Connettiti con Renovato 21

Spirito

La partecipazione alla messa, tradizionale o nuova, influenza la fede?

Pubblicato

il

Fin dall’inizio della riforma liturgica, dopo la promulgazione del Novus Ordo Missae (NOM), i difensori della tradizione della Chiesa avevano avvertito del pericolo rappresentato da questa nuova liturgia. E, facendo eco al noto adagio – lex orandi, lex credendi – la legge della preghiera è la legge della fede, hanno anche messo in guardia dal futuro decadimento della fede che ne sarebbe seguito.

 

 

I primi a lanciare questo monito sono stati gli autori del Breve Esame Critico (BEC), nella loro analisi ancora attuale, che è stata sostenuta dai cardinali Alfredo Ottaviani e Antonio Bacci, che hanno accettato di firmare la lettera di presentazione di questo documento.

 

La conclusione del BEC ammoniva:

 

«L’abbandono di una tradizione liturgica che fu per quattro secoli segno e pegno di unità di culto (per sostituirla con un’altra, che non potrà non essere segno di divisione per le licenze innumerevoli che implicitamente autorizza, e che pullula essa stessa di insinuazioni o di errori palesi contro la purezza della fede cattolica) appare, volendo definirlo nel modo più mite, un incalcolabile errore».

 

Questo monito risuona da allora – da più di 50 anni – in modo sempre più amplificato, di fronte alla progressiva perdita di fede in settori sempre più estesi della Chiesa, perdita che si osserva dapprima in una sempre crescente disaffezione, e poi in posizioni sempre più eterodosse sugli oggetti del credo cattolico.

 

Questa perdita di fede è ormai visibile anche tra i pastori. Così le richieste e le decisioni del Cammino sinodale tedesco, molte delle quali contrarie alla fede cattolica sul potere nella Chiesa – riservato ai vescovi – sulla morale coniugale, sulle unioni omosessuali, per citarne alcune.

 

 

Un sondaggio rivelatore

Per quanto riguarda i fedeli, da decenni si osservano deviazioni, sulle quali regolarmente i sondaggi gettano una luce allarmante. Uno di questi è interessante per il soggetto in esame, perché mette a confronto i cattolici praticanti che frequentano la nuova messa, con altri che frequentano la Messa Tradizionale (MT).

 

Il risultato si avvale infatti di rilevazioni già effettuate da istituti riconosciuti. Il confronto si è concentrato su 7 punti, ma qui ne verranno presi in considerazione solo 5.

 

1. L’approvazione della contraccezione raggiunge l’89% per i fedeli NOM e il 2% per i fedeli MT.

 

2. L’approvazione dell’aborto raggiunge il 51% per i fedeli NOM e l’1% per i fedeli MT.

 

3. La pratica domenicale è del 22% per i fedeli NOM e del 99% per i fedeli MT.

 

4. L’approvazione del matrimonio gay è del 67% per i fedeli NOM e del 2% per i fedeli MT.

 

5. La confessione annuale è del 25% per i fedeli NOM e del 98% per i fedeli MT.

 

Un tale risultato non è casuale. Su tali elementi essenziali relativi alla morale rivelata e alla pratica cattolica obbligatoria, le differenze sono più che significative.

 

Si tratta di cattolici residenti nello stesso Paese, gli Stati Uniti, nello stesso periodo – tra il 2014 e il 2018 – spesso censiti nello stesso stato, cioè posti nelle stesse condizioni generali. La differenza più accessibile e visibile è la pratica al NOM o alla MT.

 

Ci sono probabilmente elementi esterni che dovrebbero essere considerati e che potrebbero portare a un aggiustamento, ma che non potranno mai sopperire a una differenza oscillante tra il 50 e l’87%. La nuova messa, associata alle riforme conciliari che l’accompagnano, ha infatti indotto una notevole perdita di fede. Gli autori del Breve esame critico avevano ragione.

 

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

 

Immagine di Xavier Boudreau via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

 

 

Continua a leggere

Spirito

Assisi 2026: Leone XIV rivendica l’eredità di Giovanni Paolo II

Pubblicato

il

Da

L’incontro interreligioso svoltosi ad Assisi dal 25 al 27 ottobre 2026 si è concluso con un nuovo appello comune alla pace. Ma che valore ha una pace senza Gesù Cristo, il Principe della pace?

 

La città di Assisi ha accolto di nuovo un raduno interreligioso, quarant’anni dopo quello convocato da Giovanni Paolo II il 27 ottobre 1986. Dal 25 al 27 ottobre 2026, la Comunità di Sant’Egidio vi ha riunito più di 380 responsabili religiosi, tra i quali rappresentanti cattolici, ortodossi e protestanti, ma anche dell’ebraismo, dell’islam, dell’induismo, del buddismo, dello scintoismo, del sikhismo, del taoismo e dello zoroastrismo.

 

Posta sotto il tema «Pace disarmata e disarmante», la manifestazione si è aperta domenica 25 ottobre a Bastia Umbra, vicino ad Assisi. È proseguita con due giornate di conferenze dedicate in particolare ai conflitti armati, al disarmo, alle migrazioni, alla crisi ambientale e al dialogo tra le religioni. Ma è soprattutto la giornata di martedì 27 ottobre, che segnava il quarantesimo anniversario dell’incontro convocato da Giovanni Paolo II, a dare all’evento il suo carattere più scandaloso.

 

Preghiere separate, poi una processione comune

Alle 15.30, i rappresentanti delle diverse religioni sono stati invitati a pregare per la pace, ciascuno secondo le proprie credenze e i propri riti.

 

Nella basilica inferiore di San Francesco, dei cattolici hanno pregato accanto a rappresentanti delle Chiese ortodosse e delle comunità protestanti. Il patriarca Bartolomeo I di Costantinopoli e il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, vi hanno pronunciato delle meditazioni.

 

Il patriarca ortodosso ha evocato le sofferenze provocate dai conflitti attuali e ha invitato i credenti a diventare artigiani di pace. Il cardinale Zuppi, da parte sua, ha presentato l’incontro e il dialogo come i mezzi per superare le divisioni e i conflitti.

Sostieni Renovatio 21

Nel frattempo, i rappresentanti delle religioni non cristiane compivano le proprie preghiere in diversi luoghi situati attorno al Sacro Convento, il convento francescano attiguo alla basilica. Ebrei, musulmani, indù, buddisti e rappresentanti di altri culti si sono così rivolti alle loro divinità o hanno praticato i rispettivi riti.

 

Dopo queste cerimonie distinte, i responsabili religiosi si sono ritrovati fianco a fianco e hanno raggiunto in processione la piazza inferiore della basilica di San Francesco. È là che si è svolta la cerimonia interreligiosa di chiusura, davanti ai rappresentanti delle diverse religioni riuniti su uno stesso palco.

 

Mons. Felice Accrocca, vescovo di Assisi, ha preso la parola, seguito in particolare da Touch Sarith, presidente di un’associazione buddista cambogiana, e da Koko Kondo, sopravvissuta al bombardamento atomico di Hiroshima. Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, ha poi ricordato l’eredità di Giovanni Paolo II e gli incontri interreligiosi organizzati dal 1986. A suo dire, lo “spirito di Assisi” ha permesso di mantenere il dialogo tra le religioni nonostante le guerre e le tensioni internazionali.

 

Leone XIV rivendica i frutti di quarant’anni di dialogo interreligioso

Leone XIV avrebbe dovuto inizialmente partecipare a questa giornata, ma il suo viaggio è stato annullato su raccomandazione medica, dopo un intervento di chirurgia toracica. Il papa ha tuttavia voluto associarsi alla manifestazione con un messaggio video trasmesso durante la cerimonia finale.

 

Ha dapprima espresso il rammarico di non poter essere presso la tomba di san Francesco, poi ha ringraziato il Dicastero per il dialogo interreligioso e la Comunità di Sant’Egidio per aver proseguito la via aperta dai suoi predecessori. Il papa ha espressamente rivendicato l’eredità dell’incontro del 1986. Ricordando che Giovanni Paolo II aveva invitato a continuare a vivere lo «spirito di Assisi», ha citato Francesco, secondo il quale quella prima giornata non doveva restare un evento isolato. Leone XIV ha salutato il cammino percorso in quarant’anni, affermando che ha portato molti frutti.

 

Ha poi evocato a lungo l’evoluzione della situazione internazionale dalla guerra fredda. Dopo il 1989, ha spiegato, molti avevano sperato che la globalizzazione avrebbe portato una pace duratura. Citando la sua enciclica Magnifica humanitas, ha ricordato l’eccessiva fiducia accordata ai mercati per garantire il benessere, la democrazia e la stabilità. Secondo il papa, questa globalizzazione non ha automaticamente prodotto l’unità e la pace, ma ha anche suscitato reazioni fondamentaliste, identitarie e nazionaliste.

 

Ha denunciato un’inquietante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale e ha ricordato gli avvertimenti del Catechismo della Chiesa cattolica sull’accumulo degli armamenti considerato come mezzo di dissuasione. È in questo contesto che ha chiesto di far crescere lo “spirito di Assisi”, che presenta come il rifiuto di giustificare religiosamente la guerra, associato alla mediazione, al dialogo e all’azione in favore della pace.

 

Per Leone XIV, la pace deve tornare a essere l’ideale comune dei popoli e guidare le loro decisioni. «Dobbiamo ricostruire ovunque la pace, e non preparare altre guerre», ha dichiarato, prima di affermare: «La guerra non può mai essere fatta in nome di Dio! Per noi credenti, combattere in nome della religione significa, in realtà, colpire la religione stessa. Non esiste alcuna guerra santa: solo la pace è santa!»

La preghiera delle religioni presentata come via verso la pace

Leone XIV ha poi giustificato il percorso religioso avviato ad Assisi. «Il cammino iniziato ad Assisi nella ricerca comune della pace è innanzitutto quello della preghiera», ha spiegato. Ha proseguito affermando che la preghiera poteva sembrare debole davanti alle potenze del mondo, ma costituiva la forza umile dei credenti. Ha chiesto che Dio tocchi il cuore di coloro che vogliono la guerra e il terrorismo, ricordando che non si prega mai invano.

 

Il papa ha inoltre presentato la preghiera come una scuola di dialogo con Dio, con gli uomini e con tutte le creature, evocando san Francesco d’Assisi, di cui quest’anno si celebra l’ottavo centenario della morte.

 

Infine, ha chiesto ai responsabili religiosi di sviluppare il dialogo tra i loro fedeli e nella società, affinché il linguaggio dell’arroganza sia sostituito da quello della pace, del negoziato e della comprensione. Il suo intervento si è concluso con un’invocazione per la pace in tutti i paesi del mondo e con la beatitudine evangelica: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5, 9).

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

«Le religioni offrono ciò che hanno ricevuto da Dio»

Alle 17, i partecipanti hanno proclamato l’Appello di pace 2026, documento finale dell’incontro. Il testo si apre a nome di «donne e uomini di religioni diverse» riuniti ad Assisi. Ripercorre i quarant’anni trascorsi dal 1986, affermando che i partecipanti hanno pregato e lavorato per un mondo senza guerre e che hanno fatto l’esperienza della forza storica della preghiera.

 

L’appello chiede la fine dei conflitti armati, la riduzione delle spese militari e una de-escalation di fronte al rischio nucleare. Chiede che le risorse destinate agli armamenti siano impiegate per l’alimentazione, l’istruzione, il lavoro e le cure.

 

Ma al di là di queste rivendicazioni, il documento formula un’affermazione religiosa rivelatrice dello spirito dell’incontro: «Le religioni offrono ciò che hanno ricevuto da Dio: l’amore, la saggezza, il valore della vita, la conoscenza delle debolezze umane, il perdono».

 

Così, delle religioni che negano la divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, rifiutano la Santissima Trinità o professano credenze incompatibili con la Rivelazione cattolica sono presentate collettivamente come detentrici di doni ricevuti da Dio. Il testo chiede inoltre che ogni luogo di culto e di preghiera diventi una casa di pace e di solidarietà umana. Dopo la sua proclamazione, l’appello è stato consegnato a un gruppo di bambini. I responsabili religiosi hanno poi acceso dei candelabri disposti davanti alla basilica, gesto simbolico che ha segnato la fine dell’incontro.

 

Quale messaggio rivolge una simile manifestazione al mondo? Che tutte le religioni sarebbero ugualmente capaci di rivolgersi a Dio e di ottenere i suoi favori.

 

E se possono tutte condurre gli uomini a Dio, perché bisognerebbe ancora appartenere alla Chiesa fondata da Nostro Signore Gesù Cristo?

 

Ponendo pubblicamente la religione cattolica sullo stesso piano delle religioni fondate dagli uomini, il Vicario di Cristo lascia intendere che queste potrebbero condurre le anime in Cielo.

 

Ciò costituisce una grave offesa a Dio, così come si è rivelato all’umanità e così come la Chiesa ha ricevuto la missione di farlo conoscere, oltre a mantenere una confusione carica di conseguenze per le anime.

 

Quando colui che ha ricevuto la missione di confermare i suoi fratelli nella fede sembra mettere la verità e l’errore sullo stesso piano, come possono ancora gli uomini riconoscere dove si trovi la via della salvezza?

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

Continua a leggere

Spirito

Cardinale afferma che la Chiesa «non è qui per convertire»

Pubblicato

il

Da

L’arcivescovo di Algeri, il cardinale Jean-Paul Vesco, ha affermato che la Chiesa cattolica «non è una Chiesa proselitistica, non è una Chiesa che è lì per convertire», e che dovrebbe invece cercare di trovare il suo posto all’interno della società algerina. Lo riporta LifeSite.   In una recente intervista al sito di notizie cattoliche belga CathoBel, segnalata da AdVaticanum, Vesco ha affermato: «Siamo la Chiesa di questo popolo. Non una Chiesa proselitistica, non una Chiesa che è lì per convertire, ma una Chiesa che aspira a essere una componente di questo popolo». Ha inoltre affermato che «nelle religioni monoteiste, il proselitismo è veleno, perché implica considerare falsa la religione dell’altro». «Ci consideriamo una fortezza assediata? O scegliamo la fraternità?», ha chiesto Vesco. «Per me, è l’unica opzione che valga la pena».   Secondo quanto riportato da AdVaticanum, Vesco ha affermato che i cristiani non dovrebbero cercare di ripristinare un antico ordine politico cristiano come risposta ai cambiamenti demografici e culturali contemporanei. «I cristiani hanno un’altra carta da giocare, oltre a ristabilire un regime della cristianità».   L’arcivescovo di Algeri ha anche affermato che la sinodalità ha cambiato in modo permanente il funzionamento della Chiesa e ha «seppellito ogni possibilità» di un futuro Concilio Vaticano III composto esclusivamente da vescovi. I commentatori cattolici si sono scatenati in rete, parlando di tradimento del Vangelo. In particolare, è completamente negato da parole del genere quanto contenuto nel Vangelo secondo Matteo 28, 16-20: «Quanto agli undici discepoli, andarono in Galilea, sul monte indicato loro da Gesù. Vedendolo, l’adorarono; ma qualcuno dubitava. avvicinandosi parlò loro così: “Ogni potere è stato dato a me in cielo e in terra. Andate dunque, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto quanto v’ho comandato. Ed ecco io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo”».   Il comandamento è ripetuto anche in Atti 1, 8: «ma voi riceverete forza di Spirito Santo, quando verrà su di voi; e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e la Samaria, e fino alle estremità della terra».   Anche nel Vangelo secondo Marco (16, 15) sta scritto: «Poi disse loro: «Andate per tutto il mondo, predicate l’Evangelo ad ogni creatura».   La Chiesa conciliare sembra aver abdicato quindi, oltre cheall’evangelizzazione, anche al Vangelo stesso. Epperò, è evidente che si tratta di un fenomeno chiaro: togli il Vangelo, togli l’evangelizzazione. Togli la Messa, togli il Vangelo. Togli Dio, togli la Messa. Togli Dio, togli tutto – essere umano compreso.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Meeting Rimini via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 4.0
   
Continua a leggere

Spirito

Mons. Viganò, avvertimento ai musulmani d’Italia dopo le parole del cardinale Zuppi

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 pubblica questo testo dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò apparso su X. Monsignore si riferisce alla questione della CEI Conferenza Episcopale Italiana (CEI) in merito alla presenza e alla conoscenza dell’islam nelle scuole italiane con la redazione e la presentazione delle «Schede per conoscere l’islam». Si tratta di in pacchetto di 11 schede tematiche che affrontano la storia, la teologia, il Corano, la comunità (Umma), la spiritualità e la presenza islamica in Italia. Il progetto è rivolto principalmente ai docenti (in particolare di religione cattolica) e alle scuole, per contrastare, viene detto, l’«analfabetismo religioso». Il materiale è stato presentato formalmente a Roma, presso Palazzo Borromeo (sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede), registrando la partecipazione di esponenti vaticani, istituzionali e delle comunità ebraiche e islamiche. Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI, ha difeso con forza l’iniziativa, dichiarando che «conoscere l’islam è decisivo per imparare a vivere insieme». Secondo la linea della presidenza, lo studio e l’approfondimento della fede musulmana servono ad abbattere i «muri del pregiudizio» e a favorire la coesione sociale e la pace educativa. Varie voci hanno definito l’iniziativa come una «resa» o una «sottomissione» dei vescovi italiani all’islam. Di fatto, la Chiesa italiana si fa carico di spiegare una fede terza nelle scuole, giocoforza inserendo nei sussidi anche riflessioni su temi considerati politici, come la gestione dei flussi migratori (tema a cui vari enti cattolici sono legati economicamente) o la carenza di moschee sul territorio nazionale, tema che interessa da vicino i cittadini contribuenti che vedono trasformati i loro quartieri una volta che vi arriva il «centro islamico». Sul tema del velo mussulmano dentro e fuori dalla scuola, vero simbolo non solo religioso, ma di programmatica disintegrazione sociale, Renovatio 21 ha scritto un articolo pochi giorni fa.

 

Ai musulmani d’Italia: un avvertimento fraterno.

 

Il cardinale Zuppi, presidente della CEI, ha deciso di aiutarvi a «far conoscere l’islam». Come ha spiegato lui stesso all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, voi, insieme a noi Cattolici, avete bisogno di schede, di «percorsi«, di «processi».

 

Permettete a un arcivescovo Cattolico di mettervi in guardia, con la franchezza che si deve agli ospiti: guardate con attenzione i precedenti. Zuppi ha già prestato la propria opera alla Chiesa Cattolica in Italia, e il risultato è sotto gli occhi di tutti: chiese svuotate, catechismi diluiti, Sacramenti disertati, una liturgia ridotta a convegno e una dottrina trasformata a «cammino».

 

Tutto, naturalmente, nel segno dell’ascolto, del dialogo e dell’accoglienza. Un cursus honorum che ogni comunità religiosa dovrebbe invidiare, se desiderasse la propria estinzione.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Se dunque volete che anche la vostra religione conosca la medesima fioritura, la strada è semplice: invitatelo, ascoltatelo, lasciategli scrivere i vostri sussidi e correggere le vostre formule, e accogliete con gratitudine la sua certezza che ogni critica sia «pregiudizio».

 

Se invece avete a cuore la vostra fede, vi suggerisco una prudenza che i vescovi della Chiesa Cattolica hanno smarrito da un pezzo: non affidate la custodia della vostra casa a chi non ha saputo custodire la propria.

 

Vi lascio un’ultima considerazione. Noi non abbiamo bisogno di un presidente che ci faccia vergognare di essere Cattolici, e voi non avete bisogno di un cardinale che vi spieghi che cosa siete. La conoscenza reciproca nasce dalla verità professata, non dalla fusione di due sussidi redatti a quattro mani da eunuchi e cortigiani.

 

Il giorno in cui qualcuno, tra noi, tornerà a dire con chiarezza CHI È CRISTO, voi saprete finalmente con chi state parlando.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Meeting Rimini via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 4.0

 

Continua a leggere

Più popolari