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Stragi

Un morto e diversi feriti nella calca durante una partita dei Mondiali

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Una persona è morta e altre otto sono rimaste ferite nella calca scoppiata ad Amman, capitale della Giordania, quando migliaia di tifosi si sono radunati per assistere a una partita dei Mondiali di calcio, secondo quanto riferito dalle autorità locali.

 

Martedì mattina, numerose persone si sono radunate in Piazza Hashemita per sostenere la nazionale giordana impegnata nella partita contro l’Algeria. Quest’anno, la nazionale mediorientale si qualifica per la prima volta ai Mondiali.

 

I video che circolano sui social media mostrano il Teatro Romano gremito di tifosi di calcio che guardano la partita su maxi-schermi.

 

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A un certo punto, la situazione sembra sfuggire di mano, e almeno un video mostra scene di caos.

 

Altri video mostrano i soccorritori e il personale di sicurezza che prestano i primi soccorsi e portano via i partecipanti feriti.

 

Secondo la Direzione della Pubblica Sicurezza giordana, nove persone sono state ricoverate in ospedale, una delle quali è poi deceduta. Le autorità hanno disposto un’autopsia per accertare le cause del decesso.

 

Le calche e i collassi della folla uccidono in media centinaia di persone ogni anno nel mondo, con picchi che possono superare i duemila decessi in concomitanza di singoli mega-eventi catastrofici. Gli studi scientifici sulla dinamica dei fluidi umani dimostrano che la causa principale delle morti non è il calpestamento, bensì l’asfissia compressiva. Quando la densità antropica supera la soglia critica di sei persone per metro quadrato, lo spazio vitale si azzera e la massa smette di comportarsi come un insieme di individui autonomi, trasformandosi in un fluido compresso governato da leggi idrodinamiche.

 

In queste condizioni estreme, qualsiasi perturbazione minima — come un inciampo, un gradino invisibile o un’onda di spinta — genera onde d’urto fisiche impossibili da contrastare, capaci di sprigionare forze superiori a 4.000 Newton per metro.

 

Questa pressione drena l’ossigeno dai polmoni delle vittime, impedendo alla gabbia toracica di espandersi e provocando il soffocamento in piedi prima ancora che i corpi cadano a terra. Le analisi storiografiche condotte da enti di ricerca evidenziano che i disastri da sovraffollamento si concentrano principalmente in tre macro-ambiti: i grandi pellegrinaggi religiosi, gli eventi sportivi negli stadi e i raduni di intrattenimento o festival musicali.

 

Non si tratta quasi mai di panico irrazionale, ma di fallimenti sistemici della gestione degli spazi, colli di bottiglia architettonici e carenze nel monitoraggio dei flussi in tempo reale.

 

I casi più drammatici di calche umane nella storia recente dimostrano la devastante letalità dei fallimenti nella gestione dei flussi. Il disastro più grave in assoluto si è verificato durante il pellegrinaggio dell’Hajj a Mina, alla Mecca, nel 2015, dove l’incrocio di due imponenti flussi di fedeli in una strada stretta ha causato la morte di oltre 2.400 persone per asfissia compressiva.

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Lo sport ha vissuto la sua pagina più nera nel 1989 con la strage di Hillsborough a Sheffield, in Inghilterra: l’apertura errata di un cancello da parte della polizia ha stipato migliaia di tifosi del Liverpool in settori già saturi, provocando 97 morti schiacciati contro le recinzioni metalliche.

 

Pochi anni fa la tragedia di Itaewon a Seul (2022) ha sconvolto il mondo, quando oltre 150 giovani sono rimasti intrappolati in un vicolo in pendenza durante i festeggiamenti di Halloween. Nello stesso anno, allo stadio Kanjuruhan in Indonesia, l’uso di gas lacrimogeni ha spinto la folla verso uscite sbarrate, uccidendo 135 persone.

 

La memoria degli italiani va ovviamente alla strage dell’Heysel dell 29 maggio 1985 a Brusselle, consumatasi prima della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. Gli hooligan inglesi caricarono il settore Z, occupato in gran parte da famiglie e tifosi italiani pacifici. Nel tentativo di sfuggire alle aggressioni, la folla si ammassò contro un muro di recinzione fatiscente. La pressione umana causò il crollo del muro: 39 persone morirono e oltre 600 rimasero ferite, schiacciate o travolte dalle macerie. Questo evento evidenziò l’inadeguatezza degli stadi dell’epoca, privi di adeguate vie di fuga e barriere di contenimento sicure.

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Catastrofi

Alluvioni letali in Ghana

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Almeno 12 persone, tra cui una madre e un bambino, sono morte in Ghana a seguito delle inondazioni provocate dalle forti piogge, secondo quanto riferito dalle autorità del Paese dell’Africa occidentale. L’agenzia meteorologica ghanese ha avvertito dell’arrivo di ulteriori precipitazioni.   Lunedì le inondazioni hanno colpito la capitale, Accra, e la vicina città di Tema, sommergendo strade, case ed edifici e isolando diverse zone, come mostrano i video condivisi sui social media.   Il Servizio nazionale antincendio del Ghana (GNFS) ha dichiarato di aver tratto in salvo oltre 470 persone fino a martedì. Tra le vittime figurano tre donne, otto uomini e un bambino. Un impianto di lavorazione della gomma nella capitale ha inoltre preso fuoco a causa dell’alluvione.   Il portavoce del GNFS, Alex King Nartey, ha dichiarato all’AP che la madre e il bambino sono stati travolti dalla corrente nel distretto di Achimota-Agbogbloshie. Ha aggiunto che i servizi di emergenza hanno avuto difficoltà a raggiungere alcune zone e hanno richiesto l’intervento dell’esercito mentre le operazioni di soccorso continuavano.    

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Il ministro dell’Interno Muntaka Mohammed-Mubarak ha dichiarato che 7.761 famiglie sono state colpite e che almeno sette persone risultano disperse.   Le inondazioni sono un problema ricorrente ad Accra, dove i canali di scolo ostruiti, la rapida espansione urbana e le costruzioni sui corsi d’acqua sono stati indicati come cause principali del peggioramento degli effetti delle forti piogge. All’inizio di questo mese, forti acquazzoni hanno nuovamente allagato alcune zone della capitale in occasione dell’undicesimo anniversario dell’alluvione e dell’incendio del 3 giugno 2015, che causarono la morte di oltre 150 persone nei pressi di Kwame Nkrumah Circle.   Parlando dopo aver visitato le zone colpite martedì, il presidente ghanese John Dramani Mahama ha affermato che i dati preliminari mostrano che ad Accra sono caduti circa 140 millimetri di pioggia, la quantità più intensa registrata negli ultimi anni.   Mahama ha dichiarato: «I canali di drenaggio ostruiti e le strutture che impediscono il naturale flusso dell’acqua continuano ad aggravare l’impatto delle forti piogge in diverse zone della capitale». Ha ordinato lo stanziamento di 300 milioni di cedis ghanesi (circa 26,5 milioni di dollari) per gli interventi di soccorso e mitigazione delle inondazioni e ha messo in guardia contro le costruzioni abusive lungo i corsi d’acqua.   Martedì l’Agenzia meteorologica del Ghana ha emesso un’allerta, avvertendo dell’arrivo di una tempesta nel Ghana meridionale, con temporali e piogge che dovrebbero estendersi anche ad alcune zone della fascia centrale del paese.   Anche la vicina Costa d’Avorio è stata colpita da inondazioni mortali dopo giorni di forti piogge. Il ministro ivoriano della Coesione Nazionale, Myss Belmonde Dogo, ha dichiarato che più di una dozzina di persone sono morte ad Abidjan, la capitale economica del paese.

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Stragi

11 morti in un incidente aereo durante un lancio con il paracadute

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Domenica, un aereo che trasportava paracadutisti si è schiantato nel Nord-Est della Francia, causando la morte di tutte le 11 persone a bordo.

 

Un Pilatus PC-6 Porter monomotore di fabbricazione svizzera è decollato dall’aeroporto di Nancy-Essey e si è schiantato poco dopo su una strada vicino a un supermercato Auchan a Tomblaine, nei pressi della città di Nancy, hanno riferito le autorità.

 

Secondo quanto riportato da Radio ICI, il velivolo, immatricolato in Germania, era stato noleggiato da una compagnia locale che offre corsi introduttivi di paracadutismo.

 


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A bordo si trovavano, secondo quanto riferito, un pilota, cinque istruttori e cinque tirocinanti. Tra le vittime figuravano anche infermiere libere professioniste, stando a quanto dichiarato dal responsabile della sezione locale dell’Associazione nazionale degli infermieri francesi.

 

Il prefetto del dipartimento di Meurthe-et-Moselle, Yves Seguy, ha dichiarato a BFM TV che l’incidente è stato probabilmente causato da un guasto meccanico e che l’aereo è precipitato anziché tentare un atterraggio di emergenza. Le cause dell’incidente sono ancora oggetto di indagine, ha aggiunto.

 

Il ministro dei Trasporti francese Philippe Tabarot e il ministro dell’Interno Laurent Nunez si sono recati domenica sul luogo dell’incidente. Le autorità hanno aperto un’inchiesta sull’accaduto.

 

Il paracadutismo, pur regolato da rigidi standard di sicurezza, ha vissuto pagine drammatiche a causa di guasti meccanici, collisioni ed errori umani. La più grande tragedia della storia avvenne il 29 settembre 1994 a Hinckley, negli Stati Uniti: un aereo DHC-6 Twin Otter, che trasportava paracadutisti per un lancio di gruppo, si schiantò subito dopo il decollo a causa di un cedimento strutturale, provocando la morte di tutte le 19 persone a bordo.

 

Un altro evento catastrofico si verificò il 22 aprile 1992 a Perris Valley, in California, dove un analogo velivolo perse potenza a bassa quota e precipitò, causando 16 vittime tra sportivi ed equipaggio. In Europa, si ricorda il disastro del maggio 1993 a Gap-Tallard, in Francia, dove la collisione tra due aerei carichi di atleti costò la vita a 12 persone. Più recentemente, nel 2014 a Namur, in Belgio, un velivolo Pilatus PC-6 perse un’ala in volo, uccidendo gli 11 paracadutisti a bordo e segnando la comunità sportiva.

 

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Stragi

Centinaia di morti in tutta Europa a causa dell’ondata di caldo che ha infranto ogni record

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Una intensa ondata di calore ha provocato centinaia di decessi in tutta Europa nel corso di questa settimana, con la Spagna che ha registrato il numero più elevato di vittime, mentre le temperature hanno oltrepassato i 40°C e numerosi record sono stati battuti sull’intero continente.   Secondo il sistema di monitoraggio della mortalità spagnolo, più di 200 morti sono stati ricollegati al caldo estremo. La Germania ha riferito oltre 20 vittime, molte delle quali per annegamento, dal momento che le persone cercavano ristoro in fiumi, laghi e piscine. La Francia ha confermato diversi decessi legati al caldo, inclusi anche bambini, mentre l’Italia ha segnalato anch’essa numerose vittime, con gli ospedali costretti a gestire un numero crescente di pazienti colpiti da colpo di calore e disidratazione.   L’ondata di calore ha colpito gran parte dell’Europa occidentale e meridionale, con Parigi che ha segnato la sua giornata di giugno più calda di sempre a 40,9°C e la Gran Bretagna che ha registrato la sua temperatura più alta di sempre per il mese di giugno a 36,4°C. Anche la Svizzera ha stabilito un nuovo record per giugno, mentre le autorità di tutta la regione hanno emesso allerte rosse, chiuso le scuole, annullato i servizi ferroviari e invitato i residenti a rimanere in casa durante le ore più calde della giornata.   I meteorologi hanno attribuito le temperature estreme a una persistente «cupola di calore» che ha intrappolato l’aria calda sull’Europa, impedendo l’arrivo di perturbazioni più fresche. Le condizioni sono state particolarmente rischiose nelle città densamente popolate, dove cemento e asfalto trattengono il calore durante la notte, offrendo ben poco sollievo dopo il tramonto.

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L’aumento del numero di vittime ha riportato alla memoria la catastrofica ondata di calore che ha colpito l’Europa nel 2003, provocando, secondo le stime, decine di migliaia di morti in eccesso in tutto il continente, e rendendola uno dei disastri naturali più letali della storia moderna europea.   Secondo gli esperti, l’Europa resta particolarmente vulnerabile perché gran parte del suo patrimonio edilizio è stato progettato per trattenere il calore durante i rigidi inverni, piuttosto che per mantenere le case fresche d’estate. A differenza del Nord America e di molte zone dell’Asia, l’aria condizionata nelle abitazioni è ancora relativamente rara in gran parte del continente, lasciando milioni di persone esposte al caldo estremo durante periodi prolungati.   I governi hanno avvertito che il bilancio delle vittime è destinato ad aumentare ulteriormente con il persistere dell’ondata di calore e stanno esortando la popolazione a mantenersi idratata, evitare le attività all’aperto durante le ore più calde e prendersi cura dei parenti anziani e delle altre persone vulnerabili.   In Italia si registrano almeno nove decessi complessivi riconducibili a malori per l’eccezionale ondata di caldo, di cui cinque casi già ufficialmente confermati dalle autorità sanitarie e dai media principali. Il picco dell’afa ha colpito duramente diverse regioni italiane, portando a tragici malori letali soprattutto tra lavoratori all’aperto e persone anziane.   In Lombardia un uomo di 57 anni è deceduto a causa di un malore improvviso in un campo nel lodigiano, mentre in Puglia un agricoltore di 61 anni ha perso la vita mentre si trovava al lavoro in una vigna. Si contano altre vittime per arresti cardiaci legati alle alte temperature anche in Veneto, nelle Marche e in diverse località del Centro-Sud, coinvolgendo sia operatori sia bagnanti.   L’allerta meteorologica del ministero della Salute ha raggiunto il livello massimo in gran parte del Paese, con ben 18 città che hanno ricevuto il bollino rosso per il weekend. Questa situazione di emergenza ha causato un aumento del 10-15% degli accessi ai Pronto Soccorso per malori legati all’afa.   Su Renovatio 21 non siamo tuttavia sicuri che i malori siano unicamente legati al caldo: potrebbero esserci, diciamo così, delle concause cardiache e non solo cardiache. Siamo ancora distanti, tuttavia, dal giorno in cui se ne parlerà.  

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Immagine di Sam-H-A via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
 
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