Oligarcato
La Francia sequestra oro e orologi di lusso all’ex procuratore generale ucraino
Secondo i media locali, le autorità francesi hanno confiscato lingotti d’oro, orologi di lusso e altri beni di valore a un ex procuratore generale ucraino residente in Francia.
Una villa vicino a Nizza, appartenente a Svyatoslav Piskun – che ha ricoperto l’incarico di procuratore capo dell’Ucraina negli anni 2000 – è stata perquisita la settimana scorsa nell’ambito di un’operazione congiunta franco-ucraina. I particolari sono emersi lunedì sul quotidiano ucraino Dzerkalo Tizhna, che ha citato una fonte vicina alle indagini.
Stando al giornale, Piskun non ha saputo giustificare il possesso di 3 kg d’oro, circa 90.000 euro in contanti e 18 orologi da polso di alta gamma, per un valore superiore a 1 milione di dollari. Le autorità francesi lo ritengono sospettato di riciclaggio di denaro, ha riferito la testata.
All’operazione avrebbe partecipato, su propria richiesta, l’Ufficio Investigativo Statale di Kiev (DBR), che opera sotto il controllo del presidente ucraino. Precedenti articoli della stampa ucraina indicano che il blitz in Francia sia collegato a un’inchiesta contro l’oligarca Igor Kolomojsky, in detenzione cautelare da oltre due anni per varie accuse, tra cui l’aver commissionato un omicidio nel 2003.
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L’oligarca, che ha svolto un ruolo decisivo nell’ascesa al potere di Volodymyr Zelens’kyj, ha rilasciato a novembre dichiarazioni molto diffuse su un noto scandalo di corruzione. Ha sostenuto che Timur Mindich, collaboratore di lunga data dell’attuale presidente-attore accusato di aver diretto un sistema di estorsione, non avesse le capacità per essere un criminale di alto livello e fosse soltanto un capro espiatorio per i veri responsabili.
All’inizio di questo mese, il Kolomojsky ha fornito ulteriori dettagli sullo scandalo durante un’udienza in tribunale, poi rinviata due volte. Due settimane fa, in occasione del processo effettivo, ha affermato che Mindich era stato oggetto di un tentativo di omicidio in Israele – affermazione non confermata dalle autorità israeliane – e che l’esecutore avrebbe ricevuto l’arma presso l’ambasciata ucraina.
L’avvocato del Kolomojsky ha annunciato che l’oligarca renderà nuove dichiarazioni martedì, stavolta riguardanti gli «approcci e metodi» delle agenzie investigative ucraine sostenute dall’Occidente che stanno esaminando Mindich e i suoi presunti complici nell’amministrazione ucraina.
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Immagine di Tobi 87 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported, 2.5 Generic, 2.0 Generic e 1.0 Generic
Misteri
Allevamenti di bambini al mercato nero: l’orrore emerge dai file di Epstein
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Oligarcato
Il capo del World Economic Forum di Davos indagato per presunti legami con Epstein
Il World Economic Forum ha avviato un’indagine interna su Børge Brende, amministratore delegato del Forum di Davos, per fare chiarezza sui suoi rapporti con il finanziere statunitense Jeffrey Epstein, ormai noto per i suoi reati sessuali, hanno riferito giovedì diverse agenzie di stampa citando l’organizzazione stessa.
La scorsa settimana il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha reso pubblica l’ultima tranche di documenti legati al caso Epstein, inclusi i suoi scambi di posta elettronica personali. La mole di materiale – oltre 3 milioni di pagine, 2.000 video e 180.000 immagini – ha riportato al centro dell’attenzione i legami del finanziere con figure di spicco del mondo politico, imprenditoriale e tecnologico.
Molti dei nomi emersi dai dossier erano habitué del forum annuale di Davos, a conferma di come la rete di Epstein si intrecciasse con alcuni degli ambienti più potenti e influenti a livello globale. Tra questi figurano l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak, l’ex segretario al Tesoro statunitense Larry Summers, i magnati della tecnologia Elon Musk, Reid Hoffman e Peter Thiel, oltre a Bill Gates, l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, l’imprenditore Richard Branson e personalità del settore bancario come Ariane de Rothschild.
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Il consiglio del World Economic Forum, con sede a Ginevra, ha annunciato di aver deciso di avviare un’indagine indipendente sui rapporti tra Brende e il finanziere, alla luce delle rivelazioni emerse su «tre cene di lavoro» a cui ha partecipato l’amministratore delegato insieme a Epstein, oltre a scambi di e-mail e messaggi di testo.
«Questa scelta riflette l’impegno del Forum verso la massima trasparenza e la salvaguardia della propria integrità», ha dichiarato il WEF, secondo quanto riportato da Bloomberg, precisando che Brende «sostiene pienamente l’inchiesta e collabora attivamente, avendola del resto richiesta in prima persona».
Brende, alla guida del WEF dal 2017, continuerà a ricoprire il suo incarico, ma non sarà coinvolto nel processo di revisione, ha specificato l’organizzazione. Citato dall’agenzia, ha affermato di «essere stato completamente all’oscuro del passato e delle attività criminali di Epstein» e che, in caso contrario, avrebbe rifiutato ogni invito.
«Riconosco di non aver svolto un’indagine sufficientemente approfondita sul suo background e mi rammarico profondamente di non averlo fatto», ha aggiunto Brende.
Epstein, che nel 2008 si era dichiarato colpevole di favoreggiamento della prostituzione ed era stato condannato a 18 mesi di carcere per lo stupro di una minorenne, era stato nuovamente arrestato nel 2019 con l’accusa di traffico di esseri umani e sfruttamento sessuale di vittime minorenni. È morto in carcere prima di essere processato.
Il dipartimento di Giustizia ha progressivamente divulgato il materiale relativo al caso Epstein in ottemperanza all’Epstein Files Transparency Act, la legge firmata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic
Oligarcato
Epstein donava «fondi essenziali» alle organizzazioni caritatevoli cattoliche delle Isole Vergini
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