Epidemie
La pandemia dei vaccinati, che contagiano il doppio: i dati inglesi
Nessun paradosso di Simpson. Sono le semplici proporzioni. La vaccinazione inglese è un disastro pandemico.
Se leggete bene la tabella dei contagi sotto, potreste esibirla con qualsiasi pro-vax e pro-pass e chiudere subito la discussione, se fosse razionale.
Anzi, magari potreste portarla a chi vi vuole vaccinare per dimostrare che non vi sottomettete alla siringa mRNA per il bene vostro e della società.
Secondo i dati inglesi, vaccinandovi, aumentate i rischi di contagiarvi e contagiare.
Tenendo in mano i dati inglesi, si vede che la vaccinazione sia peggiorativa della situazione pandemica.
Eureka! Ecco spiegato perché nei Paesi più vaccinati il contagio è ripreso.
Faremo riferimento al rapporto di sorveglianza «COVID-19 vaccine surveillance report Week 47», consultabile qui, sul sito delle pubblicazioni del governo britannico.
Ecco le tabelle sui casi positivi, ospedalizzazioni e decessi in Inghilterra.
I dati inglesi sopra non indicano nemmeno le percentuali di vaccinazione corrispondenti alla fasce anagrafiche.
L’assenza nella tabella delle percentuali di vaccinazioni per età potrebbe essere una licenza creativa: balzerebbe all’occhio il disastro di contagi causato della vaccinazione. Quindi, potrebbe trattarsi di una piccola furbata di chi confeziona queste tabelle, ma potremmo sbagliarci.
Dobbiamo allora mettere noi per ogni fascia anagrafica la percentuale di vaccinati corrispondente (Quanti 18-29enni sono vaccinati in Inghilterra?)
Sulla base di questa percentuale, andremo poi a fare la proporzione con i casi rilevati. Solo così si può capire se e quanto funziona qualcosa (nel nostro caso, il vaccino). Se non si fanno le proporzioni, si cade nel paradosso di Simpson. Noi su Renovatio 21 le proporzioni –ovviamente – le facciamo sempre.
Le percentuali dei vaccinati sono prese da pagina 15:
A questo scopo abbiamo usato i dati sullo stato della vaccinazione inglese aggiornati al 10 di ottobre: poiché il rapporto dei casi COVID considera un cittadino pienamente vaccinato solo dopo 14 giorni dalla seconda dose. E i dati raccolti vanno dal 25 ottobre al 22 novembre (settimana 43-46). Quindi lo stato vaccinale utile va fotografato alla settimana 40 (barra nera nella tabella), 10 ottobre.
Le percentuali dei vaccinati sono indicate sopra (prese da pagina 15); le riporteremo facendo una media approssimativa (non ponderata) perché non abbiamo voglia di fare tutto il lavoro che non hanno fatto gli inglesi e perché non sposterebbe nulla (visto che la campagna vaccinale è finita da molte settimane).
Per avere il numero assoluto dei vaccinati abbiamo preso i report vaccinali del 10 ottobre:
Quello che otteniamo incrociando tutti i dati sopra è devastante: i vaccinati si contagiano più dei non vaccinati. In diverse fasce di età si contagiano in proporzione quasi 3 volte i vaccinati.
L’unica fascia di età dove non accade è per gli over 80, mentre per i 70-80 c’è quasi parità.
Adesso, allo stesso modo, vediamo i casi di ospedalizzazioni. Questo dato non significa nulla poiché i report inglesi non distinguono tra «ospedalizzazioni» e «intensive».
Si vede subito che le cifre sembrano abnormi e si discostano decine di volte da quelle italiane relative alle intensive. Il che potrebbe essere normale se si contano come «ospedalizzazioni» le persone che sostano in ospedale con la febbre. I benefici relativi alla febbre comunque sono 1:6 a favore dei vaccinati. Non possiamo dire di più.
Ora vediamo i decessi derivanti da diagnosi avvenute massimo 28 giorni prima.
Sulle fasce under 50 la letalità che emerge in Inghilterra è molto più alta di quella italiana; il che significa che – essendo l’Italia uno dei Paesi che tampona di più i non vaccinati – esistono complessivamente in Inghilterra molti casi sommersi che abbasserebbero la letalità assoluta del COVID nei conteggi. Più sono i positivi emersi, ovviamente, minore risulta la letalità rilevata.
Attenzione: nelle fasce under 50 i benefici della vaccinazione non tengono in alcun modo conto dei decessi a causa del vaccino.
Se aggiungiamo nella colonna «Decessi Vaccinati» le poche centinaia di casi ufficialmente riconosciuti morti per la vaccinazione, vediamo che la situazione si rovescia a favore dei non vaccinati. Infatti dalle «vite salvate» dai vaccini, andrebbero sottratte le «vite perse» per la vaccinazione di massa.
Il lettore può fare i calcoli da sé: basta postulare poche decine di decessi per milione di abitante, che la letalità si ribalta a favore dei non vaccinati. Provate pure ad aggiungere una manciata di decessi collaterali tra i ventenni vaccinati. E vedete che cosa ottenete.
Questo accade perché la letalità naturale del COVID per under 40 è molto bassa. Dai dati italiani risulta essere la metà degli incidenti stradali. Dalla tabella inglese invece risulta essere più del doppio.
In altre parole, dalla tabella inglese il COVID per gli under 40 sembra avere 4 volte la letalità che emerge dai dati italiani. I quali però sono certamente molto più attendibili su questo, dato che setacciano i non vaccinati ogni 48 ore come nessun Paese al mondo.
Mentre dai dati inglesi, i vaccinati risultano essere molto più contagiosi dei non vaccinati. Su questo parametro sono invece i dati inglesi ad essere molto più attendibili, poiché il monitoriaggio dei tamponi è più uniforme tra vaccinati e non vaccinati. In Inghileterra non c’è il Green Pass.
In conclusione
Sulla base dei dati inglesi si può affermare che esiste una pandemia dei vaccinati, i quali risultano contagiosi più del doppio dei non vaccinati e credono di non esserlo.
In Italia non ce ne accorgiamo perché a causa del green pass i vaccinati non sono più soggetti a tampone obbligatorio.
I dati inglesi dimostrano quindi sicuramente che il green pass italiano non serve a nulla per contenere il contagio. Anzi, al contrario, sembra fatto apposta per incentivare il contagio.
Come volevasi dimostrare.
Gian Battista Airaghi
Epidemie
L’FBI di Biden ha bloccato l’interrogatorio di Daszak nella ricerca sulle origini del COVID-19
L’FBI sotto l’amministrazione Biden è intervenuta per impedire che il presidente di EcoHealth Alliance, Peter Daszak, venisse interrogato sulle origini del COVID-19 e sui suoi 15 anni di attività presso il laboratorio cinese da cui probabilmente è fuoriuscito il virus, secondo documenti resi pubblici dal senatore Rand Paul.
Il Paul, presidente della Commissione del Senato per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi, ha reso noto che i documenti descrivono in dettaglio come il National Targeting Center della US Customs and Border Protection (CBP) avesse identificato Daszak come «persona di estremo interesse» e intendesse interrogarlo nel febbraio 2021 sulle sue «attività in Cina, i suoi contatti presso il WIV [Istituto di Virologia di Wuhan, ndr] e se avesse raccolto o trasportato campioni biologici», vista la sua partecipazione alla controversa ricerca «gain-of-function», che prevede il potenziamento intenzionale dei virus per studiarne i potenziali effetti.
Tuttavia, tre giorni prima dell’arrivo previsto di Daszak all’aeroporto internazionale John F. Kennedy per il suo rientro negli Stati Uniti, «il CBP ha ricevuto una richiesta dall’ufficio dell’FBI di Nuova York: non fermare il soggetto», si legge nel comunicato. «L’ispezione non ha mai avuto luogo».
Il Daszak, che negli ultimi tempi ha annunciato anche di avere origini ucraine, è una figura fondamentale nella storia, ancora non scritta, della pandemia. Secondo il libro di Andrew Huff, ex vicepresidente Adell’organizzazione del Daszak, EcoHealth Alliance avrebbe avuto, legami con la CIA.
«Queste discussioni hanno portato a pubblicazioni che indicano che il dottor Peter Daszak, presidente di EcoHealth Alliance, stava lavorando con la CIA e che l’agente biologico comunemente noto come COVID-19 (SARS-CoV-2) era in fase di sviluppo presso EcoHealth Alliance da allora 2012 e altre prove suggeriscono che la SARS-CoV-2 sia iniziata prima del 2012» si legge nel libro di Huff The Truth about Wuhan.
Dopo che il SARS-CoV-2 è scoppiato nella stessa città in cui Daszak stava finanziando manipolazioni il coronavirus da pipistrello, la (un tempo) prestigiosissima rivista scientifica The Lancet aveva pubblicato un documento firmato dallo stesso Daszak con oltre due dozzine di scienziati, in cui insisteva che il virus avrebbe potuto provenire solo da un evento di spillover naturale, probabilmente da un mercato di animali vivi e che gli scienziati «stanno uniti per condannare fermamente le teorie del complotto che suggeriscono che il COVID-19 non ha un’origine naturale».
Solo più tardi Lancet avrebbe notato gli evidentissimi conflitti di interessi di Daszak, che fu grottescamente immesso poi – su pressione anche cinese, si disse – nel gruppo di ispettori che a pandemia dilagante fece una visita-farsa al laboratorio virologico wuhaniano.
Come riportato da Renovatio 21, l’organizzazione del Daszak EcoHealth Alliance aveva ricevuto ancora incredibilmente tre milioni di dollari dal ministero della Difesa dell’amministrazione Biden pure dopo la pandemia.
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«Questa non è tutta la storia. È solo l’inizio», ha anticipato il senatore Paul su X.
6/ This isn’t the whole story. It’s the start of one. The Reading Room will be updated on a rolling basis as the investigation continues.
— Senator Rand Paul (@SenRandPaul) July 20, 2026
Le origini del COVID rappresentano uno dei numerosi scandali ancora ufficialmente irrisolti che persistono a cinque anni dalla pandemia. Pubblicamente, la teoria secondo cui il COVID sarebbe sfuggito dal laboratorio di Wuhano, anziché essersi evoluto in natura, è stata ampiamente derisa e respinta sin da quando il senatore statunitense Tom Cotton l’ha avanzata nel febbraio 2020, e per mesi qualsiasi accenno a tale ipotesi è stato condannato come disinformazione. Solo a metà del 2021, ben dopo che i Democratici avevano riconquistato la Casa Bianca, i principali media hanno iniziato a considerarla una possibilità.
Come riportato da Renovatio 21, la svolta fu probabilmente quando nel 2021 uscì un articolo sul Bulletin of Atomic Scientists del noto e rispettato divulgatore scientifico Nicholas Wade.
Nel 2024, la Sottocommissione speciale sulla pandemia di coronavirus del Comitato di supervisione e responsabilità della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha pubblicato la sua tanto attesa analisi post-evento sul COVID-19 e sulla risposta del governo.
Lo studio ha concluso che il COVID è molto probabilmente «emerso a seguito di un incidente di laboratorio o legato alla ricerca», che il governo federale ha sostenuto la ricerca «gain-of-function» presso il WIV senza adeguata trasparenza o supervisione e che l’ex consigliere della Casa Bianca per il COVID e direttore del National Institute of Allergy & Infectious Diseases (NIAID), il dottor Anthony Fauci, «ha giocato con la semantica della definizione di ricerca “gain-of-function”» per negarla, oltre ad aver promosso la creazione del controverso paper «Proximal Origins» nel tentativo di screditare la teoria della fuga di laboratorio, rilevando inoltre che i funzionari del NIAID hanno attivamente cercato di eludere le richieste di accesso agli atti FOIA (Freedom of Information Act) relative alla questione, ad esempio scrivendo intenzionalmente in modo errato vari nomi e termini per renderli più difficili da trovare nelle ricerche per parole chiave.
Due anni fa alcuni scienziati chiesero alla rivista che pubblicò «Proximal Origins», cioè Nature Medicine, di ritrattare l’articolo. A maggio 2025 era emerso che l’amministrazione Trump indaga sull’editore del documento sulle origini del COVID per corruzione, citando l’influenza di Fauci.
Come riportato da Renovatio 21, sulle responsabilità di Fauci nel finanziamento del gain-of-function a Wuhano disse di non aver alcun dubbio l’ex direttore del CDC Robert Redfield. Nel corso dello scorso anno è emerso che Fauci aveva detto ai colleghi di cancellare le prime comunicazioni relative al COVID; a ciò si aggiunge la notizia per cui un assistente di Fauci avrebbe distrutto e-mail sensibili ed utilizzato un account privato per nascondere ilegami con il laboratorio wuhaniano. Secondo documenti emersi nelle inchieste, il Fauci sapeva dell’origine laboratoriale del virus e sapeva pure che i vaccini mRNA non avrebbero funzionato.
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Il senatore Paul ha sostenuto che il Dipartimento di Giustizia dovrebbe perseguire Fauci per aver mentito al Congresso su questa e altre questioni relative al COVID, sebbene il presidente Joe Biden abbia concesso a Fauci un’amnistia generale prima di lasciare l’incarico, rendendo altamente improbabile qualsiasi futura azione penale e ancor meno probabile che venga confermata.
Il Paul, che lavora da mesi e mesi a richieste di documenti di Intelligence su Fauci, il dottor Ralph Baric e il COVID, sostiene che il tentativo dovrebbe comunque essere fatto, in modo che i tribunali possano decidere se confermare o meno l’amnistia alla luce dei dubbi sulla capacità mentale e decisionale di Biden nei suoi ultimi giorni di mandato. Già un lustro fa, il senatore aveva dichiarato pubblicamente che «Fauci potrebbe essere il responsabile dell’intera pandemia».
Come riportato da Renovatio 21, l’FBI era a conoscenza della possibile fuga da laboratorio già nel marzo 2020. Si discute oramai da anni anche del fatto che militari di tutto il mondo potrebbero aver contratto il coronavirus durante i Giochi sportivi militari di Wuhano nell’ottobre 2019, contribuendo quindi alla diffusione mondiale del COVID. L’Intelligence americana ancora nel 2021 aveva confermato che lavoratori del laboratorio di Wuhano erano già malati a novembre 2019.
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Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Alimentazione
Epidemia di diarrea negli USA, la lattuga sotto accusa
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Epidemie
Ebola, gli Stati Uniti impediscono ai cittadini americani residenti nella Repubblica Democratica del Congo di rientrare in patria
Gli Stati Uniti hanno vietato ai propri cittadini residenti nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) di imbarcarsi su voli commerciali per tornare in patria finché non avranno trascorso almeno 21 giorni in un altro Paese, a causa del peggioramento dell’epidemia di Ebola.
Le restrizioni, annunciate lunedì dall’amministrazione Trump, prevedono l’inserimento dei cittadini statunitensi attualmente nella Repubblica Democratica del Congo o che hanno recentemente lasciato il Paese in una lista di persone a cui è vietato l’imbarco, avvalendosi dei poteri federali in materia di trasporti, ha riferito Reuters, citando un funzionario della Casa Bianca.
Secondo quanto riferito dal funzionario, circa una ventina di americani si stavano preparando a volare negli Stati Uniti martedì, e il Dipartimento di Stato avrebbe fornito assistenza alle persone interessate durante il periodo di attesa.
Il provvedimento giunge nel contesto di una rapida diffusione dell’epidemia del ceppo Bundibugyo di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, dove, all’11 luglio, le autorità sanitarie hanno segnalato 1.926 casi confermati e 702 decessi.
Venerdì, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno annunciato che un cittadino americano che lavora per un’organizzazione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo è risultato positivo al virus Ebola. Un altro cittadino statunitense, contagiato mentre lavorava nel Paese centroafricano, è stato ricoverato all’Ospedale Universitario di Francoforte, in Germania, come ha comunicato lunedì il suo datore di lavoro, l’organizzazione cristiana evangelica Samaritan’s Purse. Anche Peter Stafford, chirurgo e leader del gruppo missionario cristiano Serge, che aveva contratto il virus all’inizio dell’epidemia, è stato trasferito in Germania per ricevere cure.
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L’Uganda ha segnalato 20 casi confermati e due decessi. Un caso legato a un viaggio nella Repubblica Democratica del Congo è stato inoltre rilevato in Francia e riguarda un medico rientrato alla fine del mese scorso da una missione umanitaria.
Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato che, sebbene l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continui a progredire più rapidamente della risposta all’emergenza, il rischio di una più ampia diffusione internazionale rimane basso.
Washington aveva già inasprito le regole di viaggio in risposta all’epidemia. A maggio, il CDC ha innalzato il livello di allerta per i viaggi in alcune zone della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda, mentre il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha disposto che i viaggiatori provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, dall’Uganda e dal Sud Sudan si sottoponessero a controlli più rigorosi negli aeroporti statunitensi designati.
Lunedì, il CDC ha annunciato di aver prorogato di altri 30 giorni la precedente sospensione dell’ingresso di alcuni cittadini non statunitensi che si erano trovati nella Repubblica Democratica del Congo, in Uganda o nel Sud Sudan nei 21 giorni precedenti.
Come riportato da Renovatio 21, il Kenya ha già bloccato il progetto statunitense per la struttura di cura dell’Ebola. Dei 800 milioni di dollari che erano stati stanziati, una parte sarebbe destinata alla fornitura di materiali, medicinali e alla costruzione di una rete logistica regionale.
Secondo un Rapporto OMS, entro settembre vi sarebbe il rischio di oltre 8.000 casi di Ebola in Congo.
Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa la Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola in un medico rientrato di recente da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.
Nelle scorse settimane manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.
Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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