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La Danimarca spia gli alleati UE per conto di Washington?
Due ex o attuali agenti di sorveglianza segreta per i servizi segreti militari danesi Forsvars Efterretningstjeneste FE e due ex o attuali agenti dei servizi segreti di polizia Politiets Efterretningstjeneste (PET) sono stati arrestati in Danimarca per divulgazione di «informazioni profondamente riservate».
Tre di loro sono comparsi davanti al tribunale cittadino di Copenaghen.
Il Tribunale ha vietato la copertura mediatica in tribunale. L’udienza d’accusa di nove ore si è tenuta a porte chiuse. La Denmarks Radio (DR), la radio pubblica del Paese, ha appreso solo che tre dei quattro sono stati ascoltati in tribunale, uno è stato rilasciato e due sono stati rinviati in custodia cautelare.
Non ci sono informazioni sulla quarta persona arrestata.
Il servizio militare avrebbe quindi spiato illegalmente e sistematicamente i propri cittadini per il profitto economico e gli interessi politici degli Stati Uniti. Questo non ha nulla a che fare con lo spiare i loro «nemici»
La FE è l’equivalente danese della CIA per gli USA. Mentre la giurisdizione della FE copre anche l’intelligence militare, non devono spiare i danesi, solo gli stranieri e quelli di altri Paesi. La PET sorveglia i danesi, come l’FBI sorveglia le persone all’interno degli Stati Uniti La costituzione vieta lo spionaggio generale su qualsiasi residente danese senza l’approvazione del tribunale.
Trine Maria Ilsoee, giornalista di cronaca giudiziaria di DR, ha scritto che non c’è «quasi nessuna precedente» riguardo un’«indagine interna nella PET e nella FE». Se giudicati colpevoli, gli accusati potrebbero finire in prigione per 12 anni.
Al momento, il pubblico non sa di cosa si tratta. Ilsoee menziona due possibilità. Uno di questi è il più grande scandalo di spionaggio in Danimarca fino ad oggi.
«Lo scorso maggio, la radio danese ( DR ) ha pubblicato informazioni fornite da almeno un informatore FE che esponeva come i governi danesi (destra e cosiddetta sinistra) abbiano violato la propria costituzione spiando tutti i suoi abitanti e i leader più vicini»
«Non possiamo aspettarci che la maggior parte delle possibili illegalità commesse venga resa pubblica»
FE avrebbe quindi spiato illegalmente e sistematicamente i propri cittadini per il profitto economico e gli interessi politici degli Stati Uniti. Questo non ha nulla a che fare con lo spiare i loro «nemici» (Russia, Cina, Iran, etc.).
Il premier Emmanuel Macron ha affermato che tale comportamento è «inaccettabile tra gli alleati».
Il ministro della Difesa danese Trine Bramsen ha affermato che il governo «non può e non entrerà in speculazioni su questioni di intelligence», ma ha sottolineato che considera «inaccettabile» le intercettazioni sistematiche di stretti alleati.
Quando DR ha esposto per la prima volta parte di questo spionaggio, il ministro della Difesa Bramsen ha sospeso cinque leader della FE responsabili. Sotto la pressione di diversi partiti politici, e molto probabilmente degli Stati Uniti, li ha reintegrati in diversi lavori.
«Non possiamo aspettarci che la maggior parte delle possibili illegalità commesse venga resa pubblica» ha scritto l’autrice Trine Marie Ilsøee.
Edward Snowden aveva rivelato per la prima volta parte di questo spionaggio, chiamato in codice XKEYSCORE, nel 2013. Esso consisteva anche nello spionaggio all’interno della «comunità internazionale».
«Ciò che si sta svelando sembra dimostrare che la Danimarca è il principale Eye degli Stati Uniti nello spiare altri alleati europei. I Paesi nordici condividono la stessa lingua originale e le stesse radici culturali, incluso l’essere stati Vichinghi»
Come noto, il mondo dell’Intelligence occidentale comprende una cerchia interna chiamata 5 EYES costituita dai cinque maggiori Paesi di tradizione anglofona (USA, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda), a cui segue una cerchia più allargata chiamata 9 EYES (Danimarca, Paesi Bassi, Norvegia e Francia) e infine la più ampia cerchia dei 14 EYES (che include Germania, Svezia, Belgio, Italia e Spagna).
La Danimarca si mostra come l’occhio della seconda cerchia più vicina agli USA. Danese è uno degli ultimi capi della NATO , l’ex premier Anders Fogh Rasmussen; i danesi rappresentano anche un gruppo etnico consistente negli USA, per quanto non troppo legato alle proprie radici, tradizioni e madrepatria.
«Ciò che si sta svelando sembra dimostrare che la Danimarca è il principale Eye degli Stati Uniti nello spiare altri alleati europei. I Paesi nordici condividono la stessa lingua originale e le stesse radici culturali, incluso l’essere stati Vichinghi. Anche la Svezia e soprattutto la Norvegia furono per secoli sotto il controllo coloniale danese» scrive Strategic Culture.
Immagine di 7th Army Training Command via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)
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Perché la fusione militare tra Stati Uniti e Israele è «unica»?
Ciò che rende unico l’accordo di fusione militare tra Stati Uniti e Israele, presente sia nella versione della Camera che in quella del Senato del National Defense Authorization Act per l’anno fiscale 2027, è che si tratta della prima volta che un simile accordo viene imposto per legge. Lo riporta un articolo del quotidiano Middle East Eye (MEE).
«Il governo statunitense ha certamente collaborato con altri alleati, in particolare la Gran Bretagna e l’Australia, per ampliare la cooperazione in materia di difesa e la ricerca congiunta, ma mai in virtù di un mandato del Congresso», ha dichiarato a MEE Josh Paul, ex funzionario del dipartimento di Stato che si è dimesso nell’ottobre 2023 a causa della gestione dell’attacco israeliano a Gaza da parte dell’amministrazione Biden.
«Se il governo statunitense o l’industria americana avessero voluto fare una cosa del genere, l’avrebbero già fatta. Non esiste una legge che lo impedisca. Quello che abbiamo qui è essenzialmente una decisione politica che impone tale integrazione. (…) che individua tecnologie israeliane da integrare nelle piattaforme statunitensi. Entrambi questi aspetti sono unici», ha aggiunto.
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A New Policy, il gruppo di pressione co-fondato dal Paul, si è fortemente schierato contro l’iniziativa di cooperazione tecnologica tra Stati Uniti e Israele in materia di difesa, sostenendo che avrebbe danneggiato la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
«Questo approccio espone le sensibili capacità statunitensi al rischio di controspionaggio, normalizza le tecnologie sviluppate in contesti di occupazione e di danni ai civili, penalizza la capacità delle aziende di difesa statunitensi di competere con i concorrenti israeliani, aggrava l’esposizione legale e reputazionale degli Stati Uniti senza una chiara necessità strategica e mira a nascondere il continuo supporto militare statunitense a Israele alla trasparenza del Congresso e dell’opinione pubblica», si legge in un documento programmatico, come riportato da MEE.
Ivan Ingraham, un ufficiale in pensione delle forze speciali dei Marines statunitensi, ha dichiarato a MEE che Washington si troverebbe anche a dover affrontare ulteriori crimini di guerra commessi da Israele. «Siamo alleati e in una partnership. Se gli israeliani iniziano o continuano a fare ciò che stanno facendo nelle loro aree di conflitto, significa che non solo siamo già complici, ma che ora siamo assolutamente coinvolti», ha affermato. «Gli israeliani non possono operare senza il nostro supporto, letteralmente, e questo permette loro di avere una presenza molto più radicata all’interno delle nostre infrastrutture».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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Epstein legato a CIA e Mossad: JD Vance lamenta di essere al centro di una campagna di denigrazione israeliana
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— Curt Mills (@CurtMills) July 15, 2026
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Netanyahu ammette: la fusione dell’esercito USA con quello israeliano è realtà
Nel fine settimana, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è apparso sul canale di informazione statunitensxe Fox News, illustrando al pubblico il suo piano per consentire alle Forze di Difesa Israeliane (IDF) di accedere alle risorse militari statunitensi.
Presentando la mossa come un modo per gli Stati Uniti di smettere di spendere miliardi di dollari per finanziare l’esercito israeliano, Netanyahu ha definito il concetto una «partnership».
«Questa riduzione degli aiuti esteri dagli Stati Uniti a Israele sarà compensata dalla proposta di una sorta di fusione tra il nostro Pentagono e le vostre forze armate?», ha chiesto un conduttore di Fox News.
Il primo ministro ha risposto: «Sì, lo definirei un passaggio dagli aiuti a una partnership. Quindi, togliamo i fondi che vengono dati a Israele, che rappresentano una parte, ma l’altra parte consiste nel co-investire in parti uguali nelle nuove tecnologie necessarie per dare un vantaggio alle nostre forze armate e alle vostre. Ci sono progetti incredibili».
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«Quindi, investiamo insieme e ne raccogliamo i frutti in parti uguali. Si passa dagli aiuti alla partnership e credo che questo rappresenti ciò che Israele è», ha affermato. «Inoltre, condividiamo con l’America informazioni di intelligence incredibili per salvare vite americane».
«Credo che l’unione dei talenti dei nostri due Paesi rafforzerebbe la posizione competitiva dell’America sia sul mercato economico che sul campo di battaglia militare, in molti modi importanti», ha aggiunto Netanyahu.
Il leader israeliano ha scritto una lettera al deputato repubblicano Marlin Stutzman (Indiana) il mese scorso, ringraziandolo per aver appoggiato il suo piano di unificazione degli eserciti dei due Paesi.
La proposta principale di fusione tra l’esercito della superpotenza e quello dello Stato degli ebrei è nota come United States-Israel FUTURES Act, inserita all’interno della legge di bilancio della difesa americana per il 2027 (NDAA 2027).
Lo slancio legislativo è stato promosso dai senatori Ted Budd e Kirsten Gillibrand. L’iniziativa principale, chiamata United States-Israel Defense Technology Cooperation Initiative, è stata successivamente integrata nel National Defense Authorization Act per l’anno fiscale 2027 (NDAA 2027). Alla Camera dei Rappresentanti è identificata come Sezione 219 (in precedenza Sezione 224), mentre al Senato corrisponde alla Sezione 1217.
Netanyahu ha descritto questa transizione come il passaggio definitivo del rapporto bilaterale con gli USA «dagli aiuti economici alla partnership militare paritaria»: in pratica la fornitura di assistenza militare degli USA non sarà più discutibile, perché affondata nella legge dello Stato americano.
Se approvata definitivamente dal Congresso, la norma legherà l’apparato militare di Washington e le Forze di Difesa Israeliane (IDF) attraverso Sviluppo tecnologico congiunto (cioè reazione di programmi di ricerca e co-produzione di armamenti avanzati. La cooperazione si focalizzerà su settori d’avanguardia come Intelligenza Artificiale, sistemi autonomi, cyber-difesa, biotecnologie, etc.); data fusion (cioè integrazione dei flussi informativi e dei sensori di intelligence dei due Paesi per generare una mappa e un quadro operativo unico degli obiettivi bellici); integrazione industriale (cioè nserimento strutturale delle aziende e delle tecnologie israeliane all’interno della catena di approvvigionamento, acquisizione e ricerca del Pentagono).
La legge contiene inoltre clamorosi vincoli per la presidenza statunitense: la norma include clausole pensate per impedire al presidente degli Stati Uniti di limitare o interrompere unilateralmente lo scambio di informazioni d’Intelligence con Israele.
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Vi è qualche forma di opposizione a questa radicale trasformazione geostrategica. Al Senato, esponenti del Partito Democratico e organizzazioni come Human Rights Watch esprimono forti preoccupazioni. L’integrazione d’intelligence obbligatoria potrebbe spingere gli Stati Uniti ad assorbire dati ottenuti da Israele tramite programmi di sorveglianza di massa o potenziali violazioni dei diritti umani
Alcuni deputati conservatori (come Thomas Massie, appena buttato fuori dal Congresso con un’elezione locale dove le lobby ebraiche hanno speso 35 milioni per favorire il suo sconosciuto avversario alle primarie) e diverse organizzazioni ritengono che la norma costituisca una violazione della sovranità e dell’autonomia degli Stati Uniti, concedendo un’influenza straniera senza precedenti sulle reti del Pentagono.
Altri commentatori vedono nella legge il compiersi di quello che il politico cattolico Pat Buchanan, decenni fa, definiva come l’occupazione straniera di Washington, da considerarsi come completamente conquistata dagli interessi israeliani, divenuti intoccabili.
Altri commentatori, come Tucker Carlson e Candace Owens, parlano apertis verbis di un’assenza assoluta di sovranità negli USA, divenuti di fatto un Paese comandato da altri.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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