Geopolitica
Trump: «Rapire il presidente di Cuba non sarebbe molto difficile»
Il rapimento del presidente cubano Miguel Díaz-Canel sarebbe un’operazione semplice per l’esercito statunitense, ha affermato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Parlando martedì ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, Trump ha elogiato la sua strategia di isolare economicamente la nazione insulare, soggetta a embargo commerciale da parte degli Stati Uniti dal 1960, come mezzo per costringere L’Avana a fare concessioni.
«Nel frattempo, c’è un embargo. Non c’è petrolio. Non ci sono soldi. Non c’è niente», ha detto.
Alla domanda se stesse considerando un’operazione simile a quella che ha portato al rapimento del presidente venezuelano Nicolás Maduro il mese scorso, Trump ha risposto: «Non voglio rispondere a questa domanda. Perché dovrei?». Ha poi aggiunto: «Se lo facessi, non sarebbe un’operazione molto dura, come potete immaginare, ma non credo che sarà necessaria».
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Gli Stati Uniti hanno rapito Maduro e lo hanno processato sul suolo americano il mese scorso, sostenendo che fosse il capo di un cartello della droga e non un leader legittimo. Molte nazioni non occidentali, tra cui Russia e Cina, hanno condannato l’aggressione.
Francia e Spagna hanno condannato la mossa e diversi altri membri dell’UE l’hanno criticata, mentre una dichiarazione congiunta ha ribadito la posizione di lunga data del blocco, secondo cui non riconosce Maduro come leader eletto democraticamente e ha sollecitato una «transizione pacifica» verso la democrazia in Venezuela.
L’amministrazione Trump ha affermato che l’operazione mirava in parte a porre le esportazioni di petrolio del Paese sotto il controllo degli Stati Uniti. Da allora, Washington ha minacciato di imporre dazi doganali contro qualsiasi nazione fornisca greggio a Cuba, che dipende fortemente dalle importazioni di energia. Il Messico, un fornitore chiave, ha ceduto alle pressioni statunitensi e ha ridotto le consegne.
I cubani stanno ricorrendo alle stufe a carbone e, dove disponibili, ai pannelli solari, con l’aggravarsi della carenza di energia elettrica. Trump ha attribuito la crisi umanitaria all’Avana. «Cuba è attualmente una nazione fallita e non ha nemmeno il carburante per aerei da prendere per far decollare gli aerei», ha detto ai giornalisti.
Il segretario di Stato Marco Rubio, che negozia con Cuba per conto di Washington, ha dichiarato alla Commissione per gli Affari Esteri del Senato che l’amministrazione Trump «vorrebbe vedere un cambiamento nel regime locale», sostenendo che «ciò non significa che lo faremo cambiare», che è ciò che preoccupa L’Avana.
Come riportato da Renovatio 21, nelle scorse settimane Trump si è vantato pubblicamente delle tecniche segrete impiegate nel raid di decapitazione del governo venezuelano con il rapimento di Maduro, parlando di un’arma segreta da egli chiamata «discombobulatore».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Il ministro israeliano Smotrich appoggia il genocidio dei palestinesi dinanzi alle telecamere
Israeli Finance Minister Bezalel Smotrich:
The thorough cleansing that we are carrying out now in southern Lebanon is unprecedented. They have nowhere to return to. Look at how it looks. And by the way, the world isn’t stopping us. pic.twitter.com/lI17gYBWei — Clash Report (@clashreport) October 5, 2026
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Geopolitica
La Russia dice alle ambasciate straniere di lasciare Kiev
Il 5 ottobre il portavoce presidenziale Dmitri Peskov ha ribadito un avvertimento già rivolto alle ambasciate straniere dal ministero degli Esteri e dal ministero della Difesa russi sui rischi che corrono mantenendo le proprie sedi a Kiev.
Peskov ha richiamato le dichiarazioni del presidente Putin, secondo cui ci saranno ulteriori attacchi contro le infrastrutture economiche ucraine, e ha sottolineato i possibili pericoli per le missioni diplomatiche straniere presenti in Ucraina.
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Tuttavia, pochi Paesi occidentali abbiano preso una decisione in merito. Interpellato sulla questione il 5 ottobre, il segretario di Stato Marco Rubio ha risposto: «Guardate, abbiamo una presenza diplomatica lì, e decideremo noi se è sicuro per loro rimanere o meno… Loro [i russi, ndr] avvertono i diplomatici di andarsene da mesi, e non credo che sia una sorpresa per nessuno che Kiev sia sotto attacco. Penso che sia una cosa risaputa».
Come riportato da Renovatio 21, nelle ultime ore il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha registrato un videomessaggio in cui avverte di un attacco massivo su Kiev che sarebbe in preparazione da parte di Mosca, domandando, al solito, aiuto a USA ed Europa.
In settimana era emerso che l’Estonia si preparava a schierare armi in grado di colpire la città russa di San Pietroburgo.
Come riportato da Renovatio 21, la Lituania ha segnalata la volontà legislativa di ospitare armi atomiche.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Merz promette maggiore sostegno militare all’Ucraina, mentre parte il countdown per la caduta del suo governo
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