Connettiti con Renovato 21

Spirito

Vescovo e mostra accusati di «vilipendio alla religione cattolica»: intervista all’avvocato dei fedeli di Carpi

Pubblicato

il

Renovatio 21 ha seguito dall’inizio le vicende riguardanti la mostra «Gratia Plena», allestita in una chiesa consacrata di Carpi fra il marzo e il giugno scorso, generando moltissime polemiche ed alimentando un profondo malcontento da parte dei fedeli cattolici della Diocesi e non. Ricordiamo, fra le altre cose, la Processione di Riparazione indetta dal Comitato Beata Giovanni Scopelli, dove persone da tutte Italia sono accorse per pregare in riparazione allo scandalo consumatosi fra le mura di un luogo di culto.

 

Recentemente, vi abbiamo aggiornato sugli sviluppi che hanno riguardato una scelta del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del Tribunale di Modena di respingere la richiesta di archiviazione da parte della Procura, dopo che alcuni fedeli cattolici, rappresentati dall’avv. Francesco Minutillo, avevano deciso di adire le vie legali accusando quattro persone, fra cui il vescovo della Diocesi di Modena e Carpi, monsignor  Erio Castellucci, e il curatore della mostra, Andrea Saltini, di vilipendio alla religione cattolica.

 

Per fornire un quadro preciso rispetto alla situazione, abbiamo raggiunto proprio l’avv. Minutillo, che segue il caso della mostra sin dal primo momento.

 

Minutillo, avvocato patrocinante presso la Corte di Cassazione, nel 2009 ha fondato con diversi collaboratori lo Studio Legale Minutillo & Associati che opera tutt’oggi nel diritto penale, civile, societario, tributario e commerciale.

Sostieni Renovatio 21

Avv. Minutillo, il caso della mostra «Gratia Plena» sembra aver preso una piega quantomeno inaspettata rispetto a ciò che, probabilmente, credevano gli accusati. Ci può riassumere molto in breve cosa è successo?

Certamente. La vicenda ha avuto uno sviluppo che probabilmente né gli organizzatori né i fedeli si aspettavano. Dopo il deposito dell’esposto da parte di un nutrito gruppo di fedeli cattolici, che si sentivano profondamente offesi dalla mostra e dalla sua collocazione all’interno di un luogo consacrato, la Procura di Modena ha reagito rapidamente depositando, addirittura appena dopo poche ore, una richiesta di archiviazione, rilevando un’ipotetica infondatezza delle accuse.

 

Tuttavia il GIP esaminati gli atti e la nostra opposizione ha ritenuto che vi fossero elementi sufficienti per aprire un’udienza preliminare, spostando così l’intera vicenda su un piano giudiziario più articolato. Questo ha ribaltato l’approccio iniziale, dando la possibilità di affrontare la questione con maggiore attenzione e approfondimento sia sul piano di merito sia su quello di diritto a proposito del reato di vilipendio con riguardo alla Fede Cattolica.

 

Fare giurisprudenza su questo reato, che ad oggi è stato raramente applicato, potrà rivelarsi estremamente utile in futuro qualora si ripresentassero ancora situazioni in cui la Chiesa di ala più modernista si ponga in termini irrispettosi della Fede. Ipotesi purtroppo che non è affatto peregrina. E sappiamo infatti bene in quale grave crisi versi la Chiesa postconciliare.

 

Qualcuno sostiene che la decisione del GIP sia solo una sorta di «pro forma». È davvero così?

No, è sbagliato considerarla un semplice «pro forma». La decisione del GIP non è stata automatica o scontata. Il codice prevede espressamente che se il giudice avesse ritenuto l’esposto palesemente infondato ovvero se avesse rilevato che l’opposizione fosse stata depositata oltre i termini, avrebbe potuto emettere direttamente decreto di accoglimento della richiesta di archiviazione e chiudere la vicenda.

 

Invece non ha accolto la richiesta della Procura ed ha fissato l’udienza di discussione sulla archiviazione. Udienza che servirà a valutare se le ipotesi di reato debbano essere archiviate oppure siano sufficientemente fondate per procedere con un processo penale oppure, ancora, se necessitino di una attività di indagine suppletiva.

Iscriviti al canale Telegram

Cosa potrebbe dunque essere discusso a gennaio, e quali sono gli argomenti che lei, insieme al gruppo di fedeli cattolici che difende, porterete in sede di udienza?

A gennaio si discuterà, come accennavo, se ci siano sufficienti presupposti per iniziare un processo penale in capo agli accusati. In particolare, verrà analizzato se l’esposizione delle opere nella chiesa di Carpi possa configurare gli estremi per il reato di vilipendio della religione cattolica.

 

Noi porteremo in udienza una documentazione dettagliata delle opere esposte, con particolare attenzione all’opera Longino. Opera che era stata collocata proprio davanti all’altare maggiore della chiesa.

 

Presenteremo anche registrazioni audio delle visite guidate alla mostra, che mostrano come prima che scoppiasse lo scandalo l’interpretazione delle opere fosse volutamente ambigua, capace di offendere il sentimento religioso.

 

Presenteremo anche testimonianze dirette di fedeli che racconteranno come la collocazione delle opere abbia creato un senso di profanazione e mancanza di rispetto per la sacralità del luogo.

 

Il nostro obiettivo è dimostrare che il contesto e l’intento giocano un ruolo cruciale. Non si tratta solo di giudicare le opere come arte, ma di valutare il significato di posizionarle in un luogo consacrato. Peraltro non nascondo che le attività di investigazione difensiva sono ancora in svolgimento. Può essere che a gennaio si scoprano anche novità.

 

Oltre a monsignor Erio Castellucci, vescovo di Modena e Carpi, e ad Andrea Saltini, ideatore e curatore della mostra in questione, chi sono gli altri due accusati?

Gli altri due accusati sono figure strettamente legate all’organizzazione dell’evento. Si tratta di un sacerdote e di un laico che hanno avuto un ruolo attivo nella pianificazione e nell’autorizzazione dell’uso della chiesa per la mostra di cui erano i curatori. Entrambi hanno avuto un ruolo centrale, non solo nell’approvazione, ma anche nel supporto successivo alla mostra, rafforzando l’impressione di un avallo ufficiale da parte della Diocesi locale.

Aiuta Renovatio 21

Il vescovo Castellucci sarà obbligato ad essere presente, o secondo lei sarà rappresentato solo da un legale?

Monsignor Castellucci non è formalmente obbligato a presenziare e potrebbe scegliere di delegare la propria rappresentanza a un legale, come avviene spesso in questi casi.

 

Tuttavia, la sua presenza in aula sarebbe significativa, sia per chiarire il suo ruolo, sia per dimostrare un’apertura al dialogo con la comunità cattolica offesa. Se non altro dimostrerebbe umiltà nel sottoporsi ad un procedimento. Se lo accettò Nostro Signore, ben potrebbe accettarlo anche monsignor Castellucci, visto che credo sia il primo caso di un vescovo indagato per vilipendio della Fede Cattolica. La scelta di non essere presente potrebbe essere interpretata come una mancanza di rispetto verso i fedeli che si sentono traditi, nello stile del Marchese del Grillo.

 

Sarà interessante vedere quale decisione prenderà. Magari potrà anche spiegare per quale motivo la Diocesi decise di replicare alle prime critiche commentando in tono sprezzante che la malizia fosse nell’occhio di chi guardava.

 

In questi ultimi giorni si è fatta sempre più pressante l’indiscrezione secondo la quale monsignor Francesco Cavina, vescovo emerito di Carpi, potrebbe essere chiamato a testimoniare: è una voce fondata? E, nel caso, da che parte pensa potrebbe stare Cavina in questa vicenda?

Monsignor Cavina è uno dei testimoni che ho indicato personalmente. Se la sua testimonianza sarà a favore o contro lo vedremo in seguito. Di sicuro, quale vescovo emerito di Carpi, una volta prestato il giuramento da testimone, non potrà esimersi dal raccontare ciò che sa. Ritengo che la sua deposizione potrebbe rivelarsi particolarmente interessante. Tuttavia, non sarà sentito a gennaio. La sua audizione avverrà eventualmente nel corso delle indagini o durante il processo, qualora si giunga a quella fase.

 

Tornando alla scorsa primavera, e all’aggressione che avrebbe subito il curatore della mostra Andrea Saltini, può dirci se ci sono stati sviluppi? Possibile che dopo tutto questo tempo non si sia individuato un presunto colpevole?

Ad oggi, non ci sono stati sviluppi rilevanti. È curioso come, nonostante la gravità dell’accusa e il clamore mediatico suscitato, non sia stato identificato alcun responsabile. Questo silenzio potrebbe essere letto in due modi: o l’episodio è stato sovrastimato, o c’è una mancanza di elementi concreti per sostenere la versione fornita. In ogni caso, l’assenza di progressi investigativi contribuisce ad alimentare dubbi. Non a caso abbiamo richiesto al GIP di disporre l’acquisizione delle copie del fascicolo che è stato aperto in alto procedimento.

 

Cristiano Lugli

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

 

Arte

Patti Smith avrebbe dato in adozione sua figlia con la promessa che non fosse cresciuta cattolica. Ora è accolta dal papa

Pubblicato

il

Da

Ecco servite le immagini che tutti giornali, giornaloni, giornaletti si aspettano: Patti Smith in Vaticano, va a trovare il papa, che sarebbe puro suo concittadino chicagoano. Sono quelle notizie per le quali dovremmo provare stupore, curiosità, forse – pensano i padroni del discorso – perfino gioia.   È, crediamo, quello che spera il gesuita Antonio Spadaro, già sostenitore di pellicole che esaltano l’apostasia invece del martirio (il terrificente Silenzio di Martino Scorsese) ed autore di pensieri come «Gesù appare come fosse accecato dal nazionalismo e dal rigorismo teologico», che a dir il vero credevamo per qualche ragione messo da parte dallo stesso Bergoglio che lo aveva dapprima innalzato (lo ha fatto con tanti).  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

«Quando quella porta si è aperta è successo qualcosa… una scintilla non priva di “siparietti”, ma anche un senso di profonda commozione e di una missione in questo mondo difficile. Due americani, due di Chicago, due figure altissime che sono voci di speranza per un mondo diviso: la “sacerdotessa” del rock Patti Smith come viene chiamata, e il Santo Padre papa Leone. Una lunga udienza che è stata come una conversazione tra due persone che si scoprono vecchi amici e condividono ricordi fatti di parole e musica, di sogni, visioni e speranze di ieri e di oggi».   Il post del gesuita, tra il melenso e il pretenzioso (con qualche immancabile segno inquietante, come l’uso della parola «sacerdotessa») rappresenta, con probabilità, il più grande spreco neuronale della settimana. Ma va così.   Lo Spadaro, un tempo definito lo «spin doctor» del papa precedente, continua spindoctorare con immagini e didascalie zuccherose sino all’insulino-resistenza.   Per chi, come il lettore di Renovatio 21, intuisce che vi sono – sempre – dinamiche profonde in gioco, potrebbe scattare un senso di fastidio. Ancora di più se poi ci si ricorda di alcune cose – ma sappiamo che i giornali sono fatti, appunto, non per rammentare, ma per dimenticare.   Ad esempio, dovrebbe essere chiaro a tutti che non si tratta della prima volta che la «madrina del punk» (la chiamano così: ma a noi sembra che la sua musica sopravvalutata e scadente nulla abbia a che fare col genere) si reca in Vaticano. Con evidenza i suoi sponsores vaticani continuano a riscaldare la ministra. Forse perché le sue canzonette ebeti sono legate alla loro vita di religiosi mezzi ribelli, preti un po’ pentiti e sicuramente rovinati dalle chitarre del Concilio Vaticano II.   Noi in effetti la ricordiamo in piazza San Pietro a stringere la mano di papa Francesco fresco di elezione. L’americana, ci era rimasto impresso, aveva questa espressione caprina… Eccola invitata a suonare al concerto di Natale in Vaticano nel 2014. Un altro invito a suonare nella città-Stato nel 2021.   Nel frattempo, l’incompatibilità dell’anziana rocker con la morale cattolica era stata reiterata: nel 2018 aveva dichiarato alla stampa che «salvare la vita delle giovani donne è più importante di qualsiasi ideologia». Sapete cosa significa: la trita convinzione, profusa a piene mani da radicali e dai loro omologhi dagli anni Settanta (e che mai hanno sentito il bisogno di aggiornare), secondo cui l’aborto legale, che uccide i bambini non ancora nati, «salvi la vita» delle madri impedendo loro di morire praticando figlicidi autonomamente.

Sostieni Renovatio 21

Non solo, nel 2022, l’ugola vegliarda definì «terribile» l’annullamento della sentenza Roe v. Wade (cioè la fine dell’aborto concepito come diritto federale americano) da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti, affermando che le aveva spezzato il cuore.   Ma che importa. Oggi i monsignori pattismittisti impenitenti ci ricicciano la vecchia perfino al padiglione della Biennale di Venezia, quella attaccata dall’Europa per la presenza del Padiglione russo, che sta lì dal 1914. Capiamoci: il Vaticano, il Paese che può rivendicare il più grande ruolo nella Storia dell’Arte, con capolavori seminati nei secoli ovunque, alla Biennale Internazionale dell’Arte mostra… Patti Smith. È, sì, davvero disperante.   Vanno spese due parole sulle interazioni tra la Smith e il cattolicesimo, perché ce ne sono state, e sono spesso problematiche, quando non spaventose.   Innanzitutto, la Smith non è, come forse pensano i più, una lapsa. Non è una delle usuali ragazze cresciute nell’America cattolica che ad una certa perdono la strada, divenendo attrici, pornostar, cantanti o altre pizie della società della dissoluzione. La famiglia della Smith è… testimone di Geova.   L’attrazione per concetti cattolici apparrebbe, quindi, in qualche modo indotta da preferenze estetiche. Scrivono che si sarebbe interessata della storia dei Santi, in particolare a San Francesco, concepito come santo ambientalista – eccerto. La vedete, anche nella foto sopra, con un bel Tau francescano al collo.   Tuttavia in queste ore è un altro il riferimento, a dire il vero inquietante, che qualche giornale ha riconosciuto. La Smith avrebbe salutato Leone dicendo «hi, hi», «ciao, ciao». Si tratta di un’espressionr che aveva usato nell’oscura canzone che dava il titolo ad uno dei suoi album più noti, Wave. «Hi, hi» era l’apertura di un dialogo immaginato tra la cantante e Giovanni Paolo I, Albino Luciani, il cui papato era durato pochissimo, quanto la registrazione del disco, e che era morto quando il pezzo, angosciante, fu inciso.   Insomma, la Smith parla al papa vivo come quando parlava al papa morto.  

Iscriviti al canale Telegram

Riferimenti li possiamo trovare anche altrove, come nella canzone Dancing Barefoot, qualcuno definita come un «incantesimo». La canzone dice di essere dedicata alle donne, in particolare all’amante di Amedeo Modigliani, Jeanne Hébuterne (1898-1922), che si suicidò all’ottavo mese di gravidanza appena due giorni dopo la scomparsa di Modigliani.   Ebbene la canzone termina con un pezzo recitativo, le cui ultime parole sono «blessed among women», «benedetta fra le donne». Lasciamo al lettore interrogarsi su tale riferimento mariano calato in questo contesto raccapricciante.     In realtà, l’ambiente da cui proviene la Smith è molto più raccapricciante di così. In molti dimenticano che la sua carriera era partita assieme a quella del suo compagno, il fotografo Robert Mapplethorpe (1946-1989), con cui, dice, ha condiviso anni di amore e povertà a Nuova York alla fine dei Sessanta.   Mapplethorpe era cresciuto in una famiglia cattolica all’interno di una parrocchia neoeboracena. Divenuto artista dapprima vendendo bigiotteria a tema religioso, era inserito, con la sua girlfriend, in quel milieu culturale dove spopolava la «Factory» di Andy Warhol. Si racconta che lui e la Smith si considerassero «muse» l’uno dell’altra.

Aiuta Renovatio 21

Più avanti, come fotografo, vi fu la svolta. I suoi scatti lo rendono, ancora oggi, famosissimo, ma a guardarli ci si chiede cosa c’entri Patti con lui, visto che si tratta di foto che non è nemmeno possibile definire «omoerotiche»: sono foto di pornografia omosessuale anche violentissima (al punto, in un episodio famoso, che la polizia britannica chiese lo strappo di alcune pagine di un suo libro in una biblioteca), immagini invero rivoltanti che, scrivono antisetticamente le storie dell’arte e pure l’enciclopedia online, «documentano ed esaminano la sottocultura BDSM gay maschile di New York City tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta».   Per chi non lo sapesse, il BDSM sta per «bondage, discipline, dominance and submission, sadomasochism», ossia la sottocultura organizzata attorno alla perversione del sadomasochismo. In pratica, il moroso della Smith – che non disdegnava di autofotografarsi con i cornetti, talvolta pure con corna di capro o simili – contribuì più di chiunque altro allo sdoganamento, con la scusa dell’arte, della parafilia più indegna e violenta, oggi bellamente accettata dalla società e interamente visibile nei gay pride: prima che per le strade della vostra città, omosessuali al guinzaglio erano finiti nelle mostre e nei cataloghi di Mapplethorpe.   Il quale non è che si limitasse a fare foto. Nel suo libro di memorie Taking Woodstock (poi divenuto pellicola per la regia di Ang Lee), lo scrittore gay Elliot Tiber racconta di un incontro in cui Robert Mapplethorpe lo prelevò in una sauna di Nuova York e lo portò in un loft per un rapporto sessuale sadomasochista sotto una bandiera nazista con la svastica. L’estetica hitlerista, lo sappiamo, eccita non poco alcuni omosessuali, specie quelli con certe pulsioni di degrado e dissoluzione.   La vulgata vuole che, una volta che Mapplethorpe capì il suo orientamento, il rapporto amoroso con la Smith cessò, tramutandosi in una amicizia durata sino alla sua morte nel 1989, causata, non un dettaglio scioccante, dall’AIDS. Nella sua autobiografia Just Kids, la Smith sostiene che inizialmente nutriva l’idea romantica di poterlo salvare dalla sua attrazione per gli uomini, e di essere stato emotivamente sopraffatta quando lui le rivelò la sua omosessualità e si unì alla comunità gay. Non si capisce allora, ma questi siamo noi, come possa aver continuato l’amicizia, anche quando, vista la sua arte, era chiaro quale strada terrificante il ragazzo stesse imboccando.   Tuttavia, è un altro il dettaglio che può colpire, e non siamo in grado di giudicarne la veridicità, perché comparso in una biografia non autorizzata apparsa a fine anni Novanta. In Patti Smith: An Unauthorized Biography l’autore Victor Bockris scrive della prima figlia avuta a vent’anni in Pennsylvania dalla cantante, poco prima di trasferirsi a Nuova York e conoscere Mapplethorpe.   Secondo il libro, «nonostante le dichiarazioni successive di Patti secondo cui avrebbe avuto un parto cesareo (e una grande cicatrice a provarlo), ha detto ad almeno un’amica intima che ha avuto una nascita vaginale regolare. Indipendemente dal metodo di parto, Patti ha aderito al suo piano di dare in adozione la bambina, con il solo caveat che non dovesse essere cresciuta cattolica».   Fermo restando che siamo, sinceramente, grati a Patti di non aver ucciso la sua primogenita, non possiamo non restare sconvolti da questa informazione, che ripetiamo non sappiamo verificare, la vediamo solo riportata in questa biografia non autorizzata. Perché l’esclusione del cattolicesimo? È molto controintuitivo: la Smit, ripetiamo, non era una ragazza fuggita dall’ambiente cattolico, era una Testimone di Geova… E in un altro caso famoso, quello dell’adozione di Steve Jobs, i giovani genitori biologici, si ricorda, avevano chiesto il contrario – che i genitori adottivi del futuro inventore di Apple fossero cattolici, desiderio che fu poi disatteso.   Non sappiamo dire di più di questa strana storia, se non rimanere affranti davanti a questa ennesima iniezione di Patti Smith nel cuore della cristianità.   Non c’è chiarezza. Non appare nessun pentimento rispetto a nulla, eppure il romano pontefice è lì a stringerle la mano, sorriderle, concederle tempo: cioè a rilanciare, presso i fedeli cattolici, il messaggio artistico ed esistenziale di Patti Smith.   Non siamo distanti, notiamo, da altri casi, alcuni dei quali allignano persino nel governo, di signore che hanno fatto cose indicibili negli anni Settanta e poi sono state cooptate dalle strutture ecclesiastiche e cattopolitiche senza che vi sia stata una minima storia di conversione.   E quindi, il quadretto è chiaro: dentro le Patti Smith, fuori i cattolici, fuori la FSSPX, con terrorismo nelle diocesi e nelle parrocchie, dove la scorsa settimana sono state fatte, in varie parti d’Italia, omelie che annunziavano la scomunica per cui i fedeli che frequentano la Fraternità – cioè, per coloro che, più che ascoltare Patti Smith, desiderano di restare cattolici.   Siamo all’inversione assoluta, con punte di parodia e di satanismo piuttosto evidenti.   Questa è Roma oggi. Questo è ciò contro cui combatteremo fino a che non sarà riportato l’ordine di Nostro Signore.   Roberto Dal Bosco  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Birgit Fostervold via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata  
   
Continua a leggere

Epidemie

Mons. Viganò: Vaticano complice di Fauci

Pubblicato

il

Da

L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha rilasciato su X un suo commento sul caso del dottor Anthony Fauci, plenipotenziario statunitense delle restrizioni COVID durante l’anno pandemico. Il Fauci ha avuto influenza non solo nel contesto americano ma in quello mondiale.

 

Il prelato lombardo ricorda, in particolare, quanto concretamente il Vaticano abbia agito all’unisono con i dittatori della psicopandemia, onorando e fiancheggiando il Fauci.

 

«Il 6 maggio 2021, mentre il mondo intero era ancora sotto il giogo della dittatura sanitaria, la Santa Sede ospitava – sotto l’egida del Pontificio Consiglio della Cultura – una Conferenza intitolata “Exploring the Mind, Body & Soul. Unite to Prevent & Unite to Cure”» ricorda Viganò. «Ad aprire i lavori non era un teologo, non un pastore, non un difensore della legge naturale. Era Anthony Fauci. Accanto a lui Deepak Chopra, Chelsea Clinton… e, nel programma, i vertici di Pfizer e Moderna».


Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

«La stessa Santa Sede che avrebbe dovuto alzare la voce contro la menzogna, contro la sperimentazione di massa, contro la sospensione dei diritti fondamentali, collaborò attivamente con gli architetti di quella che è stata – e resta – una delle più grandi operazioni di controllo sociale e di frode sanitaria della storia contemporanea: un vero e proprio crimine contro l’umanità» continua Sua Eccellenza.

 

«Non possono dire che non sapevano. Non possono dire che non erano stati avvertiti. io stesso denunciai sin dal maggio del 2020 la frode pandemica e per ben due volte scrissi alla Congregazione per la Dottrina della Fede, per mettere in guardia contro l’adesione acritica a una narrativa pseudo-scientifica che contraddiceva non solo la prudenza, ma i principi non negoziabili della morale cattolica. Fui ignorato e ostracizzato. Come lo furono tanti altri».

 

«L’evento del maggio 2021 non è stata una “semplice conferenza”. È stata una manifestazione pubblica di complicità. La Santa Sede non si è limitata a tacere: ha offerto la propria autorità morale e la propria immagine a coloro che, in nome della “salute”, hanno imposto limitazioni delle libertà fondamentali, discriminazioni, ricatti e soprattutto sieri sperimentali che hanno procurato la morte a milioni di persone: una vera e propria ecatombe ancora in atto per i danni causati da quei sieri» tuona l’arcivescovo.

 

«Bergoglio – che passerà alla storia come responsabile dello sterminio pianificato di milioni di persone – se n’è andato al suo destino, ma molti dei suoi più stretti collaboratori sono ancora al loro posto. Prevost ha assecondato la narrazione della farsa-pandemica promuovendo mascherine, distanziamento sociale e vaccinazioni di massa. Se oggi Leone continuasse a sostenere la narrazione mainstream, proprio quando la frode sanitaria è ormai ufficialmente riconosciuta, non farebbe che confermare la continuità con Bergoglio anche in questo».

 

«Chi tace di fronte al crimine, o peggio lo legittima con il proprio consenso, se ne rende corresponsabile. Che questo non sia dimenticato. Che resti scritto» conclude il già nunzio apostolico negli USA.

Aiuta Renovatio 21

Va detto come sin da subito monsignor Viganò ha veduto in Fauci il chiaro esecutore del folle piano di sottomissione mondialista chiamato «pandemia COVID».

 

Lo scorso settembre, difendendo l’avvocato tedesco imprigionato, il monsignore scriveva che «non è l’avvocato Fuellmich che dovrebbe essere in prigione, ma coloro che hanno commesso il più grande crimine contro l’umanità: Anthony Fauci, Bill Gates, Klaus Schwab, George Soros, Ursula von der Leyen, Albert Bourla, e tutti i loro complici ed emissari, soprattutto quelli che ricoprono cariche istituzionali»

 

Nell’aprile 2021, denunziando la conferenza, Viganò scrisse «del famigerato Anthony Fauci, i cui scandalosi conflitti di interesse non hanno impedito che si impadronisse della gestione della pandemia negli Stati Uniti», concludendo che «la Santa Sede si è fatta serva del Nuovo Ordine Mondiale, del globalismo massonico, della religione del vaccino».

 

Come riportato da Renovatio 21, vi è stato un rapporto diretto tra il Vaticano e la Big Pharma del siero mRNA, realizzato in incontri multipli, fino ad un certo punto segreti, tra il papa e il CEO del colosso. Il papato bergogliano impose draconianamente a tutti i residenti in Vaticano la dose di vaccino genico sperimentale, minacciando (e ottenendo) l’espulsione di coloro che vi si opponevano.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

 

 

Continua a leggere

Spirito

L’arcivescovo Cordileone afferma che le restrizioni vaticane sulla Messa tridentina non sono «realistiche»

Pubblicato

il

Da

L’arcivescovo Salvatore Cordileone ha affermato che la restrizione imposta dal Vaticano alla Messa tradizionale in latino «non è realistica» perché l’amore dei giovani cattolici per la tradizione è «inarrestabile». Lo riporta LifeSite.   «A dire il vero, non credo sia realistico. Guardiamo alla generazione più giovane. A loro piace molto la tradizione», ha detto il prelato al giornalista Raymond Arroyo durante la trasmissione «The World Over» del canale televisivo cattolico statunitense EWTN.   «Apprezzano il modo più classico in cui la Chiesa celebra il culto, la Messa tradizionale», ha affermato, citando anche l’interesse per la Messa del Novus Ordo celebrata «in modo più tradizionale, con il sacerdote ad orientem, la musica sacra e grande solennità e riverenza».   «Desiderano questa profonda tradizione. Li conduce in un luogo molto intimo», ha affermato l’arcivescovo statunitense. «È inarrestabile. È ciò che attrae i giovani e continuerà a farlo.»   L’arcivescovo di San Francisco, che la scorsa settimana papa Leone XIV ha nominato membro della più alta corte vaticana, ha inoltre respinto le affermazioni del cardinale Arthur Roche, il capo dell’ufficio liturgico del Vaticano, secondo cui Leone XIV non modificherà le restrizioni imposte da papa Francesco al rito tradizionale.   «Non so quanto bene conosca il pensiero del Santo Padre», ha detto l’arcivescovo Cordileone a proposito di Roche. «Tuttavia credo che una cosa sia chiara a tutti: il Santo Padre vuole unire tutti. Per lui l’unità è fondamentale», ha continuato.   «La mia preoccupazione è che, se queste restrizioni rimarranno in vigore, come ho affermato nella mia dichiarazione, le persone si sentiranno costrette a cercare un luogo dove nutrirsi spiritualmente secondo la forma più tradizionale di culto della Chiesa, al di fuori delle istituzioni e delle comunità ufficialmente riconosciute», ha detto l’arcivescovo. «E lo faranno».

Sostieni Renovatio 21

Il cardinale Roche ha dichiarato mercoledì al settimanale cattolico eterodosso The Tablet che Papa Leone «non cambierà la Traditionis Custodes e non tornerà al Summorum Pontificum», il documento del 2007 di Papa Benedetto XVI che concedeva ai sacerdoti un permesso pressoché illimitato di celebrare la Messa in latino.   «Ciò che le generazioni precedenti consideravano sacro, rimane sacro e grande anche per noi, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o addirittura considerato dannoso», ha affermato Benedetto XVI in una lettera che accompagnava la Summorum Pontificum.   In passato, Leone XIV ha manifestato il suo sostegno all’accesso alla Messa in latino, anche in una lettera inviata a marzo ai vescovi francesi. Allo stesso tempo, ha finora mantenuto in vigore il Traditionis Custodes e ha permesso ai vescovi di tutto il mondo di continuare a reprimere la Messa in latino e le pratiche liturgiche riverenti, come ha fatto il vescovo Michael Martin di Charlotte, che ha vietato la Messa in latino nelle chiese parrocchiali e proibito l’uso di balaustre e inginocchiatoi sull’altare.   L’arcivescovo Cordileone, dal canto suo, ha ripetutamente chiesto la fine delle restrizioni al rito tradizionale e ha anche incoraggiato la ricezione della Santa Comunione in ginocchio e l’uso delle balaustre dell’altare, sollecitando un «accesso più agevole» alla Messa in rito tradizionale dopo la consacrazione di quattro vescovi da parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X all’inizio di questo mese, senza l’approvazione della Santa Sede.   La settimana scorsa papa Leone ha nominato l’arcivescovo Cordileone membro della Segnatura Apostolica, la più alta corte della Chiesa cattolica.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine di Dennis Calahan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International   
 
Continua a leggere

Più popolari