Geopolitica
Orban: Bruxelles vuole la guerra per imporre un debito comune e prendersi ancor più potere
Il primo ministro ungherese Vittorio Orban ha pubblicato su X ulteriori spietate analisi di quanto sta accadendo in Europa, con il rischio di una guerra totale che incombe tra i Paesi NATO/UE e la Federazione Russa.
Con grande franchezza, Orban delinea quali sono i veri motivi dietro alla spinta bellicista di Brusselle.
«Bruxelles vuole la guerra per imporre un debito comune e acquisire più potere, privando di competenze gli Stati membri» scrive il premier magiaro. «L’industria bellica vuole la guerra per profitto. Nel frattempo, potenti lobby vogliono sfruttare la guerra per espandere la propria influenza. Alla fine, ognuno cerca di cucinare il proprio pasto su questo fuoco».
Brussels wants war to impose a common debt and seize more power, stripping competences from the member states. The arms industry wants war for profit. Meanwhile, powerful lobbies want to exploit war to expand their influence. In the end, everyone is trying to cook their own meal… pic.twitter.com/9GPzyH5SCS
— Orbán Viktor (@PM_ViktorOrban) October 2, 2025
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«La nostra posizione è chiara: l’Ungheria continuerà a battersi per la pace e la sovranità» ribadisce Orban.
Vengono in mente le recenti parole di uno scritto del filosofo e analista geopolitico russo Alessandro Dugin, che parla di una «enorme, fondamentale guerra che sarà combattuta per la ridistribuzione della sovranità reale tra le forze che oggi vengono demarcate».
Orban ha continuato con un ulteriore messaggio su X che descrive la strategia profonda, perversa e assassina, della stanza degli eurobottoni.
«Bruxelles ha scelto una strategia volta a logorare la Russia attraverso una guerra senza fine. Ciò significa investire miliardi in Ucraina, sacrificare l’economia europea e mandare centinaia di migliaia di persone a morire al fronte. L’Ungheria rifiuta questa strategia. L’Europa deve negoziare la pace, non perseguire una guerra senza fine».
Brussels has chosen a strategy of wearing Russia down through endless war. This means pouring billions into Ukraine, sacrificing Europe’s economy, and sending hundreds of thousands to die at the front.
❌ Hungary rejects this. Europe must negotiate for peace, not pursue endless… pic.twitter.com/iA5LmpuDLI
— Orbán Viktor (@PM_ViktorOrban) October 2, 2025
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Come riportato da Renovatio 21, Orban in questi giorni sta aumentando i suoi allarmi. Poche ore fa aveva parlato dei leader UE «che vogliono andare in guerra» contro Mosca, promettendo di combattere i «burocrati guerrafondai» di Bruxelles.
Orban crede altresì che l’Europa potrebbe essere diretta verso il collasso, schiacciata dal piano di bilancio UE.
Il ministro degli Esteri magiaro Pietro Szijjarto ha dichiarato ad agosto che l’Unione Europea sta tentando di rovesciare i governi di Ungheria, Slovacchia e Serbia perché danno priorità agli interessi nazionali rispetto all’allineamento con Bruxelles.
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Immagine da Twitter
Geopolitica
Trump: le difese della Groenlandia sono «due slitte trainate da cani»
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Geopolitica
Trump lancia un ultimatum a Cuba
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che Cuba non riceverà più né petrolio né denaro dal Venezuela, esortando l’isola a concludere un accordo con Washington «prima che sia troppo tardi».
Cuba, storico alleato del Venezuela e tra i principali destinatari del suo petrolio a prezzi agevolati, non riceve più forniture dal paese OPEC a partire dai primi giorni di gennaio. Secondo i dati sulle spedizioni, da quando il presidente Nicolás Maduro è stato catturato dalle forze statunitensi, nessun carico di greggio è più partito dai porti venezuelani diretti verso l’isola, in seguito al blocco delle consegne imposto dagli Stati Uniti.
«NON CI SARANNO PIÙ PETROLIO O DENARO A CUBA – ZERO!» ha scritto Trump domenica sulla sua piattaforma Truth Social, precisando che «Cuba ha vissuto, per molti anni, grazie a grandi quantità di PETROLIO e DENARO provenienti dal Venezuela».
«Suggerisco vivamente di raggiungere un accordo, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI», ha aggiunto.
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Nel corso del raid statunitense di inizio mese, decine di membri delle forze di sicurezza venezuelane e cubane sono rimasti uccisi. In quell’occasione Trump aveva dichiarato che Cuba era «pronta a cadere», sottolineando la gravissima crisi economica che attanaglia l’isola e avvertendo che l’Avana difficilmente sarebbe sopravvissuta senza le forniture di petrolio venezuelano a condizioni di favore.
Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha respinto con fermezza la minaccia di Trump, sostenendo che Washington non possiede alcuna legittimità morale per imporre accordi all’Avana. «Cuba è una nazione libera, indipendente e sovrana. Nessuno ci detta cosa fare», ha scritto Díaz-Canel domenica su X, aggiungendo che l’isola subisce attacchi statunitensi da decenni e che saprà difendersi se necessario.
Intanto, tra Caracas e Washington è in corso di definizione un accordo del valore di 2 miliardi di dollari, in virtù del quale il Venezuela fornirà agli Stati Uniti fino a 50 milioni di barili di greggio; i relativi proventi verranno depositati in conti sotto il controllo del Tesoro americano.
Diversi alti esponenti dell’amministrazione Trump, tra cui il segretario di Stato Marco Rubio, ritengono che l’intervento statunitense in Venezuela possa precipitare Cuba in una situazione di collasso. Nelle ultime settimane la retorica americana nei confronti dell’Avana si è fatta via via più dura.
Gli Stati Uniti mantengono un embargo commerciale totale sull’isola caraibica dagli anni Sessanta. Se le presidenze Obama e Biden avevano introdotto misure di normalizzazione dei rapporti, Trump ha invece reintrodotto Cuba nella lista americana degli stati sponsor del terrorismo.
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Geopolitica
Trump: «Zelens’kyj non aveva carte fin dal primo giorno»
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