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Sostieni Renovatio 21. Fino al prossimo solstizio, fino al prossimo Natale

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Poche ore fa è scoccato il solstizio d’inverno. Il lettore sa quanto Renovatio 21 ci tiene a questi appuntamenti cosmici. Ora il Sole si trova nel primo punto del Capricorno, e ha finito di scendere rispetto all’equatore celeste. È stata la notte più lunga dell’anno – la tenebra più della luce. Sono tutte cose che non riteniamo solo simboliche.

 

Tra non molte ore sarà Natale. Il giorno in cui la vasta parte dell’umanità riconosce e celebra l’Incarnazione – cioè il fatto che siamo stati creati, siamo stati salvati da un Dio della vita, un’ente onnipotente che ama gli esseri umani, un Signore della generazione vitale verso cui tutti siamo diretti, anche quando la vita non l’abbiamo più. Il lettore sa quanto questa realtà, in tutte le sue ramificazioni umane, religiose, biologiche, geopolitiche – sia la base stessa di Renovatio 21.

 

Il fatto è che riteniamo di essere in un gioco, in una missione, cristiana e cosmica. La nostra stessa esistenza esiste perché sia agita una (piccola, grande) parte in questa regione del Logos. Ci è stata data la vita, ci è stato dato l’Essere, acciocché fosse data testimonianza, e battaglia, nella guerra contro i suoi nemici.

 

Ciò, assicuriamo, è vero anche per tutti i nostri lettori. Siete qui, ci state leggendo, per un motivo. Perché avete, volenti o nolenti, coscienti o inconsapevoli, capito il vostro ruolo nel disegno, affidatovi direttamente dal Cielo. Voi siete – se avete ascoltato la nostra voce, e se avete ascoltato la voce della vita dentro di voi, che noi vogliamo amplificare – voi siete i soldati del primato dell’Essere.

 

Tutte queste parole – che sono, credeteci, sincere – sono per farvi gli auguri per questo periodo stupendo dell’anno, e per chiedervi, al solito, aiuto.

 

Se non credete in quello che abbiamo scritto sopra, possiamo cercare di farvi comprendere l’importanza di questa testata con una piccola testimonianza, abbastanza oggettiva, diciamo.

 

Sabato scorso sono stato chiamato a moderare nove ore per un convegno a Venezia, nell’incredibile cornice della Scuola Grande di San Marco, organizzato dall’associazione ContiamoCi!. Lì per lì, ero titubante: moderato non sono mai stato, moderatore men che meno, per me è una contradictio in adjecto. Infine, tuttavia, ho accettato, e sono felice di averlo fatto.

 

 

Perché mentre ascoltavo dalla cattedra ogni conferenza , mi rendevo conto che praticamente tutti i contenuti espressi dai prestigiosi speaker erano stati già contenuti, almanaccati, analizzati, rilanciati e ripetuti da innumeri articoli di Renovatio 21 – da anni e anni di pezzi.

 

Si parlasse di laboratori biologici in Africa o di crimini mediatici nella guerra ucraina, erano tutte cose che questo sito che state leggendo ha scritto e reiterato, oramai più di un lustro. Di più: al convegno c’era una consulente del segretario della Salute USA Robert F. Kennedy jr., l’attuale advisor scientifica di Children’s Health Defense Meryl Nass (prima persona a dimostrare un’epidemia come originata da laboratorio, quella di antrace in Zimbabwe), ed è stato bello ricordare che Renovatio 21 traduce i testi del gruppo di RFK quando ancora si chiamava, due lustri fa, Mercury Project, e i vaccini non erano nel radar solo di pochissimi.

 

Lo stesso vale per tantissimi altri temi: cose che conosciamo, discutiamo pubblicamente, da diversi cicli cosmici. Ecco come facciamo, sveliamo ai tanti che ce lo chiedono, ad anticipare tanti degli sviluppi del presente, ecco come facciamo a capire il futuro: segnandoci quello che succede, e cercando di comprenderlo alla radice.

 

Se ciò che conta sapere nel mondo fosse un album di figurine, Renovatio 21 è un continuo, colossale «celo». Che vi portate a casa, e nella mente, e nell’anima, aggratis.

 

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Ringraziamo tutti i lettori che ci sostengono, che ci scrivono, che pregano per noi – ce ne sono, lo sappiamo.

 

Buon Natale, amatissimi lettori.

 

Vi vogliamo bene. Sempre di più.

 

Roberto Dal Bosco

Direttore di Renovatio 21

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Albachiara, la militanza, la determinazione cristiana

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Nella notte tra il 24 e il 25 febbraio, Albachiara Cristiani ha reso la sua anima a Dio dopo aver combattuto con tutte le sue forze contro la malattia.   Ha lottato per la vita, quella Vita che ha difeso con tutta se stessa durante il suo percorso terreno.   Ho avuto l’onore di conoscerla, di collaborare e confrontarmi insieme a lei per varie importanti iniziative, anche sé negli ultimi anni ci eravamo un po’ persi, e questo mi rincresce molto. Nonostante le tante delusioni umane e nonostante il male, Albachiara, con il suo temperamento forte, deciso e senza peli sulla lingua, ha sempre continuato la sua battaglia.   Si è fatta largo, grazie al suo carattere e alla determinazione cristiana che l’ha sempre animata, in vari ambienti della Chiesa, fungendo da monito per tanti consacrati tiepidi e anche per molti laici.   A lei devo la conoscenza di un caro amico e di una cara amica: Roberto Dal Bosco, fondatore di Renovatio 21, ed Elisabetta Frezza, che non ha bisogno di presentazioni.   Era il 2013 quando Albachiara contribuì all’organizzazione di una bellissima conferenza sul tema del gender nella parrocchia del Santo Spirito a Modena, guidata, ancora oggi, da don Giorgio Bellei, uno dei pochi sacerdoti che a Modena ha supportato iniziative di spessore, moltissime volte insieme proprio ad Albachiara.   Potremmo forse dire che la nascita di Renovatio 21 la dobbiamo un po’ anche a lei, che oltre ad aver fatto conoscere molte persone, ci ha sempre spronato a fare qualcosa di più senza cedere mai.   Quando penso alla Chiesa militante, non posso non avere in mente Albachiara, che della militanza ha fatto la sua vita.   La sua ostinazione, la sua audacia, possa servirci da esempio e possa accompagnarci dal suo riposo eterno fra le braccia di quel Figlio di Dio che certo ha tanto amato in questo pellegrinaggio terreno.   A Dio.   Cristiano Lugli    
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Addio Albachiara

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Stamattina presto ci hanno informato che Albachiara Cristiani è tornata alla Casa del Padre. Perdiamo una colonna portante della buona battaglia in Italia. Perdiamo una donna stupenda. Personalmente, perdo una grande amica. Perdo un’immensa certezza, morale, spirituale, umana.

 

Solo chi non è mai entrato davvero nell’arena dove si lotta per Dio e per la vita non conosce Albachiara, che era, nemmeno tanto dietro le quinte, un turbine inevitabile in qualsiasi iniziativa cristiana – dai pullman dei pellegrinaggi ai sedevacantisti, da frati e suore ai movimenti antiabortisti in tutti i loro rivoletti.

 

Albachiara era nipote del cardinale Ursi (1908-2003), ma non ne parlava mai, non era, in fondo, un dettaglio rilevante: nulla aggiungeva all’oceano di energia che metteva su tutto ciò che faceva, una forza che bastava a se stessa, bastava a tutti, e non aveva bisogno particolare di gerarchie né di zucchetti. Anzi: gerarchie e zucchetti avevano bisogno di lei, e la mole di conversazioni che scambiava con vescovi e cardinali italiani (alcuni, oggi in posizioni altissime) è impressionante al punto da divenire comica, irresistibile: erano prelati e porporati a cercarla, perché sapevano che la mappatura che Albachiara poteva offrire della realtà cattolica emiliana e non solo era impareggiabile.

 

Di fatto, non lo avevano capito solo i monsignori: pure qualche politico furbetto aveva preso a girarle intorno, avendo capito quanto fosse, nella sua schietta semplicità, fondamentale per l’intero sistema della fede cattolica della sua terra. Dei politici, tuttavia, Albachiara non si fidò mai: testimonio, anzi, che le sue valutazioni su celebri nomi apparsi sulla scena nazionale, e ancora purtroppo persistenti, erano accurate e persino profetiche.

 

E non parliamo della «cartografia sacra» che aveva, nella sua attività senza requie, compilato – e forse, con il suo attivismo, perfino generato. Tombe di sacerdoti santi, sacrari di bambini martiri… parlare con lei era immergersi in un circuito devozionale abissale.

 

Testimonio che alcune delle prime conferenze di Renovatio 21, oramai più di dieci anni fa, le organizzò, con altri, Albachiara, a Reggio e a Modena, nel mitico sotterraneo della Parrocchia dello Spirito Santo, dove chi scrive ha tramato con altri eroi anticipando temi (i vaccini, le provette umanoidi, la trappola del populismo sintetico) che sarebbero diventati noti a tutti solo lustri dopo.

 

E quindi, perfino il sito che state leggendo deve all’origine qualcosa ad Albachiara. Era, lo ripetiamo, inevitabile. Era stupenda. Era unica.

 

Ora, mentre tento di contenere la spremuta d’occhi, comincio a rendermi conto di cosa se ne è andato via con la mia amica Albachiara. Se ne sono andate migliaia di storie, che adesso non potrò più ascoltare in quelle telefonate interminabili. Se ne sono andati tanti segreti del mondo cattolico, tanti pensieri, tanti episodi anche buffi ed irresistibili, che custodivi nel tuo.

 

E poi, Albachiara, non mi hai detto perché quella volta ti eri arrabbiata con me: mi avevi detto che me l’avresti detto di persona, non ci siamo più visti, poi ti era passata subito. Forse questa storia riesco a recuperarla, perché credo che Ugo, in qualità di mio avvocato e nostro comune grande amico, passò a raccoglierla. Però io volevo che me lo dicessi tu, volevo vederti ancora, volevo che mi abbracciassi, un’altra volta, con quella carica stritolante e magnifica con cui stringevi tutti.

 

Avrei voluto sciogliere questa spremuta d’occhi davanti a te, solo per testimoniarti quanto eri importante, quanto eri speciale, quanto eri necessaria a tutti noi.

 

Addio Albachiara. A Dio.

 

Roberto Dal Bosco

 

 

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In morte di Albachiara

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Mi faccio coraggio a scrivere della morte inaspettata di un’amica, resa ancor più dolorosa dal non essere arrivata in tempo a salutarla. Albachiara non c’è più e oggi la piango anche io, stringendomi a suo marito, ai loro tre ragazzi, a tutti coloro che le hanno voluto bene avendo avuto la fortuna di incrociarla da qualche parte tra le mille buone incombenze che si prendeva a cuore.

 

Sarò minimalista in questo mio ricordo, semplicemente perché è impossibile rendere a parole la meraviglia assoluta incarnata in questa donna – chi l’ha conosciuta capirà al volo il fenomeno cui mi riferisco. Nulla in lei era scontato, a qualsiasi telefonata sapevo che sarebbero partiti fuochi d’artificio mai visti.

 

Per tanti anni, col suo schietto accento emiliano, in gergo coloritissimo e mai censurato (in nessun frangente e per nessun motivo), mi ha raccontato cose che noi umani non avremmo mai potuto immaginare. Tutte cose vere, verissime, perché passate proprio attraverso di lei, attraverso il suo corpo e la sua fede, crocevia unico e irripetibile di storie di vita e di varia umanità, dove la cronaca verace delle debolezze umane si incontrava con una simpatia travolgente e, sopra tutto, con la granitica certezza, custodita in ogni fibra, che comunque lassù c’è un Padre che vede, che dispone e che salva.

 

E questa esuberanza e questa fede totale, luminosa e genuina, vissuta senza lacci né ombre di intellettualismo, di dogmatismo e di bigottismo, funzionavano come una specie di solvente magico – miscuglio spettacolare di naturale e soprannaturale – capace di sciogliere sul nascere ogni malizia, anche quando magari riportava cose tremende eppure riusciva lo stesso a farti ridere di gusto. Era il modo, era l’accento, era l’intercalare, perché tutto il mondo che le apparteneva straboccava di vita, e vita regalava.

 

Mentre il suo ciclone sarà già arrivato in Paradiso – con cui lei aveva un canale di comunicazione aperto, e tutto suo – per chi resta è arrivata l’ora del silenzio e della preghiera.

 

Mi mancherai tanto, Albachiara. Mi mancherà la tua presenza a distanza, che sapevo essere una certezza quando avevo bisogno di prendermi in faccia una ventata di fede intelligente e vera.

 

A Dio, amica mia.

 

Elisabetta Frezza

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