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Mons. Viganò: «la Santa Sede stessa è ora lo strumento istituzionale degli eretici che la hanno occupata»

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Renovatio 21 pubblica la traduzione dell’intervista rilasciata da monsignor Carlo Maria Viganò alla testata statunitense Catholic Family News.

 

Nella sua nuova dichiarazione (qui), Lei distingue la «Chiesa conciliare» dalla Chiesa cattolica in modo tale da affermare che ci sono «due Chiese, certamente», mentre in passato (qui) ha affermato che: «Ovviamente non ci sono due Chiese, cosa che sarebbe impossibile, blasfema ed eretica». Sembra quindi che la sua posizione sia cambiata. Ora ritiene che la «Chiesa conciliare» sia completamente separata dalla Chiesa cattolica, piuttosto che una setta sovversiva che esiste all’interno della vera Chiesa?

La mia posizione non è cambiata: vi è una sola vera Chiesa, ed è la Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Ma vi sono di fatto due realtà sovrapposte, per così dire, di cui una è la vera Chiesa, appunto; e l’altra è la falsa chiesa, la deep church. Se presta attenzione, nella mia dichiarazione J’accuse ho espressamente scritto «two churches» con l’iniziale minuscola, a sottolineare l’anomalia di questa compresenza.

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Cosa c’è di nuovo in questa setta rispetto alle altre che nel corso della storia hanno messo in discussione i dogmi della Chiesa?

La Chiesa si è confrontata con mille eresie nel corso dei secoli. Gli eretici sostenevano di avere «scoperto» la vera dottrina e accusavano la Chiesa di aver errato, sottraendosi alla sua autorità. La Chiesa, dal canto suo, condannava l’eresia e gli eretici erano allontanati dal corpo ecclesiale. Continuavano a fare danni, ma almeno era chiara la loro separazione dalla Chiesa Cattolica e i fedeli si tenevano lontano da essi.

 

Questa volta invece abbiamo degli eretici (e apostati) i quali sapevano che se si fossero separati dalla Chiesa di Roma, avrebbero fatto la fine miserabile di tutti gli eresiarchi. Si sono perciò organizzati per essere loro al vertice della Chiesa, così da poter promulgare l’eresia dal Soglio di Pietro imponendola come verità da credersi in forza dell’autorità del Romano Pontefice; e per poter mettere a tacere con sanzioni canoniche e scomuniche ogni voce di dissenso, e allo stesso tempo usare i pulpiti, le cattedre, i seminari e gli atenei per diffondere sistematicamente l’errore.

 

In precedenza ci si poteva rivolgere alla Santa Sede per dirimere questioni dottrinali e disciplinari, mentre oggi è la Santa Sede stessa che è lo strumento istituzionale degli eretici che la hanno occupata.

 

Come avviene nel mondo civile, dinanzi a palesi violazioni della Legge da parte dell’autorità, è impossibile ottenere giustizia da quella stessa autorità corrotta, che si avvale proprio della complicità di tutti gli organi amministrativi e giudiziari che rendono possibile la sua azione.

In teoria, quell’autorità è usurpata e nulla, ma di fatto, essa agisce indisturbata. Occorre prendere atto dell’usurpazione della Sede Apostolica – che non è meramente vacante, ma occupata – per porre fine ad una gravissima situazione; senza dimenticare che l’illegittimità di Bergoglio comporta anche la nullità di tutti gli atti di governo e di magistero da lui compiuti, cancellando undici anni di errori e di orrori.

 

Chi riconosce come valida e legittima quell’autorità o lo fa perché è suo complice e non vuole essere scoperto nel proprio tradimento, o perché non vuole accettare le conseguenze necessarie che ne derivano: prima fra tutte, prendere atto che questo colpo di stato è iniziato con il Concilio Vaticano II.

 

Ammettere di essere caduti in un inganno terribile richiede anzitutto umiltà, e sinora nessuno tra Cardinali e Vescovi ha avuto il coraggio di riconoscere che la Chiesa Cattolica è stata ostaggio di eretici per decenni, e che questi eretici l’hanno umiliata e screditata dinanzi al mondo proprio per toglierle autorevolezza.

 

Tutto questo risponde ad uno schema preciso?

Certamente! Il modus operandi è lo stesso che la massoneria utilizza per delegittimare i governi e appropriarsi della sovranità nazionale. Prima le logge minano la formazione professionale e morale della futura classe dirigente; poi corrompono questi politici in gran parte incompetenti, facendo sì che i loro scandali screditino la politica e le istituzioni che presiedono; poi additano la corruzione della politica e delle istituzioni per privatizzare i servizi pubblici, con enormi profitti; e alla fine assumono i politici corrotti nelle loro aziende o fondazioni per continuare a manovrarli.

 

Anche nella Chiesa Cattolica la corruzione morale e la formazione ereticale del Clero sono state strumentali all’accettazione dei cambiamenti in materia dottrinale, morale e liturgica. Ma una volta che il vincolo di complicità che lega indissolubilmente il deep state e la deep church sarà portato alla luce, l’orrore che circonderà questi criminali sarà tale da costituire una vera e propria Apocalisse, nel senso etimologico del termine, ossia «svelamento», «rivelazione».

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Lei ha spesso creato un parallelo tra quanto avviene nel mondo civile e nella Chiesa.

Nella sfera civile stiamo assistendo ad un colpo di Stato organizzato da una lobby eversiva, nel quale i capi di governo, i ministri e i funzionari dello Stato che dovrebbero essere i rappresentanti dei cittadini agiscono contro l’interesse dei popoli a vantaggio della lobby che li ha designati.

 

Sono funzionari statali? Sì. Sono traditori? Sì. Non dovrebbero esserlo, in un mondo normale, ma di fatto chi ricopre l’autorità nello Stato è quasi ovunque asservito a una forza nemica che vi si è infiltrata per usarlo a proprio vantaggio e distruggerlo. Sono due stati? No: uno è lo Stato, l’altro è il deep state, la sua contraffazione, che proprio in quanto tale riesce ad agire e a farsi obbedire.

 

Ci troviamo dinanzi alla medesima situazione nella sfera ecclesiastica. La stessa lobby massonica che da oltre due secoli demolisce sistematicamente i governi civili, è riuscita a penetrare nella Chiesa Cattolica, a farvi nominare i propri emissari, ad eliminare progressivamente ogni opposizione interna e a imporre una serie di cambiamenti radicali che sovvertono l’insegnamento magisteriale di duemila anni.

 

Lo scopo di queste quinte colonne è stato quello di appropriarsi dell’autorità della Chiesa per demolirla dall’interno, usando la forza della legge per lo scopo opposto a quello che la legittima. Sono due chiese? certo che no: una è la vera Chiesa, l’altra è la deep church, ossia la sua contraffazione, la controchiesa, l’anti-chiesa dell’Anticristo.

 

L’Arcivescovo Fulton Sheen scrisse: «il Falso Profeta avrà una religione senza croce. Una religione senza un mondo a venire. Una religione per distruggere le religioni. Ci sarà una chiesa contraffatta. La Chiesa di Cristo [la Chiesa cattolica] sarà una. E il falso profeta ne creerà un’altra. La falsa chiesa sarà mondana, ecumenica e globale. Sarà una federazione di chiese. E le religioni formeranno un certo tipo di associazione globale. Un parlamento mondiale delle chiese. Sarà svuotato di ogni contenuto divino e sarà il corpo mistico dell’Anticristo. Il corpo mistico sulla terra oggi avrà il suo Giuda Iscariota, e sarà il falso profeta. Satana lo assumerà tra i nostri vescovi».

 

Ma la deep church non si manifesta ufficialmente come tale, perché perderebbe immediatamente il proprio potere sui fedeli. Il suo scopo è di far accettare non tanto e non solo questo o quel cambiamento di dottrina, di morale, di liturgia, ma il cambiamento in sé, ossia l’idea di una rivoluzione permanente secondo cui l’insegnamento della Chiesa deve mutare e addirittura contraddirsi a seconda delle epoche e dei contesti.

 

Una volta che la deep church è riuscita a far accettare questo principio, essa può agire su tutti i fronti, contraddicendo ciò che la Chiesa ha insegnato fino al Vaticano II.

 

I fedeli e i chierici che non conoscono questo inganno continuano ad appartenere alla Chiesa Cattolica, ovviamente, così come sarebbero appartenuti alla Chiesa di cent’anni fa. Quelli invece che si considerano membri della «chiesa conciliare», cent’anni fa sarebbero stati condannati come eretici, e quindi non si possono considerare nemmeno oggi come in comunione con la Chiesa Cattolica.

 

Il paradosso è che il capo della chiesa conciliare, che è eretico e apostata, possa essere considerato anche Pontefice della Santa Chiesa Cattolica Romana, e usurpare a Nostro Signore la voce della Sua Sposa per disonorare lei e Gesù Cristo stesso.

 

Anche in questo caso abbiamo una sovrapposizione delle due entità – Chiesa e anti-chiesa – in una medesima Gerarchia, ed è questo che costituisce il «colpo da maestro di Satana» che mons. Lefebvre denunciò sin dal principio.

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Nella sua nuova dichiarazione (qui) lei afferma che «la Gerarchia conciliare… appartiene a un’altra entità e quindi non rappresenta la vera Chiesa di Cristo», mentre in passato (qui) ha parlato della «compresenza di due entità in Roma: la Chiesa di Cristo è occupata ed eclissata dalla compagine modernista conciliare, la quale si è imposta nella stessa gerarchia ed usa l’autorità dei suoi Ministri per prevalere sulla Sposa di Cristo e Madre nostra». Lei ora ritiene che la «gerarchia conciliare» sia completamente separata dalla Chiesa cattolica? Inoltre, chi considera parte della «Gerarchia conciliare»?

La «chiesa conciliare» è dottrinalmente, moralmente e liturgicamente separata dalla Chiesa Cattolica, ma allo stesso tempo la sua gerarchia si definisce cattolica, e come tale pretende obbedienza dai fedeli della vera Chiesa. Questa gerarchia non rappresenta la vera Chiesa di Cristo, ma pretende di rappresentarla, perché se si separasse ufficialmente da essa non potrebbe più avvalersi dell’autorità e dell’autorevolezza della vera Chiesa e dovrebbe agire come qualsiasi setta eretica.

 

Il Modernismo, seguendo la strategia tipica delle sette massoniche, ha insegnato ai propri emissari a nascondersi, per arrivare indisturbati ai posti di comando. San Pio X, con un’organizzazione ferrea e avvalendosi di fedeli collaboratori, riuscì ad estirpare questa «cloaca di tutte le eresie», ma essa riprese vigore non appena il sistema di difesa voluto dal Santo Pontefice venne prima depotenziato per ingenuità e poi deliberatamente cancellato da chi allora deplorava i «profeti di sventura» come oggi si bollano i «complottisti».

 

Lo scopo è lo stesso di chi ha ispirato e finanziato il pacifismo: far disarmare l’avversario per poterlo conquistare senza che opponga resistenza. Il nemico ha potuto infatti appropriarsi di tutte le roccaforti che la Gerarchia ha lasciato colpevolmente sguarnite.

 

L’ultima roccaforte ancora rimasta dopo il postconcilio – quella della sacralità della vita – è oggi messa in grave pericolo dalla presenza di notori abortisti neomalthusiani tra i membri della Pontificia Accademia per la Vita (che hanno ricoperto o ricoprono ancor oggi ruoli di rilievo in organizzazioni apertamente ostili alla Chiesa Cattolica) e dalla ammissione alla Comunione di governanti favorevoli all’aborto – pensiamo ad esempio a Joe Biden e a Nancy Pelosi.

 

Il vergognoso silenzio della Gerarchia americana e della stessa Santa Sede sull’inserimento dei movimenti pro life da parte dell’Amministrazione Biden tra le organizzazioni terroristiche ci lascia inorriditi.

 

Il problema non è dunque se noi siamo nella Chiesa, ma piuttosto se sono parte della Chiesa coloro che usurpano la sua autorità per demolire la Chiesa. Sono loro a dover essere cacciati, e non noi a dovercene andare!

 

Costoro non sono parte della Chiesa di cui ne hanno usurpato l’autorità; pertanto non sono legittimati a fare ciò che fanno e non possono in alcun modo pretendere l’obbedienza dai fedeli.

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Spirito

«Assunzione, rigenerazione, garanzia della nostra stessa risurrezione»: Omelia di mons. Viganò nella festa dell’Assunta

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Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò nella festa dell’Assunzione della Vergine Maria

 

TU HONORIFICENTIA POPULI NOSTRI

Omelia nell’Assunzione della Beatissima Vergine Maria

   

Signum magnum apparuit in cælo:

mulier amicta sole, et luna sub pedibus ejus.

Un segno grande apparve nel cielo:

una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi.

Ap 12, 1

In questo giorno santo in cui la Chiesa — quella di sempre, non quella schiava del mondo, che ha creduto di poter riscrivere anche la lode dovuta alla Madre di Dio — innalza il suo canto dinanzi al mistero dell’Assunzione, permettetemi di condurvi non a una pia commozione passeggera, ma a quella roccia di dottrina sicura su cui i Padri, i Dottori e i Sommi Pontefici hanno edificato, per secoli, la nostra certezza.
 
Non fu un sentimento pio, non fu un’immaginazione consolatoria a generare questa festa che l’Oriente conosceva già come Dormizione fin dal V secolo, e che Roma stessa solennizzò per mano dei Pontefici Sergio I e Leone IV. Fu la logica stessa della Fede, quella logica che San Giovanni Damasceno seppe esprimere con vigore ineguagliato:
 
«Era necessario che colei, che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità, conservasse anche senza corruzione il suo corpo dopo la morte». (1)
 
Oportebat: era necessario, era conveniente. Non capriccio della pietà, ma necessità della ragione illuminata dalla Fede, la medesima che oggi taluni, gonfi di scienza e vuoti di sapienza, vorrebbero degradare a mito o a simbolo.

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A questa voce si uniscono, concordi attraverso i secoli, San Germano di Costantinopoli e l’antica tradizione attribuita a San Modesto di Gerusalemme; e poi, nel pieno della Scolastica, Sant’Alberto Magno nel suo Mariale, e l’Angelico Dottore stesso, San Tommaso, che nel commento alle Sentenze non esita ad applicare alla Θεοτόκος quello stesso principio di convenienza teologica che i Modernisti, innamorati del dubbio più che della certezza, hanno voluto bandire dalla teologia come se fosse un’onta e non, invece, un dono della grazia alla ragione.
 
San Bonaventura, San Bernardino da Siena, San Roberto Bellarmino, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori: una catena ininterrotta di santità e di dottrina, che nessun Concilio pastorale, nessuna riforma liturgica, nessuna «nuova» teologia potrà mai spezzare, perché non è opera di uomini, ma custodia dello Spirito Santo sopra la sua Chiesa.
 
Quando, il 1 Novembre 1950, il Venerabile Pio XII pronunciò la definizione dogmatica con la Costituzione Apostolica Munificentissimus Deus, egli non inventò una dottrina nuova: raccolse, come in un’urna preziosa, ciò che la Tradizione aveva custodito da sempre, e lo consegnò solennemente, con l’autorità che Nostro Signore ha posto nel Successore di Pietro, alla Fede irrevocabile di tutti i secoli a venire. Fu, quello, uno degli ultimi grandi atti di un Magistero che ancora sapeva insegnare senza tremare, definire senza negoziare, custodire senza disperdere — prima che la tempesta, che già covava nelle stanze romane, si abbattesse sulla vigna del Signore.
 
La Santa Chiesa, secondo la liturgia promulgata da Pio XII, pone oggi sulle labbra dei suoi ministri le parole che l’antico Israele rivolse a Giuditta, figura anticipatrice della Vergine vincitrice, dopo che ella ebbe schiacciato la testa del nemico del popolo di Dio.
 
«Il Signore ti ha benedetta con la sua potenza, perché per mezzo tuo ha ridotto al nulla i nostri nemici. Benedetta sei tu, o figlia, dal Signore Dio altissimo, più di tutte le donne sulla terra. Benedetto il Signore che ha creato il cielo e la terra, che ti ha guidata a colpire la testa del capo dei nostri nemici; perché oggi ha reso il tuo nome così glorioso, che la tua lode non si allontanerà dalla bocca degli uomini… Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu la letizia d’Israele, tu l’onore del nostro popolo». (2)
 
Non sfugge la profondità di questa scelta da parte della Chiesa: Giuditta che recide il capo di Oloferne è figura di Colei che, Immacolata fin dal primo istante, schiaccia sotto il suo piede la testa dell’antico serpente; e come a Giuditta fu detto che il suo nome non sarebbe mai più uscito dalla bocca degli uomini, così il nome di Maria è benedetto in ogni generazione, ed è gloria di Gerusalemme, letizia d’Israele, onore del popolo cristiano.

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Chi oggi vorrebbe espungere queste tipologie dalla pubblica preghiera della Chiesa, giudicandole troppo «guerriere» o troppo «medievali» per un culto reso timido e accomodante, tradisce il senso stesso della battaglia soprannaturale in cui la Santa Chiesa è tuttora impegnata.
 
Il Padre Garrigou-Lagrange, fra gli ultimi grandi maestri della Scuola romana prima che i modernisti si impadronissero delle cattedre, insegnò che l’Assunzione non è privilegio isolato, ma frutto necessario dell’Immacolata Concezione e della Maternità divina: Colei che fu preservata dal peccato doveva esserlo anche dalla corruzione che del peccato è retaggio. Vi è in questo una coerenza che sfida ogni relativismo teologico: Dio non fa nulla a metà, e la grazia concessa a Maria al principio della sua esistenza doveva necessariamente fiorire e compiersi, al termine del suo pellegrinaggio terreno, nella gloria piena del corpo risorto.
 
Il grande domenicano confessava che il teologo attraversa, dinanzi alle più alte verità mariane, tre stagioni dell’anima: dapprima l’adesione della pietà filiale, poi il turbamento dinanzi alle obiezioni che il mondo solleva, infine — se Dio concede il tempo e la grazia di approfondire — il ritorno alla medesima certezza iniziale, non più per solo sentimento, ma per scienza: perché le cose di Dio, e in particolare le grazie concesse a Maria Santissima, sono sempre più ricche di quanto la pigrizia dell’intelletto osi supporre.
 
Non fu forse questo il cammino che tanti fedeli, e tanti pastori, avrebbero dovuto percorrere in questi decenni di smarrimento, invece di abbandonarsi, dinanzi alla prima obiezione del mondo, a un silenzio colpevole sulle verità più alte della Fede?
 
Il medesimo Padre Garrigou-Lagrange insegnò ancora che la mediazione universale di Maria e la sua Regalità sui cuori non sono ornamenti retorici, ma conseguenze rigorose della sua Maternità divina: se Ella è Madre del Capo, è Madre anche delle membra; se coopera alla nostra rigenerazione nell’ordine della grazia, tanto più la sua Assunzione gloriosa è primizia e garanzia di quella medesima rigenerazione estesa, un giorno, ai corpi di tutti i redenti.
 
Cari fedeli, in un’epoca che ha smarrito il senso del corpo — che lo idolatra e insieme lo profana, che lo manipola e lo dissolve in ideologie estranee al disegno del Creatore — la festa odierna ci ricorda che il corpo dell’uomo non è un accidente da cui l’anima anelerebbe liberarsi, ma parte costitutiva di quella persona che Cristo è venuto a redimere integralmente, mediante la propria Incarnazione.

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Maria assunta in cielo, anima e corpo, è la primizia e la garanzia della nostra stessa risurrezione: pegno che nessuna filosofia moderna, nessuna teologia evanescente, nessuna nota di impresentabili porporati potrà mai cancellare dal Credo che professiamo.
 
A Lei, dunque, Regina assunta in cielo, affidiamo oggi la Chiesa che tanto soffre; a Lei chiediamo che, come schiacciò fin dal principio la testa del serpente antico, così voglia schiacciare anche l’apostasia che oggi insidia il gregge di suo Figlio.
 
Che Ella, Arca della Nuova Alleanza assunta nel santuario del Cielo, ottenga a questa povera Chiesa pellegrinante la grazia di ritornare, senza più tentennamenti, alla pienezza della Fede e del culto che i Padri ci hanno trasmesso.
 
E così sia.
 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

Viterbo, 15 Agosto MMXXVI
In Assumptione Beatæ Mariæ Virginis

    NOTE
1) Oportebat eam, quae in partu illaesam servaverat virginitatem, suum corpus sine ulla corruptione etiam post mortem conservare. S. Joannes Damascenus, Encomium in Dormitionem Dei Genitricis semperque Virginis Mariæ, hom. II, 14 (citato in Pio XII, Munificentissimus Deus, 1950). 2) Benedixit te Dominus in virtute sua, quia per te ad nihilum redegit inimicos nostros. Benedicta es tu, filia, a Domino Deo excelso, prae omnibus mulieribus super terram. Benedictus Dominus qui creavit cælum et terram, qui te direxit in vulnera capitis principis inimicorum nostrorum; quia hodie nomen tuum ita magnificavit, ut non recedat laus tua de ore hominum… Tu gloria Jerusalem, tu lætitia Israël, tu honorificentia populi nostri. Idt 13, 22-25; 15, 10 — Epistola della Messa dell’Assunzione

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Immagine: Guercino (1591-1666), Assunzione della Vergine (1650), Detroit Museum of Arts, Detroit. Immagine di Sailko via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported; immagine tagliata  
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Spirito

La Reja: 12 seminaristi FSSPX hanno preso la tonaca

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Nella festa dell’Assunzione, il 15 agosto 2026, dodici seminaristi del Seminario Internazionale di Nostra Signora Corredentrice di La Reja, in Argentina, hanno ricevuto la tonaca da padre de Lassus, direttore del seminario. Provenienti da dieci paesi diversi, hanno così compiuto un passo significativo nel loro percorso di formazione al sacerdozio.

 

Oggi, 15 agosto, festa dell’Assunzione della Vergine Maria, il seminario La Reja è stato pervaso dalla gioia. In primo luogo per la festa che stavamo celebrando, ma anche, in stretta connessione con il mistero dell’Assunzione, in occasione dell’investitura di dodici seminaristi dell’anno di spiritualità, provenienti da diverse parti del mondo.

 

Un cileno, un peruviano, un colombiano, due messicani, tre brasiliani, un filippino, un argentino, un ecuadoriano e un cubano hanno ricevuto l’abito ecclesiastico dalle mani del reverendo padre de Lassus, direttore del seminario.

 

Questa cerimonia, che segna in modo chiaro, significativo e profondo ogni seminarista durante gli anni di formazione, manifesta e chiede a Dio la grazia di abbandonare il mondo e donarsi interamente al Signore. Come la talare ricopre tutto il corpo, così l’intera persona deve essere avvolta da Cristo per rivestirsi della vita di grazia, simboleggiata dalla cotta bianca che il seminarista indosserà sopra l’abito clericale nero.

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Questi seminaristi hanno ricevuto oggi un dono molto speciale, ma anche una grande responsabilità. Ovunque andranno, saranno d’ora in poi ambasciatori di Colui che hanno scelto. Non si tratta di un’investitura volta a mettere in risalto meriti personali o onori individuali: tutto è ordinato al Signore, alla Sua gloria e al Suo regno in mezzo al popolo. Questi seminaristi ricevono la missione di manifestare pubblicamente la loro offerta alla divina Volontà, come rivelata nella Rivelazione e nella Tradizione trasmesse dagli Apostoli.

 

Sono stati indetti tre giorni di ritiro spirituale per preparare le loro anime a ricevere questo dono; è stato un vero e proprio tempo di grazia. Santa Messa, adorazione eucaristica, preghiera liturgica e personale, silenzio, meditazione e riflessione su questa fase della loro vita da seminaristi hanno scandito questi giorni. Durante questo periodo, ciascuno ha anche beneficiato della guida e del sostegno dei professori. Infine, come grazia speciale, l’ultima conferenza è stata tenuta dal priore del priorato di Buenos Aires, padre Luiz Camargo.

 

Oggi, Nostro Signore, che si è degnato di rivestirsi della nostra umanità, ha benedetto, per mano del direttore del seminario, le tonache con cui questi seminaristi sono stati rivestiti: affinché si rivestano di povertà, innocenza e rinuncia, e muoiano a tutto ciò che si oppone al regno di Nostro Signore; affinché, con la santità della loro vita, gli uomini siano spinti a cercare le cose del Cielo e, con le loro azioni, glorifichino la grandezza, la giustizia e la bontà di Dio.

 

Nessun cattolico ben formato può negare i tempi bui che stiamo vivendo. Perciò affidiamo alle vostre preghiere la perseveranza di ciascuno dei seminaristi della nostra casa di formazione sacerdotale, e in particolare di coloro che oggi hanno compiuto questo importante primo passo. Possano rimanere sempre fedeli e trovare la loro gloria nella Croce del nostro Redentore.

 

«Mihi autem absit gloria in cruce Domini nostri Iesu Christi, per quem mihi mundus crucifixus est et ego mundo».

 

«Quanto a me, quanto a me, non sia mai che io mi vanti se non nella croce del nostro Signore Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo è stato crocifisso per me e io per il mondo» (Galati 6,14).

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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 Immagine fa FSSPX.News

 

 

 

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Mons. Viganò contro il rito della Pachamama in Perù prima dell’arrivo del papa

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha reagito alla notizia di un rito di idolatria della Pachamama svoltosi in Perù alla presenza di alti funzionari vaticani prima dell’arrivo di Leone XIV.   «A Cusco, nei giorni scorsi, in preparazione al prossimo viaggio di Leone in Perù, alti prelati della chiesa sinodale hanno preso parte — non come spettatori distratti, ma come partecipanti attivi — a un rito pagano di invocazione all’idolo infernale della Pachamama».   «È lo stesso culto idolatrico con il quale Bergoglio ha violato il Primo Comandamento e profanato i giardini vaticani e la Basilica di San Pietro, e che Robert Prevost aveva già praticato come giovane agostiniano. Il seme fu gettato ad Assisi, il 27 ottobre 1986; il raccolto lo vediamo oggi, quando un officiale del Dicastero per la Dottrina della Fede e un vescovo ausiliare offrono, con visibile devozione, foglie di coca a un immondo idolo andino, al quale vengono ancor oggi offerti sacrifici umani» scrive l’arcivescovo.  

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«A chi ancora si domanda se vi siano ”segni di cattolicità” residui in questa struttura che porta il nome di Chiesa Cattolica ma ne ha tradito la sostanza, chiedo: come giudicherebbero i Martiri della Fede questa apostasia del clero e dei vertici della chiesa conciliare-sinodale?» tuona monsignore.   Come divenuto noto pochi mesi fa, nel 1995, quando era ancora un sacerdote agostiniano, l’allora padre Robert Prevost partecipò a un simposio teologico ufficiale a San Paolo, in Brasile, il cui programma includeva un rituale dedicato a Pachamama, la «Madre Terra». Vi sono foto del futuro papa inginocchiato durante il rito idolatrico della Pachamama.  
Nell’omelia della passata festa del Corpus Domini, Viganò aveva lamentato: «Non è chi non veda quanto grottesco e rivelatore appaia il comportamento di Pastori indegni, per i quali ogni scusa è valida se consente di negare gli onori divini al Santissimo Sacramento. Ci si prostra davanti alla Pachamama, ma guai a piegare il ginocchio — veneremur cernui — al Pane degli Angeli».   Due anni fa il prelato aveva commentato la notizia dell’inizio della «fase sperimentale» della messa in «rito amazzonico» decisa dai vertici del Sacro Palazzo dichiarando che «il “rito amazzonico” partorito dalla mente di Bergoglio rappresenta un ulteriore passo verso il culto della “madre terra” inaugurato con l’idolo della Pachamama» ha scritto il prelato.
  Il 4 ottobre 2019, durante una cerimonia tenutasi nei Giardini Vaticani prima dell’apertura del Sinodo amazzonico, Bergoglio ha benedetto l’effigie della dea pagana andino-amazzonica detta «Pachamama», un idolo pagano di divinità femminile presente nelle tremende religioni precolombiane.

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In seguito un fedele austriaco gettò nel Tevere le statue della Pachamama tenute nella chiesa della Traspontina in via della Conciliazione. Seguì il ritrovamento pressoché immediato (incredibile) da parte delle forze dell’ordine italiane, la reinstallazione degli idoli pagani nell’edificio sacro ai bordi del Vaticano e l’ancora più incredibile richiesta di perdono da parte del papa per le effigi della dea buttate nel Tevere.   Come riportato da Renovatio 21, curiosamente al World Economic Forum di Davos 2024 si è avuto un momento inquietante quando sul palco è stata chiamata a «benedire» i potenti globali lì riunitisi uno sciamano-donna dell’Amazzonia.   Nel frattempo, parallelamente al rito amazzonico che si sta sviluppando in sordina, il Vaticano sta riflettendo su un altro rito inculturato, legato al paganesimo: si tratta del rito Maya, Maya proposto dai vescovi cattolici del Messico è ora all’esame del Dicastero per il Culto Divino.   Ci troviamo ancora una volta dinanzi a quello che Renovatio 21 a più riprese ha definito catto-paganesimo papaleadulterazione idolatrica se non demoniaca del rito spinta dallo stesso vertice del papato.  

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