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Gender

Passaporti con sesso «non-binario»: ora anche in USA

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

Gli Stati Uniti hanno iniziato a rilasciare passaporti per le persone di genere non-conforme.

 

Il primo passaporto contrassegnato con una «X» come sesso è stato rilasciato questa settimana a Dana Zzyym, un’attivista intersessuale del Colorado.

 

Dal 2015, Zzyym ha combattuto contro il Dipartimento di Stato per ottenere un passaporto che non richiedesse a Zzyym di mentire sul genere selezionando maschio o femmina.

 

«Le persone intersessuali, non binarie e transgender hanno bisogno di documenti di identità che riflettano accuratamente chi siamo, e avere documenti non corrispondenti può creare problemi di sicurezza e visibilità», ha affermato un portavoce di GLAAD, un gruppo di lobby LGBTQ.

 

«Voglio ribadire, in occasione di questo rilascio del passaporto, l’impegno del Dipartimento di Stato a promuovere la libertà, la dignità e l’uguaglianza di tutte le persone, comprese le persone LGBTQI+», ha affermato il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price.

 

«Non vediamo l’ora di offrire questa opzione a tutti i richiedenti di passaporto di routine una volta completato il sistema richiesto e gli aggiornamenti dei moduli all’inizio del 2022».

 

Alcuni paesi consentono alle persone di mostrare un identificatore di genere non binario o di terzo genere sul passaporto, tra cui Argentina, Austria, Australia, Canada, Colombia, Danimarca, Germania, Islanda, Irlanda, Malta, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Pakistan, India e Nepal.

 

 

Michael Cook

Direttore di Bioedge

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Gender

Testo liturgico per benedire le coppie omosessuali in Belgio

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Il cardinale Josef De Kesel, insieme agli altri vescovi fiamminghi del Belgio, ha pubblicato un testo liturgico destinato alla benedizione delle coppie omosessuali. Un comunicato stampa, diffuso il 20 settembre 2022, ha presentato questa liturgia.

 

 

L’intero episcopato belga non è quindi interessato da questo annuncio, che è limitato alla parte fiamminga. Così, oltre al cardinale De Kesel, arcivescovo di Mechelen-Bruxelles, ha firmato il vescovo di Anversa, mons. Johan Bonny, noto per le sue posizioni progressiste; il vescovo di Gand, mons. Lode van Hecke; quello di Hasselt, mons. Patrick Hoogmartens; e infine quello di Bruges, mons. Lodewijk Aerts.

 

Questa rappresenta ancora la metà delle diocesi del Belgio, anche se contiamo l’Ordinariato militare che fa capo al cardinale De Kesel.

 

 

Un processo guidato da un omosessuale

Il comunicato ha coinciso con l’istituzione di un «punto di contatto» dal titolo «Omosessualità e fede» inserito nel servizio interdiocesano di pastorale familiare.

 

Questo «punto di contatto» è stato posto sotto la responsabilità di Willy Bombeek, portavoce dell’educazione cattolica nelle Fiandre dal 1999 al 2017, che ha coordinato la costituzione di un gruppo di lavoro sull’argomento.

 

Bombeek afferma che «l’esperienza sessuale è un diritto anche per le persone LGBT in quanto si svolge all’interno di una relazione fedele e duratura». Un’affermazione che ha presentato al cardinale De Kesel nel febbraio 2020.

 

Bombeek non si nasconde. Ha definito l’iniziativa «rivoluzionaria». Ha così dichiarato: «Io stesso sono credente e omosessuale. Per questo i vescovi mi hanno chiesto di assumere questa missione. Penso che sia importante che la Chiesa abbia voluto specificamente nominare un credente LGBT a questa posizione».

 

La sua missione principale, ha aggiunto, sarà «ascoltare le domande della comunità LGBT» e mostrare loro chiaramente «che siamo una Chiesa accogliente che non esclude nessuno».

 

 

La «benedizione» liturgica

Il coordinatore commenta il documento dei vescovi:

 

«La Chiesa sentiva che accanto al matrimonio religioso doveva esserci qualcosa per i credenti LGBTI. Spesso ciò era già stato fatto a livello locale, ma non esisteva una forma adeguata. Ora la Chiesa fornisce una struttura che può servire per tale benedizione: un impegno e una fedeltà a lungo termine che possono essere espressi all’interno della Chiesa».

 

Il documento chiarisce che la benedizione non deve essere confusa con un matrimonio. Ma Bombeek spiega:

 

«Nella tradizione della Chiesa la parola “matrimonio” si limita al rapporto tra marito e moglie. La benedizione è del tutto equivalente, ma secondo la tradizione della Chiesa non può chiamarsi matrimonio. Ma è qualcosa di molto innovativo nel fatto che all’interno della Chiesa possiamo avere un servizio di preghiera e una benedizione per le relazioni LGBT».

 

La liturgia offre una lettura tratta dalla Sacra Scrittura, che precede «l’impegno dei due interessati». Per questo impegno si propone un testo che affermi la volontà di «essere presenti l’un per l’altro», di «lavorare per la felicità dell’altro», e che richiede la forza di essere «fedeli l’un l’altro». Conclude: «vogliamo vivere, donati l’uno all’altro per sempre».

 

Segue una preghiera della comunità perché la grazia di Dio agisca in loro per prendersi cura l’uno dell’altro, perché siano fedeli, tolleranti, attenti. Infine, dopo un Pater, viene impartita una benedizione.

 

 

I vescovi fiamminghi si difendono

Dopo delle reazioni che devono aver suscitato clamore, i vescovi fiamminghi si sono sentiti in dovere di fornire dettagli.

 

Le loro spiegazioni rilevano che «i vescovi vogliono accogliere ma non vogliono assolutamente andare oltre Amoris laetitia, nel cui tracciato si iscrivono completamente».

 

Aggiungono che, per questo testo, non si tratta di una «benedizione nuziale», ma di una benedizione che chiude una preghiera.

 

Queste spiegazioni sono tutt’altro che risolutive. In questa «liturgia» si tratta infatti di accogliere nella comunità ecclesiale una coppia omosessuale in quanto tale. Certo, non si tratta di un matrimonio, ma è esattamente ciò che è già stato condannato dalla risposta a un dubium della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), datata 15 marzo 2021.

 

Come promemoria, il dubium chiedeva: «La Chiesa ha il potere di benedire le unioni omosessuali?» La risposta è stata: «No».

 

I vescovi possono forse credere alla loro confusa spiegazione, ma non possono impedire che il loro testo sia formalmente contrario alla decisione della CDF e, per inciso, contro la legge divina… Questa pseudo-liturgia è chiaramente un tentativo di introdurre una benedizione di coppia, e di una coppia omosessuale.

 

 

E adesso ?

La domanda è se Roma lascerà fare, come ha lasciato fare con la ribellione nelle diocesi tedesche, il 10 maggio degli anni 2021 e 2022, che ha visto la benedizione di centinaia di queste coppie per protestare contro la risposta romana.

 

Quest’anno nel movimento è stato coinvolto anche un vescovo ausiliare.

 

Queste benedizioni non hanno valore come spiega la CDF nel suo documento, perché vanno contro la volontà di Dio.

 

La Chiesa continuerà a lasciarele diffondersi?

 

In ogni caso, questo non è certo il modo per aiutare le persone coinvolte.

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

Immagine di Philcotof via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

 

 

 

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Mons. Viganò: dichiarazione a proposito delle «benedizioni» di coppie omosessuali celebrate in Belgio

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Renovatio 21 pubblica questa dichiarazione di Monsignor Carlo Maria Viganò. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

DICHIARAZIONE

di S.E. Carlo Maria Viganò

a proposito delle «benedizioni» di coppie omosessuali

celebrate in Belgio

 

 

Con grande scandalo per la salvezza delle anime e per l’onore della Chiesa di Cristo, la Conferenza Episcopale del Belgio ha approvato e pubblicato un rito di «benedizione» delle unioni omosessuali, contravvenendo sfrontatamente all’insegnamento immutabile del Magistero Cattolico, che considera tali unioni «intrinsecamente perverse» e che, come tali, non solo non le può benedire, ma deve anzi condannarle come contrarie alla Morale naturale.

 

La base ideologica di questo rito sacrilego viene indicata nelle parole subdolamente ingannatrici di Amoris Lætitia, secondo cui «ogni persona, a prescindere dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto». 

 

Il processo di dissoluzione dottrinale e morale portato avanti dalla setta bergogliana prosegue inarrestabile, incurante del disorientamento che esso provoca nei fedeli e dei danni incalcolabili che arreca alle anime. 

 

È ormai evidente, oltre ogni dubbio, l’assoluta inconciliabilità tra l’insegnamento del Vangelo e le deviazioni di questi eretici, i quali abusano del proprio potere e dell’autorità di Pastori per lo scopo opposto a quello per cui Cristo ha istituito la Sacra Gerarchia nella Chiesa.

 

Ed è ancor più evidente il perverso gioco delle parti che assegna a chi siede in Roma la formulazione di principi eterodossi in contrasto con la dottrina cattolica e ai suoi complici nelle Diocesi la loro scandalosa applicazione, nell’infernale tentativo di scardinare la Morale per obbedire allo spirito del mondo. 

 

I vergognosi eccessi di alcuni esponenti della Gerarchia trovano la propria origine in un piano deliberato e voluto dall’alto, che grazie al percorso sinodale vuole rendere autonomo l’Episcopato ribelle nel propagandare errori di Fede e di Morale, mentre con autoritarismo impedisce ai Vescovi fedeli di proclamare la Verità di Cristo. 

 

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

21 Settembre 2022

Matthæi Apostoli et Evangelistæ

Feria Quarta Quattuor Temporum Septembris

 

 

 

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Pazienti non curati perché transfobici?

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Ai medici e alle scuole di medicina vengono fornite linee guida dettagliate per soddisfare le esigenze degli studenti di medicina transgender e di genere diverso.

 

Ad esempio, la Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania è orgogliosa di essere «una comunità inclusiva, accogliente, rispettosa e di reciproco sostegno». Il personale deve utilizzare i pronomi trans, deve rispettare l’abbigliamento e l’aspetto degli studenti, non deve praticare stereotipi di genere, non deve vendicarsi, ecc.

 

Niente nelle linee guida della Perelman School consiglia ai pazienti come dovrebbero reagire agli studenti transgender.

 

Un recente articolo su The Lancet di uno studente e un membro della facoltà della Harvard Medical School affronta questo problema. La sua mossa di apertura è una situazione vissuta da uno degli autori:

 

«”Indossa un vestito? Gli uomini non dovrebbero indossare vestiti”. È stato il primo commento di un paziente durante i turni mattutini… Quando il paziente ha iniziato a chiedere se lo studente fosse “realmente” un uomo, il medico curante ha parlato per dire che il comportamento del paziente era inappropriato e non sarebbe stato tollerato».

 

«Il medico curante ha quindi condotto il team fuori dalla stanza del paziente. L’aspetto insolito di questo incidente non erano i commenti transfobici del paziente o la cancellazione del TGD, ma piuttosto la risposta del medico curante. Era pronto a intervenire come un alleato reattivo».

 

Gli autori dell’articolo su The Lancet hanno spiegato chiaramente come il personale dovrebbe rispondere alle esigenze degli studenti transgender, una questione sempre più importante, se, come affermano, l’1,2% degli studenti di medicina del primo anno sono transgender.

 

Tuttavia, l’aneddoto di apertura è l’unica volta in cui l’articolo allude alle reazioni dei pazienti. In questo caso, il paziente è stato rimproverato di essere transfobico. I pazienti dovrebbero essere informati sulla loro transfobia? Cosa succede se persistono nel loro pregiudizio? Dovrebbe essere loro negato il trattamento o detto di andare in un altro ospedale?

 

Il problema non è nuovo. Gli operatori sanitari di razza o background etnici diversi devono far fronte al razzismo. All’inizio di quest’anno un ospedale britannico ha lanciato una campagna «cartellino rosso al razzismo». Dopo un avvertimento verbale e un «cartellino giallo», i pazienti vocalmente razzisti ricevono un “cartellino rosso” e il trattamento viene sospeso.

 

L’etico medico Daniel Sokol ha commentato sul BMJ che la tolleranza zero potrebbe non essere sempre la strategia migliore. 

 

«Il dovere del Consiglio medico generale di fare della cura del paziente la prima preoccupazione non è assoluto e dovrebbe essere bilanciato con i diritti morali e occupazionali del medico per essere libero dal razzismo sul posto di lavoro. Tuttavia, il comportamento razzista di un paziente non dovrebbe portare automaticamente a una sanzione o all’abbandono in un momento di necessità medica».

 

 

Michael Cook

 

 

 

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