile non corrompa i costumi; e che il Romano Pontefice possa e debba riconciliarsi col progresso, col liberalismo e con la civiltà moderna».   «Leone XIII, in Libertas e Immortale Dei, taglia il nodo: non esiste un diritto naturale all’errore; la vera libertà è di fare il bene; lo Stato riconosce la vera Religione, non la mette allo stesso rango delle false.   «Pio XI, in Quas Primas e Mortalium Animos, ricorda che pace e dignità non nascono dalla ribellione della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, ma dal Regno sociale di Cristo».   «Pio X, in Notre charge apostolique, smaschera la triade rivoluzionaria per quello che è: uguaglianza senza gerarchia, libertà senza Verità, fratellanza senza Dio Padre — contraffazione della fraternità cristiana, non suo compimento».  

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«Leone XIV compie l’operazione inversa» tuona l’arcivescovo.   «Mette in un’unica linea Clodoveo e i Lumi, come se il battesimo della Francia e la ghigliottina di chierici e aristocratici appartenessero allo stesso “genio”. Chiama conquista ciò che i Romani Pontefici chiamavano peste. Trasforma in diritto ciò che il Magistero perenne chiamava delirio. Fa del Vangelo la fonte di un motto massonico coniato per detronizzare Nostro Signore Gesù Cristo».   «E, citando Giovanni Paolo II, pone una dichiarazione delle Nazioni Unite — documento senza Cristo, senza Chiesa, senza legge naturale compiuta nella Rivelazione — al posto della Tradizione come criterio del “progresso morale”» prosegue il prelato lombardo.   «Leone asserve il Papato alla religione del globalismo: dignità senza Comandamenti, libertà di coscienza contro la Volontà di Dio, false religioni come varietà da tutelare, multilateralismo come orizzonte, laicità “giusta” come quadro».   «Prevost firma nel sangue dei Martiri della Rivoluzione la carta dell’uomo senza Dio. Come nello scisma capitale, chi siede sulla Cattedra di Pietro non trattiene l’errore: lo benedice e lo rende dogma indiscutibile» conclude l’ex nunzio apostolico.

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800.000 persone in place de la Concorde, secondo giorno di Leone XIV in Francia

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Sabato 26 settembre, papa Leone XIV ha concluso il suo soggiorno a Parigi prima di recarsi a Lourdes. Dopo aver incontrato i migranti alla Casa Bakhita, ha pregato al Memoriale dei Martiri Carmelitani e ha parlato ai catecumeni presso l’Istituto Cattolico. Ha celebrato poi la Messa in Place de la Concorde davanti a una folla stimata in 800.000 persone. La sera, nella Grotta di Massabielle, ha affidato la Francia alla Madonna.

 

Alla Maison Bakhita, incontro con i migranti

La giornata è iniziata nel 18° arrondissement di Parigi, alla Maison Bakhita. Quest’opera della diocesi sostiene i migranti nell’apprendimento del francese e nella loro integrazione. Le dimensioni ridotte dei locali hanno limitato l’incontro a una quarantina di persone. Leone XIV ha ascoltato tre persone raccontare il loro viaggio di esilio, di accoglienza e di ricostruzione.

 

Il papa ha elogiato il lavoro dei volontari e delle monache scalabriniane. Riferendosi a Joséphine Bakhita, ex schiava sudanese da cui la casa prende il nome, ha chiesto di accogliere coloro che rimangono invisibili e di aiutare le persone oggi sottoposte a nuove forme di schiavitù. Per i cristiani, ha ricordato, citando l’esortazione Dilexi te, i poveri «non sono una categoria sociologica, ma la carne stessa di Cristo».

 

Leone XIV ha insistito anche su ciò che ognuno porta all’incontro: «Nessuno è così povero da non avere nulla da dare; nessuno è così ricco da non avere nulla da ricevere». L’accoglienza non si riduce quindi all’assistenza materiale, presuppone il riconoscimento della dignità e dei doni di coloro che riceviamo.

 

La visita alla Casa Bakhita mette in luce un’opera di carità verso le persone concrete. Tuttavia, non risolve la questione politica dell’immigrazione, che è particolarmente urgente nella nostra epoca di massicce migrazioni tra paesi con culture molto diverse. Ciò impone di considerare la capacità di accoglienza, il bene comune delle nazioni e l’insicurezza cronica vissuta da alcuni paesi. Questo tema, che riguarda l’opinione pubblica francese, non è stato affrontato dal Papa durante questa visita.

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All’Istituto Cattolico, formazione dei neobattezzati

Il Papa si è poi recato all’Istituto Cattolico di Parigi. Nella chiesa Saint-Joseph-des-Carmes, poi davanti al memoriale dei martiri del settembre 1792, ha pregato in un luogo segnato dal massacro di più di cento sacerdoti durante la Rivoluzione. La stele reca la scritta Hic ceciderunt («Qui caddero»).

 

Di fronte ai membri dell’assemblea ecclesiale provinciale, catecumeni e neofiti, Leone ha espresso il suo stupore per il numero di adolescenti e adulti che oggi in Francia chiedono il battesimo: 21.000 entro Pasqua 2026, rispetto ai 4.100 del 2016. Questa crescita, in una società fortemente secolarizzata, dimostra l’opera della grazia. Ma ha anche chiesto di non legarsi ad una «ingenua beatitudine»: la Chiesa deve accompagnare queste persone prima e dopo aver ricevuto i sacramenti, per evitare il «vuoto post-battesimale».

 

Il papa ha auspicato una formazione che introduca la dottrina, le esigenze della vita morale e della liturgia. Ha chiesto che le comunità offrano ai neobattezzati uno «spazio familiare» dove la loro fede possa unificarsi con la loro vita. Questa insistenza sulla trasmissione della fede risponde ad una necessità molto reale. Nello stesso discorso Leone XIV, però, ha collegato l’accompagnamento liturgico dei catecumeni agli insegnamenti del Vaticano II. Resta irrisolto il problema della riforma liturgica scaturita dal Concilio, già presente nel suo intervento del giorno prima a Notre-Dame.

 

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In Place de la Concorde, un invito a trasmettere la fede

Nel pomeriggio, Papa Leone XIV ha percorso gli Champs-Élysées a bordo della papamobile, salutando i fedeli e benedicendo i bambini accompagnati dai genitori. La folla si estendeva da Place de la Concorde fino alle vicinanze dell’Arco di Trionfo, dove molti hanno seguito la Messa su maxi-schermi, a volte senza riuscire nemmeno a intravedere l’altare. Secondo i dati diffusi dalle autorità locali, circa 800.000 persone hanno partecipato alla celebrazione. Inni, la recita del rosario e le confessioni offerte tra i presenti hanno riempito le ore di attesa. Circa 14.000 volontari sono stati mobilitati per tutti gli eventi parigini.

 

Anche il luogo stesso rivestiva un significato storico: durante la Rivoluzione francese, in questa piazza fu eretta la ghigliottina, dove Luigi XVI, Maria Antonietta, Madame Élisabeth e oltre mille altre vittime trovarono la morte. Poche ore dopo il momento di riflessione del Papa al Memoriale dei Martiri Carmelitani, la celebrazione della Messa in Place de la Concorde ha immerso questa folla di cattolici in una storia dolorosa che Parigi porta ancora dentro di sé.

 

Erano presenti quasi 3.000 sacerdoti e diaconi, oltre a un centinaio di vescovi. Tra le personalità presenti alla Messa figuravano Bernard Arnault, presidente del gruppo di beni di lusso LVMH, accompagnato dalla sua famiglia; il Primo Ministro Sébastien Lecornu; Brigitte Macron; i presidenti del Senato e dell’Assemblea Nazionale, Gérard Larcher e Yaël Braun-Pivet; l’ex Presidente Nicolas Sarkozy; gli ex Primi Ministri François Fillon ed Édouard Philippe; nonché Gabriel Attal, Bruno Retailleau, Marine Le Pen e Jordan Bardella.

 

La Messa votiva alla Vergine Maria, Fonte di Salvezza, ha offerto a Papa Leone XIV l’opportunità di pronunciare un’omelia sul tema dell’acqua viva. Partendo dall’invito di Cristo – «Se qualcuno ha sete, venga a me» – il Papa ha chiesto a tutti di esaminare la propria sete più profonda. Gli esseri umani desiderano felicità, amore e appagamento, ma i beni materiali, i piaceri e il divertimento non riescono a soddisfarli. Anche dopo il successo, ha osservato, «il vuoto interiore riemerge, ancora più profondo». La sua risposta è stata chiara: «Solo Dio può colmare il vuoto interiore».

 

Leone XIV ha poi collegato la visione di Ezechiele, in cui l’acqua sgorga dal Tempio e dona vita a tutto ciò che tocca, al costato trafitto di Cristo. Gesù incontra ogni persona nella sua storia e le offre acqua capace di dissetare la sua «sete di significato, di verità e di appagamento». Il Papa ha invitato i francesi ad abbeverarsi profondamente al Cuore di Gesù e a non tenere per sé questa fede: coloro che accolgono la vita di Cristo possono a loro volta diventare, secondo l’immagine mutuata da Origene, un «pozzo», una «sorgente», un «fiume» per gli altri. «Sta a voi portare la speranza dove regnano lo scoraggiamento e l’aridità spirituale», ha dichiarato.

 

Davanti a questa folla, il Papa ha anche ricordato che Cristo conosce personalmente ogni persona, anche nelle sue debolezze: per Lui nessuno è un numero o una cifra identificativa. Ha esortato i francesi a «costruire una nazione rinnovata dalle sue radici, nutrita dalla fede». Per evocare queste radici, ha citato i primi martiri Blandina, Potino e Ireneo, poi San Martino, San Francesco di Sales, San Vincenzo de’ Paoli, Federico Ozanam e Santa Giovanna Jugan. La loro eredità continua, ha affermato, in coloro che oggi si impegnano «per la vita, la famiglia, la verità, la pace, la fraternità e la giustizia».

 

Nelle sue osservazioni conclusive, Leone XIV ha ringraziato le famiglie che perseverano nonostante le difficoltà quotidiane. Ai giovani che aveva incontrato il giorno precedente allo Stade de France, ha dichiarato: «Voi siete la Chiesa di oggi!». Si è rivolto anche ai catecumeni e ai neofiti che aveva ascoltato quella mattina, invitandoli a condividere i loro percorsi affinché, a loro volta, potessero ispirare altri a porsi delle domande. Infine, ha chiesto l’intercessione della Vergine Maria affinché «semi di fede, speranza e carità» fioriscano in tutta la Francia.

 

Questa immensa folla ha testimoniato l’attesa che il Papa ha orientato verso Cristo, alla conversione e alla trasmissione della fede. Il fervore religioso manifestato a Parigi rende ancora più necessario trasmettere la fede cattolica nella sua interezza e far conoscere la liturgia tradizionale, tesori della Chiesa di cui tante anime sono state private per decenni.

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A Lourdes, una preghiera per la Francia

Dopo la Messa, Papa Leone è partito da Parigi per Lourdes. Accolto in serata dal mons. Jean-Marc Micas, vescovo di Tarbes e Lourdes, si è recato alla Grotta di Massabielle. Lì ha pregato in silenzio, ha toccato la roccia, ha bevuto l’acqua della sorgente e acceso una candela, compiendo i gesti tradizionali dei pellegrini. Ha offerto poi una rosa d’oro alla Madonna.

 

Nella preghiera che ha letto in francese, il Papa ha chiesto alla Vergine Maria di ottenere per il popolo francese «il dono della concordia fraterna» e per il Paese «capi saggi e generosi, pronti al sacrificio, capaci di affrontare le sfide e disposti a servire il bene comune». Le ha affidato le famiglie cristiane, auspicando che siano «generosamente aperte alla vita« e che Dio susciti in loro vocazioni sacerdotali e religiose.

 

Infine, Leone ha presentato alla Madonna gli ammalati, i sofferenti e i loro compagni. La sua preghiera si concludeva con una richiesta che conferisce a questo giorno il suo significato spirituale: che vengano rimossi gli ostacoli che separano l’umanità da suo Figlio, «e che Egli possa regnare in tutti i cuori».

 

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Dal piccolo gruppo riunito alla Maison Bakhita alla folla sugli Champs-Élysées, fino al silenzio di Massabielle, questa seconda giornata ha rivelato volti molto diversi della Francia.

 

Intervistato da CNews, padre Jean-François Thomas, gesuita, ha visto in questo afflusso molto più di un entusiasmo passeggero: «Credo che stiamo assistendo a un cambiamento nel ruolo del cattolicesimo nella società francese. Dagli anni Sessanta, la tendenza, anche all’interno del clero, è stata quella di nascondersi e rendersi invisibili. Ma ora stiamo assistendo al fenomeno opposto, che non proviene principalmente dalla gerarchia o dal clero, bensì dai fedeli laici. Il loro entusiasmo non è meramente superficiale: è un fervore interiore. Certamente, questa gioia si manifesta esteriormente, ma è molto più profonda».

 

Questo fervore, visibile nelle strade di Parigi, ora ha bisogno di crescere e portare frutti duraturi. Potrà contare sulla solida roccia di duemila anni di storia della Chiesa?

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Dall’Eliseo allo Stade de France: primo giorno di Leone XIV a Parigi

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Venerdì 25 settembre, Papa Leone XIV ha iniziato la sua visita in Francia. Ricevuto al Palazzo dell’Eliseo e poi all’UNESCO, ha celebrato i Vespri nella cattedrale di Notre-Dame prima di unirsi a 80.000 giovani allo Stade de France. La folla accorsa per accoglierlo, in particolare i giovani, ha rivelato una sete di fede che sembra crescere nonostante la crisi della Chiesa e il declino del cristianesimo.  

Al Palazzo dell’Eliseo, la difesa della vita e la questione della laicità

Partito da Roma-Fiumicino in mattinata, il Papa ha accolto i giornalisti a bordo dell’aereo e ha dichiarato di essere venuto a proclamare «la pace di Cristo». Emmanuel Macron e sua moglie lo hanno accolto all’aeroporto di Orly, mentre le campane delle chiese di tutta la Francia hanno suonato per il suo arrivo. Al Palazzo dell’Eliseo, un incontro con il Presidente ha preceduto il suo discorso alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico.   Leone XIV ha innanzitutto elogiato l’influenza culturale e spirituale della Francia, le sue scuole cattedrali e le sue università, prima di ringraziare coloro che hanno contribuito alla ricostruzione della cattedrale di Notre-Dame. Facendo riferimento a Sant’Ireneo e al battesimo di Clodoveo, ha ricordato come il cristianesimo abbia plasmato la vita intellettuale, artistica e missionaria del Paese.

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Il Papa ha poi stabilito una continuità tra questo patrimonio, i pensatori dell’Illuminismo e il riconoscimento dei diritti umani, descrivendo in particolare la libertà religiosa come «una vera conquista». Leone XIV vede nel motto «Liberté, Égalité, Fraternité» dei requisiti etici che trovano il loro compimento nel Vangelo, e poi ha elogiato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani proclamata a Parigi nel 1948.   Queste affermazioni toccano i punti sui quali la Fraternità San Pio X mantiene le sue obiezioni agli insegnamenti del Concilio Vaticano II: Pio VI denunciò, nella Quod aliquantum, l’uso che l’Assemblea rivoluzionaria fece della libertà e dell’uguaglianza per escludere i diritti della religione cattolica; Pio IX condannò, in Quanta cura, l’affermazione di un diritto generale alla libertà di coscienza e di culto; e Pio XI ricordò, nella Quas primas, i diritti di Cristo sugli individui e sugli Stati.   Rivolgendosi alle sfide del presente, Leone XIV ha ripreso l’avvertimento di Bernanos contro un «Paradiso delle Macchine» per parlare di Intelligenza Artificiale e del discernimento morale necessario per il suo utilizzo. Ha ricordato l’opera di San Vincenzo de’ Paoli e quella delle istituzioni cattoliche a favore dei più poveri e dei malati, prima di affrontare il tema della tutela della vita. Rivolgendosi a un presidente che aveva appoggiato la legalizzazione dell’eutanasia, ha affermato che il diritto alla vita è il fondamento di tutti gli altri diritti e ha denunciato la manipolazione genetica, la maternità surrogata, il traffico di organi e «l’offerta di una morte programmata».   Il papa ha difeso la presenza dei cristiani nella vita pubblica e il ruolo delle scuole cattoliche. La sua «giusta laicità», fondata sulla libertà religiosa sancita dal Concilio Vaticano II, non deve escludere la religione dall’istruzione o dalla sfera pubblica: si basa, secondo lui, sul dialogo e sulla cooperazione tra lo Stato e le istituzioni religiose, un concetto che ha esplicitamente collegato alla Gaudium et spes. Ha citato gli aiuti forniti dalla Francia e dalle organizzazioni cattoliche ai cristiani in Medio Oriente, in particolare nel campo dell’istruzione, prima di rivolgere la sua attenzione alle popolazioni colpite dalle guerre.   Chiedendo la fine della corsa agli armamenti nucleari, ha sollecitato un maggiore dialogo e diplomazia ed ha espresso la speranza che la Francia rimanga paladina della pace e del multilateralismo. Il suo discorso si è concluso con una preghiera per la nazione, affidata all’intercessione della Vergine Maria, principale patrona di Francia.  

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All’UNESCO, da Babele a Pentecoste

Dopo il pranzo in nunziatura, Leone XIV si è recato alla sede dell’UNESCO, dove è stato accolto dal direttore generale, Khaled El-Enany. Prima di parlare ai rappresentanti degli Stati, entrambi hanno annaffiato un ulivo, simbolo di pace. Il Papa ha ricordato la presenza della Santa Sede presso l’organismo dal 1952 e l’opera educativa portata avanti per secoli dalla Chiesa, anche nelle regioni più povere. Per il Papa imparare a leggere, a produrre o ad usare tecniche non basta: un’educazione completa deve aiutare l’uomo a ricercare il senso della propria esistenza, ad «essere» di più piuttosto che ad «avere» di più.   È a partire da questa domanda: «Cosa significa essere umani?» – che ha sviluppato il suo argomento. Ognuno viene al mondo come un bambino che dipende dagli altri per vivere; dimenticare questa dipendenza primaria porta, ha spiegato, a considerare la vita come un prodotto e i più deboli come un peso. La scienza, separata dalla saggezza, può allora diventare uno strumento di distruzione, mentre l’educazione staccata dalla verità rischia di essere utilizzata per manipolare le coscienze.   Ritornando all’intelligenza artificiale, Leone XIV notava il paradosso di un’epoca che attribuisce «intelligenza» alle macchine valutando gli uomini in base alle loro prestazioni. I sistemi informatici possono aggregare i dati, ha osservato, ma non rispondono alla domanda sul significato della vita; da qui il suo appello a proteggere i bambini nel mondo digitale e a formare il loro giudizio di fronte all’abbondanza di informazioni.   Il Papa ha poi messo a confronto due scene della Scrittura. Babele rappresenta, nella sua lettura, l’unità imposta dal potere, che sfocia nella divisione; trova la tentazione in certe forme di dominio economico, ideologico e tecnico. A Pentecoste, invece, uomini di lingue diverse ascoltano lo stesso annuncio senza perdere la propria lingua. Leone XIV ne ha ricordato il contenuto – la risurrezione di Gesù Cristo e la salvezza da lui portata – quindi ha proposto questa scena come modello di comunione rispettosa delle culture.   Ha esteso questa comune ricerca di senso e di pace alle diverse tradizioni religiose, alle quali riconosce un ruolo «necessario e insostituibile». La Pentecoste racconta l’annuncio di Cristo da parte degli Apostoli, mentre il discorso si conclude qui presentando le religioni come partner dello stesso cammino verso Dio. Questo modo di concepire le false religioni rientra nell’orientamento interreligioso del Concilio Vaticano II, contestato dalla Fraternità San Pio X.   Di qui Leone XIV ha legato la cura della persona umana a quella del creato: non si può, secondo lui, pretendere di difendere l’una trascurando l’altra. Ha proposto come misura di questo impegno l’attenzione ai bambini non ancora nati e a coloro che soffrono a causa della guerra, ai disabili o agli anziani, ai migranti e ai rifugiati. Infine, rilevando la crisi di fiducia che colpisce le istituzioni internazionali, ha esortato l’UNESCO a continuare la sua missione attraverso l’educazione, la ricerca della verità e il dialogo tra i popoli, convinto che la pace richieda qualcosa di più dei trattati o di un semplice equilibrio di forze. Ma come si può stabilire una pace duratura senza il regno sociale di Gesù Cristo? Sessant’anni dopo la dichiarazione di Paolo VI a chiusura del Concilio Vaticano II – «noi abbiamo il culto dell’uomo» – questo umanesimo non ha portato la pace nel mondo.  

A Notre-Dame, la cattedrale restaurata come immagine della Chiesa

Dopo aver lasciato l’UNESCO, il papa è salito sulla papamobile insieme a mons. Laurent Ulrich, arcivescovo di Parigi. Famiglie, religiosi, studenti delle scuole cattoliche e molti giovani si sono allineati lungo il percorso verso Notre-Dame. Secondo i dati diffusi dal Vaticano e riportati da Le Figaro, lungo il percorso si trovavano circa 300mila persone.   Giunto sulla piazza antistante Notre-Dame, Leone XIV ha salutato i fedeli prima di entrare nella cattedrale. Primo papa ad entrarvi dopo la riapertura, ha prima pregato davanti al Santissimo Sacramento e venerato la Sacra Corona di Spine, prima di presiedere i vespri sotto le volte restaurate con vescovi, sacerdoti, diaconi, persone consacrate e seminaristi. L’assemblea cantava i salmi sotto le volte restaurate, mentre dalla piazza diverse migliaia di persone seguivano la funzione.   Nel suo discorso il Papa è tornato all’incendio del 2019 e al turbamento suscitato ben oltre i cattolici. Notre-Dame, ha spiegato, è più di un monumento: porta con sé una storia e resta un luogo di incontro di persone. Ha ringraziato mons. Laurent Ulrich e la diocesi di Parigi per l’accoglienza e il cammino di scoperta della fede offerti ai visitatori che vedevano nella ricostruzione un invito esteso a tutta la Chiesa di Francia.   I pastori, ha esortato, devono dare priorità alla «conversione missionaria» auspicata da papa Francesco nell’Evangelii Gaudium, mentre i fedeli laici devono partecipare a questa presenza missionaria, anche nelle aree rurali.   Leone XIV ha ribadito poi la ragion d’essere della cattedrale: la preghiera e il culto divino. Senza l’azione liturgica, ha detto, essa perderebbe la sua anima. Ha parlato del rinnovamento del sacrificio redentore di Cristo nella Messa, così come del canto, della parola e dei gesti liturgici capaci di offrire un momento di pace in una società rumorosa.   Ai sacerdoti che celebrano la Messa quotidianamente, anche di fronte alle piccole comunità, ha chiesto di garantire la dignità delle celebrazioni e di mantenere l’umiltà di fronte al mistero. Tuttavia, ha presentato la costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium come erede e approfondimento del significato della liturgia trasmessa dai Padri e dai santi – una valutazione che lascia del tutto aperta la questione dei frutti della riforma liturgica derivante dal Concilio, così come quella delle intrinseche carenze del Novus Ordo.   Il papa, infine, ha esortato vescovi, sacerdoti e persone consacrate a porre la comunione con il successore di Pietro «al di sopra delle [loro] sensibilità personali». Nel contesto attuale, questa formula non può ridurre le obiezioni dottrinali e liturgiche della Tradizione a una questione di sensibilità personale. Leone XIV ha proseguito invitando i pastori a conservare la loro preghiera personale e silenziosa: la loro missione, ha sottolineato, deve scaturire dall’amicizia con il Signore.   Indicando la statua della Vergine con il Bambino risparmiata dall’incendio, ha affidato i pastori e il popolo francese alla Madonna. Sulla scalinata, prima di recarsi allo Stade de France, ha cantato il Salve Regina con i fedeli riuniti all’esterno.  

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Allo Stade de France, una veglia con 80.000 giovani

La veglia a Saint-Denis è iniziata prima dell’arrivo di papa Leone XIV. In uno Stade de France gremito da circa 80.000 giovani, esibizioni di cantanti e gruppi pop cristiani, tra cui Les Frangines e Glorious, si sono alternate a testimonianze e momenti dedicati alla fede. Una statua della Vergine Maria è stata portata in processione e i catecumeni hanno ricevuto le acclamazioni dell’assemblea.   Quando il papa è entrato in campo sulla Papamobile, un affresco raffigurante la storia cristiana di Francia ha fatto sfilare i suoi santi intorno allo stadio, da Santa Genoveffa e Giovanna d’Arco al Curato d’Ars e Santa Teresa di Lisieux. L’entità della partecipazione è stata notevole; canti, rappresentazioni teatrali e fuochi d’artificio hanno conferito alla prima parte della serata una dimensione spettacolare. Una processione di stendardi e reliquie ha prolungato questo omaggio prima che la serata assumesse un tono più solenne.   Due giovani hanno poi rivolto delle domande al papa. A Chloé, che dava testimonianza della sua fede verso persone di altre religioni nei quartieri popolari, Leone XIV ha raccomandato la fedeltà di fronte agli incontri e alle difficoltà della vita quotidiana. François, studente di agronomia e capo scout, gli ha chiesto come discernere la propria vocazione.   Il papa lo ha indirizzato verso una formazione spirituale basata sulla preghiera e sul servizio, sull’adorazione e sull’azione, con uno spazio per il silenzio lontano dalla frenesia dei media. Ha rivolto un appello speciale ai giovani che consideravano il sacerdozio o la vita consacrata: «la Chiesa in Francia ha tanto bisogno di voi!».   La veglia ha lasciato poi spazio alle Litanie dei Santi e alla presentazione della Sacra Tunica di Argenteuil presso la grande croce di cinque metri realizzata dall’associazione SOS Calvaires, davanti alla quale lo stadio si è riunito in preghiera. Nella sua meditazione, Leone XIV ha citato tre verbi usati da San Paolo nelle Lettere a Timoteo: fuggire, tendere e lottare. Ha esortato i giovani a fuggire l’orgoglio, la violenza e l’avidità, che promettono la felicità lasciandoli soli; tendere verso la giustizia, la fede, la carità, la pazienza e la mitezza; e poi combattere la battaglia della fede, senza violenza né disprezzo. Al desiderio di libertà che ha riconosciuto nei giovani francesi, ha risposto che la vera libertà nasce da una relazione viva con Gesù Cristo e cresce nella scelta del bene.   Evocando Marcel Callo, Santa Giovanna d’Arco e Santa Teresa di Gesù Bambino, il papa ha presentato la santità come una via aperta a tutti. Ha ribadito, davanti ai giovani come aveva fatto la mattina al Palazzo dell’Eliseo, le parole uguaglianza e fraternità, collegandole alle virtù cristiane. Poi ha indicato la Sacra Tunica e la Croce: l’una sottratta a Cristo, l’altra portata da lui, ricordano la sua Passione e la redenzione da lui compiuta.   Ha concluso chiedendo ai giovani di essere testimoni del Vangelo. Dopo la Compieta e la benedizione, la folla ha intonato il Salve Regina, concludendo così la prima giornata del viaggio papale in Francia.  

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Questa prima giornata ha rivelato l’attesa di una grande folla, soprattutto tra i giovani. Nonostante la crisi nella Chiesa, i francesi sono accorsi per accogliere il Papa, per pregare e per ascoltare un appello alla santità e alle vocazioni.   I discorsi di Leone XIV hanno offerto dei richiami necessari alla difesa della vita, alla preghiera e alla dignità della liturgia. Hanno tuttavia confermato, attraverso i riferimenti alla libertà religiosa, alla laicità, al dialogo interreligioso e alla riforma liturgica, le difficoltà dottrinali che la Fraternità San Pio X non può ignorare.   Rispondere pienamente alla sete espressa in questo venerdì richiede la trasmissione della fede cattolica in tutta la sua integrità.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Immagine screenshot da YouTube  
   
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