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Un Conclave per «trasformare la Chiesa di Cristo in una organizzazione di matrice massonica»: parla mons. Viganò

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Renovatio 21 riceve dall’arcivescovo Carla Maria ViganViganò e pubblica il testo dell’intervista chiestagli dalla trasmissione TV Fuori da Coro. L’intervista, come ci informa lo stesso prelato, non è poi andata in onda.

 

 

Questa è l’intervista richiestami dalla redazione di Fuori dal Coro di Mediaset per la puntata di ieri, 23 aprile. Senza alcuna spiegazione e senza nessuna scusa da parte della redazione, il mio intervento non è stato trasmesso. Lo rendo qui disponibile.

 

1. Qual è la Sua valutazione sul papato di Bergoglio?

Negli ultimi decenni, una lobby eversiva si è impossessata delle leve del potere nei governi e nelle istituzioni, al fine di portare a compimento il piano anticristiano e massonico della Rivoluzione.

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Agenzie governative – come sappiamo da quanto emerge anche negli Stati Uniti – hanno interferito nella vita delle Nazioni, organizzando e finanziando la cosiddetta «Agenda 2030» della Fondazione Rockefeller e del World Economic Forum, che consiste nella distruzione della famiglia, nella mercificazione della vita umana, nella corruzione morale dei bambini e dei ragazzi, nello sfruttamento dei lavoratori, nella privatizzazione di tutti quei servizi che sino agli anni Novanta erano garantiti – senza finalità di profitto – dallo Stato: sanità, infrastrutture, difesa, comunicazioni, istruzione.

 

Per compiere questo colpo di Stato globale è stata necessaria la collaborazione (pagata, ovviamente) di funzionari corrotti, politici, medici, magistrati, docenti, tutti corrotti.

 

La Chiesa Cattolica, che con il Concilio Vaticano II si era già allineata alla mentalità mondana, era però rimasta saldamente ancorata a certi principi non negoziabili, ad esempio in materia di morale sessuale o di rispetto per la vita umana dal concepimento alla morte naturale. Benedetto XVI era chiaramente opposto al piano globalista e non avrebbe mai derogato a questi principi, legittimando l’ideologia LGBTQ, il gender, le follie pseudo-sanitarie dell’OMS in materia di modifica genetica e di depopolazione mondiale, l’islamizzazione dell’Europa mediante la sostituzione etnica.

 

Era dunque necessario eliminare Joseph Ratzinger, sostituendolo con un «papa» che – come auspicava il collaboratore di Hillary Clinton, John Podesta – promuovesse l’Agenda 2030, ratificasse la frode climatica e convincesse i fedeli di tutto il mondo a sottoporsi all’inoculazione di un siero che oggi sappiamo esser stato progettato per eliminare o patologizzare la maggior parte dell’umanità. 

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Questo golpe vaticano fu reso possibile (e lo sappiamo dalle stesse ammissioni dei suoi protagonisti, tra cui il discusso cardinale Danneels) dalle manovre della Mafia di San Gallo, che di concerto con il deep state americano spinse Benedetto XVI a dimettersi e riuscì a nominare Jorge Mario Bergoglio al vertice della Chiesa Cattolica. 

 

Quella di Bergoglio è stata un’usurpazione né più né meno di quelle che hanno consentito alla lobby globalista di imporre leader di governo agli ordini del Forum di Davos (…)

 

E tutti costoro, senza eccezione alcuna, sono ampiamente compromessi e ricattabili, sicché si trovano costretti ad obbedire se non vogliono veder portati alla luce i loro crimini e le loro perversioni. Bergoglio e i suoi accoliti non fanno eccezione nemmeno in questo. 

 

Il giudizio che qualsiasi Cattolico è portato a formulare su questo «papato» – che papato propriamente non è – non può che essere dunque pessimo, sotto tutti i punti di vista.

 

La Chiesa di Roma, dopo questi dodici anni di tirannide, è devastata da scandali, corruzione, violazioni dei diritti umani – penso all’Accordo con la dittatura comunista di Pechino – e da una gestione fallimentare su tutti i fronti. Le timide critiche di alcuni Cardinali e Vescovi alle eresie e agli scandali di Bergoglio non hanno in alcun modo scalfito questo regime globale che vede alleati – contro i cittadini e i fedeli – i loro governanti.

 

 

2. Il giorno della morte di papa Francesco ha scritto un post su X. Lei definisce «farneticazioni eretiche» quanto confidato da Bergoglio a Eugenio Scalfari. Ci può spiegare perché?

Secondo quanto riportato da Scalfari, Bergoglio gli avrebbe confidato di non credere all’inferno, e di essere convinto che le anime buone si salvino «fondendosi» in Dio, mentre quelle dannate siano distrutte, dissolte nel nulla. Ciò contraddice la Sacra Scrittura e il Magistero cattolico, che insegnano che ogni anima, al momento della morte fisica, affronta il Giudizio particolare e viene premiata con la beatitudine eterna (passando eventualmente per il Purgatorio) o punita con l’eterna dannazione, a seconda di come si è comportata in vita, e del suo stato di amicizia o inimicizia con Dio al momento del trapasso.

 

Per questo ho parlato di farneticamenti ereticali: essi si vanno ad aggiungere ad una lista lunghissima di spropositi e di eresie che tutti noi abbiamo dovuto sopportare in questi anni.

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3. A cosa si riferisce quando parla dei «suoi eredi… gli eversori? 

Bergoglio si è circondato di personaggi corrotti e ricattabili, che ha usato disinvoltamente per ottenere ciò che si prefiggeva. Ha deriso, denigrato e offeso cardinali e vescovi onesti. Ha protetto e insabbiato le indagini su Prelati indagati per gravi delitti. Ha promosso tutta la filiera di prelati americani, corrotti e ultra-progressisti, tutti collegati all’ex cardinale McCarrick, che oggi occupano le principali diocesi americane e posti-chiave in Vaticano. (…) Ha perseguitato tutti i suoi oppositori, me compreso, infliggendomi la scomunica, in violazione al diritto e alla giustizia.

 

Tutti costoro sono ancora al loro posto, continuano a demolire la Chiesa e si apprestano con il prossimo Conclave a portare a termine il compito loro assegnato: trasformare la Chiesa di Cristo in una organizzazione ecumenica e sincretista di matrice massonica che presti il proprio sostegno al Nuovo Ordine Mondiale.

 

 

4. Papa Francesco per lei era un anti-Ppapa, un non-papa. Ci spiega perché?

Il cardinale eletto in Conclave come Successore di Pietro deve esprimere la sua accettazione e il consenso ad assumere le funzioni proprie al papato.

 

Io credo che l’accettazione del papato da parte di Begoglio era viziata perché egli ha considerato il papato altra cosa rispetto a ciò che è; come il coniuge che si sposa in chiesa escludendo i fini specifici del matrimonio e rendendo quindi nulle le nozze per vizio di consenso, appunto.

 

Bergoglio ha attenuto l’elezione con il dolo, abusando dell’autorità di Romano Pontefice per fare l’esatto contrario di ciò che Gesù Cristo ha dato mandato a San Pietro e ai suoi Successori di fare: confermare i fedeli nella Fede cattolica, pascere e governare il Gregge del Signore, predicare il Vangelo a tutte le genti.

 

Tutta l’azione di governo e di magistero di Bergoglio – sin dalla sua prima apparizione alla Loggia vaticana presentandosi con quell’inquietante «Buonasera» – si è dipanata in senso diametralmente opposto al mandato petrino: ha adulterato il Depositum Fidei, ha creato confusione e indotto in errore i fedeli, ha disperso il Gregge, ha dichiarato che l’evangelizzazione dei popoli è «una solenne sciocchezza», condannandola come proselitismo; ha abusato sistematicamente del potere delle Sante Chiavi per sciogliere quel che non può essere sciolto e legare ciò che non può essere legato. 

 

Il papa non è il padrone della Chiesa, ma il Vicario di Cristo: egli deve esercitare la propria autorità nei confini stabiliti da Gesù Cristo e in conformità con gli scopi voluti da Dio: primo fra tutti, la salvezza delle anime mediante la predicazione del Vangelo a tutte le creature, e i Sacramenti. 

 

 

Un papa non può quindi ritenersi autorizzato a «reinventarsi» il papato, a «rileggerlo in chiave sinodale», a «modernizzarlo», a smembrarlo a proprio piacimento, a cambiare la Fede o la Morale. Se egli pensa che il Papato gli permetta di modificare l’istituzione che presiede, per ciò stesso egli si trova in quella situazione di vizio di consenso tale da rendere nulla l’elevazione al Ministero Petrino, perché ciò che egli accetta non è il papato cattolico come è sempre stato inteso da San Pietro in poi, ma un’idea personale di «papato». 

 

Per questo sono convinto che il ruolo eversivo ricoperto da Bergoglio – anche considerato nel più vasto quadro internazionale del golpe globalista – faccia di lui un usurpatore, un anti-papa, un non-papa appunto, perché egli era perfettamente consapevole di voler manomettere il papato trasformandolo in qualcos’altro e dandogli scopi che non sono quelli del papato: dal culto dell’idolo della Pachamama alla comunione per i divorziati e alla benedizione delle coppie omosessuali, dall’immigrazione alla promozione dei vaccini, dalla propaganda climatica alla transizione di genere. 

 

D’altra parte, ne abbiamo conferma da quanti elogiano Bergoglio non per essere stato un papa cattolico, ma per le empanadas dei trans di Torvaianica o per la sua calorosa amicizia con Emma Bonino. 

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5. Quale sarà il futuro della Chiesa con la morte di Papa Francesco?

La morte di Bergoglio cristallizza, per così dire, una situazione di illegittimità diffusa. Dei 136 Cardinali elettori, 108 sono stati «creati» da lui; il che significa che qualsiasi Papa sia eletto nel prossimo Conclave – fosse anche un novello San Pio X – la sua autorità sarà pregiudicata dall’essere stato eletto da falsi cardinali, creati da un falso papa. Per questo, tempo fa, chiedevo ai miei Confratelli nell’Episcopato di chiarire questi aspetti, prima di procedere all’elezione di un nuovo papa.

 

Certo, la situazione è disastrosa e umanamente senza soluzione. Tuttavia, come Vescovo e Successore degli Apostoli non posso non ricordare a tutti che la Chiesa, che è il Corpo Mistico di Cristo, è destinata ad affrontare la passio Ecclesiæ sull’esempio del Signore. Sarà proprio da questa passione – in cui tutto sembrerà perduto come in quel Venerdì Santo di 1992 anni fa – che la Chiesa rinascerà rigenerata e purificata. 

 

In questi giorni in cui celebriamo la Pasqua di Resurrezione, ogni Cattolico trova nel trionfo di Cristo sulla morte e sul peccato le ragioni della propria fedeltà al Vangelo.

 

Ce lo ha detto Nostro Signore, poco prima di affrontare la Passione: Non abbiate paura: io ho vinto il mondo.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

23 Aprile 2023

 

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Immagine fornita da monsignor Viganò

 

 

 

 

Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Un papa mette, un altro toglie

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Leone XIV ha appena posto fine all’autonomia amministrativa e finanziaria di cui godevano le basiliche di San Pietro e Santa Maria Maggiore, per decisione del precedente pontefice. In un motu proprio pubblicato il 13 novembre 2025, il pontefice abroga le misure adottate dal suo predecessore, Francesco, segnando una nuova tappa nella revisione delle riforme economiche della Santa Sede.   Oltretevere, non è sfuggito a nessuno che il motu proprio firmato da Papa Leone XIV il 29 settembre e promulgato il 13 novembre non è stato annunciato tramite la Sala Stampa, ma affisso all’ingresso del Palazzo Apostolico. In ogni caso, tutti concordano sul fatto che questo nuovo rescritto illustri la volontà del nuovo Romano Pontefice di centralizzare ulteriormente il controllo finanziario, in nome della trasparenza e dell’equità.   Il documento fa riferimento a due decreti promulgati da Francesco alla fine del suo pontificato. Il primo, datato 29 giugno 2024, riguardava la Fabbrica di San Pietro, responsabile della gestione, manutenzione e riparazione della Basilica Petrina. Il secondo, datato 19 marzo 2025 – un mese prima della morte del pontefice argentino – riguardava il capitolo dei canonici di Santa Maria Maggiore, luogo in cui ora riposa il successore di Benedetto XVI.   Leone XIV giustifica la sua decisione in nome di una «periodica rivalutazione e ridefinizione del quadro normativo». La riforma finanziaria avviata dal suo predecessore richiedeva un costante adattamento per garantire una «struttura equa e trasparente». La scelta del nuovo papa è stata approvata dal Consiglio per l’Economia (CPE), l’organo di controllo economico del Vaticano, prima di essere confermata da consultazioni di esperti, in conformità con l’articolo 207 della Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium.   Questa abrogazione segna la fine dell’autonomia concessa da Papa Francesco alle due basiliche. Durante il suo pontificato, questi enti erano stati quasi completamente esentati dal controllo del CPE e della Segreteria di Stato per gli Affari Economici (SPE), il «braccio esecutivo» responsabile dell’attuazione delle politiche finanziarie. Francesco aveva giustificato queste esenzioni citando l’esigenza di efficienza: una gestione agile è necessaria per evitare le inefficienze burocratiche di queste istituzioni altamente frequentate.

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Così, la Fabbrica di San Pietro e il Capitolo di Santa Maria Maggiore hanno potuto mantenere i propri revisori interni, senza essere sottoposti all’Ufficio del Revisore Generale, responsabile della revisione contabile di tutti gli enti vaticani. Tra le disposizioni più controverse appena abrogate ci sono quelle relative alle spese e alle assunzioni.   Nel gennaio 2024, papa Francesco aveva imposto uno standard che richiedeva l’approvazione della Segreteria di Stato per gli Affari Economici (SPE) per qualsiasi spesa superiore a 150.000 euro; per queste basiliche, la soglia è stata aumentata a 1,5 milioni di euro. Le assunzioni non dovevano più essere sottoposte alla SPE, fatta eccezione per i contratti a tempo indeterminato – un’eccezione degna di nota rispetto ad altre istituzioni della Santa Sede, dove le procedure di reclutamento sono spesso lunghe e complesse, anche per una semplice sostituzione.   Ora, le due basiliche devono conformarsi alle norme applicabili a tutti gli enti della Santa Sede e della Città del Vaticano. Rientrano sotto la diretta supervisione della SPE, che è responsabile della risoluzione di «qualsiasi questione o problema di natura economica, di controllo o di vigilanza». Per garantire una transizione fluida, la SPE sarà assistita da un gruppo consultivo da essa stessa nominato e fornirà relazioni periodiche al CPE sulle decisioni prese.   Questa centralizzazione rafforza il controllo sulle strutture simboliche: la Fabbrica di San Pietro gestisce gli appalti per la costruzione e l’abbellimento della basilica più grande del mondo, mentre Santa Maria Maggiore, la basilica patriarcale, ospita le importanti reliquie della Natività e l’immagine della Salus Populi Romani, attirando un flusso costante di fedeli.   Questo intervento di Leone XIV non è isolato. Fa parte di una serie di correzioni apportate alle riforme economiche del suo predecessore. Già il 6 ottobre 2025, il suo primo motu proprio aveva allentato la centralizzazione imposta all’Istituto per le Opere di Religione (IOR). In un’intervista del settembre 2025, Leone XIV si presentò come un successore cauto: «Le cose si sistemeranno, ma dobbiamo continuare il processo di riforma iniziato da Francesco».   Ammise poi di aver fatto «scelte sbagliate» nella storia recente, rammaricandosi che «la percezione di cattiva gestione» possa aver scoraggiato i donatori: «Potremmo aver inviato un messaggio sbagliato», riconobbe, sottolineando la necessità di ripristinare la fiducia.   Mettendo sotto attenta osservazione due dei santuari più prestigiosi della cristianità, Leone XIV sta inviando un segnale chiaro: la riforma economica deve essere uniforme, senza eccezioni, per tutte le istituzioni, anche le più prestigiose.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Immagine di Livioandronico2013 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license
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Il cardinale Fernandez si sprofonda sempre più nel suo rifiuto del titolo di «corredentrice»

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È noto che il Cardinale Victor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF), ha un talento naturale nello spiegare formule difficili, dubbie o addirittura inesatte, o contrarie alla fede o alla disciplina cattolica. Ciò è stato evidente nel suo modo di trattare la Dichiarazione Fiducia supplicans, riguardante la benedizione delle coppie «irregolari».

 

Dopo la reazione quasi universale e l’aperta ribellione degli episcopati africani, il cardinale Fernández ha infine spiegato che si trattava di una benedizione non rituale o spontanea, che non era rivolta alle coppie, ma agli individui che si univano… che si trattava quindi di benedizioni che non erano benedizioni, e che nemmeno le coppie erano benedizioni.

 

Grazie alla tenacia della giornalista Diane Montagna, assistiamo a una sorta di ripetizione – un remake , si potrebbe dire nel linguaggio di Shakespeare – di questa deplorevole vicenda riguardante il testo Mater Populi Fidelis sull’attribuzione e la non attribuzione di alcuni titoli mariani, in particolare il titolo di corredentrice e quello di Mediatrice.

 

Diane Montagna ha pubblicato sul suo blog la breve intervista ricevuta dal Cardinale Fernández su questo argomento. Ha sottolineato una serie di inesattezze che lasciano già un’impressione spiacevole. Il Prefetto della DDF sostiene, ad esempio, che l’espressione «cooperazione unica di Maria nell’opera della redenzione» sia utilizzata circa 200 volte nel documento.

 

In realtà, l’espressione «cooperazione unica» compare una sola volta; la parola «unica» compare 29 volte, mentre il termine analogo «singolare» compare sei volte, anche nelle note a piè di pagina. Il cardinale sostiene inoltre che nella redazione del documento siano stati consultati «molti» mariologi, nonché specialisti in cristologia.

 

Tuttavia, don Maurizio Gronchi, consulente del DDF, che ha presentato il documento al cardinale Fernández, ha dichiarato ad ACI Prensa il 19 novembre che «non è stato possibile trovare alcun mariologo collaboratore». E don Salvatore Maria Perrella, OSM, mariologo, ha affermato che la Mater Populi Fidelis «avrebbe dovuto essere preparata da persone competenti nel settore».

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Un «sempre» che non significa «sempre»…

Prendendo di mira l’espressione «sempre inappropriata», che stigmatizza il titolo di Corredentrice, il giornalista interroga l’alto prelato argentino su questo «sempre». Il cardinale Fernández inizia lanciandosi in una spiegazione che incorpora «trent’anni di studio del dicastero», il lavoro del cardinale Joseph Ratzinger e il suo parere comunicato a Giovanni Paolo II, quindi la «chiusura della questione» da parte dello stesso cardinale.

 

Ma afferma che «stiamo cercando, anche se ci sono aspetti che possono creare confusione, di trovare gli aspetti positivi e di accogliere la pietà dei fedeli. Tuttavia, in questo ambito, dopo trent’anni di lavoro del dicastero, era giunto il momento di renderlo pubblico, ed è ciò che abbiamo fatto».

 

Senza discostarsi dalla sua domanda fondamentale, Diane Montagna chiede per la terza volta: «Perché ha usato il termine “sempre”? Si riferisce al passato, soprattutto perché è stato utilizzato da santi, dottori e dal magistero ordinario?»

 

La risposta del cardinale fu all’altezza della reputazione che Fiducia supplicans gli aveva guadagnato : «No, no, no. Si riferisce al momento presente». Da qui la domanda stupita: «Quindi “sempre” significa “da ora in poi”?». E il cardinale continuò: «Da ora in poi, senza dubbio».

 

Aggiunge: «E questo significa soprattutto che questa espressione [di «Corredentrice»] non sarà usata nella liturgia, cioè nei testi liturgici, né nei documenti ufficiali della Santa Sede». Anzi, ne ammette l’uso privato: «Potete usare questo titolo», se avete compreso il vero significato di questa espressione…

 

Il giornalista è riuscito a far dire al cardinale prefetto della DDF che «ancora inappropriato» significava dal punto di vista temporale «d’ora in poi», e dal punto di vista dell’estensione «nei testi liturgici e nei documenti ufficiali della Santa Sede».

 

In altre parole, «corredentrice» non è sempre stato inappropriato, ma lo è diventato, il che significa logicamente che questa valutazione è casuale, legata alla cautela. E questo implica anche che un giorno questo titolo potrebbe non essere più «inappropriato»: un titolo intermittente o tremolante, per così dire.

 

Questa spiegazione dimostra, in primo luogo, l’incompetenza di chi fornisce la risposta; e in secondo luogo, che il termine «sempre» non ha lo stesso significato nei documenti DDF che nel linguaggio comune. Il che è piuttosto fastidioso. Ma c’è un elemento positivo: il titolo può essere utilizzato liberamente.

 

Dopo questo ultimo dietrofront che ha nuovamente ridicolizzato il DDF, sembra che la cosa migliore per il cardinale Fernández sarebbe ritirarsi.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Il Vaticano afferma che 4 documenti papali emanati sotto Leone XIV fanno parte del «mandato» di Papa Francesco

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Nel corso della presentazione della nota dottrinale sul matrimonio, Una Caro, presso la Sala Stampa della Santa Sede il 25 novembre, padre Armando Matteo, segretario del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha affermato che i due documenti pubblicati questo mese – insieme ai due di prossima uscita – sono da considerarsi parte dell’eredità di papa Francesco. Lo riporta LifeSite.   «Insieme alla nota sui titoli mariani e alla nota sulla monogamia», ha detto il segretario, «il dicastero sta attualmente portando avanti un altro studio sul tema della trasmissione della fede, e sta poi completando la relazione finale del noto Gruppo di studio n. 5 sulla partecipazione delle donne alla vita e alla guida della Chiesa, che sarà consegnata direttamente alla Segreteria del Sinodo, che a sua volta la consegnerà a papa Leone».  

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Don Matteo ha poi precisato che «in questo modo, con questi quattro documenti, si conclude il mandato che papa Francesco ci aveva dato due anni fa. Il dicastero attende ora un incontro ufficiale e completo con Papa Leone a gennaio, per ricevere le istruzioni per i prossimi documenti».   Il funzionario vaticano ha riconosciuto che la nota dottrinale sui titoli mariani era stata concepita sotto il pontificato di Papa Francesco e da lui voluta, sebbene la questione fosse già da tempo nota ufficiosamente ai frequentatori degli ambienti vaticani.   Il rapporto finale sul ruolo delle donne nella vita e nel governo della Chiesa tenterà di concludere lo studio condotto dal cosiddetto Gruppo di Studio 5 del Sinodo pluriennale sulla Sinodalità. Questo è uno dei punti più dibattuti e controversi del lavoro sinodale degli ultimi anni.   Nel corso del pontificato di Bergoglio sono emersi numerosi segnali che dimostrano l’intenzione del gesuita argentino di studiare e giustificare teologicamente la possibilità di introdurre le donne agli Ordini Sacri.   Dal 2016 in poi, Francesco ha introdotto diversi gesti e iniziative che hanno aperto il dibattito sul ruolo della donna nella Chiesa: dalla modifica del rito del Giovedì Santo per includere la lavanda dei piedi alle donne, all’istituzione di una commissione di studio sul diaconato, fino ai passaggi di Amoris laetitia che criticano le culture patriarcali e promuovono la dignità della donna.   Sempre nel 2016, il quotidiano vaticano L’Osservatore Romano pubblicò articoli a sostegno della predicazione femminile, mentre nel 2017 la rivista gesuita Civiltà Cattolica rilanciò la questione dell’ordinazione femminile. Successivamente, nel 2019, il vescovo Erwin Kräutler – sostenitore del sacerdozio femminile – scrisse l’ Instrumentum laboris per il Sinodo sull’Amazzonia, e nello stesso anno una riunione privata di cardinali e vescovi discusse esplicitamente l’ordinazione femminile. Infine, l’Instrumentum laboris per il Sinodo dell’ottobre 2024 riprese il tema, invitando la Chiesa a riconoscere ministeri ufficiali per le donne, soprattutto nel contesto amazzonico.   Durante la prima assemblea del Sinodo dei Vescovi sulla sinodalità, nell’ottobre 2024, accanto ai gruppi di studio ufficiali, era stata segnalata l’esistenza di un gruppo di lavoro riservato – identificato precisamente come Gruppo 5. Questo gruppo, i cui membri non sono stati resi noti, era stato incaricato di affrontare questioni particolarmente delicate.   Ufficialmente, nel marzo 2024, il Vaticano ha presentato il Gruppo 5 come un gruppo di studio su «questioni teologiche e canoniche riguardanti specifiche forme ministeriali», come il ruolo delle donne nella Chiesa e «la possibile ammissione delle donne al diaconato».   La natura segreta di questo gruppo di studio suscitò l’indignazione di diversi delegati sinodali, che chiedevano chiarezza sulla trasparenza dell’intero processo. La percezione diffusa era quella di un laboratorio strategico in cui si discutevano questioni con un potenziale impatto strutturale sulla Chiesa.

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Il rapporto che presto sarà consegnato «direttamente nelle mani della Segreteria del Sinodo», e successivamente nelle mani di Papa Leone, conterrà le tesi finali di questo gruppo di studio segreto.   La Chiesa cattolica insegna infallibilmente che è impossibile ordinare le donne a uno qualsiasi degli ordini sacri. Nella sua lettera apostolica del 1994 Ordinatio Sacerdotalis, Giovanni Paolo II scriveva «la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa».   Nel 2018, l’allora prefetto della CDF, il cardinale Luis Ladaria Ferrer, SJ, aveva difeso l’insegnamento di Ordinatio Sacerdotalis come portatore del marchio di «infallibilità», con Giovanni Paolo II che aveva «confermato formalmente e ha reso esplicito, al fine di togliere ogni dubbio, ciò che il Magistero ordinario e universale ha considerato lungo tutta la storia della Chiesa come appartenente al deposito della fede».   Come scritto da Renovatio 21più che tramite le «diaconesse» e le donne preteipotesi squalificata dallo stesso prefetto Dicastero per la dottrina della fede cardinale Victor Manuel «Tucho» Fernandez – è da ritenersi che il Vaticano bergogliano e post-bergogliano voglia scardinare la sessualità naturale e la gerarchia attraverso la promozione sempre più aperta del transessualismo.

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