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La Fraternità San Pietro riceve la visita apostolica dal Vaticano

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La Fraternità Sacerdotale San Pietro (FSSP) è stata informata che riceverà una visita apostolica dal Vaticano. Lo riporta LifeSiteNews.

 

La FSSP era già stata visitata nel 2014 dalla Commissione Pontificia Ecclesia Dei, che era stata creata da Wojtyla per trattare con il tradizionalismo cattolico ai tempi delle vicende di monsignor Marcel Lefebvre e la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX). I sacerdoti che fondarono la FSSP provenivano dalla FSSPX, da cui si distaccarono quando nel 1988 Lefebvre consacrò quattro vescovi senza l’autorizzazione del papa. Nello stesso anno la FSSP fu quindi eretta a «società clericale di vita apostolica di diritto pontificio» dalla stessa Ecclesia Dei.

 

La Fraternità San Pietro, che celebra la Messa in rito tridentino, è in piena comunione con Roma, ha pubblicato un comunicato, che riportiamo qui sotto.

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La FSSP è una comunità internazionale di sacerdoti, sotto l’autorità della Santa Sede, che celebra la Messa latina tradizionale nelle chiese di tutto il mondo. Il mandato di Papa Francesco è stato caratterizzato da una serie di misure disciplinari nei confronti del clero tradizionale e conservatore e dall’introduzione di significative restrizioni alla celebrazione della messa latina tradizionale.

 

La San Pietro ha seminari a Wigratzbad-Opfenbach, in Baviera (diocesi di Augusta) e a Denton, in Nebraska (diocesi di Lincoln), in USA ed è diffusa in Australia, Austria, Belgio, Canada, Colombia, Francia, Germania, Messico, Nigeria, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Stati Uniti d’America, Svizzera e Italia.

 

Il superiore generale attuale, padre John Berg, è entrato in carica lo scorso luglio.

 

Nel novembre 2023, il vescovo Joseph Strickland è stato personalmente rimosso dalla sua diocesi da Papa Francesco in seguito a una visita apostolica. Poco dopo, Strickland ha rivelato che uno dei motivi della sua rimozione era il suo rifiuto di annullare la messa latina nella diocesi di Tyler, Texas.

 

In un comunicato pubblicato all’inizio di questa settimana, la FSSP ha annunciato la notizia della loro visita, aggiungendo di essere stata informata dalle autorità vaticane che «questa visita non ha origine da alcun problema della Fraternità».

 

La visita sarà condotta dal Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, che da tre anni si occupa della FSSP e di istituti sacerdotali simili.

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Comunicato della Fraternità Sacerdotale San Pietro di
Friburgo, 26 settembre 2024

La Fraternità Sacerdotale San Pietro (FSSP) è stata recentemente informata dal Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica dell’apertura di una visita apostolica alla Fraternità.

 

Come lo stesso Prefetto di questo Dicastero ha chiarito al Superiore Generale e ai suoi assistenti durante un incontro a Roma, questa visita non ha origine da problemi della Fraternità, ma ha lo scopo di consentire al Dicastero di sapere chi siamo, come stiamo e come viviamo, così da fornirci qualsiasi aiuto di cui potremmo aver bisogno.

 

L’ultima visita apostolica ordinaria della Fraternità è stata intrapresa nel 2014 dalla Commissione Ecclesia Dei. Poiché il Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica è stato responsabile della FSSP e di altri ex istituti Eccelsia Dei per gli ultimi tre anni, ora è competenza di questo Dicastero prendersi cura della FSSP.

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«L’Europa è cristianesimo»: il card. Müller afferma che l’Occidente deve tornare alla fede per sconfiggere l’Islam e il globalismo

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Il cardinale Gerhard Müller ha avvertito che l’Occidente è minacciato dalla migrazione islamica e dalle élite globaliste «orwelliane» e non sopravvivrà senza un ritorno al cristianesimo. Lo riporta LifeSite.   In un saggio pubblicato da kath.net, il cardinale tedesco ha descritto in dettaglio i problemi politici e religiosi che l’Occidente si trova ad affrontare, rintracciandone le radici filosofiche nell’Illuminismo anticristiano.   Egli affermò che il mondo occidentale non può sopravvivere senza la fede cristiana perché «l’Occidente non è altro che la comunità culturale delle tribù e nazioni germaniche e slave, emerse dall’eredità dell’Impero romano d’Occidente e unite nella fede in Cristo, Figlio di Dio e Salvatore universale dell’umanità».   «Pertanto, l’Europa è il Cristianesimo nella sua sintesi con la metafisica greca e la volontà romana di ordine secondo il principio di giustizia, ovvero la volontà di dare a ciascuno il suo: suum cuique (ulpiano) o, per dirla in termini teologici, l’inviolabile dignità di ogni essere umano in quanto immagine e somiglianza di Dio».

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«Al di fuori di questa definizione, l’Europa perde la sua anima fondativa e diventa un corpo senza vita che, come un territorio senza proprietario, cade nelle mani del vicino più vicino e più forte», ha sostenuto.   Citando il defunto Papa Francesco, Müller ha affermato che «siamo già nel mezzo di una Terza Guerra Mondiale, a pezzi».   «Se consideriamo il contesto globale, vediamo guerre civili, il crollo dello stato di diritto in molti Stati, lo stato di sorveglianza orwelliano immaginato da Bruxelles (il Digital Services Act, la cancellazione burocratica delle identità nazionali), la migrazione di milioni di persone che non possono più essere integrate in Europa ma che invece creano società islamiche concorrenti, fame e povertà che colpiscono metà dell’umanità, terrorismo globale perpetrato da bande criminali e stati canaglia insieme alla criminalità organizzata, condizioni politiche instabili nelle democrazie tradizionali che cadono nelle mani delle élite globaliste con il loro progetto di un mondo unico interamente sotto il loro controllo – un mondo nuovo alla Aldous Huxley (1922)».   «Rimane in vita solo la presunzione di superiorità occidentale», scrive il cardinale Müller. «Dovremmo forse imporre il nostro secolarismo e materialismo – come ai tempi del colonialismo – come panacea al presunto arretrato Oriente e Sud, con il motto: aiuti allo sviluppo solo a condizione che vengano legalizzati i matrimoni tra persone dello stesso sesso e l’uccisione dei bambini nel grembo materno, l’eutanasia e il suicidio assistito – e tutto questo per ridurre drasticamente la popolazione a causa della protezione del clima e della scarsità di risorse materiali?»   Commentando i conflitti globali, Müller ha affermato che molti «vedono solo la lotta superficiale per le risorse e il potere».   «Ciò che conta davvero, però, è la lotta per l’anima umana», ha affermato il porporato germanico. «Solo quando riscopriremo nei nostri cuori e nelle nostre coscienze che veniamo tutti da un unico Padre celeste – e che siamo quindi fratelli e sorelle gli uni degli altri – potremo realizzare una convivenza prospera».   Ripercorrendo le radici dei problemi politici odierni e della perdita di fede in Dio, Müller ha commentato la filosofia dell’Illuminismo, che promuoveva il relativismo.   «Nella visione del mondo del secolarismo post-cristiano in Europa e Nord America, esiste l’utopia di un “umanesimo senza Dio” (Henri de Lubac). Tutte le questioni che le religioni non sono riuscite a risolvere verrebbero ora risolte dalla scienza e dalla tecnologia, nello spirito della ragione e dell’Illuminismo. E così emergerebbe un mondo senza violenza e sofferenza: un paradiso di tolleranza», ha affermato.

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«Le figure chiave dell’Illuminismo consideravano la “religione” – e con questo intendevano ovviamente il cristianesimo – con la sua inequivocabile pretesa di verità, come la fonte del fanatismo e della superstizione», ha continuato Müller. «Nella migliore delle ipotesi, un cristianesimo limitato alla morale e alla cultura, privo di una pretesa dogmatica di verità, poteva resistere alla ragione illuminista e alla scienza moderna».   «Questo quadro interpretativo si ritrova ancora oggi nella valutazione del terrorismo da parte dei cosiddetti islamisti. Questa religione deve, attraverso il potere della ragione illuminata, liberarsi dal potenziale di violenza insito nella natura di ogni religione rivelata e nella fede nell’unico Dio della verità. Solo un relativismo coerente riguardo alla questione della verità può domare e tenere sotto controllo la latente propensione alla violenza insita nel monoteismo presente nell’ebraismo, nel cristianesimo e nell’islam».   «Il prezzo del relativismo, tuttavia, è molto alto», ha sottolineato monsignor Müller. «Ciò conduce inevitabilmente a una dittatura del pensiero. Se tutti gli esseri umani non fossero più uniti nella ricerca della verità e nell’amore per essa, l’ideologia di una visione totalitaria del mondo e l’ordine sociale del “Nuovo Uomo” dovrebbero prendere il posto lasciato libero dalla coscienza della verità».   «Ma come può la ragione finita di Hegel e Marx, mortali – per non parlare dei minori “salvatori del mondo”, dallo gnosticismo al New Age – giungere a verità assolute alle quali costringono i loro simili mortali a sottomettersi attraverso il lavaggio del cervello e la violenza?», si chiede il cardinale Mullero, concludendo che «la mente umana, per sua natura finita, non riuscirà mai a unire verità e libertà senza ricorrere alla violenza».

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Leone saluta la folla mentre in Piazza San Pietro risuona l’inno omosessualista degli ABBA. E se piace anche a Putin?

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È accaduto un paio di domeniche fa. Papa Leone XIV è entrato in San Pietro, tra ali di folla, con in sottofondo un inno della sottocultura omotransessualista, Dancing Queen del gruppo svedese ABBA.

 

L’incongrua circostanza è stata notata da più parti.

 

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Dancing Queen degli ABBA è ampiamente considerata uno dei più grandi e iconici inni della comunità LGBT a livello mondiale.I motivi del successo nella cultura gay. Nonostante il testo parli semplicemente di una ragazza di 17 anni che si diverte a ballare il sabato sera, il brano ha assunto un profondo significato simbolico per diverse ragioni.

 

Il termine «Queen» (regina) ha una forte risonanza nella cultura e nel gergo della comunità omosessuale, da cui l’appellativo drag queen. La canzone celebra la gioia pura, la libertà di esprimersi e l’evasione dalla realtà attraverso il ballo, un tema centrale per una comunità omotransessualista storicamente costretta a nascondersi e che ha trovato nelle discoteche e bar gay come spazi sicuri in cui dare sfogo alla propria inclinazione disordinata..

 

 

Gli stessi membri degli ABBA hanno sempre accolto con calore e orgoglio questo status. Nel 2002, ad esempio, Anni-Frid Lyngstad (la cantante bionda del gruppo) si è esibita in una memorabile versione del brano insieme alla star svedese della comunità gay Lars-Åke Wilhelmsson (noto come Babsan) durante il Gay Pride di Stoccolma.

 

Gli ABBA sono considerati una delle più grandi icone della cultura gay globale e un punto di riferimento indiscusso per la comunità LGBT. Come avviene per Mina, Madonna, ed altre figure della cultura popolare, il loro status di icona gay non è legato a un coming out dei membri del gruppo, ma all’adozione spontanea e viscerale della loro musica e della loro estetica da parte del mondo queer fin dagli anni Settanta.

 

Lo stile visivo degli ABBA, fatto di costumi stravaganti, glitter e melodie pop orchestrali, si sposa perfettamente con l’estetica «camp» e pop amata dal mondo omotransessualista. I loro costumi iconici fatti di tutine in spandex, stivali con le zeppe, glitter, paillettes e mantelli riflettevano perfettamente il gusto teatrale ed esagerato tipico della cultura delle drag queen e delle storiche serate delle discoteche gay.

 

Tracce come Gimme! Gimme! Gimme! o Voulez-Vous sono diventate colonne sonore fisse dei locali gay, celebrando il desiderio, la libertà sessuale e l’evasione senza barriere. L’osessione tutta gay per gli ABBA è ben rappresentata in una scena del film australiano Priscilla la regina del deserto (1994), interpretato da tre celeberrimi attori degli antipodi – Terence Stamp, Hugo Weaving, Guy Pearce – nel ruolo di tre omosessuali travestiti a zonzo per l’outback australiano. In una scena, uno di tre racconta di aver raccolto un pezzo delle feci della cantante degli ABBA nel bagno di una sala concerti, e di averlo conservato in una boccetta che tiene a ‘mo di talismano.

 

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Non è chiaro chi è a capo della playlist vaticana, e quindi non è possibile sapere se si tratta di un atto di volgarità (ma perché mai la Chiesa, con il suo patrimonio musicale millenario e sublime, deve appoggiarsi sulla musica rock pure passata?), un atto di ingenuità («mettiamo questa, mi piace»), o un atto di sabotaggio e rivendicazione degli omosessuali infiltrati in grande copia in Vaticano.

 

Considerando le nomine recenti, col cardinale Fernandez, quello delle benedizioni omo della Fiducia Supplicans, che spadroneggia minacciando di scomunica i tradizionisti, diciamo che l’ultima ipotesi farebbe propendere proprio per un aumento di potere dentro le mura leonine di un Opus Gay con tutti i suoi vizi e vezzi.

 

Va detto che è stato teorizzato controintuitivamente un legame tra gli ABBA e il presidente russo Vladimir Putin. il quale nutrirebbe una grande passione personale di Putin per la musica della band svedese, unita a un celebre e bizzarro fatto di cronaca emerso nel 2009. Secondo quanto riportato, il 22 gennaio 2009 il Cremlino ingaggiò in segreto i Björn Again, una delle più famose tribute band ufficiali degli ABBA, per un concerto privato.

 

La band sarebbe stata pagata circa 20.000 sterline e portata in una località isolata sul lago Valdai (circa 300 km a nord di Mosca), circondata da imponenti misure di sicurezza e cecchini. Gli spettatori erano in tutto appena otto persone Secondo il fondatore della band Rod Stephen, Putin si scatenò ballando, applaudendo e gridando «Bravo!» sulle note di hit come Mamma Mia, Super Trouper e (eccoci qua) Dancing Queen.

 

Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, smentì ufficialmente la presenza del Presidente all’evento per proteggere la sua immagine pubblica di leader «duro», pur ammettendo che a Putin piacesse la musica degli ABBA. Il cortocircuito nella mente omosessuale, che feticizza gli ABBA e demonizza Putin nemico dell’omotransessualismo organizzato, è inevitabile.

 

Va ricordato inoltre che un altro pezzo chiaramente legato all’omosessualismo, YMCA dei Village People, è divenuto l’irresistibile colonna sonora della campagna elettorale di Donald Trump 2024, con il candidato presidente ad inventarsi anche un’iconico balletto sulle note della canzone.

 

Secondo alcuni osservatori, i Village People (i quali sembrano aver abbracciato il nuovo successo politico della canzone) rappresenterebbero i gay in una maniera psicologicamente profonda: i personaggi che portano sul palco – i poliziotto, l’indiano, il marinaio – rappresentano archetipi di figure maschie e paterne che, secondo la teoria riparativa, mancano nella psiche dell’omosessuale, il quale ne rimane angosciosamente attratto e scegli di rapportarvisi attraverso la famelica sessualità sodomitica.

 

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Predicatore sostiene che l’arcivescovo di Malta avrebbe impedito ai sacerdoti di criticare l’Islam

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Un predicatore cristiano maltese ha affermato che i sacerdoti cattolici appoggiavano privatamente le sue critiche all’Islam, ma che sarebbero stati impediti di parlare pubblicamente dall’arcivescovo Charles Scicluna. Lo riporta LifeSite.   Il 12 maggio, il predicatore cristiano Jesrit Angel Camilleri ha dichiarato in un video pubblicato su Facebook dal Partito Conservatore maltese Ahwa Maltin che diversi sacerdoti cattolici locali lo avevano contattato privatamente per lodare la sua difesa pubblica del cristianesimo e la sua critica all’Islam. Allo stesso tempo, ha affermato che non potevano esprimersi apertamente perché monsignor Scicluna avrebbe proibito tali interventi.   Le dichiarazioni di Camilleri sono state poi riprese in un articolo pubblicato il 16 maggio da un blog locale, che ha collegato le accuse a precedenti controversie riguardanti il sostegno aperto dello Scicluna all’insegnamento religioso islamico nelle scuole maltesi.  

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«Numerosi sacerdoti cattolici mi hanno contattato privatamente», ha affermato Camilleri nel video. Ha aggiunto che questi sacerdoti «volevano parlare pubblicamente, ma sarebbero stati impediti dal farlo dall’arcivescovo».   Non è stata ancora prodotta alcuna prova indipendente a sostegno dell’affermazione secondo cui ai sacerdoti sarebbe stato formalmente ordinato di non esprimersi pubblicamente contro l’Islam.   Nell’aprile del 2017, monsignor Scicluna si è mostrato aperto all’insegnamento religioso musulmano nelle scuole statali e confessionali per gli studenti musulmani. All’epoca, l’Imam Mohammed El Sadi aveva proposto che gli alunni musulmani delle scuole statali potessero ricevere un’educazione religiosa islamica in modo paragonabile all’insegnamento religioso cattolico.   Secondo un articolo pubblicato da MaltaToday il 5 aprile 2017, Scicluna ha accolto favorevolmente la proposta, affermando che l’inclusività fa parte dell’etica della Chiesa cattolica. Il giornale ha riportato che la reazione dell’arcivescovo ha sorpreso persino El Sadi in persona.   «Sono rimasto sorpreso dalla sua nobile approvazione del diritto degli studenti musulmani a studiare l’Islam nelle scuole statali», ha dichiarato El Sadi a MaltaToday all’epoca. Ha anche affermato di essere rimasto «sbalordito» dalla disponibilità di Scicluna a prendere in considerazione l’istruzione islamica per gli studenti musulmani che frequentano le scuole confessionali.   Secondo MaltaToday, la proposta ha suscitato critiche tra alcuni genitori maltesi e amministratori di scuole cattoliche. I critici sostenevano che gli istituti scolastici cattolici dovrebbero rimanere incentrati sul cristianesimo piuttosto che facilitare l’insegnamento di altre religioni. La controversia si è intensificata dopo che una petizione online che chiedeva la rimozione di Scicluna avrebbe raccolto più di 2.000 firme in otto giorni.   Lo stesso articolo del 2017 affermava che l’allora ministro dell’Istruzione maltese, Evarist Bartolo, aveva «accolto con cautela» la proposta, sottolineando tuttavia che, «come nel caso dei corsi di religione cattolica o di etica, questi insegnamenti sull’Islam sarebbero stati riservati solo a coloro che ne avessero fatto esplicita richiesta e non sarebbero stati obbligatori per tutti gli studenti».   Il Bartolo ha inoltre affermato che qualsiasi programma di studi islamici richiederebbe l’approvazione del Ministero dell’Istruzione e dovrebbe essere conforme all’ordinamento costituzionale maltese, agli standard in materia di diritti umani e ai principi democratici.

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In seguito alla controversia, Scicluna ha risposto pubblicamente affermando che la sua proposta «non ha nulla a che fare con l’Islam». Nel tentativo, a quanto pare, di placare gli animi, il Times of Malta ha riportato che Scicluna «sarebbe favorevole all’istruzione religiosa dei bambini musulmani nelle scuole confessionali, considerandola sia una questione di libertà religiosa che un diritto umano».   Scicluna è arcivescovo di Malta dal 2015. Negli anni precedenti si era fatto conoscere a livello internazionale per il suo lavoro in Vaticano sulle indagini sugli abusi del clero, prima di tornare a Malta per guidare la Chiesa locale per volontà di papa Francesco. Il dibattito sull’Islam e sull’educazione religiosa a Malta si è intensificato durante gli anni 2010, in concomitanza con i cambiamenti demografici del Paese e l’aumento dei residenti stranieri, compresa la crescita delle comunità musulmane.   Malta è diventata meta di massicci flussi migratori provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente, in quanto tappa intermedia nel percorso verso l’Europa continentale, in particolare Italia, Germania e Francia.   Come riportato da iRenovatio 21, nel 2024 l’arcivescovo maltese Scicluna offre una messa di anniversario per un gruppo LGBT.

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Immagine di Anton Zelenov via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International.  
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