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Catastrofi

Video dell’incidente aereo del cargo UPS

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Un aereo cargo è esploso immediatamente dopo il decollo dall’aeroporto internazionale Muhammad Ali di Louisville, nel Kentucky (Stati Uniti), provocando almeno sette morti e 11 feriti, hanno comunicato le autorità locali, mentre il National Transportation Safety Board (NTSB) e la Federal Aviation Administration (FAA) hanno aperto un’inchiesta.

 

La FAA ha reso noto che il volo UPS 2976, un McDonnell Douglas MD-11 operato da UPS Airlines, si è schiantato intorno alle 17:15 ora locale di martedì, poco dopo essere partito alla volta dell’aeroporto internazionale Daniel K. Inouye di Honolulu.

 

Le immagini della scena mostrano un relitto in fiamme vicino alla fine della pista. Una colonna di fumo nero si è innalzata ben oltre il sito dell’incidente e le fiamme hanno divorato gli edifici industriali limitrofi. «Questa è una scena attiva con fuoco e detriti. State lontani», ha avvertito il Dipartimento di Polizia di Louisville (LMPD).

 

 

Altri video, ripresi da testimoni, catturano l’istante in cui il jet ha travolto e distrutto diverse strutture nei pressi dell’aeroporto. La Federal Aviation Administration (FAA) ha confermato che il volo UPS 2976 si è schiantato intorno alle 17:15 ora locale, poco dopo la partenza da Louisville per Honolulu. Le autorità hanno invitato la popolazione a evitare la zona, che rimane una «scena attiva con incendi e detriti».

 


Il National Transportation Safety Board (NTSB) sta conducendo le indagini e non ha ancora verificato il contenuto dei video in circolazione. Sia l’NTSB che la FAA hanno precisato che le informazioni sull’incidente sono ancora preliminari. È stato disposto un ordine di rifugio sul posto per tutte le aree entro un raggio di cinque miglia dall’aeroporto, le cui operazioni sono state sospese. UPS ha confermato che a bordo dell’aereo vi erano tre membri dell’equipaggio.

 

Sebbene i primi rapporti non ne abbiano chiarito immediatamente le condizioni, le autorità hanno poi reso noto che almeno tre persone sono decedute e 11 sono rimaste ferite, precisando che il bilancio delle vittime potrebbe salire.

 

I dati di tracciamento del volo indicano che l’MD-11 aveva raggiunto un’altitudine di circa 175 piedi e una velocità di 184 nodi prima di precipitare rapidamente e schiantarsi.

 

L’incidente si è verificato vicino all’hub globale di trasporto aereo di UPS a Louisville, il principale centro di smistamento pacchi della società. È previsto che lo schianto provochi rilevanti interruzioni alle attività dell’azienda, che gestisce oltre due milioni di colli al giorno.

 

La Boeing, che ha acquisito la McDonnell Douglas nel 1997, si è detta preoccupata per la sicurezza e il benessere di tutte le persone coinvolte e ha annunciato che fornirà supporto tecnico alle indagini.

 

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Catastrofi

Alluvione lampo in Nepal spazza via villaggi e dighe

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Mercoledì, una violenta alluvione lampo ha devastato una regione montuosa del Nepal settentrionale, al confine con il Tibet cinese, spazzando via interi villaggi, cantieri di progetti infrastrutturali e un posto di blocco di confine con la Cina sull’Himalaya.

 

Almeno 95 persone sono state confermate morte e centinaia, tra cui turisti e personale di sicurezza, risultano disperse in Nepal. I dettagli sui danni e sulle vittime continuano ad arrivare, mentre la piena provoca inondazioni a valle.

 

Si segnalano «numerose vittime» e danni significativi anche in Cina, dove il posto di blocco di confine del porto di Gyirong è stato travolto da una frana nelle prime ore del mattino. Il presidente cinese Xi Jinping ha ordinato «ogni sforzo possibile per la ricerca e il salvataggio dei dispersi» nella regione autonoma tibetana.

 

L’Ente del Turismo nepalese ha dichiarato che 384 turisti risultano dispersi, di cui 291 stranieri. L’India ha affermato che oltre 100 suoi cittadini figurano tra i dispersi.

 

Tra gli altri dispersi figurano tre americani, 17 malesi, 12 britannici, quattro sudafricani e uno ciascuno australiano e olandese. Risultano inoltre scomparsi 93 nepalesi, legati a nove agenzie di trekking.

 

La maggior parte dei dispersi sono pellegrini impegnati nel Kailash Mansarova Yatra e potrebbero semplicemente essere rimasti bloccati e senza contatti.

 

I video mostrano la furia dell’alluvione che ha spazzato via tutto ciò che incontrava sul suo cammino, compresi impianti idroelettrici, ponti, strade e case. Si è mossa a velocità vertiginosa, lasciando alle persone pochissimo tempo per mettersi in salvo.

 

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Intorno alle 9 del mattino ora locale, le acque del fiume Bhote Koshi, che nasce in Tibet, sono straripate, causando ingenti danni nelle zone di Syapru Besi e Timure, nel distretto di Rasuwa.

 

Le autorità nepalesi hanno avvertito del rischio di un elevato numero di vittime e hanno chiesto agli abitanti che vivono lungo le rive del fiume di mettersi in salvo in zone più elevate. Sono stati diramati avvisi per gli insediamenti situati lungo le sponde dei fiumi nei distretti di Rasuwa, Nuwakot, Dhading, Gorkha e Chitwan.

 

«Abbiamo ricevuto segnalazioni di villaggi e cantieri infrastrutturali spazzati via dalle acque», ha dichiarato telefonicamente a Reuters Narendra Pariyar, amministratore del distretto di Rasuwa, nelle prime ore del mattino. «Potrebbero esserci numerose vittime e ingenti danni materiali».

 

L’ondata di piena ha avuto origine in Tibet, ha comunicato la polizia nepalese online. Secondo alcune fonti, una diga naturale formatasi in seguito a una valanga di ghiaccio proveniente dal versante nepalese che ha bloccato il fiume Lhende potrebbe essere crollata, a causa della pressione dell’acqua o in seguito a un terremoto che ha colpito la zona in mattinata.

 

Il ministro degli Esteri nepalese, Shishir Khanal, ha dichiarato al parlamento del paese che le informazioni sono ancora in fase di verifica.

 

La valanga di ghiaccio e roccia ha colpito per prima il valico di frontiera e il posto di controllo doganale di Gyirong, distruggendo edifici e veicoli mentre le persone fuggivano, come mostrano i video condivisi online.

 

La frana ha causato «numerose vittime e dispersi» a Gyirong, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa cinese Xinhua. La Polizia Armata del Popolo, un’agenzia paramilitare di polizia, è sul posto per svolgere operazioni di soccorso e assistenza. La Cina ha inoltre chiuso la strada che conduce al checkpoint di Gyirong per i prossimi sette giorni.

 

Il Nepal ha schierato l’esercito, compresi gli elicotteri, per condurre operazioni di soccorso. Il fiume Bhote Koshi sfocia nel fiume Trishuli in Nepal, che a sua volta sfocia in India con il nome di Gandak. Anche il Trishuli è esondato a causa della piena che si è spostata a valle.

 

Le autorità indiane sono in stato di allerta e stanno monitorando la situazione. Lo stato settentrionale del Bihar, attraversato dal fiume Gandak, ha già avviato l’evacuazione degli abitanti dalle zone basse che potrebbero essere colpite.

 

L’ambasciata indiana in Nepal ha dichiarato di essere «in contatto con le autorità competenti del governo nepalese per le operazioni di soccorso e assistenza ai cittadini indiani». Secondo alcune fonti, l’India si sta preparando a inviare materiale di soccorso in Nepal, con l’aeronautica militare indiana e squadre di intervento in caso di calamità in stato di allerta.

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Catastrofi

Terremoto di «intensità insolita» colpisce la città dove si è praticata l’idolatria di Pachamama

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Un potente sisma di magnitudo 6,7 è stato percepito a Cusco, in Perù, nel pomeriggio di giovedì, ad una settimana di distanza dalla partecipazione di un funzionario vaticano a un rito dedicato a Pachamama insieme a due vescovi cattolici. Lo riporta LifeSiteNews.   Il «terremoto insolitamente potente», che ha interessato l’area prossima ad Arequipa il 20 agosto, è stato avvertito da circa 2,4 milioni di persone, inclusi gli abitanti di Cusco, senza provocare vittime e causando soltanto feriti e danni strutturali di lieve entità, secondo Earthquakelist.org e altre fonti giornalistiche.  

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Esattamente una settimana prima, il 13 agosto, nel corso di una conferenza tenutasi nella medesima città peruviana in preparazione della visita di papa Leone XIV nel Paese prevista per novembre, monsignor Jordi Bertomeu – sacerdote e canonista in servizio presso il Dicastero per la Dottrina della Fede e commissario pontificio per i casi di abusi sessuali da parte del clero – ha preso parte attiva a un rituale andino in onore di Pachamama, che contemplava l’impiego di foglie di coca, offerte alimentari ed esercizi di respirazione guidata.   Un video diffuso da InfoVaticana ritrae Bertomeu mentre colloca foglie di coca tra le offerte rituali. Al rito pagano erano presenti anche il vescovo Lizardo Estrada Herrera, segretario generale del CELAM (Consiglio episcopale latinoamericano e caraibico), e il vescovo Miguel Ángel Cadenas di Iquitos, in Perù.   Rappresentanti di organizzazioni sociali, comunità indigene e contadine, gruppi femminili e giovanili, persone LGBTIQ+, persone con disabilità, difensori dei diritti umani e ambientali, familiari di vittime della violenza di Stato e comunità religiose.   L’arcivescovo Carlo Maria Viganò aveva accusato la chiesa conciliare per questo scempio idolatrico.   «A Cusco, nei giorni scorsi, in preparazione al prossimo viaggio di Leone in Perù, alti prelati della chiesa sinodale hanno preso parte — non come spettatori distratti, ma come partecipanti attivi — a un rito pagano di invocazione all’idolo infernale della Pachamama».   «È lo stesso culto idolatrico con il quale Bergoglio ha violato il Primo Comandamento e profanato i giardini vaticani e la Basilica di San Pietro, e che Robert Prevost aveva già praticato come giovane agostiniano. Il seme fu gettato ad Assisi, il 27 ottobre 1986; il raccolto lo vediamo oggi, quando un officiale del Dicastero per la Dottrina della Fede e un vescovo ausiliare offrono, con visibile devozione, foglie di coca a un immondo idolo andino, al quale vengono ancor oggi offerti sacrifici umani» scrive l’arcivescovo.   «A chi ancora si domanda se vi siano ”segni di cattolicità” residui in questa struttura che porta il nome di Chiesa Cattolica ma ne ha tradito la sostanza, chiedo: come giudicherebbero i Martiri della Fede questa apostasia del clero e dei vertici della chiesa conciliare-sinodale?» tuona monsignore.   Come divenuto noto pochi mesi fa, nel 1995, quando era ancora un sacerdote agostiniano, l’allora padre Robert Prevost partecipò a un simposio teologico ufficiale a San Paolo, in Brasile, il cui programma includeva un rituale dedicato a Pachamama, la «Madre Terra». Vi sono foto del futuro papa inginocchiato durante il rito idolatrico della Pachamama.

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 Immagine di Marvin The Paranoid via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International  
 
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Terremoto di magnitudine 7.7 in Indonesia

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Un violentissimo terremoto di magnitudo 7.7 ha colpito la costa indonesiana poco prima delle 6 del mattino di sabato, danneggiando edifici e provocando uno tsunami. Secondo le prime stime, almeno cinque persone sono morte.

 

L’epicentro del terremoto ha colpito il fondale marino a circa 30 chilometri a nord-est di Mbay, nell’Indonesia orientale, secondo quanto riferito dall’Agenzia indonesiana di meteorologia, climatologia e geofisica (BMKG).

 

I video che circolano sui social media, e che presumibilmente riprendono il terremoto, mostrano facciate di edifici che crollano mentre persone terrorizzate fuggono.
Altri filmati mostrano edifici completamente crollati.

 

 

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Secondo l’agenzia metereologica indonesiana, in diverse regioni sono state segnalate onde di tsunami alte fino a 0,94 metri.

 

Tre scosse di assestamento di magnitudo 5,6, 6,1 e 5 hanno fatto seguito al terremoto iniziale, ha riferito l’US Geological Survey (USGS).

 

Almeno cinque persone sono state uccise, ha dichiarato Melki Laka Lena, governatore della provincia sud-orientale di Nusa Tenggara Orientale, in una dichiarazione riportata dai media.

 

L’Indonesia, un vasto arcipelago di migliaia di isole, si trova nel punto d’incontro di diverse importanti placche tettoniche e si estende lungo la Cintura di fuoco del Pacifico, una delle regioni sismicamente più attive della Terra.

 

Il Paese ha dovuto affrontare terremoti devastanti negli ultimi decenni, tra cui un sisma di magnitudo 9.1 nel 2004, che ha causato la morte di oltre 220.000 persone nell’intera regione.

 

Più recentemente, centinaia di persone sono morte a causa di un terremoto di magnitudo 6.9 a Lombok, nell’Indonesia centro-meridionale, nel 2018.

 

Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa si era avuto un devastante sisma in Colombia. Nel mese di giugno due terremoti hanno colpito il vicino Venezuela, provocando la morte di oltre 6.300 persone.

 

Ancora due mesi fa un sisma aveva causato diecine di morti e crollo di edifici a Mindanao, nelle Filippine. L’arcipelago era stato colpito, con accluso uno tsunami, anche l’anno passato. Poco prima era stato terremotato il confine Afghanistan-Pakistan, con almeno 800 decessi.

 

Due settimane fa un sisma di magnitudine 7.1 ha colpito la prefettura di Kumamoto, nel Giappone meridionale, radendo al suolo palazzi.

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