Spirito
Mons. Schneider: Santi e dottori hanno affermato che Maria è Corredentrice, Mediatrice di tutte le Grazie
Renovatio 21 traduce pubblica questo testo del vescovo Athanasius Schneider previamente apparso su LifeSite e originariamente pubblicato nel Substrack di Diane Montagna.
Nel corso del tempo, il Magistero ordinario, insieme a numerosi santi e dottori della Chiesa, ha insegnato le dottrine mariane della Corredenzione e della Mediazione, impiegando tra le altre espressioni i titoli specifici di «Corredentrice» e «Mediatrice di tutte le Grazie».
Di conseguenza, non si può sostenere che il Magistero Ordinario, insieme a santi e Dottori della Chiesa nel corso di così tanti secoli, abbia potuto sviare i fedeli attraverso un uso sistematicamente inappropriato di questi titoli mariani. Inoltre, nel corso dei secoli, questa dottrina mariana e l’uso di questi titoli hanno anche espresso il sensus fidei – il senso di fede dei fedeli. Pertanto, aderendo all’insegnamento tradizionale del Magistero Ordinario in merito alla Corredenzione e alla Mediazione, e riconoscendo la legittimità dei titoli di «Corredentrice» e «Mediatrice di tutte le Grazie», i fedeli non si allontanano dal retto cammino della fede né da una sana e consapevole pietà verso Cristo e Sua Madre.
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Nella Chiesa primitiva, Sant’Ireneo, Dottore della Chiesa del II secolo, pose le basi essenziali per le dottrine mariane della Corredenzione e della Mediazione, che sarebbero state poi sviluppate da altri Dottori della Chiesa e dal Magistero ordinario dei Romani Pontefici. Egli scrisse: «Maria, prestando obbedienza, divenne causa di salvezza, sia per se stessa che per tutto il genere umano». (1)
Tra le numerose affermazioni del Magistero ordinario dei papi circa le dottrine mariane della Corredenzione e della Mediazione, e i corrispondenti titoli di «Corredentrice» e «Mediatrice di tutte le Grazie», si può citare innanzitutto l’enciclica Adjutricem Populi di papa Leone XIII, nella quale egli si riferisce alla Madonna come cooperatrice dell’opera della Redenzione e come dispensatrice della grazia che da essa scaturisce. Egli scrive: «Colei che fu così intimamente associata al mistero della salvezza umana, è altrettanto strettamente associata alla distribuzione delle grazie che per sempre scaturiranno dalla Redenzione ». (2)
Allo stesso modo, nella sua enciclica Jucunda Semper Expectatione, Papa Leone XIII parla della mediazione di Maria nell’ordine della grazia e della salvezza. Scrive:
«Il ricorso che abbiamo a Maria nella preghiera segue l’ufficio che ella ricopre continuamente accanto al trono di Dio come Mediatrice della grazia divina ; essendo per dignità e per merito a Lui più che accettabile, e, quindi, superando in potenza tutti gli angeli e i santi in Cielo … San Bernardino da Siena [afferma]: «ogni grazia concessa all’uomo ha tre gradi in ordine; perché da Dio è comunicata a Cristo, da Cristo passa alla Vergine, e dalla Vergine discende a noi»… Possa Dio, «che nella sua misericordiosa Provvidenza ci ha dato questa Mediatrice», e «ha decretato che ogni bene dovesse venire a noi per mano di Maria» (San Bernardo), ricevere propizio le nostre preghiere comuni e realizzare le nostre comuni speranze… A te eleviamo le nostre preghiere, perché tu sei la Mediatrice, potente allo stesso tempo e pietosa, della nostra salvezza … per la tua partecipazione ai suoi ineffabili dolori… sii pietosa, ascoltaci, anche se indegni!» (3)
Papa San Pio X offrì una succinta esposizione teologica della Corredenzione nella sua enciclica Ad Diem Illum, insegnando che, in virtù della sua divina maternità, Maria merita nella carità ciò che solo Cristo, in quanto Dio, merita per noi nella più stretta giustizia – vale a dire la nostra redenzione – e che ella è la dispensatrice di tutte le grazie. Egli scrive:
«Quando giunse l’ora suprema del Figlio, accanto alla Croce di Gesù stava Maria, sua Madre, non solo occupata a contemplare il crudele spettacolo, ma rallegrandosi che il suo Unigenito Figlio fosse offerto per la salvezza del genere umano, e partecipando così interamente alla Sua Passione, che se fosse stato possibile, avrebbe sopportato volentieri tutti i tormenti che suo Figlio sopportò. E da questa comunione di volontà e di sofferenza tra Cristo e Maria meritò di diventare degnissimamente la Riparatrice del mondo perduto e la Dispensatrice di tutti i doni che il Nostro Salvatore acquistò per noi con la Sua Morte e con il Suo Sangue. (…) Poiché Maria porta su tutto in santità e unione con Gesù Cristo, ed è stata associata da Gesù Cristo all’opera della redenzione, ella merita per noi de congruo, nel linguaggio dei teologi, ciò che Gesù Cristo merita per noi de condigno, ed è la suprema Ministra della distribuzione delle grazie … È stato concesso all’augusta Vergine di essere la potentissima Mediatrice e Avvocata del mondo intero presso il suo Divin Figlio. La fonte, dunque, è Gesù Cristo. Ma Maria, come giustamente osserva san Bernardo, è il canale ( Serm. de temp on the Nativ. BV De Aquaeductu n. 4); o, se si vuole, la parte di collegamento la cui funzione è di unire il corpo al capo e di trasmettere al corpo gli influssi e le volontà del capo – intendiamo il collo. Sì, dice san Bernardino da Siena, «ella è il collo del nostro Capo, attraverso il quale Egli comunica al suo corpo mistico tutti i doni spirituali» (Quadrag. de Evangel. aetern. Serm . 10., a. 3, c. 3)». (4)
Allo stesso modo, insegna Papa Benedetto XV: «unendosi alla passione e alla morte del Figlio, Ella soffrì come fino alla morte… Per placare la giustizia divina, per quanto era in suo potere, sacrificò il Figlio – così che a ragione si può dire che Ella, insieme con Cristo, ha redento il genere umano». (5) Questo è l’equivalente del titolo di Corredentrice.
Papa Pio XI afferma che, in virtù della sua intima associazione all’opera della Redenzione, Maria merita a buon diritto il titolo di Corredentrice . Egli scrive: «Per necessità, il Redentore non poteva non associare la Madre alla sua opera. Per questo la invochiamo sotto il titolo di Corredentrice . Ella ci ha donato il Salvatore, lo ha accompagnato nell’opera della Redenzione fino alla Croce stessa, condividendo con Lui i dolori dell’agonia e della morte in cui Gesù ha consumato la Redenzione dell’umanità». (6)
Nella sua enciclica Mediator Dei, Papa Pio XII sottolinea l’universalità del ruolo di Maria come dispensatrice di grazia, affermando: «Ella ci dona suo Figlio e con Lui tutti gli aiuti di cui abbiamo bisogno, perché Dio «ha voluto che avessimo tutto per mezzo di Maria» (san Bernardo)». (7)
Papa San Giovanni Paolo II ha ripetutamente affermato la dottrina cattolica del ruolo di Maria nella Redenzione e nella mediazione di tutte le grazie, utilizzando i titoli di «Corredentrice» e «Mediatrice di tutte le Grazie». Per citarne solo alcuni, ha detto: «Maria, benché concepita e nata senza macchia di peccato, ha partecipato in modo meraviglioso alle sofferenze del suo divin Figlio, per essere Corredentrice dell’umanità». (8)
«Infatti, il ruolo di Corredentrice di Maria non è cessato con la glorificazione del Figlio». (9)
«Ricordiamo che la mediazione di Maria è essenzialmente definita dalla sua maternità divina. Il riconoscimento del suo ruolo di mediatrice è del resto implicito nell’espressione “Madre nostra”, che presenta la dottrina della mediazione mariana ponendo l’accento sulla sua maternità. Infine, il titolo “Madre nell’ordine della grazia” spiega che la Beata Vergine coopera con Cristo alla rinascita spirituale dell’umanità». (10)
Riguardo alla verità veicolata dal titolo mariano Mediatrice di tutte le grazie, Papa Benedetto XVI ha insegnato: «La Tota Pulchra, la Vergine Purissima, che ha concepito nel suo grembo il Redentore dell’umanità ed è stata preservata da ogni macchia di peccato originale, vuole essere il sigillo definitivo del nostro incontro con Dio nostro Salvatore. Non c’è frutto di grazia nella storia della salvezza che non abbia come strumento necessario la mediazione della Madonna». (11)
San Giovanni Enrico Newman, recentemente proclamato Dottore della Chiesa da Sua Santità Papa Leone XIV, difese il titolo di Corredentrice davanti a un prelato anglicano che si era rifiutato di riconoscerlo. Egli dichiarò: «uando ti trovarono con i Padri a chiamarla Madre di Dio, Seconda Eva e Madre di tutti i viventi, Madre della Vita, Stella del Mattino, Nuovo Cielo Mistico, Scettro dell’Ortodossia, Madre della Santità incontaminata e simili, avrebbero ritenuto una misera compensazione per tale linguaggio, il fatto che tu protestassi contro il fatto che fosse chiamata Corredentrice». (12)
Il termine Corredentrice, che di per sé denota una semplice cooperazione alla Redenzione di Gesù Cristo, ha portato, da diversi secoli, nel linguaggio teologico e nell’insegnamento del Magistero ordinario, il significato specifico di una cooperazione secondaria e dipendente. Di conseguenza, il suo uso non pone gravi difficoltà, purché sia accompagnato da espressioni chiarificatrici che mettano in risalto il ruolo secondario e dipendente di Maria in questa cooperazione. (13)
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Tenendo presente l’insegnamento sul significato e l’uso proprio dei titoli di Corredentrice e Mediatrice di tutte le Grazie, costantemente presentato dal Magistero ordinario e confermato da numerosi Santi e Dottori della Chiesa nel corso di un considerevole arco di tempo, non vi è alcun serio rischio nell’uso appropriato di questi titoli. Essi, infatti, mettono in risalto il ruolo della Madre del Redentore, la quale, in ragione dei meriti del Figlio, è «unita a Lui con uno stretto e indissolubile vincolo» [14].ed è perciò anche Madre di tutti i redenti. (15)
In alcune versioni della preghiera Sub Tuum Praesidium, i fedeli invocano con fiducia la Madonna da secoli, chiamandola: «Domina nostra, Mediatrix nostra, Advocata nostra». E Sant’Efrem il Siro, Dottore della Chiesa del IV secolo, venerato dalla Chiesa come «Cera dello Spirito Santo», pregava così:
«Mia Signora, Santissima Madre di Dio e piena di grazia. Tu sei la Sposa di Dio, per mezzo della quale siamo stati riconciliati. Dopo la Trinità Tu sei la Signora di tutte le cose, dopo il Paraclito Tu sei un altro Consolatore, e dopo il Mediatore Tu sei la Mediatrice del mondo intero, la salvezza dell’universo . Dopo Dio Tu sei tutta la nostra speranza. Ti saluto, o grande Mediatrice di pace tra gli uomini e Dio, Madre di Gesù nostro Signore, che è l’amore di tutti gli uomini e di Dio, al quale sia onore e benedizione con il Padre e lo Spirito Santo. Amen.» (16)
Athanasius Schneider
+ vescovo
NOTE
1) Avv. Haer., III, 22, 4.
2) 5 settembre 1895.
3) 8 settembre 1894.
4) 2 febbraio 1904.
5) Lettera apostolica Inter Sodalicia, 22 marzo 1918.
6) Discorso ai pellegrini a Vicenza, Italia, 30 novembre 1933.
7) 20 novembre 1947.
8) Udienza generale dell’8 settembre 1982.
9) Omelia nella Messa nel santuario mariano di Guayaquil, Ecuador 31 gennaio 1985.
10) Udienza generale del 1° ottobre 1997.
11) Omelia nella Santa Messa e Canonizzazione di Padre Antônio de Sant’Ana Galvão, OFM, 11 maggio 2007.
12) Lettera indirizzata al Rev. EB Pusey, DD, in occasione del suo Eirenicon. Alcune difficoltà avvertite dagli anglicani nell’insegnamento cattolico, Volume 2, Longmans, Green, and Co., New York, 1900, p. 78.
13) Cfr. Dictionaire de a Théologie catholique, IX, art. Maria, col. 2396.
14) Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, 53.
15) Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, 63.
16) Oratio ad Deiparam, cfr. SPN Ephraem Syri Opera Omnia quae exstant… opera bet studio Josephi Assemani, Romae 1746, tomus tertius, p. 528 ss.
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Il Pentagono minaccia il papato con la cattività di Avignone. Perché la notizia esce ora?
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«Ora, le persone più mature e responsabili sono cattolici come Joe Kent, che afferma che gli Stati Uniti devono frenare Israele se vogliono che il cessate il fuoco regga» conclude Jones. Il Kent, veterano delle Forze Speciali dimessosi poche settimane fa dal suo incarico di capo dell’antiterrorismo in protesta alla guerra iraniana e alla soverchiante influenza israeliana sulla politica americana, è stato visto alla conferenza di Washington Catholics For Catholics assieme alla Prejean Boller e a Candace Owens. Notevole anche la presenza sullo stesso palco di un altro cattolico un tempo vicinissimo a Trump, il generale Michael Flynn. Trump pare però aver fatto una scelta di campo, visto l’incredibile messaggio lanciato su Truth nelle ultime ore, in cui accusa i suoi sostenitori critici della guerra in Iran (e del rapporto con Israele…) Tucker Carlson, Megyn Kelly, Alex Jones e la stessa Owens di essere dei «perdenti» con «basso IQ». Trattandosi di alcuni dei maggiori podcaster al mondo (in termini assoluti di ascolto, perfino), messaggio segna una frattura decisa nella base MAGA, una ferita che non sappiamo se possa essere sanabile. Un nodo immenso della Repubblica americana, forse già presente al momento della sua fondazione, sta ora venendo al pettine. Roberto Dal Bosco“Christian pastor” Paula White, President Trump’s spiritual advisor, compares Trump to Jesus.
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Il vescovo Strickland critica duramente Trump per la minaccia di Pasqua contro l’Iran
Renovatio 21 pubblica questo testo dell’ex vescovo di Tyler, Texas, Joseph Strickland apparso su X.
Un appello al rispetto e alla Verità
Negli ultimi giorni, un messaggio di Pasqua del presidente Donald Trump ha attirato l’attenzione, non per la chiarezza con cui ha proclamato la Resurrezione di Gesù Cristo, ma per il linguaggio sconsiderato, irriverente e teologicamente confuso.
Questo problema va affrontato, non per ragioni politiche, ma per ragioni di verità.
La domenica di Pasqua è il giorno più sacro del calendario cristiano. È il giorno in cui la Chiesa proclama con incrollabile certezza che Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, è risorto dai morti. La morte è stata vinta. Il peccato è stato sconfitto. Le porte del Cielo si sono aperte.
Questo non è un giorno per discorsi superficiali. Non è un giorno per volgarità. E non è un giorno per confusione su chi sia Dio.
Quando si usa un linguaggio volgare o profano in riferimento a un mistero così sacro, ciò rivela qualcosa di più profondo di una momentanea mancanza di sensibilità: riflette una perdita del senso del sacro. E quando il linguaggio religioso viene mescolato con noncuranza, come se tutte le espressioni di fede fossero intercambiabili, oscura la verità che ci è stata affidata.
A CALL TO REVERENCE AND TRUTH
In recent days, an Easter message from President Donald Trump has drawn attention – not because of its clarity in proclaiming the Resurrection of Jesus Christ, but because of language that was careless, irreverent, and theologically confused.… pic.twitter.com/RMUZiOH5Dg
— Bishop Joseph Strickland @ Pillars of Faith (@BishStrick) April 7, 2026
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La Chiesa cattolica insegna che esiste un solo Dio. Ma proclama anche che questo unico Dio si è rivelato pienamente e definitivamente in Gesù Cristo. La Pasqua non è una generica celebrazione di «Dio», bensì la proclamazione della risurrezione di Gesù Cristo.
Sostituire la chiarezza con l’ambiguità, anche involontariamente, significa sminuire la forza di tale affermazione.
In quanto cattolici, la nostra fedeltà non è rivolta ad alcuna figura politica, partito o movimento. La nostra fedeltà è rivolta a Gesù Cristo, che è «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). Pertanto, dobbiamo essere disposti a parlare con onestà e carità quando qualcosa non è conforme a questa verità, a prescindere da chi lo dica.
Non si tratta di condannare. Si tratta di invitare tutte le persone – specialmente quelle in posizioni di influenza – a uno standard più elevato, degno del nome di Cristo.
Se ci lamentiamo della perdita della fede nel mondo, dobbiamo anche riconoscere la perdita della riverenza. Se soffriamo per la confusione, dobbiamo rinnovare il nostro impegno verso la chiarezza. E se desideriamo un rinnovamento, questo deve cominciare con un ritorno al sacro.
La Pasqua esige di più. Esige che parliamo di Dio con riverenza. Esige che proclamiamo Cristo con chiarezza. E esige che viviamo come testimoni della verità che la tomba è vuota e che Gesù Cristo è il Signore.
Non abbassiamo questo standard. Innalziamoci al suo livello.
Dio Onnipotente vi benedica, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
+ Joseph E. Strickland,
Vescovo emerito
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Notre-Dame: sette anni dopo, il mistero delle fiamme aleggia sulla cattedrale
L’ipotesi della «pirolisi furtiva»
Il silenzio ufficiale che avvolge la tragedia contrasta nettamente con la moltitudine di teorie che circolano sul posto. Tra gli esperti, sta guadagnando terreno l’ipotesi di un incendio covato. Il generale Jean-Claude Gallet, che guidava i vigili del fuoco di Parigi la notte del disastro, ipotizza che l’incendio sia divampato nell’angolo sud-est dell’edificio. Secondo lui, le fiamme potrebbero aver covato per ore, persino giorni, sotto il tetto di piombo. Questa analisi è condivisa dall’architetto specializzato in beni culturali Rémi Desalbres, intervistato da Le Figaro. Egli fa riferimento al fenomeno della pirolisi: una decomposizione termica del legno senza fiamma apparente. Una trave di quercia esposta a una fonte di calore potrebbe quindi covare lentamente prima di divampare improvvisamente in fiamme al contatto con l’ossigeno. «Sono necessarie circa cento ore di pirolisi per distruggere completamente una trave di cinque metri», spiega, suggerendo che l’origine della tragedia potrebbe risalire a ben prima del fatidico lunedì.Sostieni Renovatio 21
La rimozione «espressa» delle statue
Gli osservatori si stanno concentrando su una delicata operazione avvenuta appena quattro giorni prima dell’incendio. L’11 aprile 2019, le sedici statue di rame della guglia sono state rimosse per essere restaurate. Un testimone ha ora rivelato che la rimozione ha dovuto essere accelerata per motivi logistici legati al consiglio comunale, trasformando l’operazione in una «rimozione express». Sebbene Richard Boyer, direttore di Socra (la società responsabile delle statue), neghi categoricamente l’utilizzo di strumenti in grado di generare scintille quel giorno, l’impiego di cannelli ossiacetilenici per smontare le teste delle statue solleva interrogativi. Alcuni ritengono che questi «punti caldi» in prossimità della struttura secolare possano essere stati la scintilla iniziale del processo di pirolisi.Una serie di sviste?
Al di là delle cause tecniche, è la gestione del cantiere a essere oggetto di critica. Tra cavi elettrici «ingarbugliati» nelle soffitte, le frequenti intrusioni notturne di persone che si arrampicano e un allarme antincendio con indicazioni criptiche («soffitta navata sacrestia»), Notre-Dame sembra essere stata teatro di un’incredibile successione di malfunzionamenti. «È quasi peggio di un attentato terroristico; sembra una serie di fallimenti e sventure», lamenta Alexandre Gady, professore alla Sorbona. A differenza di altre istituzioni, nessun alto funzionario si è dimesso e finora non è stata avviata alcuna inchiesta amministrativa. Sette anni dopo, mentre il pubblico ministero continua a propendere per la teoria dell’incendio accidentale, esperti forensi come Jean-Luc Cartault invitano alla cautela e sconsigliano di trarre conclusioni affrettate: «per comprendere una fiamma che ha avvolto la cattedrale, dobbiamo risalire la catena di responsabilità, dall’architetto responsabile della sicurezza dell’edificio fino al Ministero della Cultura, passando per il prefetto di polizia». Poi, osservando la prima foto dell’incendio scattata dal direttore di scena, Cartault confessa: «ci sono effetti di luce in questa foto che non capisco». Tra la «santa omertà» e la sete di verità, la lotta per capire come il cuore pulsante di Parigi avesse potuto bruciare era appena agli inizi. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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