Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

584° giorno di guerra

Pubblicato

il

– La Gran Bretagna pensa di mandare uomini in Ucraina (nel pezzo di parla di addestratori, ma anche di un ruolo per la marina).

 

– Il partito di Robert Fico, contrario agli aiuti all’Ucraina, ha ottenuto la maggioranza relativa alle elezioni parlamentari in Slovacchia e dovrà trattare la formazione di un governo di coalizione.

 

– Per evitare il blocco dei servizi amministrativi, il parlamento USA ha approvato un progetto di finanziamento governativo per 45 giorni, che non prevede l’assistenza all’Ucraina.

 

– 100.417 abitanti del Karabakh sui 120mila che, secondo le autorità armene, vivevano lì prima dell’ultima escalation del conflitto, si sono trasferiti in Armenia.

 

– La Romania ha schierato forze antiaeree al confine fluviale con l’Ucraina. Nelle settimane passate i numerosi attacchi russi contro infrastrutture portuali sul Danubio hanno provocato ripetutamente la caduta di detriti in territorio romeno.

 

– Il ministro degli Esteri britannico James Cleverley ha affermato che fornire assistenza militare ed economica all’Ucraina si è rivelata una «decisione difficile e dolorosa» per Londra. Allo stesso tempo, ha promesso che il sostegno a Kiev continuerà fino al completamento delle operazioni militari sul territorio ucraino.

 

– Zelens’kyj ha annunciato la creazione di un conglomerato industriale della difesa, che dovrebbe essere realizzato con assistenza tecnica internazionale e finanziato con i beni di cittadini e imprese russi sequestrati in Occidente.

 

– In un messaggio in occasione dell’anniversario dell’annessione delle quattro regioni dell’Ucraina meridionale Putin ha detto ai russi che difendendo quelle regioni difendono la sovranità di tutto il paese «siamo un solo popolo, vinceremo ogni sfida».

Sostieni Renovatio 21

– L’Ucraina ha sospeso lo status di «sponsor di guerra» per la banca ungherese OTP. Era la condizione di Orban per lo sblocco di 500 milioni di euro in aiuti UE.

 

– Il Parlamento ungherese non ha un «desiderio irrefrenabile» di votare per l’ammissione dell’Ucraina all’UE, ha detto il primo ministro Orban. “Non sappiamo quale sia il territorio del Paese, perché c’è una guerra in corso. Non sappiamo quale sia la popolazione, perché stanno fuggendo. Accogliere un paese nella UE senza conoscerne i parametri sarebbe un evento senza precedenti. Quindi penso che dobbiamo rispondere a domande molto lunghe e complesse fino a quando non arriveremo a una decisione effettiva sull’avvio dei negoziati di adesione”

 

– Peskov sulla possibilità di estendere la missione delle forze di pace russe nel Nagorno-Karabakh: questo è il territorio dell’Azerbaigian, la questione sarà discussa con Baku.

 

– Il presidente Putin ha incontrato il vice ministro della Difesa Yunus-Bek Yevkurov e uno dei comandanti del gruppo Wagner Andrei Troshev.
Yevkurov ha recentemente completato un giro nelle regioni dell’Africa dove il gruppo Wagner è più presente, e Troshev attualmente è a capo di parte del gruppo che ha accettato l’offerta delle autorità russe dopo la ribellione di Evgenij Prigozhin. Si ipotizza che Yunus-Bek Yevkurov  guiderà le forze Wagner in Africa e Medio Oriente, e Andrei Troshev  in Ucraina e in Bielorussia. Inoltre, probabilmente saranno subordinati direttamente al Cremlino.

 

– Oggi l’Abkhazia celebra il 30° anniversario della vittoria nella guerra georgiano-abkhaza del 1992-1993.

 

– L’Italia partecipa indirettamente al conflitto ucraino a fianco del regime di Kiev, ma il punto di non ritorno nei rapporti con la Russia non è ancora stato superato, ha dichiarato l’ambasciatore in Italia Alexey Paramonov in un’intervista a RIA Novosti.

 

– La ratifica dello Statuto di Roma da parte dell’Armenia avrà le conseguenze più negative per le relazioni bilaterali, ha dichiarato il ministero degli Esteri russo.

 

– Un ospedale dell’esercito americano in Germania ha iniziato ad accogliere i feriti nei combattimenti in Ucraina, ha riferito il New York Times. Attualmente nel centro medico di Landstuhl sono in cura 14 persone, la maggior parte sono americani. Secondo il NYT, questo è «un nuovo passo verso il coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto». Secondo il giornale, centinaia di americani sono coinvolti nel conflitto russo-ucraino dalla parte di Kiev e «probabilmente diverse centinaia sono ancora lì». Non si sa quanti di loro siano rimasti feriti; circa 20 persone sono morte.

 

– Bild: Le sanzioni contro la Russia hanno fatto crollare l’industria chimica tedesca- L’industria chimica tedesca, la terza più grande in Germania, versa in gravi difficoltà. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha incontrato i rappresentanti delle imprese chimiche. Secondo loro, l’industria è sull’orlo del disastro. Nel 2023 la produzione dell’industria chimica tedesca è diminuita del 16,5% rispetto allo scorso anno. Nel 2022 il calo è stato ancora maggiore, circa il 20%. Al cancelliere è stato consegnato un documento preparato dai funzionari regionali, secondo il quale l’industria chimica si trova ad affrontare massicci tagli di posti di lavoro, perché molti impianti di produzione intendono trasferirsi all’estero. L’industria chimica dipende fortemente dai prezzi dell’energia: sono aumentati da quando i tedeschi hanno imposto sanzioni contro la Russia. Inoltre, ciò si è sovrapposto alla politica energetica del governo tedesco, che difficilmente può essere definita efficace.
L’industria chimica impiega attualmente più di 1,1 milioni di lavoratori in più di ottomila imprese. «Il calo della produzione e la perdita di ordinazioni privano il nostro settore della fiducia in se stesso. I politici non dovrebbero restare a guardare e limitarsi a seguire ciò che accade», si legge nella lettera aperta dell’associazione dell’industria chimica VCI.

Aiuta Renovatio 21

– Il capo del Servizio migrazione dell’Ucraina, Natalya Naumenko, chiede ai paesi europei di non creare programmi di integrazione per i rifugiati ucraini. «Non li consideriamo rifugiati. Li consideriamo come persone costrette a lasciare l’Ucraina. Fortunatamente, anche i colleghi dei servizi migrazione di altri Paesi mi sostengono quando chiedo di non considerare i nostri cittadini come rifugiati e di non creare programmi per la loro integrazione nel Paese ospitante».

 

– L’Istituto Americano per lo Studio della Guerra (ISW) scrive nel suo rapporto quotidiano che Iran e Russia stanno negoziando nuove forniture di droni, nonché di missili balistici Fateh-110 e Zulfiqar. Il 18 ottobre 2023 scade una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che limita la capacità dell’Iran di vendere legalmente missili con una gittata superiore a 300 chilometri.

 

– Uno dei dirigenti dell’azienda turca produttrice di UAV Baykar Makina, Haluk Bayraktar, ha annunciato investimenti in Ucraina per un importo di 100 milioni di dollari e l’inizio della costruzione di un impianto di produzione di UAV.

 

– In occasione di un vertice con Scholz il presidente kazako Tokaev ha detto che il Kazakistan osserverà il regime di sanzioni contro la Russia e che la Germania non ha ragione di preoccuparsi per questo.

 

– Visita senza preavviso di Borrel a Odessa. L’altro rappresentante UE ha parlato del restauro del patrimonio culturale danneggiato, fra cui la cattedrale della Trasfigurazione.

 

– Nella regione di Ivano-Frankovsk in Ucraina è esploso un gasdotto. Secondo le autorità locali, l’esplosione è stata provocata da una rottura, ma non è stato specificato cosa l’abbia causata.

 

– Decreto di Putin conferma che i cittadini ucraini possono entrare in Russia senza visto, anche muniti del solo passaporto.

 

– Dopo la decisione della UEFA di consentire le partite alle squadre giovanili di calcio russe nei tornei continentali un certo numero di federazioni nazionali si è dissociata, annunciando che le proprie squadre non giocheranno.

 

Rassegna tratta dal canale Telegram La mia Russia.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21



 Immagine screenshot da Telegram

 

Continua a leggere

Geopolitica

Putin parla dell’incontro con gli inviati di Trump Witkoff e Kushner

Pubblicato

il

Da

Gli emissari del presidente americano Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, sono usciti dal Cremlino al termine dei colloqui con il leader russo Vladimir Putin. L’incontro riservato si è protratto per circa tre ore e, subito dopo, nessuna delle due parti ha reso pubbliche dichiarazioni.   I due sono giunti a Mosca sabato mattina per trattative finalizzate a una soluzione del conflitto in Ucraina. Prima della visita, Trump aveva dichiarato che gli inviati avevano il compito di presentare «una proposta per porre fine alla guerra» a entrambe le parti. Witkoff e Kushner dovrebbero partire a breve per Kiev.   Prima della sessione a porte chiuse, i giornalisti sono stati ammessi per breve tempo nella sala. Erano presenti il consigliere presidenziale Yury Ushakov e il direttore generale del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF), Kirill Dmitriev. Nell’introduzione, Putin ha manifestato gratitudine alla parte americana per l’impegno profuso negli sforzi diplomatici tesi a risolvere le ostilità in corso.   «Pur essendo consapevole della difficile situazione in cui si trova» Trump «non smette di impegnarsi per risolverla e contribuire alla soluzione del conflitto russo-ucraino. Oggi discuteremo di tutte le sue componenti e di tutti i suoi aspetti e, da parte nostra, siamo pronti a illustrarvi la nostra visione della situazione», ha dichiarato Putin.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Witkoff ha espresso a Putin la profonda gratitudine della famiglia dell’ex marine statunitense Robert Gilman, detenuto in Russia dal 2022 e liberato il mese scorso per motivi «umanitari». «Dovrebbero ringraziare il presidente Trump; è stato lui a lanciare l’appello», ha replicato Putin.   Il presidente russo ha ribadito l’impegno di Mosca a sospendere gli attacchi contro Kiev per i tre giorni a partire dalla mezzanotte del 5 settembre. La pausa ha lo scopo di consentire agli inviati di Trump di recarsi in sicurezza nella capitale ucraina.   «Vorrei sottolineare che anche la parte ucraina ha ridotto significativamente – di un ordine di grandezza – gli attacchi sul territorio della Federazione Russa, Mosca compresa. Le autorità ucraine hanno pubblicato un appello per una tregua più ampia di tre giorni, ma non abbiamo mai raggiunto un accordo con loro», ha dichiarato Putin.   Dopo i colloqui, il corteo con a bordo Witkoff e Kushner si è diretto direttamente all’aeroporto di Vnukovo, nella zona Sud-Ovest della capitale russa. Dmitriev ha accompagnato personalmente gli inviati all’uscita, condividendo foto dall’aeroporto sui social media e descrivendo il loro viaggio come un «importante visita di pace».   L’incontro si è rivelato «sostanziale, costruttivo e caratterizzato da un alto grado di franchezza e fiducia reciproca», ha dichiarato Ushakov ai giornalisti poco dopo la partenza di Witkoff e Kushner dal Cremlino. Durante i colloqui, la parte russa ha espresso «fiducia nel raggiungimento degli obiettivi prefissati [dell’operazione contro l’Ucraina]» e ha ribadito «la necessità di affrontare tutte le cause profonde del conflitto», ha affermato il collaboratore presidenziale.   Gli inviati di Trump hanno preso «particolare nota» di una questione specifica sollevata dal presidente russo durante l’incontro, ovvero il fatto che «il regime di Kiev ha smesso di nascondere la sua vera natura, iniziando a seppellire nuovamente alcuni dei più noti criminali nazisti», ha affermato Ushakov. Di recente, i resti di due cofondatori dell’OUN (l’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini, un movimento politico e paramilitare di nazionalismo integralista fondato nel 1929 a Vienna e poi divenuto collaboratore della Germania nazionalsocialista), Andrey Melnik ed Evgeny Konovalets, sono stati riesumati in Europa e riportati in Ucraina per essere seppelliti con tutti gli onori, nell’ambito del progetto del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj di creare un presunto «Pantheon di ucraini illustri», operazione che ha scatenato proteste anche in Polonia.   Secondo Ushakov, i negoziati non si sono limitati esclusivamente alla crisi ucraina, ma le due parti hanno discusso in dettaglio di «questioni economiche e potenziali importanti progetti russo-americani di reciproco vantaggio».   È d’uopo notare che entrambe le famiglie Witkoff e Kushner hanno origini nell’ex Impero russo, in un contesto ebraico-ashkenazita — con lo stesso tipo di storia migratoria comune a molte famiglie ebraiche americane di quella generazione.   La famiglia di Jared Kushner discende da ebrei originari di Novogrudok, all’epoca in Polonia e oggi in Bielorussia. I nonni paterni, Joseph e Rae (Reichel) Kushner, erano sopravvissuti all’Olocausto arrivati negli Stati Uniti nel 1949 da Navahrudak.

Sostieni Renovatio 21

L’altro inviato ha legami genealogici ancora più diretti con la Russia: i nonni paterni di Steve Witkoff erano entrambi nati nell’Impero russo, ed è descritto come proveniente da una famiglia ebraica di origini russe.   Sul ruolo giocato dalla provenienza etno-religiosa nel conflitto ucraino si era espresso nel settembre 2023 lo stesso Putin, dichiarando che «i gestori occidentali hanno posto a capo dell’Ucraina moderna un ebreo etnico, un uomo di origine ebraica, con radici ebraiche – in questo modo, a mio avviso, nascondendo le basi antiumane dell’attuale situazione dello Stato Ucraino».   «Ciò rende l’intera situazione estremamente disgustosa, vedere un ebreo mascherare la glorificazione del nazismo e di coloro che all’epoca perpetrarono l’Olocausto in Ucraina, sterminando 1,5 milioni di persone», aveva aggiunto il presidente russo.   Riguardo alla questione degli «ebrei nazisti» suscitarono aspre polemiche internazionali le parole del ministro degli Esteri Sergej Lavrov alla TV italiana nel 2022. Come scritto da Renovatio 21l’idea ha tuttavia radici storico-letterarie profonde.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);  
 
Continua a leggere

Geopolitica

Ben Gvir svela un piano di pulizia etnica per espellere 1,86 milioni di palestinesi da Gaza

Pubblicato

il

Da

Il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha presentato il 3 agosto un piano per favorire l’emigrazione «volontaria» dei palestinesi da Gaza, secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano Ynet.

 

La proposta punta a far uscire da Gaza 250.000 palestinesi nel primo anno e 1,86 milioni entro sette anni.

 

Ben Gvir ha detto che il piano di pulizia etnica di Gaza, da lui chiamato «Disimpegno 7/10», sarà una delle principali richieste del suo partito, Otzma Yehudit («Potere Ebraico»), in eventuali trattative per entrare in una coalizione di governo dopo le elezioni della Knesset di ottobre.

 

L’idea di sfollare con la forza milioni di palestinesi da Gaza è stata avanzata più volte da leader israeliani e statunitensi dall’inizio di quello che il testo definisce il genocidio dei palestinesi nell’ottobre 2023.

 

Una proposta del ministero dell’Intelligence israeliano che chiedeva la pulizia etnica di Gaza è trapelata pochi giorni dopo l’operazione di Hamas contro la moschea di Al-Aqsa del 7 ottobre 2023, scrive The Cradle. Il piano prevedeva di scatenare su Gaza una violenza tale che lo spostamento forzato dei palestinesi verso campi nella penisola del Sinai, in Egitto, o in Paesi ancora più lontani apparisse come un’iniziativa umanitaria destinata a salvare vite palestinesi.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Da allora, secondo il ministero della Salute di Gaza, Israele ha ucciso oltre 73.000 palestinesi, in gran parte donne e bambini. Stime indipendenti, che tentano di quantificare anche le morti indirette legate alla guerra, arrivano a centinaia di migliaia.

 

Almeno 800.000 palestinesi sono senzatetto e vivono in campi di tende precari lungo la costa della Striscia, dopo che bombardamenti e demolizioni israeliane hanno distrutto le loro case.

 

Ben Gvir e altri coloni ebrei in Israele hanno sostenuto tali piani come parte dell’obiettivo più ampio di annettere Gaza e insediare colonie ebraiche nell’enclave devastata. Come riportato da Renovatio 21, a febbraio 2024 ministri del gabinetto Netanyahu si trovarono ad un convegno pubblicoche celebrava la colonizzazione celebrato con balli sfrenati su musica tunza-tunza.

 

Nel febbraio 2025 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump propose di svuotare Gaza dai palestinesi nell’ambito dei suoi progetti per ricostruire la Striscia e trasformarla nella «Riviera del Medio Oriente». In alcune fasi anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha promosso piani analoghi.

 

Secondo Ben Gvir, Turchia, Etiopia, Congo e diversi Paesi arabi figurano tra le possibili destinazioni dello sfollamento forzato dei palestinesi. Al momento, tuttavia, nessun Paese ha accettato di accogliere come rifugiati i palestinesi cacciati da Gaza.

 

La proposta prevede un investimento iniziale israeliano di 3,3 miliardi di dollari per avviare il programma, più un finanziamento israeliano di pari importo fino a 16 miliardi di dollari, subordinato alla partecipazione internazionale e ad accordi con i Paesi che accoglieranno i palestinesi.

 

Secondo The Cradle i negoziati per l’ingresso del suo partito sionista secolarista Otzma Yehudit in una coalizione di governo, Ben Gvir chiederà l’istituzione di un ministero dedicato all’«emigrazione volontaria», con un ministro, un direttore generale, un bilancio, una squadra negoziale internazionale e un apparato di attuazione autonomo.

 

Nel frattempo il ministro della Guerra israeliano Israel Katz ha dichiarato mercoledì che l’esercito israeliano è pronto a espellere con la forza i palestinesi che vivono a Gaza con ogni mezzo necessario e attende soltanto il via libera degli Stati Uniti.

 

«In definitiva, non esiste una vera soluzione per Gaza. La Direzione per le Migrazioni è pronta a procedere via mare, via aria e con qualsiasi mezzo. L’Egitto non è disposto a far passare il flusso attraverso il suo territorio», ha affermato Katz, aggiungendo che i Paesi disposti ad accogliere i palestinesi espulsi da Gaza attendono l’approvazione di Washington prima di muoversi e che Trump ha sospeso il piano anziché bloccarlo.

 

Secondo i piani sionisti, la stessa sorte dovrebbe toccare anche all’altra parte della Palestina. L’annessione della Cisgiordaniaconsiderata come il vero premio per Israele dell’attuale crisi, è nei progetti dello Stato Ebraico da tempo.

In una trasmissione della scorsa settimana Ben Gvir ha dichiarato che Israele dovrebbe effettuare dai 30 ai 40 «assassinii mirati» a Gaza ogni notte.

 


Sostieni Renovatio 21

«Là ci sono persone che non sono vive. Non hanno bisogno di vivere. Non sono persone. Faccio loro un favore chiamandole persone» ha dichiarato il ministro in un podcast.

 

A giugno il ministro aveva detto che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi» di Israele. In precedenza, su X, aveva scritto che «tutto il Libano dovrebbe bruciare», in risposta agli attacchi di Hezbollah.

 

Come riportato da Renovatio 21, Ben Gvir, come il collega ministro sionista religioso Bezalel Smotrich, ritiene che il popolo palestinese non esista. In questi mesi ha spinto per il ritorno della guerra a Gaza. In varie occasioni si è recato a pregare sulla spianata delle Moschee – atto proibito per gli israeliani – di modo da infiammare gli animi.

 

Il ministro pochi giorni fa si è mostrato raggiante mentre inaugurava un centro di impiccagioni per palestinesi. Nelle scorse ore Ben Gvir ha postato, per poi cancellarlo, un video fatto con l’IA che lo mostra presiedere ad una sorta di campo di concentramento dove i detenuti sono portati dentro con un nastro trasportatore simile a quelli dei mattatoi.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine dell’Ufficio di reclutamento della polizia israeliana via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

 

Continua a leggere

Geopolitica

Trump: l’Iran è una «piccola guerra» rispetto alla spesa USA per l’Ucraina

Pubblicato

il

Da

La guerra con l’Iran è «relativamente piccola» per gli Stati Uniti rispetto all’enorme quantità di armamenti che Washington ha fornito all’Ucraina sotto la presidenza di Joe Biden, ha dichiarato il presidente Donald Trump. Ha sostenuto che il suo predecessore ha consegnato a Kiev armi per un valore di 300 miliardi di dollari gratuitamente.   Trump ha espresso queste valutazioni rispondendo alle domande dei giornalisti durante un evento nello Studio Ovale lunedì, mentre i combattimenti in Medio Oriente sono ripresi dopo settimane di relativa calma. Domenica le forze statunitensi hanno colpito due lanciarazzi iraniani sull’isola di Larak nello Stretto di Ormuzzo, provocando la reazione di Teheran con attacchi missilistici contro le forze americane in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti.   Interrogato sul fatto che la prolungata operazione contro l’Iran stesse prosciugando le risorse militari statunitensi necessarie altrove, Trump ha sminuito la preoccupazione. «Questa è una guerra relativamente piccola per noi. Non è una guerra di grandi proporzioni», ha affermato, aggiungendo che gli Stati Uniti hanno «così tante munizioni e rifornimenti» dislocati in tutto il mondo da poter attingere a ulteriori risorse in caso di necessità.   «Sapete dove sono finiti i soldi? In Ucraina», ha proseguito Trump, sostenendo che, in confronto, Washington ha usato «pochissime» armi contro l’Iran.

Sostieni Renovatio 21

Il presidente statunitense poi messo a confronto le spese americane per l’Iran con il sostegno di Washington all’Ucraina sotto il suo predecessore. «Joe Biden ha dato all’Ucraina beni per un valore di oltre 300 miliardi di dollari, gratis», ha detto Trump, aggiungendo che sotto la sua amministrazione l’Ucraina «deve pagarli» attraverso i membri europei della NATO.   La cifra di 300 miliardi di dollari è ampiamente contestata. Un rapporto di maggio dell’Ispettore Generale Speciale per l’Operazione Atlantic Resolve ha stimato gli stanziamenti totali degli Stati Uniti per l’Ucraina e la più ampia risposta al conflitto a circa 195 miliardi di dollari da febbraio 2022, di cui 67,8 miliardi di dollari sono stati destinati ad articoli e servizi di difesa per Kiev.   La definizione di «piccola guerra» data da Trump al conflitto con l’Iran arriva nel suo settimo mese, nonostante le sue ripetute dichiarazioni di vittoria. All’inizio di aprile aveva proclamato una «vittoria totale e completa» e da allora ha ripetutamente affermato che Washington aveva vinto o era vicina a porre fine al conflitto.   La guerra ha assorbito armamenti statunitensi per miliardi di dollari, con il segretario alla Guerra Pete Hegseth che ha stimato il costo complessivo a 37,5 miliardi di dollari entro luglio. Washington ha lanciato oltre 850 missili da crociera Tomahawk solo nelle prime quattro settimane, nonostante ne produca solo poche centinaia all’anno, insieme a più di 1.000 intercettori Patriot e THAAD.   La pressione ha inciso anche sulle scorte di armi statunitensi in Europa, dove le forniture di intercettori Patriot e altre munizioni chiave sono scese a livelli «oltre la soglia critica», poiché le armi vengono dirottate verso il Medio Oriente, secondo quanto riportato la scorsa settimana dai media, che citano funzionari statunitensi e della NATO.   Nel frattempo, Washington ha intensificato la pressione economica su Teheran. Il segretario del Tesoro Scott Bessent ha avvertito domenica che gli Stati Uniti potrebbero scatenare una «violenza finanziaria» contro l’Iran, minacciando di imporre nuove sanzioni secondarie ogni settimana per punire Teheran e coloro che intrattengono rapporti commerciali con essa.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr  
 
Continua a leggere

Più popolari