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Soldati e coloni israeliani usano la violenza sessuale per cacciare i palestinesi
Secondo un rapporto del West Bank Protection Consortium, un gruppo di organizzazioni umanitarie internazionali, soldati e coloni israeliani ricorrono sistematicamente alla violenza sessuale e alle molestie per costringere i palestinesi ad abbandonare le proprie case nella Cisgiordania occupata.
Il rapporto, pubblicato domenica e intitolato «Violenza sessuale e trasferimenti forzati in Cisgiordania», documenta almeno 16 casi di violenza sessuale legata al conflitto, attribuiti a coloni e soldati israeliani negli ultimi tre anni. I ricercatori hanno osservato che il numero reale è probabilmente molto più alto, poiché le vittime spesso rimangono in silenzio a causa della vergogna, dello stigma e della paura di ritorsioni associate alla denuncia di tali crimini.
Le vittime che hanno scelto di farsi avanti hanno descritto molestie, aggressioni e intimidazioni all’interno delle proprie case, tra cui nudità forzata, perquisizioni invasive delle cavità corporee, esposizione dei genitali a minori e minacce di stupro. Uomini e ragazzi hanno anche denunciato spogliarelli forzati, umiliazioni a sfondo sessuale e trattamenti degradanti.
Oltre il 70% delle famiglie sfollate intervistate ha indicato le minacce a donne e bambini, in particolare la violenza sessuale, come motivo determinante per aver abbandonato le proprie case e comunità.
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«Ciò che mi ha spinto a prendere la decisione di trasferirmi è stata la continua violenza subita da mia moglie, dalle mie figlie e da mia nuora», ha dichiarato un membro della comunità, secondo quanto riportato nel documento. Ha aggiunto che, quando lui e suo figlio uscivano per andare al lavoro, i coloni li perseguitavano regolarmente, fischiando e lanciando pietre. «Temevo che potesse accadere qualcosa di brutto alla mia famiglia a causa di questa costante violenza da parte dei coloni quando ero via», ha affermato l’uomo.
Il rapporto documenta casi attribuiti sia a soldati israeliani che a coloni, e aggiunge che gli abusi sui coloni spesso avvengono in presenza delle forze israeliane, che non intervengono né indagano efficacemente sui responsabili. Sottolinea inoltre che la violenza sessuale non è accidentale, ma viene descritta come una tattica deliberata di espulsione forzata.
Le famiglie hanno adottato strategie di adattamento, tra cui mandare via donne e bambini, ritirare le ragazze da scuola o combinare matrimoni precoci per ridurre l’esposizione ai pericoli.
Questi risultati emergono mentre Israele ha accelerato l’accaparramento di terre in Cisgiordania, approvando a febbraio la registrazione di ampie zone del territorio come «proprietà statale» per la prima volta dal 1967, consentendo un’ulteriore espansione degli insediamenti. La mossa è stata salutata dai nazionalisti israeliani più intransigenti come una «vera rivoluzione» per rafforzare il controllo di Gerusalemme Ovest sulla regione.
Il governo israeliano da tempo cerca di annettere la Cisgiordania, nonostante la diffusa opposizione internazionale a tale iniziativa, compresa quella del presidente statunitense Donald Trump.
La presidenza palestinese ha condannato fermamente le avanzate israeliane nel territorio, sottolineando che l’ultima appropriazione territoriale di fatto invalida numerosi accordi firmati e contraddice apertamente le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Come riportato da Renovatio 21, agghiaccianti storie di stupro da parte dell’esercito dello Stato Giudaico di prigioniere e prigionieri palestinesi tramite oggetti e persino cani addestrati stanno emergendo di recente.
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OpenAI blocca l’accesso a Internet ai suoi modelli più potenti di AI
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Comunicato della Casa Generalizia FSSPX: il ricorso contro il decreto di scomunica prosegue a Roma
A seguito del comunicato della Casa Generalizia del 13 luglio 2026, che annunciava la presentazione di un ricorso preliminare al Dicastero per la Dottrina della Fede, la Fraternità Sacerdotale San Pio X informa che da allora sono stati intrapresi i passi previsti dal diritto canonico per il ricorso, nel rispetto dei termini e delle procedure stabiliti dalla legge.
Con tali iniziative, i vescovi della Fraternità intendono esercitare il diritto riconosciuto loro dalla Chiesa, chiedendo l’esame delle obiezioni giuridiche e dottrinali che hanno formulato nei confronti dei testi del 2 luglio.
In attesa del seguito che verrà dato a tali iniziative da parte delle autorità competenti, la Fraternità intende osservare la discrezione richiesta dalla natura di tali procedure.
Invita i sacerdoti e i fedeli a rimanere uniti nella preghiera per il Santo Padre e per tutta la Chiesa, la cui legge suprema è la salvezza delle anime.
Menzingen, 13 ottobre 2026
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine da FSSPX.News
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Dirigente transessuale del New York Times accusata di maltrattamenti di minori prima di essere uccisa
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