Politica
L’ex premier pakistano Imran Khan condannato a 14 anni di carcere
L’ex primo ministro pakistano Imran Khan e sua moglie Bushra Bibi sono stati condannati in un caso di corruzione immobiliare del valore di 190 milioni di sterline (238 milioni di euro) che coinvolgeva l’Al-Qadir Trust, hanno riferito venerdì i media locali.
Secondo le testate pakistane ARY News e Dawn, un tribunale anticorruzione della città settentrionale di Rawalpindi ha condannato Khan a 14 anni di prigione e Bibi a sette anni; il verdetto è stato pronunciato nel carcere di Adiala.
Khan e Bibi sono stati inoltre multati rispettivamente di 3.600 e 1.800 dollari; la mancata ottemperanza comporta una pena detentiva aggiuntiva.
Il caso Al-Qadir Trust è incentrato sulle accuse secondo cui Khan e Bibi sarebbero stati coinvolti in uno schema di do ut des in cui il politico e sua moglie ricevevano terreni del valore di milioni di dollari da un magnate immobiliare durante la fondazione dell’omonima università in cambio di protezione legale.
L’ex primo ministro pakistano ha negato le accuse, definendole «politicamente motivate». Prima del verdetto, Khan ha affermato che il caso era privo di prove e avrebbe messo in imbarazzo le autorità. «La mia condanna è richiesta in un caso in cui né io ho ricavato un solo centesimo di guadagno personale, né il governo ha subito un solo centesimo di perdita finanziaria», ha affermato.
Il partito Pakistan Tehreek-e-Insaf (PTI) di Khan ha condannato la sentenza, definendola un «verdetto nero», e ha condiviso un video che presumibilmente mostrava proteste contro la decisione fuori dall’Assemblea nazionale.
Giocatore di cricket diventato politico, un passato nell’élite britannica con il precedente matrimonio con una donna della famiglia Goldsmith, il Khan è stato primo ministro dal 2018 al 2022, quando è stato estromesso dall’incarico con un voto di sfiducia, con l’opposizione che lo accusava di cattiva gestione dell’economia e della politica estera. Khan, tuttavia, sostiene di essere stato rovesciato a seguito di una cospirazione statunitense.
È stato coinvolto in numerose battaglie legali, con incombenti accuse di corruzione. Nel 2023, è stato dichiarato colpevole di aver acquistato e venduto illegalmente doni statali ricevuti durante il suo mandato da premier, sebbene la condanna sia stata sospesa. Un anno dopo, è stato anche condannato a dieci anni per aver fatto trapelare segreti di stato, un’accusa che ha negato. I suoi precedenti arresti e condanne hanno scatenato proteste a livello nazionale, alcune delle quali sono diventate violente.
Le molteplici condanne sono state utilizzate per impedire a Khan e al suo partito di candidarsi alle elezioni di febbraio, ma la Corte Suprema ha successivamente stabilito che a Tehreek-e-Insaf sono stati ingiustamente negati almeno 20 seggi in più in parlamento, in un duro colpo per la coalizione al potere.
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato era emerso che nel 2022 il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha fatto pressioni sul Pakistan affinché rimuovesse il primo ministro Khan a causa della neutralità di quest’ultimo riguardo al conflitto in Ucraina.
L’ex campione di cricket, che ha sempre definito la sua defenestrazione come un «complotto americano», già era stato arrestato – evento che ha provocato caos nelle strade con scene da guerra civile nel Paese.
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Nel 2021 il Khan al potere aveva stretto accordi con il Tehreek-i-Labbaik Pakistan (TLP), un partito islamista di estrema destra, che aveva marciato da Lahore a Islamabad occupando una delle autostrade principali del Paese
La scorsa estate i terroristi dello Stato Islamico-Khorasan hanno rivendicato la responsabilità del recente attentato suicida nella provincia pachistana di Khyber Pakhtunkhwa, che ha preso di mira una manifestazione elettorale del partito Jamiat Ulema-e-Islam (JUI), causando almeno 54 morti.
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato il Khan, che i sostenitori chiamano «Skipper», aveva subito un attentato che lo ha lasciato ferito ad una gamba.
Il Pakistan, che si era trovato in una crisi economica ed energetica con blackout massivi, fa parte della rosa di Paesi che sta ha cominciato a pagare in yuan il petrolio russo che acquista. L’anno scorso il suo governo aveva segnalato la volontà di trattare sia con i terroristi che con il Fondo Monetario Internazionale.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa capitale pakistana Islamabad fu invasa dai sostenitori del primo ministro deposto Imran Khan giunti in massa da tutto il Paese per chiedere la sua liberazione dalla prigione.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Politica
Il leader serbo bosniaco antioccidentale Dodik festeggia la vittoria elettorale
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Politica
Il Brasile va alle urne: Bolsonaro jr. vince su Lula
Il figlio di Bolsonaro ha vinto primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, superando il presidente uscente di sinistra Lula. Il ballottagio pre la carica di presidente del grande Paese sudamericano è previsto per il 25 ottobre,
Il 45enne Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex capo di Stato brasiliano, ha ottenuto il 47,06% dei voti, contro il 45,12% del veterano della sinistra Luiz Inacio Lula da Silva, 80 anni, a spoglio quasi concluso. Lo scarto ridotto dimostra che il più grande Paese dell’America Latina resta profondamente polarizzato, tra accuse reciproche di golpe o di brogli.
Se Flavio Bolsonaro dovesse prevalere al secondo turno, il Brasile si unirebbe all’ondata conservatrice che, incoraggiata dal presidente americano Donald Trump, ha già mietuto vittorie nella regione, in Argentina, in Colombia o in Perù.
Domenica sera si è detto «molto soddisfatto» del risultato e fiducioso nella vittoria. Ha ringraziato i suoi elettori per avergli dato «un voto di fiducia per il cambiamento», ritenendo che «il Brasile non ne possa più».
Si presenta come una versione «più moderata» di suo padre, l’ex presidente Jair Bolsonaro, che lo aveva designato candidato dopo essere stato condannato a 27 anni di carcere per un tentativo di colpo di Stato contro Lula nel 2022. A quasi 81 anni, lo storico leader della sinistra punta a un quarto mandato non consecutivo. Durante la campagna ha sventolato la bandiera della sovranità e ha invitato il suo omologo statunitense a non «immischiarsi» nelle elezioni brasiliane.
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Bolsonaro jr. ha mantenuto il sangue freddo anche dopo la notizia di essere indagato per corruzione e riciclaggio di denaro in relazione al finanziamento di un film in onore del padre, malato di cancro, che l’anno passato era stato arrestato dalla polizia a Brasilia mentre ancora era ai domiciliari. La Corte Suprema brasiliana, guidata dall’acerrimo nemico dei Bolsonaro giudice Alexandre de Moraes, aveva bloccato la richiesta di scarcerazione anticipata di Bolsonaro senior cinque mesi fa.
Il Brasile ha inoltre assistito a una vera e propria ondata conservatrice alle elezioni legislative, in particolare al Senato, dove l’ex first lady Michelle Bolsonaro è stata eletta a larga maggioranza, così come Carlos Bolsonaro, fratello di Flavio. Circa 160 milioni di elettori erano chiamati alle urne. L’astensionismo, in un Paese in cui il voto è obbligatorio, si è attestato al 21%, praticamente lo stesso dato del 2022.
Come riportato da Renovatio 21, il fratello Eduardo Bolsonaro, già deputato, tre mesi fa è stato condannato, sempre dalla Corte Suprema di De Moraes, a quattro anni di carcere per aver esercitato pressioni su autorità straniere – ovvero il governo degli Stati Uniti – al fine di ottenere sanzioni contro le istituzioni brasiliane, in particolare la magistratura e alcuni esponenti della Procura Generale.
La Corte federale suprema del Brasile aveva ampliato le restrizioni nei confronti dell’ex presidente Jair Bolsonaro, arrivando a vietare ora la diffusione delle sue interviste sulle piattaforme dei social media. Gli USA erano scesi ora in campo direttamente contro De Moraes, revocandogli il visto per il Paese, una mossa inaspettata ed inedita da parte della segreteria di Stato USA guidata da Marco Rubio.
A luglio 2025 il presidente statunitense Donald Trump – che durante il suo primo mandato aveva coltivato stretti legami con Bolsonaro – aveva definito la persecuzione dell’ex alleato da parte del governo Lula una «caccia alle streghe», imponendo dazi del 50% su alcuni prodotti brasiliani. Tuttavia, all’inizio di questo mese Washington ha iniziato a mitigare alcune di quelle tariffe.
Il padre jair Bolsonaro tre anni fa era era stato pure incriminato per falsificazione dello status vaccinale. L’opposizione di Bolsonaro ai vaccini mRNA si manifestò in proteste dirette con il direttore dell’OMS Tedros Ghebreyesus e con commenti subitanei che descrivevano l’impunità programmatica dei produttori di vaccini anti-COVID anche qualora i sieri possano «trasformarti in una donna barbuta, o in un alligatore jacaré».
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Immagine di Agência Senado via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Politica
Assassina nel braccio della morte sopravvive a una doppia iniezione letale: nuova eroina delle donne ripaganizzate?
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🚨 JUST IN: President Trump speaks out on the FAILED execution of Christa Pike in Tennessee last night
“That was an execution where the medication didn’t exactly work. It shouldn’t be very difficult!” We need to make this MUCH EASIER and just DISPATCH THE FIRING SQUAD! Come… pic.twitter.com/HbG95GO8HH — Nick Sortor (@nicksortor) October 1, 2026
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