Economia
Dazi, Trump «distributista»: dividendo di 2.000 dollari alla maggior parte degli americani
Il presidente Donald Trump ha annunciato domenica che la maggior parte degli americani riceverà un dividendo di «almeno» 2.000 dollari, finanziato con le entrate delle tariffe doganali statunitensi.
«Un dividendo di almeno 2.000 dollari a persona (escluse le persone ad alto reddito!) sarà pagato a tutti», ha scritto Trump su Truth Social, sottolineando che i dazi hanno generato «migliaia di miliardi di dollari» e che i conti 401(k) hanno raggiunto i «livelli più alti di sempre». Ha inoltre sostenuto che le tariffe non hanno provocato «alcuna inflazione». Il 401(k) è un piano di risparmio pensionistico offerto da molti datori di lavoro negli Stati Uniti.
«Chi si oppone ai dazi è stupido!», ha proseguito. A settembre il Dipartimento del Tesoro ha comunicato di aver incassato oltre 195 miliardi di dollari dai dazi nel 2025, mentre il segretario al Tesoro Scott Bessent prevede che gli Stati Uniti raccoglieranno annualmente 500 miliardi di dollari o più in entrate tariffarie.
Domenica mattina, Bessent ha dichiarato nel programma This Week dell’emittente ABC che l’obiettivo dell’amministrazione con i dazi è «riequilibrare gli scambi commerciali», non soltanto generare introiti.
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Trump aveva anticipato l’idea di una «distribuzione alla popolazione» da 1.000 a 2.000 dollari durante un’intervista di ottobre con One America News Network, affermando che ciò avrebbe fruttato oltre un miliardo di dollari all’anno.
Per la maggior parte degli americani sarebbe difficile recuperare i 2.000 dollari se la Corte Suprema annullasse i dazi. I mercati delle criptovalute hanno reagito immediatamente (in positivo) alla prospettiva.
Varrebbe la pena di considerare che l’amministrazione Trump sta materialmente muovendosi verso una filosofia economica distribuista. Urge una riflessione da parte degli esperti, che latitano.
Il distributismo è un sistema economico proposto da autori come G.K. Chesterton e Hilaire Belloc, ispirato alla dottrina sociale cattolica (enciclica Rerum Novarum). Contrappone sia capitalismo che socialismo: promuove la proprietà diffusa di mezzi produttivi (terra, botteghe, piccole imprese) per evitare concentrazione di ricchezza. Ideale: «tre acri e una mucca». Favorisce cooperative, corporazioni, sussidiarietà. Critica monopoli e statalismo. Influenzò partiti come la britannica Distributist League.
L’idea di ridistribuire i proventi delle politiche economiche dello Stato ai suoi cittadini – ossia i veri stakeholder dello stesso – è rivoluzionaria, e da leggersi in un senso contrario al capitalismo di Stato (che accomuna ambedue i sistemi, liberale e socialista) e muove verso un orizzonte definibile appunto come distributista.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Economia
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Economia
Le riserve petrolifere mondiali si stanno esaurendo a un ritmo record
Le scorte globali di petrolio si stanno riducendo al ritmo più rapido mai registrato a causa delle continue interruzioni nello Stretto di Ormuzzo. Lo riporta Bloomberg.
La testata ha citato sabato dati di Morgan Stanley che mostrano come le scorte globali di petrolio siano diminuite di circa 4,8 milioni di barili al giorno tra il 1° marzo e il 25 aprile. Questa cifra supera i precedenti record di riduzione delle scorte monitorati dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha aggiunto.
Lo Stretto ormusino, al largo delle coste iraniane, è normalmente attraversato da circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e GNL. Il traffico di petroliere attraverso questo stretto è rimasto fortemente interrotto a seguito della campagna militare israelo-americana contro l’Iran e delle ripetute accuse reciproche di violazione del fragile cessate il fuoco.
Venerdì, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito che Washington potrebbe rilanciare ed espandere il «Progetto Libertà», un’operazione navale nello Stretto ermisino, se non si raggiungerà un accordo di pace con l’Iran. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha avvertito che le opzioni militari restano sul tavolo se la diplomazia fallirà.
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Se le interruzioni dovessero continuare, le scorte commerciali di petrolio potrebbero scendere a «livelli di stress operativo» entro giugno e raggiungere i livelli di «minimo operativo» entro settembre, il che significa che le scorte si avvicinerebbero ai volumi minimi necessari per mantenere efficienti oleodotti, terminali di esportazione e raffinerie, ha scritto Bloomberg.
Gli Stati Uniti, che hanno aumentato le esportazioni di petrolio greggio e carburanti per compensare le interruzioni delle forniture globali, hanno anche ridotto le proprie scorte interne, ha osservato la testata finanziaria neoeboracena. Secondo i dati dell’Energy Information Administration, le scorte di carburante statunitensi sono recentemente diminuite dell’11% rispetto alla media stagionale quinquennale. Nonostante le affermazioni del presidente Trump secondo cui gli Stati Uniti «non hanno bisogno» dello Stretto di Hormuz, il Paese continua a importare petrolio greggio dai produttori del Golfo Persico.
L’interruzione dei flussi petroliferi nel Golfo ha rafforzato l’importanza delle forniture energetiche russe, nonostante la spinta dell’UE a eliminare gradualmente le importazioni di combustibili fossili dal Paese sanzionato. Secondo quanto riportato dalla stampa, Brusselle ha rinviato i piani per un divieto permanente sul petrolio russo, temendo che la rimozione di ulteriore greggio dal mercato possa ridurre l’offerta di carburante e far aumentare i prezzi dell’energia in tutta l’Unione.
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Economia
La guerra contro l’Iran potrebbe scatenare una carestia globale
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