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Miss California contro il vescovo

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Il vescovo Robert Barron ha respinto la richiesta dell’ex Miss California Carrie Prejean Boller di difendere la sua ferma posizione a sostegno della dottrina cattolica, posizione che ha portato alla recente estromissione della coraggiosa convertita al cattolicesimo dalla Commissione per la libertà religiosa di Trump.

 

La Prejean Boller, che giovedì ha ricevuto il Catholic Champion Award al gala «Catholic Prayer for America» di Catholics for Catholics a Washington, DC, si è rivolta a Barron su X: «Se la mia libertà religiosa non è protetta, allora non lo è quella di nessuno. Per favore, fate sentire la vostra voce. Per favore, difendete i cattolici».

 

«Sii coraggioso, vescovo Barron. Il mondo ha bisogno di uomini coraggiosi», ha esortato la bellissima.

 

«Vostra Eccellenza, mi ha comunicato tramite messaggio che la mia posizione rispecchia l’insegnamento cattolico, in particolare il fatto che lo Stato moderno di Israele non sia il compimento delle profezie bibliche. Questa è la posizione che ho espresso, eppure sono stata rimossa dalla Commissione per la Libertà Religiosa».

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«Con tutto il rispetto, è difficile non concludere che questa commissione non abbia veramente a cuore la libertà religiosa quando un cattolico può essere rimosso per aver espresso fedelmente l’insegnamento della Chiesa. Chiedermi di rinnegare l’insegnamento cattolico per assecondare un’ideologia politica costituisce di per sé una violazione della mia libertà religiosa».

 

«Come ammoniva Papa Leone XIII, “Indietreggiare di fronte al nemico, o tacere quando da ogni parte si leva un tale clamore contro la verità, è da codardi”. Che io faccia parte o meno di questa Commissione, la mia voce si farà sempre più forte a sostegno di coloro che vengono perseguitati per la loro fede», ha promesso. «Credo che questa nomina sia stata voluta da Dio e non rinuncerò alla mia fede cattolica per mantenere un incarico in una commissione che ha abbandonato la sua missione».

 

Il vescovo Barron ha poi replicato respingendo le sue affermazioni e insinuando che si stesse falsamente dipingendo come vittima di pregiudizi anticattolici, definendo la sua affermazione di vedersi negata la libertà religiosa «semplicemente assurda».

 

«Nelle scorse settimane, Carrie Prejean Boller si è lamentata di essere stata rimossa dalla Commissione presidenziale sulla libertà religiosa a causa delle sue convinzioni cattoliche, e ha criticato me e altri membri cattolici della commissione per non averla difesa», ha esordito Barron. «Questo è assurdo».

 

«La signora Prejean Boller non è stata licenziata per le sue convinzioni religiose, bensì per il suo comportamento durante una riunione della Commissione il mese scorso: ha intimidito i testimoni, ha imposto con aggressività il suo punto di vista e ha strumentalizzato la riunione per i propri fini politici», ha dichiarato Barron.

 

«La posizione cattolica in materia di “sionismo”, alla quale aderisco pienamente, è la seguente: tutte le forme di antisemitismo vanno condannate senza riserve; lo Stato di Israele ha il diritto di esistere; ma la moderna nazione di Israele non rappresenta il compimento delle profezie bibliche e quindi non è al di sopra di ogni critica», ha continuato.

 

 

«Se la signora Prejean Boller è stata licenziata per aver espresso queste convinzioni, è difficile capire perché io sia ancora membro della Commissione», ha affermato il vescovo. «Presentarsi come vittima di pregiudizi anticattolici o affermare che la sua libertà religiosa sia stata negata è semplicemente assurdo».

 

In risposta alla dichiarazione di Barron, Carrie ha affermato di essere stata inizialmente invitata a dimettersi dalla commissione lo scorso agosto, mettendo in dubbio l’idea di Barron secondo cui sarebbe stata costretta a lasciare l’incarico solo a causa del suo «comportamento» durante l’udienza di febbraio.

 

«Mi è stato chiesto di dimettermi ad agosto per le stesse ragioni per cui sono stata rimossa a febbraio. Lei lo sapeva perché mi ha chiamato subito dopo che le ho inviato questa email, ed era sotto shock. Vuole davvero insistere su questa storia, Eccellenza?» ha detto.

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Il dibattito pubblico e tuttora in corso, emerso dopo la ferma posizione assunta dalla Prejean Boller durante l’udienza di febbraio della Commissione per la Libertà Religiosa, ha rivelato un profondo divario ideologico all’interno del Partito Repubblicano, che contrappone i cattolici tradizionalisti non solo alla notevole influenza dei protestanti evangelici e dei conservatori laici, ma anche ad altri cattolici.

 

Nella polemica sulla codardia del vescovo Barron, molto noto mediaticamente grazie ai suoi podcast e ai suoi interventi, ora è entrata una nuova accusa, quella secondo cui la Prejean avrebbe «piattaformato», semplicemente retwittandolo, lo studioso cattolico E. Michael Jones, accusato di essere un «negazionista», cosa assolutamente falsa. Jones in questi giorni aveva elogiato la Prejean dicendo che aveva fatto scoppiare in faccia all’America la contraddizione su Israele, e che la sua espulsione rappresentava la nostra epoca dove, con l’evanescenza del protestantesimo americano, lo vero scontro in USA è tra cattolici ed ebrei.

 

La Prejean è nota perché, arrivata in finale a Miss America, perse lo scettro rispondendo alla domanda di un giurato omosessuale che le chiedeva se condivideva la legalizzazione matrimonio gay. Alla risposta negativa di Miss California (che di fatto rappresentava la maggioranza che votò nel suo Stato sulla questione, ma il risultato fu disatteso) si aprì non solo la sconfitta al concorso di bellezza ma un’intera stagione di persecuzioni contro la ragazza.

 

La Prejean si è battezzata da pochi mesi, ma il suo percorso di conversione al cattolicesimo è partito da anni in cui si è vista mettere in discussioni le tesi dei protestanti statunitensi, come il dispensionalismo con la sua adorazione degli ebrei e dello Stato di Israene. Il marito della Kyle Prejean, il campione del footballo americano Boller, sarà battezzato questa Pasqua, ha annunziato la moglie al convegno Catholics for Catholics.

 

La Prejean, madre di due figli, è altresì nota per le battaglie con i trans nelle scuole americane, le mascherine anti-COVID e il brand di alta moda Balenciaga, che finì l’anno passato in uno scandalo per riferimenti a pedofilia e satanerie varie.

 

Come riportato da Renovatio 21, le paure di monsignor Barron, creatura mediatica celeberrima nel cattolicesimo mainstream americano, si erano viste anche in un documentario di William Friedkin, Il diavolo e padre Amorth (2017). Nel documentario regista de L’esorcista (1973) cercava di indagare sulla verità dietro il fenomeno della possessione diabolica, che tanto gli aveva dato successo nel capolavoro horror di quarant’anni prima, finendo per intervistare, negli ultimi tempi della sua vita, il leggendario padre Gabriele Amorth, decano degli esorcisti internazionali.

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Oltre che ad incontrare l’esorcista emiliano, il Friedkin aveva intervistato l’allore vescovo ausiliare di Los Angeles Robert Barron, il quale, con l’espressione ragazzotta sopra un clergyman e i pantaloni da pretino moderno, mostrava tutto il suo terrore per l’argomento.

«Parlare con il diavolo… hey… persone come padre Amorth possono farlo, io non potrei mai osare di farlo, non sono a quel livello spirituale… io penso che sia davvero una cosa pericolosa».

 

Lo stesso Friedkin che a quel punto della conversazione lo interrompe, pure puntandogli il dito: «che cosa hai detto? (…) È nelle scritture!» esclama Friedkin. «Gesù esorcizzava i demoni!». Il regista americano si chiede come un vescovo, discendente degli Apostoli, possa dire una cosa del genere.

 

Nella Commissione per la libertà religiosa che ha cacciato Carrie siede anche l’arcivescovo emerito di Nuova York, il potente cardinale Timothy Dolan.

 

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La preghiera della Marcia per la Vita di Tokyo 2026

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Si è svolta, come ogni anno la Marcia per la Vita di Tokyo. Come d’abitudineRenovatio 21 – che, grazie al nostro corrispondente Taro Negishi, è praticamente l’unico organo di stampa al mondo che meticolosamente dà notizia di ciò che accade nel mondo cattolico tradizionalista giapponeselo riporta con immagini e parole degli stessi partecipanti.   L’evento, arrivato alla 13ª edizione, si è svolto lo scorso 20 luglio.   L’iniziativa è portata avanti dalla comunità del priorato edochiano (cioè, di Tokyo) della Fraternità Sacerdotale San Pio X guidati dall’inossidabile don Tommaso Onoda, il primo, e al momento unico, sacerdote giapponese ordinato giapponese FSSPX, la cui figura e il cui lavoro sono visibili anche nel secondo capitolo del recente documentario Traditio.    

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«La Marcia per la Vita di Tokyo 2026 porta preghiere, riparazione e testimonianza pro-vita in Giappone» scrive una nota fatta avere a Renovatio 21 da padre Onoda. «Nostro Signore disse a Suor Lucia di Fatima di aver affidato la grazia della pace a Sua Madre. La Madonna di Fatima affermò di poter fermare la guerra e donarci la pace. I partecipanti alla marcia di Tokyo si sono rivolti alla Madre di Dio e molti passanti hanno osservato la marcia con curiosità ma rispetto».   «La tredicesima edizione della marcia annuale pro-vita si è svolta lunedì 20 luglio, Giornata del Mare (una festività nazionale giapponese). Alle 16:00, 40 cattolici, tra cui tre sacerdoti, hanno dato inizio alla marcia per le trafficate strade di Tokyo, pregando per una cultura della vita, con lo spirito di riparazione dei peccati di aborto in Giappone e nel mondo» racconta il sacedote tradizionita nipponico.   «La Chiesa Cattolica ha il dovere di testimoniare con fermezza la verità sull’origine della vita umana, sul suo inizio e sulla sua dignità, e sul crimine dell’aborto. Il Giappone ha una triste storia di depenalizzazione dell’aborto», ricorda don Onoda. «La Legge sulla Protezione Eugenetica fu approvata il 13 luglio 1948 ed entrò in vigore il 13 settembre dello stesso anno. Da allora, 78 anni di pratica dell’aborto hanno visto oltre 40 milioni di storie strazianti di bambini e madri. Questo numero rappresenta dodici volte il numero di vittime giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale».   «Medici e infermieri, incaricati di proteggere la vita di innocenti, hanno distrutto esseri umani indifesi nel loro luogo più sicuro. È stata intrapresa una guerra contro il futuro e la speranza della nazione» tuona il sacerdote edochiano.   «Ispirati dalla Marcia per la Vita statunitense, un protestante e un cattolico hanno organizzato la prima Marcia per la Vita con trenta persone il 13 luglio 2014. Il primo passo della Marcia per la Vita è stato segnato. Da allora, ogni anno, sotto il sole splendente di luglio, i partecipanti alla Marcia per la Vita sfilano a Tokyo. Dal 2017, ogni anno, la statua della Madonna di Fatima ha accompagnato la marcia».   Viene ricordato anche l’eroismo della dissidenza nipponica, di cui Renovatio 21 ha parlato molto. Infatti, ci dice padre Onoda, «la marcia si è svolta anche nei giorni del COVID, persino durante il rinvio delle Olimpiadi di Tokyo per motivi sanitari».

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«La Madre di Dio era sempre lì, camminando, a rappresentare centinaia di migliaia di madri che hanno sofferto e continuano a soffrire» continua don Onoda. Di fatto la Marcia vede portata in strada una statua della Vergine Maria, rendendo la marcia simile ad una processione.     «Quest’anno è stata la decima volta che ha marciato, dispensando benedizioni. I cattolici nascosti hanno cercato la loro madre, Santa Maria-sama [massimo suffisso onorifico della lingua giapponese, ndr], sottoposta a pesanti persecuzioni per 250 anni e sette generazioni» dice il sacerdote, ricordando la mostruosa e mai del tutto divulgata storia di persecuzione dei cristiani nel Sol Levante.   «La cercano sempre, la madre che ci ha donato il vero Salvatore, la madre che dona speranza, amore, pace e coraggio a tutte le madri e ai bambini che verranno. La madre che ha promesso la fine della guerra e il trionfo del suo Cuore Immacolato».   La nota si chiude con una preghiera alle Vergini delle apparizioni, compresa l’ultima, terrificante apparizione mariana approvata da Roma, quella avuta dalla suora giapponese Agnese Sasegawa, morta due anni fa nel giorno dell’Assunta.   «Nostra Signora di Fatima, prega per noi! Nostra Signora di Akita, prega per noi!»  

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Vescovo tedesco prende di mira la FSSPX limitando i sacramenti tradizionali nella diocesi

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Il vescovo Heiner Wilmer ha esortato i fedeli a non partecipare ad alcun evento organizzato dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), affermando che i matrimoni celebrati dalla FSSPX sono considerati «invalidi».

 

Nell’ultimo numero del bollettino diocesano, il vescovo di Monaco di Vestfalia (che per qualche ragione ora anche gli italiani chiamano Münster) e presidente della Conferenza episcopale tedesca ha dichiarato che «il clero della Fraternità Sacerdotale San Pio X non esercita alcun ministero ufficiale nella diocesi di Monaco di Vestfalia».

 

I sacramenti da loro amministrati sono «amministrati senza autorizzazione», ha continuato il prelato germanico, aggiungendo che le confessioni ascoltate e i matrimoni celebrati dal clero della Fraternità Sacerdotale San Pio X sarebbero «invalidi». Inoltre, il Wilmerro ha proibito alla Fraternità l’uso di «edifici ecclesiastici, chiese, cappelle, sale parrocchiali o altri locali ecclesiastici» diocesani.

 

Il vescovo ha osservato che per i fedeli della sua diocesi che desiderano partecipare alla Santa Messa «secondo la liturgia del Vetus Ordo», le uniche opzioni disponibili sono la chiesa di Sant’Egidio nel centro di Monaco di Vestfalia, la Cappella delle Candele della parrocchia di Santa Maria a Kevelaer e la chiesa e la cappella della Fraternità di San Pietro (FSSP) a Recklinghausen. Al di fuori di questi luoghi, il parroco e il vicario generale competenti devono approvare una «Messa tradizionale».

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Resta consentito per un sacerdote celebrare una Messa tradizionale in latino ( in privato. Tuttavia, ciò non deve essere annunciato pubblicamente o ai fedeli, in modo che non «assuma il carattere di una celebrazione pubblica o comunitaria, né nella realtà né nell’apparenza esteriore».

 

Riguardo al Sacramento del Matrimonio secondo il rito tradizionale, monsignor Wilmer ha annunciato le seguenti regole per la Diocesi di Monaco di Vestfalia: le celebrazioni possono avvenire solo nei luoghi designati e devono essere approvate dal vicario generale episcopale. Il vescovo ha sottolineato che «non esiste un diritto automatico» all’approvazione per il sacramento del matrimonio secondo il rito antico e che le decisioni vengono prese «caso per caso». Almeno uno dei coniugi deve essere registrato come residente principale o secondario nella Diocesi di Monaco di Vestfalia. Il sacerdote officiante deve essere autorizzato a celebrare la Messa secondo il rito tradizionale e deve essere incardinato nella Diocesi di Monaco di Vestfalia.

 

Wilmer è noto come prelato eterodosso e sostenitore del Cammino sinodale tedesco, considerato eretico. Votava regolarmente con la maggioranza dei vescovi e dell’Assemblea sinodale a favore di documenti che miravano a modificare la dottrina della Chiesa.

 

Nello specifico, monsignor Wilmer ha votato a favore di una proposta del Cammino Sinodale che prevede la «benedizione» delle unioni omosessuali, approvando un documento intitolato «Rivalutazione magisteriale dell’omosessualità» che auspicava una modifica della dottrina perenne della Chiesa e ha votato «sì» a un testo che prevede l’ordinazione sacramentale delle «diaconesse».

 

Renovatio 21 ha contezza che simili iniziative di sabotaggio della comunità dei fedeli lefebvriani, accompagnati talvolta da lettere ai proprietari delle cappelle dove si svolgono le messe FSSPX, si sono avuti anche in Italia. In particolare, sappiamo di omelie domenicali, nelle parrocchie, in cui si minaccia di scomunica i fedeli che assistono alle celebrazioni della Fraternità, del tipo «se andate lì siete scomunicati».

 

Un caso esploso subito è quello di Corato, nel barese, dove la Fraternità è proprietaria di una piccola chiesa antica, quella della Madonna di San Giovanni. L’arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, monsignor Leonardo D’Ascenzo ha lanciato un monito ai fedeli dicendo che «chi aderisca alla Fraternità sacerdotale San Pio X rischia la scomunica e i sacramenti celebrati dai suoi sacerdoti sono, in alcuni casi, invalidi».

 

La chiesa, che per anni era rimasta in abbandono, è stata recuperata,con lavori di restauro che hanno confermato che l’edificio risale a fine Seicento e che, nel corso del tempo, è stato utilizzato anche come ricovero per i malati durante l’epidemia di colera del 1908-1909. Ora è luogo della celebrazione della Santa Messa tradizionale due volte al mese: ciò non è tollerabile per l’autorità ecclesiastica della neochiesa che forse, come abbiamo visto in altri situazioni, sembra preferire l’abbandono degli edifizi sacri invece che l’uso per dire delle messe anche novus ordo, agendo come vero liquidatore immobiliare del tesoro urbanistico, architettonico, artistico accumulato da millenni di fede cattolica.

 

Come riportato da Renovatio 21, don Giovanni Caruso Spinelli, del priorato di Albano Laziale, ha pubblicato una densa lettera al vescovo di Velletri-Segni e Frascati riguardo una nota da lui disposta per tutte le chiesi della diocesi, notando inoltre che la persecuzione ora si starebbe allargando perfino alle suore vicine alla FSSPX.

 

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 Immagine di Kadellar via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 

 

 

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Mons. Schneider: «nulla è più pericoloso per la religione» dell’«interferenza» liturgica

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Il vescovo Athanasius Schneider ha avvertito in un sermone di questo fine settimana che «nulla è più pericoloso per una religione» dell’«interferenza con la liturgia». Lo riporta LifeSite.   Il vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, ha difeso l’importanza di preservare la sacra tradizione della Chiesa, inclusa la sua liturgia tradizionale, durante una visita all’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote a Limerick, in Irlanda.   Ha sottolineato che è un precetto perpetuo della Chiesa cattolica rimanere fedele alla propria tradizione, sia «dottrinalmente che liturgicamente», come riportato dal Catholic Herald.   «La vera pietà non ammette altra regola se non quella che solo ciò che è stato (fedelmente) ricevuto dai nostri padri, quello stesso deve essere (fedelmente) trasmesso ai nostri figli», ha dichiarato mons. Schneider. «È nostro dovere non imporre la religione ovunque vogliamo, ma piuttosto seguirla dove essa ci conduce, ed è la via della modestia cristiana non tramandare le nostre credenze o pratiche», ha continuato. Dobbiamo «conservare e custodire ciò che abbiamo ricevuto da coloro che ci hanno preceduto».   Apparentemente commentando le attuali «guerre liturgiche», Schneider ha affermato che «il culto pubblico è intrinsecamente tradizionale», sottolineando che ciò implica la preghiera della liturgia così come esiste «secondo le norme già stabilite dall’autorità divina e tramandate dagli antenati».

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Il prelato kazako ha citato il liturgista Dom Prosper Guéranger, il quale affermò che «ogni eretico o settario che desideri introdurre una nuova dottrina si trova inevitabilmente di fronte alla liturgia tradizionale, perché la liturgia è tradizione, e la tradizione più forte e migliore è quella che esiste».   Il vescovo ha contestato coloro che sostengono che l’adesione alla Messa tradizionale sia in realtà una questione di preferenza per profumi e campane «superficiali».   Al contrario, afferma monsignore, coloro che «sostengono che la Chiesa non sia un museo e che l’uomo veramente pio sia indifferente a questi elementi accidentali della liturgia tradizionale dimostrano soltanto di essere ciechi al grande ruolo svolto dalla bella espressione».   In un ulteriore commento sulla continua soppressione della Santa Messa Tridentina, resa possibile dalla Traditionis Custodes di papa Francesco e proseguita ora con l’avallo di Papa Leone XIV, il vescovo centrasiatico ha affermato: «la storia ha dimostrato mille volte che non c’è nulla di più pericoloso per una religione, nulla che abbia maggiori probabilità di generare malcontento, incertezza, divisione e apostasia, dell’interferenza con la liturgia e, di conseguenza, con la sensibilità religiosa».   «Preservare il prezioso tesoro della liturgia tradizionale significa preservare il depositum fidei», ha proseguito, aggiungendo che la Chiesa per secoli si è adoperata affinché «l’antichità fosse conservata e la novità respinta – questa è la regola apostolica».   Schneider aveva precedentemente denunciato Traditionis Custodes come «una persecuzione di una parte dei fedeli e anche un rifiuto dell’intera tradizione della liturgia della Chiesa».   Il vescovo ha dichiarato a Limerick che «la liturgia è la Tradizione nella sua forma più potente e solenne. Solo la Chiesa cattolica può dire: “Vi ho trasmesso ciò che ho ricevuto dal Signore”».  

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