Bizzarria
Adulti con il ciuccio, nuovo trend «anti-stress»
Sarebbe sempre in crescita la tendenza tra gli adulti di usare il ciuccio per «alleviare lo stress». Lo riporta un articolo del New York Post.
La regressione ad uno stato mentale pre-infantile non sembra tener conto del fatto che i ciucci siano dannosi per mascelle e denti e siano pericolosi per dormire. Tuttavia, le persone si comportano come bambini devono credere che succhiando il ciuccio tutto passerà.
I video di adulti col ciuccio sono apparsi dapprima su TikTok, mostrando adulti americani che ciucciano nel traffico, al lavoro o in preda al burnout.
Nella sezione commenti di un video, un utente ha giurato: «uso solo un ciuccio per adulti, non mi ha spostato i denti. Lo uso da 4 anni».
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«Procuratevi un ciuccio per adulti, io ne uso uno! E il consiglio per l’ADHD funziona!! (per me)» ha detto un altro. L’ADHD è il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività, malattia la cui diagnosi è controversa e che viene curata nei bambini e negli adulti americani con la prescrizione di anfetamine.
«Mi vergogno tanto, sono dipendente da 23 anni, da tutta la vita» dice ancora un altro utente.
Una rapida ricerca sul web rivela un’intera sottocultura di persone che realizzano video su YouTube sui ciucci per adulti, li recensiscono e li scartano.
Le persone dei video di ciucci sono spesso vestite con abiti da neonato per adulti, si circondano di giocattoli per bambini e hanno gli immancabili capelli multicolori del giro gender.
L’incapacità di molti nella società moderna di affrontare la realtà sta prendendo con evidenza una piega patologica: dopo le droghe, il sesso ed altre dipendenze escapiste, ora vi è anche la regressione psicologica più totale. L’uomo moderno vuole tornare bambino, perché non vuole responsabilità, e chiede di essere amato e nutrito per diritto.
Niente di più compatibile con uno Stato totalitario che ne soddisfa ogni perversione per poi asservirlo nel profondo, arrivando persino a fargli accettare la sua stessa scomparsa.
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Bizzarria
Adolf Hitler si candida per la rielezione. Stalin è ancora al potere in India
Il politico regionale namibiano Adolf Hitler Uunona si ripresenta per la rielezione nella Namibia settentrionale. Lo riporta il tabloide tedesco Bild.
Secondo quanto riportato, lo Hitler condivide il nome con il celeberrimo dittatore nazista ma ne rigetterebbe categoricamente l’ideologia, apparentemente non sembra benevola verso gli africani.
Il 59enne esponente dello SWAPO, partito di sinistra al governo, si candida di nuovo nella circoscrizione di Ompundja, nella regione di Oshana, dove le elezioni regionali sono in programma il 26 novembre. Lo Hitler Uuona, consigliere locale dal 2004, è previsto che confermi il seggio dopo aver raccolto circa l’85% dei suffragi nel 2020, secondo il quotidiano.
Fu proprio nel 2020 che il suo nome completo attirò l’attenzione mondiale, ripreso dai media internazionali durante le elezioni. Uunona spiegò allora che suo padre glielo aveva imposto intenzionalmente, senza però comprendere appieno il significato storico della figura del führer. «Mio padre mi ha chiamato come quest’uomo. Probabilmente non sapeva cosa rappresentasse Adolf Hitler. Da bambino, lo vedevo come un nome del tutto normale», aveva dichiarato l’uomo politico namibiano.
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L’Adolf Hitler del continente nero ha sempre ribadito di non avere alcun legame con il nazismo e con l’omonimo fuhrerro. «Solo crescendo ho capito: quest’uomo voleva conquistare il mondo intero. Io non ho niente a che spartire con queste cose».
La Namibia, ex Africa sudoccidentale tedesca e colonia imperiale dal 1884 fino alla conquista sudafricana nel 1915 durante la Prima Guerra Mondiale, rimase sotto amministrazione sudafricana fino all’indipendenza del 1990. L’eredità coloniale tedesca sopravvive ancora nei toponimi e nei nomi propri: Adolf resta relativamente diffuso tra le generazioni più anziane.
Il lettore di Renovatio 21 già conosceva la vicenda dello Hitler nero, e pure quella dello Stalin indiano: M.K. Stalin, già presidente del potente partito secolarista del Tamil Nadu DMK (Dravida Munnetra Kazhagam, ossia «Federazione Progressista Dravidica»), divenuto chief minister dello Stato indiano come lo fu il padre M. Karunanidhi, un ex sceneggiatore di Kollywood, cioè la fiorentissima industria cinematografica locale. (Qualcosa, dello Stalin pigmentato e dei suoi nemici la sappiamo: la cine-politica tamil è stata un tempo passione del direttore di Renovatio 21)
Va notato che, mentre lo Stalin indico ha il baffone, lo Hitler namibiano non ha il baffetto, o almeno non ancora. Forse che con la vittoria elettorale le cose cambieranno?
Nel mentre, in redazione continuiamo a sognare un Moltov-Ribbentropp tamil-namibiano, foce naturale di felici scelte onomastiche terzomondiali.
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Immagini screenshot da YouTube
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Uomo che si chiama J. D. Vance arrestato perché vuole uccidere J.D. Vance
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