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Nauru, il terzo Paese più piccolo del mondo, cambia nome

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Il Paese insulare di Nauru, nell’Oceano Pacifico, ha mutato la propria denominazione in Repubblica di Naoero, come annunciato dal presidente, allineandola all’ortografia e alla pronuncia della lingua nazionale. Lo comunica l’agenzia Associated Press.

 

Il codice internazionale del Paese passerà da NRU a NRO e i suoi abitanti saranno denominati dei-Naoero anziché Nauruan.

 

La decisione riporterebbe la remota nazione insulare del Pacifico meridionale al suo nome tradizionale, secondo quanto indicato in un comunicato pubblicato giovedì sull’account Facebook del governo. Il Paese era divenuto noto a livello internazionale come Nauru soltanto perché il suo nome locale risultava difficile da pronunciare per gli stranieri e si trattava di una questione di praticità piuttosto che di una scelta deliberata, secondo una precedente dichiarazione governativa.

 

«Questa proposta di modifica mira a onorare in modo più fedele il patrimonio, la lingua e l’identità della nostra nazione», ha dichiarato il presidente David Adeang quando ha illustrato la proposta al Parlamento a gennaio. L’emendamento costituzionale suggerito è stato approvato dai legislatori nei due turni di votazione previsti, sebbene non sia stato immediatamente chiaro se il documento sia stato formalmente modificato.

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Con 12.000 abitanti, Nauru è il terzo Paese più piccolo al mondo per popolazione, dopo Tuvalu e Città del Vaticano. Il minuscolo atollo di calcare corallino fu colonizzato dalla Germania e in seguito amministrato dall’Australia prima di diventare una repubblica indipendente nel 1968.

 

L’isola ha attraversato fasi turbolente: l’estrazione di fosfati ha generato enormi ricchezze negli anni Settanta, prima che il settore crollasse, spingendo Nauru sull’orlo della rovina economica negli anni Novanta.

 

Oggi il Paese figura tra i più esposti al mondo all’innalzamento del livello del mare , circostanza che ha indotto il governo a ricercare investimenti esteri attraverso un programma di cittadinanza a pagamento, concepito per finanziare il trasferimento di persone e infrastrutture lontano dall’oceano in avanzata, scrive AP.

 

Il cambio di nome segnala «l’inizio di un rinnovato orgoglio nazionale», ha dichiarato Adeang nel suo ultimo annuncio. Quando il suo governo votò per la modifica a maggio, il presidente annunciò un referendum per confermarla.

 

Nella dichiarazione rilasciata la settimana scorsa, il governo ha affermato che, dopo «ampie discussioni», i legislatori avevano stabilito che non era necessario un voto popolare. «Sebbene un referendum abbia lo scopo di determinare la volontà del popolo, il nome Naoero non è mai andato perduto, ma è in attesa di essere pienamente adottato», si legge nella dichiarazione.

 

Tale denominazione «costituisce già l’identità del popolo, è presente sullo stemma nazionale e viene pronunciata nella comunità; e, cosa importante, è consentita dalla Costituzione», ha aggiunto.

 

La decisione del Nauru comporterà il cambio di nome degli aerei e delle navi nazionali. Il governo si stava già adoperando affinché altri Paesi e istituzioni internazionali riconoscessero tale cambiamento, si legge nella dichiarazione.

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Il sito web delle Nazioni Unite riporta il nome del Paese con la sua nuova denominazione, precisando che il governo ne aveva richiesto il cambio a giugno. Anche i ministeri degli esteri di Australia e Nuova Zelanda, così come le ambasciate di Stati Uniti e Cina nella regione, si riferiscono al Paese come Naoero sui rispettivi siti web.

 

Con questa iniziativa, il Paese si conferma l’ultimo a segnalare un allontanamento dal proprio passato coloniale attraverso un cambio di nome. Il piccolo regno africano dell’Eswatini è tornato al suo nome storico, precedentemente noto come Swaziland, nel 2018. Altri Paesi hanno cercato di attuare questo cambiamento come una forma di rebranding, come ha fatto la Turchia quando, nel 2022, Ankara ha chiesto alle Nazioni Unite di poter iniziare a chiamare il Paese Türkiye, nome che la nazione utilizzava da lungo tempo in patria.

 

Lo stessa dicasi per Kiev che ora vuole farsi chiamare «Kyiv». Cambiamenti del genere hanno investito l’India a cavallo tra gli anni Novanta e i Duemila, che ha dato il peggio di sé storpiando nomi coloniali e cancellano toponimi con una storia millenaria: Bombay («buona baia» in portoghese) è divenuta orrendamente «Mumbai», Calcutta si è trasformata in «Kolkata» (ma perché?), Bangalore con nessuna fantasia è ora «Bengaluru», e la città antichissima dove morì martire San Tommaso Apostolo, Madras, adesso bisognerebbe chiamarla «Chennai».

 

Altri luoghi, come la città di Livingstone in Zambia, è riuscita a sopravvivere alla foga decolonialista: unico luogo a conservare un nome inglese (quello del famoso esploratore del «il dottor Livingstone, suppongo») dopo l’ondata di cambi dopo l’indipendenza del Paese africano, grazie allo storico presidente zambiano Kenneth Kaunda (KK) riuscì ad evitare di essere ribattezzata Maramba.

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 Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

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Ex soldato israeliano e attivista cristiano vengono alle mani

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Durante la puntata di lunedì del podcast «Digital Social Hour», Dennis Feitosa, ex candidato repubblicano al Congresso in California e recentemente sconfitto alle elezioni, è quasi venuto alle mani con un altro ospite, l’ex soldato delle Forze di Difesa Israeliane Yoseph Haddad. Lo riporta  AlexLonesLive.   La discussione è degenerata in violenza dopo che lo Haddad, un cristiano ortodosso arabo-israeliano, avrebbe difeso i bombardamenti militari israeliani sulle scuole.   Un video girato dietro le quinte del podcast mostrava ilFeitosa che urlava contro lo Haddad, alzandosi in piedi e dicendo: «Stai zitto, mostro genocida! Sei un fottuto mostro genocida. Stai zitto, cazzo.»  

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Nel frattempo, anche lo Haddaddo urlava: «Sei un codardo assoluto e non sei capace di fare un bel niente!»   Mentre la tensione saliva, il Feitosa ha afferrato la mano che l’israeliano stava agitando e loHaddad lo tirò giù per la nuca prima che i due venissero separati.   Mentre le persone presenti in studio separavano i due uomini, Haddad minacciò Feitosa dicendogli che lo avrebbe preso a pugni in testa, a pugni in faccia e poi sarebbe andato a piangere dalla madre.   L’ex soldato delle Forze di Difesa Israeliane ha poi cercato di provocare un giovane presente in studio, spingendolo a uscire e a battersi.   In altri video si vede il caos che si riversava all’esterno, con lo Haddad che afferrava delle pietre da una fioriera nel parcheggio dello studio e Feitosa trattenuta da due guardie di sicurezza.  

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Il Feitosa si è precipitato oltre la sicurezza e ha cercato di afferrare lo Haddad, ma è stato prontamente scaraventato a terra, dove il soldato in pensione si è unito alla colluttazione colpendolo con un pugno allo stomaco.   Haddad iniziò quindi a definire Feitosa un «neonazista», provocando la reazione del candidato al Congresso: «Io sarei un neonazista? Tu uccidi i bambini, fottuto perdente!».   Alcuni utenti di internet hanno accusato l’attivista israeliano di essersi nascosto dietro la sua scorta mentre si atteggiava a duro e si sottraeva a uno scontro leale col Feitosa, mentre altri hanno detto che il Feitosa fosse squilibrato e violento.   In seguito, lo Haddad ha pubblicato un video in cui lo si vede uscire da una stazione di polizia dopo aver sporto denuncia per aggressione.

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Squadra di artificieri disinnesca oggetto sospetto: ma è solo una «pompa elettronica per il sesso»

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Un oggetto sospetto abbandonato all’esterno di una caserma dei pompieri nella capitale americana Washington ha interrotto la circolazione nell’ora di punta e ha reso necessario l’intervento degli artificieri, prima di risultare un sex toy, cioè un vibratore.

 

Mercoledì mattina, verso le 7, le forze di polizia sono arrivate alla caserma dei vigili del fuoco e dei servizi di emergenza medica di Washington situata in Wisconsin Avenue, nel quartiere di Tenleytown, dopo la segnalazione di un apparecchio elettronico sospetto con cavi a vista lasciato fuori dall’edificio.

 

Chi ha depositato l’oggetto all’esterno della struttura avrebbe dialogato con un dipendente prima di abbandonare il dispositivo e allontanarsi.

 

Il traffico nella zona è stato interrotto, provocando rallentamenti nell’ora di punta del mattino, mentre la squadra artificieri della polizia ispezionava l’oggetto.

 

Un verbale della polizia ha classificato il dispositivo come una «pompa elettronica portatile per il sesso».

 

L’area è stata liberata intorno alle 9 del mattino. Le autorità brancolano nel buio: persona che ha lasciato il dispositivo fuori dalla caserma non è stata identificata.

 


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Renovatio 21 ammette di non sapere cosa sia una «pompa elettronica portatile per il sesso», tuttavia, vedendo che la stampa locale lo chiama «blowbot» qualche idea ci sta venendo («blow» è il termine gergale americano per definire la fellatio), anche se nella nostra ingenuità non riusciamo a figurarci come funzione, né come una persona sana di mente possa desiderare di infilarvisi.

 

La tentazione era dapprima quella di pensare che si trattasse finalmente della concrezione commerciale dell’«incursore anale» immaginato nel capolavoro della cinematografia demenziale Top Secret! (1984), un classico che ha cresciuto, con infinite repliche sulle reti berlusconiane, tanta parte della Generazione X italiana.

 

 

Va notato come poi gli ufficiali della Stasi (così simile alla Gestapo…) che avevano catturato il protagonista, cantante in tourné nella DDR (interpretato dal defunto Val Kilmer), lo abbiano poi informato che l’uso del fantomatico attrezzo avrebbe ucciso l’agente del musicista, che epperò sarebbe morto con il sorriso stampato in faccia.

 

L’abbandono di oggetti sessuali sta diventando in USA un fenomeno sempre più molesto.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato diverse partite di basket professionistico femminile sono state interrotte dopo che sono stati lanciati variopinti falli finti sui campi di giuoco, lasciando giocatrici e allenatori frustrati e tifosi perplessi.

 


 

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Squilibrato si butta con paracadute fittizio dal ponte di Broccolino

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Domenica pomeriggio un uomo di 44 anni, in evidente istato di squilibrio e completamente ignudo, si è gettato dalla sommità del ponte di Broccolino davanti a passanti sbalorditi e, secondo la polizia e un video sorprendente, è miracolosamente sopravvissuto. Lo riporta il New York Post.   Secondo fonti del tabloide nella polizia neoeboracena, l’individuo ha sistemato diverse bandiere in cima al ponte e si è «svestito» dopo essersi arrampicato sulla torre nord, sul lato di Manhattan dell’iconico ponte, intorno alle 14:30.   L’unità di pronto intervento della polizia di Nuova York ha tentato di persuaderlo a scendere, ma lui si è lanciato nel vuoto.   Un filmato circolante in rete mostra l’uomo che, mentre precipitava in acqua, sembrava tenere sopra la testa un pezzo di stoffa o una borsa come un paracadute improvvisato.  

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Grazie alla prontezza di riflessi, gli agenti dell’unità portuale hanno tratto in salvo l’uomo dall’East River. Una delle bandiere era quella kazaka, e un’altra era una coperta con delle scritte casuali, anche se, secondo alcune fonti, non è immediatamente chiaro cosa dicessero. È stato trasportato all’ospedale NYC Health+Hospitals Bellevue, dove le sue condizioni sono state giudicate stabili.   Le due torri di sospensione del ponte sono alte circa 85 metri   L’episodio si verifica a meno di un mese da un altro caso, in cui una donna in preda alla disperazione è stata eroicamente salvata dagli agenti della polizia neoeboracena mentre era sospesa sui cavi d’acciaio del ponte di Broccolino.   La donna, che secondo alcune fonti aveva una storia di problemi di salute mentale, è rimasta sul ponte sospeso sopra la carreggiata per oltre un’ora mentre gli agenti cercavano di convincerla a scendere. In America esiste per i casi di persone esasperate dal traffico bloccato causa aspirante suicida dal ponte un termine specifico: «suicide baiting» (o «baiting crowd»). Si tratta della situazione in cui le persone, che non ne possono più di attendere in fila, iniziano a chiedere all’aspirante suicida di suicidarsi davvero, buttandosi.

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Il primo studio sistematico – The Baiting Crowd in Episodes of Threatened Suicide – è dello psicologo Leon Mann (1981), che esaminò 21 casi in cui una folla era presente mentre una persona in stato di crisi minacciava di lanciarsi da un edifizio, un ponte o una torre: in 10 di questi casi (quasi la metà) si verificarono episodi di incitamento a saltare.   Un secondo studio più ampio della criminologa Amy Sariti Kamerdze et al., che ha replicato ed esteso la ricerca del Mann, ha analizzato 152 casi documentati dalla stampa e trovato che su 59 persone che alla fine si sono lanciate, il 45,8% era stato bersaglio di scherni da parte della folla, mentre il 54,2% no; su 93 persone che invece non si sono lanciate, il 54,8% era stato scherzato e il 45,2% no.   Tale dato è interessante perché mostra che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, statisticamente l’incitamento («baiting») non risulta chiaramente collegato a un aumento delle probabilità che la persona si lanci davvero.   Gli studiosi hanno spiegato il fenomeno soprattutto con la teoria della deindividuazione: un senso di anonimato che cresce con la grandezza del gruppo, riducendo l’autoconsapevolezza individuale — più il gruppo è numeroso, più aumentano le probabilità che qualcuno nella folla inciti la vittima, creando un «modello» che altri poi seguono. Il secondo studio ha aggiunto un’altra spiegazione: il comportamento di incitamento era significativamente più probabile quando marciapiedi e passaggi pedonali venivano transennati e strade o ponti chiusi al traffico — cioè quando la folla stessa si sentiva bloccata e frustrata dalla situazione.   Al contrario, in quasi tutti i casi (92%) la persona in crisi ha comunque portato a termine il gesto minacciato, ma comportamenti di aiuto spontaneo (tentativi di dissuasione) sono comunque comparsi nell’88% dei casi.   Si tratta quindi di un fenomeno raro ma documentato, e non di una leggenda metropolitana.

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