Geopolitica
Trump minaccia Hamas
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha messo in guardia Hamas dal respingere una nuova proposta di cessate il fuoco sostenuta dagli Stati Uniti, affermando che la posizione del gruppo militante non potrà che peggiorare se si rifiuterà di accettare l’accordo, che secondo quanto riferito sarebbe già stato concordato con Israele.
L’avvertimento è stato diffuso martedì tramite la piattaforma Truth Social di Trump, in seguito a quello che ha descritto come un «lungo e produttivo incontro» tra funzionari statunitensi e israeliani.
«Israele ha accettato le condizioni necessarie per finalizzare il CESSATE IL FUOCO di 60 giorni, durante i quali lavoreremo con tutte le parti per porre fine alla guerra», ha scritto Trump, ringraziando i mediatori Qatar ed Egitto per i loro sforzi.
Sostieni Renovatio 21
«Spero, per il bene del Medio Oriente, che Hamas accetti questo accordo, perché la situazione non migliorerà, MA PEGGIORERÀ SOLTANTO».
I dettagli esatti della proposta, che si dice sia stata finalizzata durante le consultazioni ad alto livello tra Stati Uniti e Israele, rimangono poco chiari. Si ritiene che l’accordo preveda una pausa temporanea delle ostilità a Gaza in cambio del rilascio degli ostaggi israeliani e di un più ampio accesso umanitario all’enclave. Si prevede che i mediatori egiziani e qatarioti presenteranno l’accordo alla leadership di Hamas nei prossimi giorni.
La dichiarazione di Trump giunge in un momento di crescente divisione all’interno del governo israeliano sulla prospettiva di un cessate il fuoco. Il ministro delle Finanze israeliano, il sionista religioso Bezalel Smotrich ha dichiarato lunedì che «questa guerra deve concludersi con una vittoria decisiva… senza accordi, senza mediatori», avvertendo che l’interruzione delle operazioni rappresenterebbe «un pericolo maggiore» per il futuro di Israele rispetto alla continuazione della guerra.
Nonostante il dissenso interno, il primo ministro Beniamino Netanyahu ha permesso che si procedesse con i colloqui su una possibile pausa nei combattimenti, sotto la pressione degli Stati Uniti e in risposta alle preoccupazioni internazionali per il crescente numero di vittime civili a Gaza.
Dall’inizio della guerra nell’ottobre 2023, oltre 56.000 palestinesi sono stati uccisi, secondo il Ministero della Salute guidato da Hamas. Il conflitto è scoppiato dopo un attacco a sorpresa di Hamas nel sud di Israele, che ha causato circa 1.200 morti e 250 ostaggi. La risposta di Israele ha ridotto gran parte di Gaza in macerie e ha innescato un grave disastro umanitario nell’enclave palestinese.
Washington ha sostenuto la campagna militare israeliana e ha fornito armi alle forze di Difesa israeliane (IDF), presentandosi pubblicamente come un promotore di pace che sollecita la moderazione.
Aiuta Renovatio 21
Alla fine di maggio, la Gaza Humanitarian Foundation (GHF), sostenuta dagli Stati Uniti, ha iniziato a gestire corridoi umanitari dopo un blocco israeliano durato tre mesi. Tuttavia, da allora, oltre 400 palestinesi sarebbero stati uccisi nei pressi dei punti di distribuzione degli aiuti, secondo i dati delle Nazioni Unite e delle autorità sanitarie locali.
L’esercito israeliano ha recentemente intensificato la sua offensiva in seguito alle notizie secondo cui circa 20 ostaggi sarebbero ancora vivi nelle mani di Hamas.
Israele ha rivendicato una serie di omicidi di alto profilo nelle ultime settimane, tra cui quelli del comandante militare di Hamas Hakham Muhammad Issa Al-Issa e del leader politico Muhammad Sinwar.
Hamas ha negato di aver posizionato le sue infrastrutture militari in aree civili e ha condannato le uccisioni di civili durante gli attacchi.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Truppe britanniche attive sul terreno in Ucraina: parla l’ambasciatore russo a Londra
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Geopolitica
Gli Stati Uniti finanzieranno gli attivisti per la libertà di parola in Europa
Il Dipartimento di Stato statunitense finanzierà «think tank e organizzazioni benefiche in linea con il movimento MAGA» in Europa, mentre Washington intensifica la sua opposizione alla censura nell’Unione Europea e nel Regno Unito. Lo riporta il Financial Times.
La funzionaria del Dipartimento di Stato Sarah Rogers ha discusso il progetto con esponenti del partito Reform UK di Nigel Farage durante una visita a Londra lo scorso anno, secondo quanto riferito al quotidiano da tre fonti anonime. La Rogers, nota per le sue dure critiche alle normative europee contro i «discorsi d’odio», guida l’iniziativa e concentrerà il sostegno su organizzazioni vicine al MAGA nelle capitali di Londra, Parigi, Berlino e Bruxelles, ha precisato una delle fonti.
La Rogers è in contatto con attivisti per la libertà di espressione nell’UE e nel Regno Unito e ha messo nel mirino l’Online Safety Act britannico e il Digital Services Act (DSA) europeo. I repubblicani a Washington accusano da tempo Bruxelles di utilizzare il DSA per soffocare la libertà di parola e censurare gli utenti americani delle piattaforme social.
Aiuta Renovatio 21
Il piano rappresenta una sorta di inversione rispetto alle iniziative decennali con cui gli Stati Uniti hanno finanziato in Europa organizzazioni politiche, mediatiche e della società civile di orientamento liberale. Molte di queste attività sono state interrotte lo scorso anno, quando il presidente Donald Trump ha tagliato quasi tutti i fondi all’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID).
Un portavoce del dipartimento di Stato ha definito il nuovo programma di finanziamento «un uso trasparente e legittimo delle risorse per promuovere gli interessi e i valori americani all’estero». Il Financial Times, tuttavia, osserva che l’iniziativa «probabilmente susciterà sgomento» tra i governi di centro-sinistra europei, che temono un intervento attivo degli Stati Uniti per indebolire la loro influenza.
Nel 2024 si era verificato lo scenario opposto: il governo laburista britannico di centro-sinistra aveva inviato attivisti negli Stati Uniti per fare campagna contro Trump a sostegno dell’allora vicepresidente Kamala Harris.
I principali esponenti dell’amministrazione Trump hanno più volte attaccato UE e Regno Unito per le loro leggi sulla censura, come l’Online Safety Act e il DSA. Durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco dello scorso anno, il vicepresidente J.D. Vance aveva avvertito che il futuro sostegno americano all’Europa sarebbe dipeso dalla reale tutela della libertà di espressione da parte dei governi europei.
La strategia di sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump è andata ancora più avanti, sostenendo che immigrazione di massa, censura e l’ostinata volontà di finanziare il conflitto ucraino stanno portando il continente verso una «cancellazione della civiltà».
Di conseguenza, «coltivare la resistenza all’attuale traiettoria dell’Europa all’interno delle nazioni europee» è diventato uno degli obiettivi centrali della politica estera di Washington.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Il cardinale Pizzaballa contro il «Board of Peace» per Gaza: «operazione colonialista»
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Essere genitori1 settimana faBambini nella neve, bambini nel bosco: pedolatria olimpica e pedofobia di sistema
-



Tabarro2 settimane faInvito alla Tabarrata Nazionale 2026
-



Bioetica7 giorni faAborti traumatici nei file di Epstein
-



Transumanismo2 settimane faDal trapianto di organi al trapianto dell’uomo: il sogno post-umano di un neurochirurgo italiano
-



Autismo1 settimana faGli scienziati pubblicano una «mappa» su come l’alluminio nei vaccini può causare lesioni cerebrali che scatenano l’autismo
-



Sorveglianza1 settimana faPerugia ti aspetta al varco ZTL
-



Spirito1 settimana faMons. Viganò sull’annuncio delle consacrazioni della FSSPX
-



Misteri4 giorni faAllevamenti di bambini al mercato nero: l’orrore emerge dai file di Epstein














