Spirito
Quando la lava ha inghiottito la chiesa
Quando lo scorso settembre vi fu l’eruzione del vulcano Cumbre Vieja dell’isola spagnuola di La Palma, tra le tante immagini catastrofiche ve ne è una che è rimasta impressa più di altre.
Il vulcano ha distrutto più di 500 edifici e 20 chilometri di strade.
Tuttavia non riusciamo a toglierci dalla testa la chiesa di Todoque che crolla inghiottita dalla lava.
Non vi sarebbero state vittime. Il parroco, in lacrime, aveva evacuato la chiesa per tempo, portandosi via crocifisso e quant’altro.
Si tratta di un’immagine di potenza simbolica incontrovertibile.
La chiesa crolla, divorata dal fuoco del sottosuolo.
Alcuni danno un’altra lettura, vi vedono un fuoro purificatore e si dicono pronti a dire: vieni lava.
Del resto la lava è pietra e fuoco – due elementi che i cristiani conoscono.
Spirito
Mons. Schneider: i vescovi tedeschi passeranno alla storia come una «grande vergogna» per aver tradito la fede cattolica
In una recente intervista, il vescovo Athanasius Schneider ha esortato gli europei a formare un nuovo movimento per difendere i valori culturali di ispirazione cristiana dalle minacce ideologiche e sociali.
In un’intervista pubblicata il 5 aprile dal quotidiano tedesco Junge Freiheit, il vescovo Schneider ha auspicato la creazione di un ampio movimento culturale e politico in Europa e oltre, al fine di rafforzare quelli che ha definito valori di derivazione cristiana, sostenendo che questi siano minacciati dalle tendenze ideologiche contemporanee, dalle migrazioni di massa e dagli sviluppi interni alla Chiesa, in particolare in Germania.
«È triste, ma purtroppo la Chiesa in Germania è diventata una vile collaboratrice dell’ideologia di sinistra», ha affermato Schneider, aggiungendo che un simile comportamento sarà ricordato dalla storia con vergogna.
Nell’intervista, rilasciata durante il periodo pasquale, Schneider ha inquadrato il suo appello nel contesto del significato teologico della festività, affermando che «la Pasqua in particolare dovrebbe ricordarci che la nostra Europa è stata costruita sul cristianesimo». Infatti, «nessuna festività esprime la fede cristiana in modo più completo: è su questo che si fonda la Chiesa, e l’Europa a sua volta si fonda su di essa. E non solo in senso religioso, ma anche in un senso più ampio che siamo sempre più inclini a dimenticare».
Come ha sottolineato monsignor Schneider, «tutti i valori europei derivano in ultima analisi dal cristianesimo, compresi quelli che oggi consideriamo laici. Ad esempio, l’idea di individualità e libertà, o l’istruzione occidentale. … Lo stesso vale per l’ospedale, ad esempio, che è nato dal cristianesimo, ispirato dallo spirito del Vangelo e dall’amore per i più poveri. … O prendiamo il nostro diritto processuale, ad esempio, che in parte risale alla famigerata Inquisizione, con la sua moderna intuizione che un processo corretto richieda prove e una difesa. Questi sono solo alcuni esempi».
Affrontando il tema della cultura politica contemporanea, Schneider ha criticato quella che ha definito una narrazione prevalente che equipara la «sinistra» politica alla bontà morale e la «destra» alla deficienza morale. Ha definito questa distinzione «arbitraria» e storicamente infondata, pur riconoscendo che i movimenti politici di tutto lo spettro hanno prodotto ingiustizie. Secondo Schneider, i valori culturali europei dovrebbero essere difesi dalle pressioni «provenienti da tutte le direzioni».
I veri valori europei sono «la vera libertà dell’uomo, della ragione, dell’umanità, della famiglia, del diritto naturale e così via. In altre parole, tutto ciò che l’ideologia woke odierna attacca e cerca di smantellare per destabilizzare e disorientare le persone. E chiunque la contraddica viene etichettato come un nemico da eliminare».
Riferendosi alla sua educazione nell’Unione Sovietica, Schneider ha affermato che meccanismi simili di esclusione sociale venivano impiegati contro coloro che non erano d’accordo con la dottrina ufficiale dello Stato.
Ha inoltre messo in guardia contro quello che ha definito un «totalitarismo sottilmente mascherato», affermando che gli sviluppi culturali contemporanei rischiano di minare la libertà e la civiltà occidentale. In questo contesto, Schneider ha auspicato una resistenza coordinata attraverso un «nuovo movimento in Germania, in Europa e forse anche in America, un movimento in grado di impadronirsi della società e guidarla nella resistenza a questa distruzione».
Sulla questione del matrimonio, Schneider ha respinto l’espressione «matrimonio tradizionale», sostenendo invece che «esiste solo il matrimonio naturale, perché è un dono della natura, non della tradizione. … È creato da Dio ed è il patto migliore e più bello che un uomo e una donna – che si completano e si amano – possano stringere insieme. E su queste fondamenta poggia tutta la nostra società, su cui abbiamo costruito la nostra civiltà e la nostra cultura europea con la sua umanità».
Schneider ha criticato inoltre le moderne strutture istituzionali, in particolare nel settore sanitario, sostenendo che i sistemi tecnologici e burocratici rischiano di ridurre gli individui a unità impersonali, in contrasto con quella che definì l’enfasi storicamente cristiana sulla cura personale e sulla compassione.
Rivolgendosi alla vita interna della Chiesa, Schneider ha espresso una forte critica nei confronti della Chiesa cattolica in Germania, affermando che essa «è già pienamente allineata allo spirito del tempo, alla corrente principale e all’ideologia dei partiti al governo, per cui ha tradito ciò che è veramente cristiano e cattolico».
«È triste, ma purtroppo la Chiesa in Germania è diventata una collaboratrice codarda – sottolineo: codarda! – dell’ideologia di sinistra. E sono certo che questo passerà alla storia come una grande vergogna, e che un giorno si leggeranno con vergogna i nomi dei vescovi che, da vili collaboratori, hanno guidato tutto questo», ha affermato Schneider. «Non ho paura di dirlo».
In merito alla migrazione, Schneider ha sostenuto che l’immigrazione su larga scala in Europa non è una risposta spontanea a fattori economici o umanitari, ma «chiaramente un’azione politica orchestrata… con l’obiettivo di modificare l’identità occidentale, in particolare l’identità cristiana europea, soprattutto attraverso gli immigrati musulmani».
Il prelato centrasiatico affermato che la migrazione contribuisce alla trasformazione dell’identità culturale e religiosa dell’Europa, in particolare attraverso la crescita delle popolazioni non cristiane. Come esempio, ha citato i cambiamenti demografici osservati durante una recente visita in Tirolo, nelle Alpi.
«Questa strategia fa parte di un piano per dissolvere l’identità europea al fine di creare una nuova cultura “woke” e una popolazione mista prevalentemente asiatica-musulmana. È tanto più importante che, come ho auspicato, sorga un movimento per salvare l’Europa. E sono fiducioso che prima o poi accadrà. Alcuni temono che a quel punto possa essere troppo tardi. Ma da cristiano, non perdo mai la speranza, perché questo è il messaggio che ci insegna la Pasqua», ha concluso monsignor Schneider.
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Immagine screenshot da YouTube
Gender
Papa Leone XIV afferma la «benedizione» informale per le coppie omosessuali e minimizza il peccato sessuale
Pope Leo XIV and blessing same-sex couples: Trust the Holy Father’s discernment in this, as in all things. pic.twitter.com/FnrA1FF31n
— James Martin, SJ (@JamesMartinSJ) April 24, 2026
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Spirito
Concistoro sulla Missione: conferma di una direzione preoccupante
In una lettera pubblicata il 14 aprile 2026, Papa Leone XIV ha annunciato lo svolgimento di un concistoro straordinario il 26 e 27 giugno. Questo incontro del Collegio Cardinalizio, incentrato sulla «missione», si inserisce in una tendenza ormai chiaramente identificabile: quella di una deliberata continuità con gli orientamenti del precedente pontificato.
Dopo un primo incontro a gennaio, questo nuovo concistoro conferma l’intenzione di istituire queste assemblee come organo di governo regolare. Ma al di là della frequenza, è soprattutto la linea dottrinale ad attirare l’attenzione. Fin dalle prime iniziative del nuovo pontefice, un’osservazione è inevitabile. Lungi da un riequilibrio dottrinale o da un ritorno ai fondamenti tradizionali della fede, il lavoro intrapreso a Roma sembra confermare un percorso già ampiamente tracciato.
Una dichiarata fedeltà all’eredità di Francesco
Al centro delle riflessioni proposte ai cardinali c’è ancora una volta il testo programmatico del pontificato di papa Francesco: Evangelii Gaudium. Questo testo viene presentato da Leone XIV come un «punto di riferimento decisivo» che, a suo avviso, rimane sottoutilizzato. Il Romano Pontefice desidera che i cardinali valutino ciò che è stato attuato e ciò che resta «ignoto».
Tuttavia, come ha sottolineato don Davide Pagliarani in una recente intervista, questo approccio si fonda su una concezione profondamente nuova dell’evangelizzazione. Tale concezione consiste nel ridurre l’annuncio della fede a quello che i suoi sostenitori chiamano il «kerygma», ovvero a una formulazione estremamente semplificata del messaggio cristiano, incentrata su poche affermazioni essenziali.
Un tale metodo, apparentemente attraente nella sua semplicità, porta in realtà a relegare in secondo piano l’intero contenuto dottrinale e morale trasmesso dalla Tradizione della Chiesa. Ciò che per secoli ha costituito la ricchezza e la precisione della fede cattolica viene così considerato secondario, se non addirittura un ostacolo alla sua proclamazione.
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Il primato del «kerygma» e le sue conseguenze
La nozione di «kerygma» è l’asse centrale di questo approccio. Implica l’espressione della fede in poche formule brevi, accessibili e immediatamente «attraenti», concepite per evocare un’esperienza personale.
Ma questo approccio pone una grande difficoltà: tende a dissociare l’incontro con Cristo dalle verità oggettive della fede che, di fatto, ne costituiscono il fondamento. La fede non è più principalmente adesione a un contenuto rivelato, trasmesso e chiarito dal Magistero nel corso dei secoli; diventa un’esperienza soggettiva, distaccata dalle formulazioni dogmatiche che ne garantiscono l’autenticità.
Una tale prospettiva conduce inevitabilmente a un impoverimento dottrinale. Come ha osservato il Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, questo metodo ha già prodotto, sotto il precedente pontificato, un autentico vuoto dottrinale avvertito in molti settori della Chiesa.
Progetti concreti in vista
Da questa prospettiva, tre questioni principali saranno affrontate dal concistoro.
La riforma del catechismo è presentata come una priorità di fronte all’erosione della trasmissione della fede. Sebbene l’intento dichiarato possa sembrare legittimo, resta un interrogativo: questa riforma ripristinerà veramente la pienezza dell’insegnamento della dottrina e della morale della Chiesa, o si limiterà a seguire la logica del «kerygma», rischiando di offrire una versione semplificata e incompleta?
La comunicazione ecclesiale costituisce un secondo punto focale. In un mondo saturo di informazioni, la Santa Sede desidera rendere il suo messaggio «più udibile». Ma anche in questo caso, la difficoltà non risiede tanto nella forma quanto nel contenuto: una comunicazione efficace non può compensare un indebolimento della dottrina.
Infine, l’enfasi posta sulle visite pastorali dei vescovi è presentata come un modo per promuovere «l’audacia missionaria», evitando un approccio considerato troppo amministrativo. Tuttavia, questo orientamento si inserisce in una visione più ampia in cui l’azione pastorale tende a prevalere sulla chiarezza dottrinale.
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La sinodalità come principio di trasformazione
Queste diverse iniziative si inseriscono in un quadro più ampio: quello della riforma sinodale. Quest’ultima si presenta come l’organismo incaricato di discernere, a seconda del contesto, cosa debba essere conservato o modificato nell’insegnamento e nella prassi della Chiesa.
In pratica, ciò equivale a sostituire le risposte immutabili della Tradizione con decisioni in continua evoluzione, dipendenti da processi consultivi i cui criteri rimangono vaghi. L’esperienza recente ha dimostrato che questa modalità operativa può condurre a orientamenti seriamente problematici dal punto di vista dottrinale e morale. Il pericolo è duplice: da un lato, un indebolimento del contenuto della fede; dall’altro, una crescente instabilità nella sua espressione e la sua applicazione.
Una strategia missionaria con sfumature ecumeniche
Ridurre il messaggio cristiano al suo nucleo essenziale presenta un chiaro vantaggio in una prospettiva ecumenica. Limitandosi ad affermazioni molto generali – l’amore di Dio, la salvezza in Gesù Cristo – diventa più facile trovare un terreno comune con ortodossi e protestanti.
Ma questa apparente unità si ottiene a scapito della verità integrale. Infatti, ciò che costituisce precisamente la specificità della fede cattolica – il suo contenuto dottrinale preciso, la sua coerenza teologica, la sua morale esigente – tende a scomparire dal discorso. Il risultato è una forma di unità priva di profondità, fondata non sulla pienezza della verità, ma sulla sua riduzione alla sua espressione più minimale.
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Una Chiesa alla ricerca di sé stessa
Il concistoro annunciato per giugno 2026 si configura dunque come un ulteriore passo in un processo già ben avviato: quello di una progressiva trasformazione della concezione stessa della Chiesa, del suo magistero e della sua missione.
Dietro i temi di «missione» e «comunicazione» si cela una profonda trasformazione: una Chiesa in cui la dottrina tende a cedere il passo all’esperienza, dove la Tradizione è relegata in secondo piano e dove l’autorità magisteriale è diluita da processi evolutivi.
Di fronte a questi sviluppi, è più che mai necessario ribadire che la vera missione della Chiesa non può essere concepita senza la trasmissione integrale della fede, così come è stata ricevuta dagli apostoli e fedelmente conservata nei secoli. Perché diminuire la verità non la rende più accessibile. Solo la trasmissione integrale di questa verità conduce veramente le anime a Nostro Signore Gesù Cristo.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
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