Connettiti con Renovato 21

Spirito

Un vescovo spagnolo contro «l’Agenda 2030 ONU e il Nuovo Ordine Mondiale»

Pubblicato

il

Monsignor Manuel Sánchez Monge, vescovo di Santander, in Ispagna, ha pubblicato un editoriale in cui si scaglia contro gli obiettivi delle Nazioni Unite definiti come «una trappola» di carattere anticristiano.

 

L’attacco ai programmi ONU – una rarità assoluta oggi, specialmente, purtroppo, tra i prelati – è contenuto in un articolo firmato da monsignor Sanchez Monge per El diario Montañés, una testata locale. Il titolo del pezzo non lascia adito a dubbi: «Agenda 2030 y el nuevo orden mundial» («Agenda 2030 e il Nuovo Ordine Mondiale»).

 

Chi non vorrebbe vedere la riduzione della povertà, o l’accesso all’acqua per tutti, si chiede il vescovo iberico. L’agenda delle Nazioni Unite si basa sull’apparente virtù degli SDG (gli «Obbiettivi di Sviluppo Sostenibile» lanciati dall’ONU), ma questi sono presentati in modo «ambiguo», afferma il religioso.

 

«Dietro l’Agenda 2030 c’è un tentativo di cambiare la civiltà, un nuovo ordine mondiale che cambierà le convinzioni degli individui. È un sistema globalista – che non ha nulla a che fare con la globalizzazione – volto a stabilire un governo mondiale non eletto e non democratico», scrive il prelato.

 

Che sia attraverso la promozione dell’aborto, della contraccezione o della «parità di genere», del laicismo o dello statalismo, «è lo Stato che determina il modo di vivere, generando così un relativismo che fa della tolleranza il valore morale per eccellenza» secondo il piano ONU, dichiara monsignor Sanchez Monge.

 

Il vescovo aggiunge quindi che anche per motivi di convenienza o «per non essere esclusi dal dibattito pubblico», il cristiano non può aderire all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite: «essere chiamati cristiani porta con sé esigenze che non possono essere eluse».

 

Il documento degli Obbiettivi di Sviluppo Sostenibile» brillanti generalità per far credere che se tutto il potere viene dato alle Nazioni Unite e all’Agenda 2030, andrà tutto bene» scrive il vescovo. «Invece no, l’Agenda 2030 è una trappola».

 

Il prelato davvero non usa mezzi termini, ricordando che il documento ONU «vede la famiglia come un ambiente favorevole alla discriminazione e alla disuguaglianza».

 

«Nell’Agenda 2030, la famiglia e la religione sono presentate come elementi di conflitto. Religione e famiglia sono problemi, non soluzioni. Ad esempio, avere figli, la responsabilità coniugale o la generosità nel matrimonio non fanno parte di questo nuovo buon senso».

 

«Né loro [i promotori degli SDG, ndt] accettano che l’istruzione appartenga ai genitori» sottolinea Sanchez Monge. «Poi ci sono questioni chiaramente inaccettabili dal punto di vista della dottrina cattolica. Prendiamo l’esempio della salute sessuale e riproduttiva. L’aborto e l’uso massiccio di contraccettivi sono incoraggiati».

 

Il monsignore non si ferma: «c’è un altro aspetto molto grave: la cosiddetta parità di genere. L’Agenda 2030 utilizza la terminologia dell’ideologia di genere e la correttezza politica laica e statalista contemporanea».

 

Tutto questo ha uno scopo preciso: «l’intenzione è quella di stabilire un nuovo ordine mondiale che escluda molte istituzioni, soprattutto quelle a fondamento cristiano. È lo stato che determina il modo di vivere, generando così un relativismo che fa della tolleranza il valore morale per eccellenza.

 

«Dovremmo anche essere tolleranti verso il male? Loro [gli obbiettivi ONU, ndt] sono assassini della libertà e generano relativismo» si domanda il vescovo.

 

«Le nostre società oggi sono polarizzate oltre il punto di non ritorno. Ci sono due versioni dell’Occidente sempre più antagoniste. Stiamo raggiungendo un punto in cui le diverse visioni del mondo hanno così poco in comune che riusciamo a malapena a parlare lingue comuni».

 

Tuttavia, «se alziamo un po’ gli occhi, possiamo anche vedere che stiamo vivendo un risveglio. C’è una rinascita delle famiglie cristiane, come possiamo vedere in alcune località della Francia e della Spagna. L’immagine di una coppia sposata con tre o più figli offre una visione gioiosa e amorevole della vita».

 

La speranza, ci dice Sanchez Monge, sta qui, nelle famiglie.

 

«Qui sta il rinnovamento. Il matrimonio cristiano di giovani che vivono con generosità è la forma contemporanea più direttamente visibile della gioia cristiana della vita».

 

«La gioia è il segno sociale del possesso di qualcosa di buono. E quei genitori che escono in strada con più figli di quanto il buon senso moderno imporrebbe hanno un immenso potere di trasformazione», conclude il prelato.

 

Si tratta di parole tonanti, totalmente in opposizione a ciò che sta facendo il papato di Bergoglio, totalmente piegato alle agende del mondialismo ONU ed oltre.

 

In Ispagna avevamo trovato, a dire la verità, anche un altro prelato combattivo, che aveva rifiutato di genuflettersi al vaccino fatto con cellule da aborto: il cardinale Antonio Cañizares Llovera, arcivescovo metropolita di Valencia, in Spagna.

 

Anche in quel caso, il religioso spagnuolo non le aveva mandate a dire.

 

«Troviamo la dolorosa notizia che uno dei vaccini è prodotto da cellule di feti abortiti. Così chiaro. E questo è disumano, è crudele, e prima ancora non possiamo lodarlo o benedirlo, al contrario. Siamo per l’uomo, non contro l’uomo. Prima viene ucciso con un aborto e poi viene manipolato. Oh bene, che bello! No. Abbiamo un’altra disgrazia, il lavoro del diavolo» aveva tuonato il cardinale.

 

E non dimentichiamo il momento in cui l’arcivescovo José Gomez, di Los Angeles, attaccò l’ascesa dell’«élite globalista anticristiana» che vuole cancellare le radici cristiane della società e per sopprimere ogni rimanente influenza cristiana»

 

I momenti di combattiva sincerità di questi prelati, così lontani dai Parolin a Davos, danno speranza.

 

Quando si sveglieranno tutti i loro colleghi?

 

 

 

 

Immagine di Iglesia en Valladolid via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0); immagine tagliata.

 

 

 

Continua a leggere

Spirito

Un esorcista racconta: l’anticristo si presenterà come la soluzione ai problemi dell’umanità

Pubblicato

il

Da

L’esorcista padre Chad Ripperger ha dichiarato all’ex Navy SEAL statunitense Shawn Ryan che l’Anticristo «si presenterà come la soluzione ai problemi degli esseri umani».

 

Nel corso di un’intervista di quasi tre ore, pubblicata giovedì, Ryan ha chiesto a don Ripperger come si presenta la «battaglia finale».

 

Il sacerdote esorcista ha richiamato gli indicatori della fine dei tempi descritti nelle Sacre Scritture, tra cui il deterioramento della morale umana e «guerre e voci di guerre». Ripperger aveva già spiegato a Ryan che il mondo ha conosciuto un’«implosione» della moralità almeno dagli anni Cinquanta e che, di fatto, si è assistito a una diffusa ribellione alle leggi di Dio e alla legge naturale.

 

«A quel punto l’Anticristo si manifesta e si presenta come la soluzione ai problemi dell’umanità, ottenendo così un controllo significativo sulla popolazione», ha affermato don Chad.

 

In precedenza aveva anche indicato a Ryan che una delle condizioni per il regno dell’Anticristo è «l’unificazione dell’economia mondiale», poiché è proprio attraverso l’economia che l’Anticristo eserciterà il proprio controllo sulle persone, anche se «avrà il controllo anche dei governi».

Aiuta Renovatio 21

Nella sua più recente conversazione con Ryan, Ripperger ha spiegato che questo periodo, in cui l’Anticristo farà la sua comparsa, sarà articolato in «fasi». Tra queste figurano la presenza di Enoch ed Elia e lo scontro tra l’arcangelo Michele e l’Anticristo.

 

«Alla fine è Cristo che si manifesta e mette a morte l’Anticristo», ha dichiarato Ripperger. Questo è quanto affermato in nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi (2, 8): «Allora l’iniquo si manifesterà, e il Signore Gesù lo distruggerà col fiato della sua bocca e lo annichilirà con lo splendore di sua venuta».

 

Riguardo al Marchio della Bestia, don Rippergerro aveva detto a Ryan in un’ulteriore intervista uscita a marzo che «ci siamo quasi».

 

«Potrebbero letteralmente decidere che, a meno che tu non accetti determinate condizioni, non avrai accesso alla valuta digitale che [loro] intendono introdurre a livello globale», ha affermato l’esorcista. «Credo che questo sia uno dei modi in cui intende controllare le persone, attraverso le valute digitali», ha proseguito, evidenziando che queste valute possono essere utilizzate per precludere alle persone l’accesso a beni e servizi.

 

«Ed è così che, in pratica, faranno morire di fame le persone che non sono disposte ad accettare il regno dell’Anticristo», ha detto Ripperger, confermando a Ryan che ciò potrebbe essere realizzato come un sistema di punteggio di credito sociale.

 

Il Ryan ha quindi chiesto a Ripperger cosa dovrebbero fare le persone una volta che il Marchio della Bestia fosse stato impresso. «Cosa dovremmo fare se non potessimo mangiare, prenderci cura di noi stessi, provvedere alle nostre famiglie?»

 

Il sacerdote ha evidenziato la natura del marchio, che a suo giudizio sarà «qualcosa impiantato nei nostri corpi che ci darà accesso» ai beni, come un chip RFID scansionabile oppure un dispositivo simile a Neuralink.

 

«I Padri della Chiesa affermano che non sarà possibile ottenere quel chip senza una qualche forma di rinuncia a Cristo», ha detto Ripperger. Ciò implica che le persone dovranno accettare qualcosa che «sanno essere contrario alla volontà di Dio e alla volontà di Cristo». In ultima analisi, per rifiutare il marchio è necessario essere disposti a sacrificare il bene minore in favore del bene maggiore.

 

Tuttavia, ha sottolineato che Dio può sostenere le persone anche senza il segno. «Dio molto spesso provvede alle persone. Se è sua volontà che le persone sopravvivano a quel periodo di tempo, Lui lo renderà possibile», ha detto il sacerdote.

 

L’esorcista ha consigliato alle persone di «essere intelligenti, di imparare le tecniche di sopravvivenza di base e di sapersela cavare da sole», aggiungendo che «sarà straordinariamente difficile anche solo riuscire a eludere il rilevamento», considerato l’attuale livello tecnologico.

 

Sulla questione del segno della Bestia, e ancora prima del «filtro» dell’Anticristo di cui parla l’Apocalisse, Renovatio 21 aveva rilevato la riflessione di un sacerdote tradizionista ancora anni fa, tra green pass e obbligo di vaccino genico («È il Nuovo Ordine dell’Anticristo. E il vaccino è il suo filtro magico»).

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine: Luca Signorelli (1450–1523), Sermone e opere dell’Anticristo (tra il 1499 e il 1502), dettaglio, Cappella di San Brizio, Orvieto.

Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

Continua a leggere

Spirito

Le riforme liturgiche post-Vaticano II hanno trasformato le messe in una «parodia»: parla il cardinale Rouco Varela

Pubblicato

il

Da

Il cardinale Antonio María Rouco Varela, arcivescovo emerito di Madrid, ha dichiarato questa settimana in un’intervista che i dilaganti abusi liturgici successivi al Concilio Vaticano II hanno trasformato il Santo Sacrificio della Messa in una «parodia». Lo riporta LifeSite.   Nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano spagnuolo El Debate e pubblicata il 21 luglio, in cui discuteva della sacra liturgia e del suo recente appello per il ripristino del Summorum Pontificum, il prelato ottantanovenne ha sottolineato come l’attuazione delle «riforme liturgiche» del Concilio abbia portato a diffusi abusi.   Il cardinale Rouco Varela ha inoltre evidenziato che la «parodia» ha raggiunto un «livello così profondo» da ledere «la verità stessa del sacramento, la coscienza dei fedeli e persino la sensibilità estetica dell’umanità».   «Con il Concilio Vaticano II è stata attuata una riforma liturgica che, in molti e diffusi casi, si è trasformata in una parodia della liturgia», ha dichiarato al giornale.   «E, naturalmente, quando la parodia raggiunge un livello così profondo da intaccare la verità stessa del sacramento, la coscienza dei fedeli e persino la sensibilità estetica dell’umanità – di fronte all’indisciplina quasi anarchica della liturgia in molti casi e in molte parti della Chiesa durante gli anni Settanta – ha indotto gruppi di fedeli a tornare ancora una volta alla tradizione che precedeva la riforma del Concilio Vaticano II», ha aggiunto.

Sostieni Renovatio 21

Il porporato iberico ha espresso la convinzione che gli abusi liturgici seminino divisione tra i fedeli, e che alcuni reagiscano passando all’«altro estremo» ed «esagerando» la soluzione al problema, forse riferendosi alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) e ai sedevacantisti.   Il prelato ha poi ricordato diversi esempi di abusi della Messa e della Santa Eucaristia avvenuti negli anni Settanta dopo le riforme post-conciliari, sottolineando come tali abusi abbiano ridotto il Santo Sacrificio della Messa a un «gioco tra amici».   «Si assisteva a ogni sorta di comportamento, e, quel che era peggio, nelle case di formazione – per religiosi e religiose, nei seminari… Celebrare l’Eucaristia in salotto a un tavolino basso», ha detto Rouco Varela. «Seduti o accovacciati, prendendo il vino dal frigorifero, pane di chissà cosa, e poi ognuno diceva quello che gli veniva in mente… Quasi l’unica cosa che poteva essere ricondotta a una verità teologica erano le parole della consacrazione».   «In altre parole, siamo passati dalla celebrazione dell’Eucaristia istituita dal Signore – il sacramento della sua presenza sacrificale e sacrificata sulla croce che nutre le nostre anime; la sua carne e il suo sangue; la presenza del Divino in mezzo alla nostra vita e alla nostra storia – a una sorta di gioco tra amici, niente di più. C’è un abisso tra le due cose», ha aggiunto.   Non è chiaro come il cardinale, comprendendo l’estrema gravità della situazione con il sacrilegio eretto a rito, possa definire «estreme» le posizioni di coloro che non vi si sottomettono.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Barcex via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Continua a leggere

Spirito

Roma condanna canonicamente, ma rimane in silenzio dottrinalmente

Pubblicato

il

Da

Il 2 luglio 2026, il giorno dopo le consacrazioni episcopali a Écône, il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha firmato un «decreto di scomunica latae sententiae» che colpiva automaticamente i vescovi consacranti e consacrati, minacciando la stessa sanzione a sacerdoti e fedeli che avessero aderito a questo «atto scismatico».

 

Alla singola cerimonia del 1° luglio erano presenti oltre 16.500 fedeli, 589 sacerdoti, frati e seminaristi e 397 suore, in rappresentanza di 68 nazionalità.

 

La Roma moderna scomunica molti. Ma tace sulla Dichiarazione di Fede della Fraternità Sacerdotale San Pio X del 14 maggio (Nouvelles de Chrétienté n. 219, maggio-giugno 2026, pp. 3-5) e sulla Lettera Aperta al Papa e ai Cardinali e sulla Professione di Fede Cattolica del 24 giugno (DICI n. 470, luglio 2026, pp. 8-11, e questo numero di Nouvelles de Chrétienté, pp. 13-22). Questa dichiarazione e questa professione sono forse eterodosse? Non rivelano forse le vere ragioni dottrinali della lotta per la fede? Roma tace.

 

E Leone XIV non ha ricevuto padre Davide Pagliarani, nonostante le ripetute richieste, nel 2025 e nel 2026.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Roma preferisce applicare la legge automaticamente, senza considerazioni dottrinali. La sanzione si applica da sola, o, meglio ancora, secondo alcuni commentatori, i vescovi si sono scomunicati da soli… «Dura lex, sed lex; la legge è dura, ma è la legge», è la scusa offerta sottovoce , perché questo legalismo preconciliare si concilia a fatica con l’accoglienza fraterna ed ecumenica riservata all’«arcivescova» anglicana Sarah Mullally, che ha benedetto i cardinali romani il 4 maggio. Meglio che la “scomunica” sia automatica, senza che le autorità debbano intervenire. Per contraddirsi.

 

E che dire del benessere delle anime legittimamente offese da questo ecumenismo aberrante? A chi importa a Roma? Il 2 febbraio, dopo l’annuncio delle consacrazioni, padre Davide Pagliarani ha ricordato che «l’assioma “suprema lex, salus animarum” è una massima classica della tradizione canonica, esplicitamente ribadita, inoltre, dal canone finale del Codice del 1983; nell’attuale stato di necessità, è su questo principio superiore che si fonda in ultima analisi tutta la legittimità del nostro apostolato e della nostra missione verso le anime che si rivolgono a noi. Per noi è un ruolo di sostituzione, in nome di questa stessa carità».

 

Ma la Roma odierna preferisce un «arcivescovo» anglicano a un prete cattolico. L’ecumenismo è una conquista conciliare «irreversibile», dicono. Non ci sarà alcun ritorno alle scomuniche e agli anatemi tridentini, eccetto per coloro che difendono la Messa tridentina. Per loro, saranno schierati i cannoni automatici.

 

C’è un altro adagio su cui vale la pena riflettere oggigiorno: «summum jus, summa injuria; la giustizia portata all’estremo diventa estrema ingiustizia. La legge senza fede non è altro che la rovina della giustizia.

 

Padre Alain Lorans

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Livioandronico2013 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 

Continua a leggere

Più popolari